Il mio zaino non è solo carico di materiali e di viveri: dentro ci sono la mia educazione, i miei affetti, i miei ricordi, il mio carattere, la mia solitudine. In montagna non porto il meglio di me stesso: porto me stesso, nel bene e nel male.
Renato Casarotto

Le montagne sono di tutti, ma non sono per tutti: sono per chi le ama e le rispetta, per chi vuole viverle e conoscerle, per chi non prevarica con il proprio io la loro esistenza e armonia.
Mario Rigoni Stern

sabato 24 ottobre 2020

Val Buscagna in veste autunnale

Si cammina tra vaste praterie alpine, sotto allo sguardo di maestosi picchi rocciosi, dal Monte Cervandone al Pizzo Cornera. Un silenzio rotto solo dal vento che soffia tra i larici secolari, sentinelle che per la stagione autunnale si vestono di un colore dorato. Attraverso un caratteristico ponticello in legno si raggiunge il Lago Nero,  nelle cui acque cristalline si specchiano i larici che lo circondano e le vette innevate. Si scende poi all'alpe Misanco alpeggio ancora oggi utilizzato, per poi ritornare nella piana del Devero. I sentieri sono ben segnalati, un giro ad anello consigliato, soprattutto in versione autunnale.

L’alpe Devero si raggiunge seguendo l’autostrada A26 Volti-Gravellona Toce fino Gravellona, per poi proseguire lungo la statale 36 del Sempione. Oltrepassata Domodossola, si continua fino all'uscita di Crodo. Seguendo le indicazioni per Baceno/Val Formazza si arriva in pochi minuti a Baceno, da dove si prosegue in direzione dell'alpe Devero. L'accesso all'alpe è interdetto alle auto private che vanno lasciate nel parcheggio a pagamento sottostante (6 euro). Dal parcheggio (1630 m) si sale verso le caratteristiche case in legno e pietra ben conservate, giunti alla chiesetta in località "ai Ponti" (1640 m) si prosegue a sinistra seguendo le indicazioni sulla palina segnavia (H13). Rimanendo a sinistra del torrente, dopo aver oltrepassato uno skilift, si attraversa un ponticello in legno, per poi continuare in piano lungo una stradina sterrata. Tralasciato il ponte sulla sinistra da cui poi si farà ritorno, si arriva al caratteristico villaggio di Pedemonte (1644 m), dove si respira ancora il profumo del legno utilizzato per la costruzione delle case. Seguendo i segnavia bianco/rossi, si inizia a salire a monte delle abitazioni, per poi proseguire in un bel sentiero che si alza gradatamente all'interno del bosco. Terminata la salita si arriva all'inizio della Val Buscagna, dove il panorama si apre sempre più ad ogni passo. Raggiunta la baita in sasso dell'alpe Buscagna inferiore (1949 m) il sentiero prosegue in falsopiano costeggiando il lento scorrere del torrente. Tralasciato momentaneamente il caratteristico ponticello in legno, con il quale si raggiunge il Lago Nero, si continua diritti in falsopiano seguendo le indicazioni poste sulla palina segnavia. Arrivati all'alpe Buscagna superiore (1972 m), neve permettendo si può proseguire verso il Passo di Valtendra che mette in comunicazione con l'alpe Veglia, salire alla Scatta d'Orogna, oppure raggiungere il bivacco Combi e Lanza. Ritornati al ponticello, si attraversa il torrente per poi seguire a sinistra il sentiero che sale fino al bivio indicato da un cartello in legno su un albero, per il sottostante Lago Nero. Dopo una doverosa pausa seduti sulle sponde di questo splendido specchio d'acqua circondato da larici dorati, come a volerlo proteggere dal mondo esterno, riprendiamo il cammino. Tralasciato il bivio per il Monte Cazzola, si scende a sinistra lungo uno stretto intaglio tra le rocce, attenzione a non scivolare in caso di ghiaccio, raggiungendo in breve l'ape Misanco (1999 m). Il sentiero continua a scendere in maniera costante entrando nuovamente nel bosco. Dopo aver attraversato un ponticello in legno, si prosegue rimanendo alti sul torrente che scende dalla Val Buscagna. Attraversato il ponte, si arriva nuovamente in località Piedimonte, da qui si ripercorre il medesimo percorso fatto al mattino fino al parcheggio.
Malati di Montagna: PiGi e il selvadego







































dettagli e traccia gpx
video in 3D della traccia

domenica 18 ottobre 2020

Autunno nella valle dei pittori

Camminare nel silenzio tra i pascoli d’alta quota, circondati dalle cime imbiancate dalla prima neve e coccolati dai caldi raggi del sole. In Val Vigezzo siamo all'inizio della stagione del foliage, un caleidoscopio di sfumature dorate, dove i boschi si trasformano in luoghi magici. L'anello escursionistico si sviluppa su sentieri ben segnalati e senza particolari difficoltà, fare attenzione alla presenza eventualmente di neve sui versanti in ombra, dove potrebbero anche esserci tratti ghiacciati.

