Il mio zaino non è solo carico di materiali e di viveri: dentro ci sono la mia educazione, i miei affetti, i miei ricordi, il mio carattere, la mia solitudine. In montagna non porto il meglio di me stesso: porto me stesso, nel bene e nel male.
Renato Casarotto

Le montagne sono di tutti, ma non sono per tutti: sono per chi le ama e le rispetta, per chi vuole viverle e conoscerle, per chi non prevarica con il proprio io la loro esistenza e armonia.
Mario Rigoni Stern

domenica 7 dicembre 2008

Un'angolo di montagna isolato dal mondo

Magnifica ciaspolata, in un'ambiente naturale di grande fascino, il dislivello e lo sviluppo per arrivare al rif. Piero Crosta è notevole quasi 800 m, ma ci si può fermare negli innumerevoli alpeggi disseminati lungo il percorso. Per arrivare in Val Divedro bisogna percorrere la A26 seguendo le indicazioni per il passo del Sempione, arrivati a Varzo (il suo nome deriva dal celtico "vargo" che significa allargamento della valle) si prosegue verso la Val Cairasca una valle laterale della Val Divedro, per non sbagliare basta seguire le indicazioni per gli impianti sciistici di Ciamporino. Dopo circa 10-15 minuti si arriva in località Maulone di Sotto 963 m, dove lasciamo la macchina nei pochi spazi sgombri dalla neve, sono le ore 8.45 c'è un po' di vento ma non fa freddo, la temperatura non è nemmeno sotto allo zero, la strada ponderale inizia poche decine di metri verso valle nei pressi di una cappelletta. All'inizio ci sono alcuni cartelli, tra cui uno verde che indica l'agriturismo Alpe Cortiggio e altri pannelli con la descrizioni dei sentieri, la pista risulta battuta dalle motoslitte, per cui decidiamo che per il momento le ciaspole possono rimanere appese allo zaino. Oggi oltre agli immancabili Danilo e Silvio c'è anche Kiran il più giovane del gruppo e Franco grande compagno di trekking, entriamo subito in un bosco di conifere alternando brevi salite a tratti in falsopiano, arrivati a Maulone di Sopra 1056 m incominciamo a toglierci i vari strati di indumenti e calzate le ciaspole riprendiamo il cammino. Arrivati a un bivio si continua sulla destra, passiamo accanto a una bella cascata, si arriva in breve all'alpe Ple dove ci soffermiamo a fotografare una bella fontana ricoperta quasi completamente dalla neve, si scende leggermente per poi salire con più determinazione, all'improvviso ecco apparire l'alpe Salera 1203 m, in posizione davvero eccezzionale con vista sul trittico del Sempione "Weissmies-Fletschorn-Lagginhorn", da togliere il fiato... Abbandono la strada e seguendo alcune tracce risalgo l'erto pendio, si passa sopra ad alcune case e seguendo alcuni segnavia arrivo a incrociare di nuovo la strada mi accorgo di aver distanziato i miei amici per cui decido di fermarmi e aspettare il loro arrivo, sorseggiando una bella tazza di the caldo. Ricomposto il gruppo continuiamo la nostra fantastica escursione, arriviamo all'alpe Calantiggine 1439 m collocata in un'ampia radura, le baite diligentemente restaurate e l'ambiente attorno gli conferiscono un'aria quasi fiabesca..., arriviamo a un bivio dove è stata collocata una palina segnaletica, continuiamo a destra tralasciando le indicazioni per l'alpe Calandra luogo da me visitato qualche anno fa in compagnia di Piergiorgio e da cui si ha un panorama eccezionale sul Monte Leone 3553 m la più alta vetta delle alpi Lepontine. Ci inoltriamo nel bosco ricoperto totalmente dalla neve, superato il bivio per Coggia-Varzo arriviamo finalmente in vista delle prime baite dell'alpe Solcio, in dialetto "solch" e in breve ecco apparire poco sopra il rifugio, dietro a dominare il vallone di Solcio il Pizzo Boni 2588 m. Con Danilo e Franco decidiamo di abbandonare la strada e di seguire alcune tracce sulla sinistra, l'ultimo tratto è davvero ripido e la neve alta ci costringe a darci il cambio per battere la pista fino ad arrivare al rifugio Pietro Crosta 1751 m, pochi minuti dopo ecco arrivare Silvio e Kiran, grande è la soddisfazione lo si nota dai nostri volti raggianti di felicità, vista l'ora 11.45 decidiamo di mangiare e di rilassarci un po' sotto i raggi caldi del sole... Acquistato dalla Sezione del Cai di Gallarate nel 1947 il rifugio mantenne la denominazione "Domus Nostra" fino al 1957 essendo di proprietà di alcuni ex-allievi del Collegio Rosmini di Stresa, proprio Pietro Costa ex-allievo e promotore della casa "Domus Nostra" e primo presidente della sezione a proporre l'acquisizione. Il rifugio è una bella costruzione in muratura su 3 piani è dotato di 24 posti letto, acqua corrente calda e fredda, riscaldamento a legna e illuminazione elettrica, è posto tappa dell'Alta Via della Val Divedro. Il ritorno è un vero e proprio divertimento, corriamo giù dai pendii come dei ragazzini, anche se si fa più fatica che seguire la pista già battuta, ma avendo le ciaspole ai piedi è quasi d'obbligo!!! Kiran scatta foto a raffica ed è visibilmente euforico, mi sa che anche lui è stato contagiato dal mal di montagna....
Malati di Montagna

Bosco di conifere imbiancato



Baite alpe Solcio

Vallone del Solcio e Pizzo Boni 2588 m

Rifugio Pietro Crosta 1751 m

Kiran, Danilo, Silvio e Franco

lunedì 1 dicembre 2008

Il filmino e il diario del Trekking Puez-Odle


Il filmino è stato realizzato dal sottoscritto, le immagini sono fotografie digitali scattate durante il trekking, un grazie particolare va ha chi mi ha gentilmente concesso il permesso di usare anche le proprie foto. Il diario invece è stato scritto magistralmente dalle mani di Paola (una cara amica), va letto con attenzione cercando di immaginare chiudendo gli occhi per pochi istanti i luoghi che abbiamo percorso, ogni sera prima di recarci in camerata, Paola lo leggeva e ormai era diventato un appuntamento fisso, non ci si poteva addormentare senza prima aver ascoltato la lettura del DIARIO...

Legnano, 18.8.08 ore 6.00
Partiti. Ci siamo tutti, anche la Debo con i suoi orecchini a forma di cuore e io, con tutti i miei pacchetti di fazzoletti di carta. E soprattutto c’è Kiran, temevo un bidone dell’ultimo minuto. Si viaggia tranquilli, anche se c’è un bel traffico per essere le 6 e 15....
Per ingannare il tempo presento i protagonisti del trek sulle ODLE dell’agosto 2008, o almeno ci provo, l’operazione potrebbe risultare più difficile del previsto, chiederò la collaborazione dei compagni di auto:
PG: mi dicono che è il più anziano e quindi dopo il capogita solo lui potrà assumere decisioni. L’anno scorso aveva detto: “questo è l’ultimo anno”. Ed eccolo qui l’uomo roccia che affronta torrenti gelati, fa tutti gli sport del mondo (nuoto, sub, escursionismo, ginnastica), ci batte tutti in cucina e ci può avvelenare tutti se raccoglie qualche erba malefica.
SILVIO: l’anno scorso è stato soprannominato PISOLO e questa mattina appena l’ho visto ha sbadigliato. È un uomo dalle gentilezze infinite e quando sei in crisi ti solleva il morale con le sue mitiche gelatine alla frutta.
KIRAN: è il più giovane del gruppo, è una delle persone più speciali che abbia mai conosciuto. Alla sua età (24 anni) ha una saggezza profonda stranamente unita all’ingenuità di un bambino. Ha la testa tra le nuvole, si dimentica sempre le cose, fa delle foto stupende e ascolta sempre tutti (Kiran non ti gasare è solo pubblicità in caso che qualche ragazza legga il blog).
FIORENZO: è una delle New Entry di quest’anno, mi dicono che è un buon conoscitore delle dolomiti oltre che una delle colonne della nostra sezione del CAI. Sua moglie non sa che terribile errore ha commesso dandogli l’ok per partecipare al trek, quando torna non lo riconoscerà più.
FRANCO: anche lui ottimo conoscitore delle dolomiti,lo invidio per i suoi pantaloni in goretex antipioggia, volevo comprarli anch’io ma non c’era la mia misura, quando sparisce si sa che va a leggere (dove trova posto nello zaino per i libri non si sa), che altro dire... è un vero lord.
PAOLO: finora l’ho visto solo alle gite di una giornata ma so che è un uomo da temere poichè la cosa che tutti mi dicono ripetutamente di lui è: ”tu non hai mai sentito Paolo russare!!” Non sa quello che lo aspetta stanotte gli renderò il ben servito, russerò anch’io visto il raffreddore che mi è venuto ieri.