Si percorre la SS337 della Val Vigezzo fino a Santa Maria Maggiore, per poi proseguire verso Toceno. Raggiunto il centro del paese, si iniziano a seguire le indicazioni per Arvogno. Risalendo la stradina asfaltata, dopo alcuni minuti si arriva nei pressi  del rifugio del Moro, dove si lascia l'auto nell'ampio parcheggio (1242 m). Si scende lungo la stradina asfaltata verso il ponte sul Melezzo, oltre il quale si imbocca sulla destra la mulattiera. Raggiunta la palina segnavia, si tralascia la strada sterrata da cui poi si farà ritorno e si inizia a seguire il sentiero M23 per la Bocchetta di Muino. Usciti da bosco si arriva nella bucolica radura dell'alpe Cortina (1355 m). Dalla palina segnavia si prosegue verso destra, per poi scendere guadando il torrente, oltre il quale si riprende a salire nel bosco. Alternando tratti a mezza costa, si passa a monte dell'alpe Caulin, per poi scendere raggiungendo un torrente racchiuso in una gola. Guadato il torrente in breve si sale arrivando alle baie dell'alpe Sdun (1465 m). Dalla palina segnavia seguendo sempre il sentiero M23 si inizia a salire in direzione delle baite più a monte. Si rientra nel bosco e si inizia a risalire sempre più ripidamente con una lunga serie di stretti tornanti. Usciti dal bosco si sale verso sinistra per un breve tratto, per poi svoltare a destra in direzione dell'evidente bocchetta di Muino, valico che mette in comunicazione l'altopiano vigezzino con i Bagni di Craveggia (1974 m). Oltre alla graziosa cappella, è stata collocata anche una scultura in legno, realizzata dagli scultori vigezzini Davide Allesina e Aurelio Montanari in ricordo di una figura molto comune fino ad alcuni anni orsono nelle zone di confine "lo spallone", il contrabbandiere che trasportava illegalmente merci varcando le frontiere, spesso utilizzando vie impervie e pericolose per sfuggire ai controlli. Dalla palina segnavia si scende sul versante della Vall'Onsernone seguendo il sentiero M25. Con percorso piacevole, si raggiungono le sponde del grazioso lago di Muino Inferiore, a pochi metri dal rifugio Emilio Greppi, della sezione CAI di Vigezzo (1922 m). Continuando a seguire il sentiero M25, in breve si arriva al successivo laghetto, nei pressi del quale sorgono le baite dell'alpe di Ruggia (1888 m). Tralasciato il sentiero M51 che prosegue verso i Bagni di Craveggia, si sale verso sinistra in direzione della bocchetta di Ruggia (1992 m). Dalla bocchetta si scende seguendo l'indicazione per il P.so di Fontanalba (GTA-M25). Dopo aver perso alcune decine di metri, il sentiero prosegue a mezza costa verso destra per un lungo tratto. Giunti a un bivio indicato da un cartello su un albero, si abbandona il sentiero per il passo, e si inizia a scendere a sinistra seguendo l'indicazione "Alpe ai Motti". Il sentiero è scarsamente frequentato e scende abbastanza ripidamente su tratti di erba olina, si consiglia di proseguire fino al Pso di Fontanalba e poi proseguire percorrendo la comoda mulattiera. Giunti alle baite dell'alpe ai Motti, si scende lungo l'antica mulattiera, dove per secoli gli alpigiani di Toceno, Druogno e Crana con le loro mandrie di bovini, raggiungevano in estate i pascoli d'alta quota. Oltrepassata l'alpe Villasco (1642 m), si prosegue fino a raggiungere il nucleo ben conservato dell'alpe Vezasco (1393 m). Attraversato il ponte, si segue la strada sterrata che in breve riconduce alla palina segnavia per l'alpe Cortina, chiudendo l'anello. Da qui fino ad Arvogno si ripercorre il medesimo percorso fatto all'andata.
Malati di Montagna: Franco, PiGi e il selvadego