FLAVIO: è l’uomo che più volte ha chiesto di sposarmi nonostante abbia sempre detto di no. Grande tifoso interista, eccelle in tanti sport e ha il fisico di un atleta. Un consiglio: cercate di fare la doccia e lavare i denti prima di lui se c’è una sola postazione altrimenti potreste attendere a lungo.
ROBERTO: uomo con una profonda passione per la montagna, non dice molte parole ma si vede che quando sale di quota è felice e gli si illumina lo sguardo. Anche lui ottimo chef, ci ha incantato con le sue torte salate. Pare che anche lui dovrà avere un posto nel reparto russatori.
DEBORAH: la sua partecipazione è stata in forse fino all’ultimo minuto, meno male ce l’ha fatta: è l’unica che può dare qualche .....”consiglio” al capogita. È una ragazza dolcissima, sa fare ottime torte (Debo, per favore, fatti dare qualche ricetta di dolci locali!) ed è un’artista con ricamo, uncinetto e ferri. Ha i riflessi mille volte più sviluppati di me quindi attenti perchè ha già capito quello che state pensando prima che voi pensiate.
DANILO: dovrà gestire tutti i soldi che ci siamo portati appresso perciò occorre usare la massima deferenza poichè chi ha il denaro ha il potere. Si arrampica come un gatto su pareti di montagna, tetti di case, letti a castello ed eucalipti in giardino. Fa sempre precisissimi calcoli matematici, ma se beve il vino forse si confonde un !.
ANNA: la conosco dal lontano 1994 (come eravamo giovani, sigh!!!) a causa di una gita in montagna dove io aspettavo seduta su un sasso il mio ex marito. È una grande sportiva (ha fatto lo Stelvio in bicicletta, scia benissimo e nuota tantissimo) e conosce bene il tedesco perciò se c’è da mandare a quel paese qualcuno lo facciamo fare a lei, poichè in tedesco mi sembra più incisivo. ALESSANDRO: idem per il 1994. È un simpaticissimo bolognese che ci allieterà con le sue barzellette e punzecchianti battute. Grande maratoneta, potrebbe distaccarci tutti nel percorso tranne nel preciso istante in cui soffrirà di vertigini. Potrei dire che anche lui ha qualche libro nello zaino, ma non so se avrà il tempo di leggerlo poichè deve aiutarmi a scrivere il diario.
il Capogita,cioè FABIO: il mio incontro con lui è stato tra i più fortunati della mia vita, nonostante sia un gran brontolone è un mio grande amico, potrei dire un maestro di vita. Spero che in questo Trek ci siano belle giornate di sole perchè se lo merita visto che ha organizzato tutto per benino ed è riuscito a trascinarci in questa nuova avventura.
Poi ci sono io, PAOLA: incaricata ufficialmente dal capogita a scrivere il diario. Per capire chi sono basta riflettere sul fatto che ho passato tutto il viaggio a scrivere. So che state pensando: ”serve uno psicologo o uno psichiatra?” Come suggerisce Danilo citando Julius Kugy “IO SO CHI SONO QUASSU’”
Appare lo spettacolo delle Odle, la seconda manche a più tardi, buon Trek a tutti!!!

TAPPA N° 1 - Lunedi 18.8.08da MALGA ZANNES (m 1680) a RIFUGIO GENOVA (m 2297)
dislivello m 620 + i percorsi supplementari - Diff. E

Ecco la descrizione tecnica della tappa odierna.Siamo partiti alle 11 dal parcheggio della Malga Zannes (tesserino parcheggio 7 giorni 20euro), il percorso è risultato facile (adatto anche a famiglie con bambini), quasi pianeggiante, all’ombra di pini e abeti (PG precisa che la vegetazione era composta da larici, abete rosso e pino cembro) fino alla Malga Gampen (m.2062). Da lì il sentiero diventa più ripido (ripidissimo per Kiran che ha fatto la direttissima) in mezzo agli alpeggi. La giornata è ottima, leggermente ventilata ci stiamo abbronzando! Verso le 13 arriviamo al Rifugio GENOVA (m.2297) dove ci accoglie la famiglia Messner che gestisce il rifugio. Le stanze sono ordinatissime di legno chiaro (larice o abete). Dopo una breve sosta e svuotamento (quasi) degli zaini il gruppo si divide tra coloro che vogliono raggiungere la cima del SASS de PUTIA (m.2875) (i fantastici 4!) e gli altri, guidati da me con il passamontagna nero (si sono sprecati i commenti) ci dirigiamo verso un passo (di cui non riusciamo a identificare il nome, forse passo CANTON?) sulle ODLE di EORES a quota 2533m. Da qui percorrendo il sentiero GUNTER MESSNER raggiungiamo la FORCELLA di PUTIA (m.2357). Il panorama è fantastico, con vista fino ai ghiacciai dell’Austria. Sulla via del ritorno, non contenti, saliamo verso CIMA ZENDLESER KOFEL (m.2422). Roberto ci dice del percorso dei fantastici 4: ”lasciata la forcella del PUTIA Danilo ha guidato il gruppo con un passo molto sostenuto. Ci siamo inerpicati su un ripido sentiero fino a raggiungere il tratto roccioso attrezzato. Dopo un breve momento di esitazione abbiamo comunque deciso di affrontare il tratto terminale che è risultato facilmente percorribile fino a raggiungere la vetta”. E bravi! Ed eccoci qui dopo la cena di stasera stanchi ma felici dopo la prima giornata di Trek. Affamati come lupi abbiamo mangiato una porzione abbondante di sedanini al ragù, insalata mista, bistecca ai ferri con patatine fritte, tiramisù, caffè e tanti tanti liquori. Fabio, aiutato dagli altri sta già progettando la tappa per domani: si va verso la MALGA BROGLES... Stanotte non si cosa succederà. Il Capogita non sa se potrà dormire stanotte perchè teme per la salute dei fantastici 4: “KIRAN SE TI FANNO MALE LE GAMBE SEI FRITTO. ”Per concludere la serata Silvio chiede: non c’è la possibilità di bere una birretta? Meglio una radler! Fuori lo spettacolo è unico: sono sparite le nuvole, c’è una tranquillità assoluta, il tramonto sta per terminare. Prima di andare a dormire vedo Kiran di corsa scendere le scale... non vuole perdersi la luna... essendo un lupetto!

TAPPA N°2 - Martedì 19.8.08
dal RIFUGIO GENOVA (m.2297) alla MALGA BROGLES (m 2045)
attraverso la ADOLF MUNKEL=WEG
dislivello m 300 in salita e m 300 in discesa. Diff. E

Sveglia “spontanea”alle 6.30. Gli occupanti della stanza da 6 (chiamiamola A) (Paola-Debo-Danilo-Fabio-Anna-Alessandro) si stiracchiano tranquilli dopo una notte di tranquillo riposo. Il paesaggio dalla finestra (lo vede solo Fabio, io devo guardare dalla finestra del bagno) è meraviglioso fuori c’è una stupenda giornata di sole. Si percepisce subito nei corridoi che gli occupanti della stanza B (tutti gli altri 8, che hanno dormito con altri 3 signori) hanno avuto una notte più movimentata. PG rivela che Franco (chi l’avrebbe mai detto!) ha qualcosa di strano nello zaino, un oggetto gonfiabile da usare durante la notte... ma di preciso nessuno ha visto di cosa si tratta. Ma l’agitazione principale è per un altro motivo,pare che qualcuno abbia russato un stanotte, PG dice che fosse quel signore veneto loro compagno di stanza. Durante la colazione (BUONA! C’erano fantastici formaggini, patè di prosciutto e di fegato, pane nero ecc.) Franco presenta una mozione da trascrivere ufficialmente sul diario del Trek. Senza commenti dichiara l’accaduto: stanotte diversi hanno russato,in particolare 4 persone all’unisono, a di orchestra più un solista. Nessuno osa dare conferme precise. Qualcuno dichiara di aver dormito. Ma da autrice del diario non posso esimermi dal riportare altri commenti sentiti nei corridoi o durante il percorso verso Malga Brogles. Qualcuno ha detto che fino a mezzanotte il concerto è stato ininterrotto. Poi una pausa di un’oretta. E poi via fin quasi al mattino. Altri riferiscono di aver sentito rumori pari a spostamenti di armadi, altri ancora di aver sentito vibrare il letto.Qualcuno temeva perfino l’arrivo delle forze dell’ordine. Che tipo quel veneto, chissà cosa aveva mangiato. Durante la camminata verso la Malga Brogles, si pone il problema di ottimizzare i posti letto per la futura notte,veneto o non veneto. Qualcuno chiede di poter cambiare stanza anche a metà notte, dormendo sul pavimento. Altri dicono per equità che chi ha dormito con i russatori la scorsa notte ha diritto a un riposo tranquillo nella prossima. Suggerisco la soluzione più rapida: isolare in un’unica stanza i russatori. Il capogita sembra d’accordo con me. MA CHI SONO DAVVERO I RUSSATORI? VANNO INDIVIDUATI ATTENTAMENTE. Proprio mentre stavo scrivendo questa frase la signorina della Malga Brogles ci chiama per assegnare la camera. Tutti cercano di stare nella stanza dei non russatori. Kiran si sacrifica per mancanza di posti. Ma Silvio e Paolo, russatori dichiarati, avvertono: attenzione qualche sorpresa ci sarà stanotte, qualcuno non si è dichiarato, preparatevi al peggio!!! Ho dei sospetti, ma solo stanotte si saprà la verità! La Malga Brogles è un luogo stupendo, quando siamo arrivati, alla una, sembrava di essere in P.za Duomo, ma adesso, qualche ora dopo, è sparita tutta la gente e si sta benissimo. L’imponente spettacolo delle Odle, i panni stesi in mezzo al pianoro verdissimo, il succo di mela: che si vuole di più? Dove dormiamo è un posto unico la vera malga! Sono arrivata a 43 anni ma non mi era mai capitato di dormire in una malga dove al piano di sopra ci sono le stanze e sotto la stalla delle mucche e il pollaio.Vicino al bagno (solo lavabo con acqua fredda e wc) c’è il gallo che becca qua e là. Domani ci darà la sveglia. La tappa di oggi è stata stupenda a tratti nel bosco a tratti al sole. Il sentiero era curatissimo, come tutti qui intorno e molto panoramico: LE ODLE SONO IMPONENTI E SPETTACOLARI. Sui cartelli numerosi,non vediamo segnalati i tempi di percorrenza,ma Fabio ci spiega che è giusto così perchè ognuno ha i suoi tempi. La descrizione della tappa di oggi: partenza dal rif.Genova (m 2297) alle ore 8.30, ci dirigiamo verso il PASSO di POMA. Poi voltando verso dx arriviamo al passo di BRONSOJOCR (m 2421). Proseguiamo verso la forcella di S.Zenon (m 2293). Ci guardiamo in giro ci sono galline, mucche e bellissimi cavalli. Kiran è entusiasta e sembra un distratto, rimane indietro, a qualcuno viene il dubbio che sia innamorato e resti indietro per messaggiare con il cellulare. Dalla forcella di S.Zenon, dopo una ripida discesa nel bosco si arriva al sentiero “ADOLF MUNKEL-WEG”. Il sentiero prosegue fino alla Malga Brogles con continui saliscendi e ci consente una vista completa sul SASS RIGAIS (m 3025) e sulle altre cime vicine (la Gran Odla m 2832, il Sass de Mezdi m 2762, la Gran Fermeda m 2873 e la Piccola Fermeda m 2640, il Seceda m 2518). Dalla Malga Brogles possiamo già vedere il sentiero che domani ci metterà a dura prova. Ci dirigeremo alla Forcella Pana tra la piccola Fermeda e il Seceda. Domani prevista tappa tosta, Alessandro dovrà sfoggiare una maglietta di una mega maratona (ieri ha indossato quella della maratona di Bologna, oggi quella della maratona di Firenze). Qui è veramente meraviglioso oggi abbiamo gozzovigliato, PG voleva cucinare un pollo che ha visto girare intorno alla malga e si è scolato qualche radler con Silvio e Paolo. Io e Debo fantastica torta ai mirtilli. Gli altri, instancabili ancora a camminare. I più tosti (Fabio, Roberto, Flavio e Danilo sono arrivati fino alla Forcella S.Pietro (m 2300) con panorama sulla Val di Funes e poi sulla Eur de Bredles (m 2254) sopra il Rifugio Brogles. Ora attendiamo la cena, speriamo in qualcosa di speciale,il menù alla carta enuncia una serie di invitanti piatti alto atesini (zuppa d’orzo,canederli,omelette con i mirtilli ecc.). Fiorenzo, che mi sembra una buona forchetta come me, ha già l’acquolina in bocca. Oggi è stato mitico ha guidato quasi tutta la tappa senza indecisioni con il passo di un ventenne. Qualche domandina ai partecipanti per chiarire meglio il profilo psicologico di ciascuno e per organizzare meglio la vita di gruppo.
Se c’è un’unica porzione di dessert che ti piace:
a) la ordini per primo e la mangi tutta
b) la ordini per primo e chiedi ad altri se ne vogliono un pezzetto
c) chiede se la vuol prendere qualcun altro
Quante paia di calze hai portato:
a) 6
b) da 4 a 5
c) da 1 a 3
Hai nello zaino qualcosa di gonfiabile?
a) no
b) si un cuscino
c) si un altro oggetto gonfiabile
Quante paia di mutande hai nello zaino?
a) 6
b) da 4 a 5
c) da 1 a 3
Hai delle mutande nello zaino con stampato o disegnato un animale?
a) no
b) si un paio
c) si più di un paio.
Per oggi basta così sarebbe opportuno rispondere sinceramente per una migliore organizzazione del gruppo. Stasera siamo completamente al buio meglio conoscere chi ci sta vicino. Quasi quasi una settimana me la faccio anche quì alla Malga Brogles: fuori lo spettacolo delle Odle con le nuvole e quì alla Malga solo noi. C’è una deliziosa cena tirolese annaffiata da ottimo vino Lagrein del 2007 e Sudtirolen Lagrein del 2006. Siamo soli nel rifugio e questi sono momenti magici che si ricordano per un bel ! A grande richiesta si aggiungono altre 2 domande:
Quanti passamontagna hai nello zaino?
a) nessuno
b) da 1 a 2
c) da 3 a 5.
Come ti vesti quando vai a dormire?
a) con guscio
b) con più gusci
c) con panta-kiway, guscio, guanti e passamontagna.
Arrivano anche 5 tedeschi un allegrotti che tentano persino di abbordarmi! Emozionante il tratto dal rifugio alla malga dove dormiamo, al buio nella notte, davvero emozionante!!

TAPPA N°3 - MERCOLEDÌ 20.8.08
dalla MALGA BROGLES (m 2045) al RIFUGIO FIRENZE (m 2040)
attraverso la FORCELLA PANA
dislivello m 600 in salita - Diff. EE sentiero attrezzato con catene.

Oggi sveglia alle 6.30. Tutti sembrano tranquilli e riposati. Fiorenzo ha sentito più volte il gallo cantare ma la maggior parte delle persone dichiara di essersi svegliata per il trattore della mungitrice e i campanacci delle mucche. Fuori le odle sono coperte dalle nuvole, il capogita sembra un preoccupato, la colazione è divina: Burro di Malga (Roberto continua a ripetere ”voglio vedere come se la cavano sul ripido gli IMBURRATI”), marmellata di ciliegie, pane nero e prosciutto cotto. La giornata inizia bene alle 8.20 siamo già in marcia. La prima parte del percorso è in leggera salita nel bosco per un tratto di circa 20 minuti. Successivamente comincia una ripida serpentina su ghiaione che giunge rapidamente all’imbocco del canalone che porta alla Forcella Pana dove inizia la parte più impegnativa. Il canalone è attrezzato, molto ripido, con possibilità di scariche di sassi. Nonostante le nuvole e qualche goccia di pioggia il tempo è clemente,il gruppo si muove bene (il capogita ci fa i complimenti) e alle 9.40 siamo già tutti alla Forcella (m 2458). Sono soddisfatta temevo di rimanere in panne su questo sentiero attrezzato avevo perfino detto a Flavio:puoi toccare dove vuoi,basta che mi salvi se cado. Il capogita,temendo che anche Debo avesse fifa pronuncia la frase più significativa di tutto il Trek: ”Debo non avere paura, non vedi, ci sono quì 50 uomini!!!” Dopo qualche foto, decidiamo visto il tempo molto incerto di non recarci alla CIMA SECEDA e scendiamo verso la Malga Troier (m 2271). Alcuni tratti della discesa sono risultati molto scivolosi a causa di una pavimentazione in cemento (autobloccanti). Il sentiero diventa infido se non si fa attenzione! Alla Malga Troier il gruppo si scatena: strudel,torta,cioccolata con panna, Paolo vorrebbe la polenta con i finferli ma alle 10.30 non la fanno ancora. Il personaggio chiave della Malga Troier è il Signor Luigi che ha 82 anni (così ci ha detto) intaglia su un tavolino oggetti di legno come cuori, orologi e altro. Faccio una foto con lui,mi fa i complimenti per la mia giovinezza (rispetto a un 82enne!), in pochi minuti ci racconta la sua vita ha 11 figli e 18 nipoti!! Qualcuno di noi fa degli acquisti, ci stupisce Franco (l’avevo detto che è un lord) che regala a me, Anna e Debo un cuore di legno intagliato.Grazie Franco è un ricordo bellissimo di queste montagne e di queste giornate. Ripartiamo verso il Rif. Firenze ci guardiamo intorno sulle creste dell’Alpe Cisles. Vorremmo vedere il Sassolungo e il Gruppo del Sella ma le nuvole non ce lo permettono. Più vicine vediamo sopra il Rif. Firenze le cime del Mont de Stevia:la Pela de Vit (m 2493), il Muntijela (m 2644) e la Piza (m 2555). Arriviamo al Rif. Firenze alle 12.45. Le camere sono ariose. Quella dei “russatori” (Paolo, Silvio, Pg?? e Kiran????) è addirittura una suite d’albergo. Siamo in un Rifugio storico, costruito nel 1888 dalla sezione di Regensburg (Ratisbona) del DOAV, in consegna nel 1920 al CAI Firenze. Dopo un veloce spuntino (canederli, minestrone, pasta in brodo... tranne per i bolognesi: polenta e funghi per loro!) ripartiamo senza zaini verso l’attacco del Sass Rigais ma ecco comparire Andrea che è venuto a trovarci da Selva di Val Gardena. Lo salutiamo e gli diciamo di tornare a trovarci al Puez. Dietro al Rifugio pascolano stupendi cavalli. Flavio offre loro un panino. Deborah mi suggerisce una fantastica definizione del quadretto “L’UOMO CHE SUSSURRAVA AI CAVALLI”. Ma continuiamo, perchè Franco fa notare che oggi abbiamo fatto tanta fatica per fare solo 5 m. di dislivello! (da 2045 a 2040 m). Seguiamo il sentiero n° 13. Prima di arrivare alla base del Sass Rigais percorriamo un pianoro meraviglioso: il Plan Ciautier. Tutti scattano foto qua e là, le nuvole si sono diradate, vediamo anche la strada che faremo domani per il Puez attraverso la Forcella di Sieles. Ci fermiamo poco. Sopra il pianoro ammirando le stelle alpine, Alessandro con la sua maglietta “la marcia dei Forti” tenta di far parte dei fantastici 4 ma alla fine solo Danilo, Flavio e Roberto decidono di proseguire fino alla Forcella de Mezdi (m 2597). Danilo racconta che il sentiero era ripido e sdrucciorevole ma in alto era emozionante,si intravedeva la valle e dalle nuvole spuntavano pinnacoli che ricordavano le guglie del Duomo di Milano. Ed eccoci quì,pronti per “sbranare” la cena. Primo tradizionale, secondo stile alto-atesino; gulash, canederli, riso e polenta. Poi lo strudel. Ce la faremo a digerire? Stasera Flavio dorme tra Paola e Anna. Alessandro commenta: a Bologna si dice “l’uomo tra due dame fa la figura del salame”.

TAPPA N°4 - GIOVEDÌ 21.8.08
dal RIFUGIO FIRENZE (m 2040) al RIFUGIO PUEZ (m 2475)
attraverso la FORCES de SIELES (m 2505)
dislivello m 500 - Diff. EE (alcuni tratti attrezzato)

Dopo una notte tranquilla al Firenze ( Flavio si è comportato come un angioletto) sveglia alle 6.30. Buona la colazione a buffet (formaggi, salumi, nutella ecc.). Partiamo ancora prima del solito,alle 8.05 siamo in cammino. Il sentiero attraversa il vallone de “i Champs“ ed è molto panoramico perchè vediamo le Odle illuminate dalla luce del mattino. In fondo al vallone il sentiero gira a destra ed entra nella Forces de Sieles, da quì ammiriamo il Sass Rigais. Il sentiero diventa gradualmente più ripido ma in poco tempo arriviamo alla Forces de Sieles (m.2505) dove si incrocia l’alta via delle Dolomiti n°2. Quì incontriamo una coppia di tedeschi che ci dicono che il sentiero attrezzato che ci aspetta è molto facile. Per sicurezza però Fabio aiuta Alessandro a mettersi l’imbrago e anch’io, presa dall’entusiasmo dico: ” Danilo, imbragami !!”. Da lassù ammiriamo le odle e dall’altro lato il Sassongher (m 2625). Dalla Forcella si prende la cresta a sinistra e il sentiero attrezzato per un breve tratto ci porta all’inizio dell’Alpe del Ries dove incontriamo due guardie forestali che gentilmente ci fanno osservare con il cannocchiale un gruppo di camosci nel vallone. Alessandro è entusiasto,almeno 5 delle 7 crocette che aveva visto sulla cartina facendolo tremare da marzo ad agosto se le è lasciate alle spalle! Dopo qualche foto proseguiamo. Il sentiero prosegue per un breve tratto a mezza costa e a destra ci appaiono il gruppo del Sella e del Cir. C’è ancora qualche catena,ma in scioltezza il gruppo si lascia alle spalle le ultime due “crocette”. Ammiriamo il paesaggio e fotografiamo entusiasti rocce a forma di gallina,di fungo e pinnacoli. Il sentiero prosegue con brevi ma ripide discese e continui saliscendi. Ci fermiamo in una stupenda conca per la sosta pranzo. Kiran fotografa una marmotta nella tana. Paolo trova un singolare sasso con una riga e lo soprannomina “SASS RIGAIS”. Proseguiamo per il sentiero giungendo al Rif. PUEZ (m 2505) alle 12.45. Situato in una splendida conca nell’altopiano del Puez il rifugio di proprietà del CAI può essere considerato un pò il centro del parco naturale PUEZ=ODLE, noto anche per le sue conformazioni geologiche e per la numerosa presenza di fossili come l’ammonite,la daonella o la claraia. Il rifugio fu costruito dalla sez. Ladina del DOAV e inaugurato nel 1889. Nel 1982 fu inaugurato il nuovo rifugio Puez,quello attuale. Ci viene assegnata una stanza da 14 posti. Questa sera non si scappa dai russatori. Alcuni letti sono disposti su tre piani. I più temerari Silvio,Paolo,Anna e Danilo scelgono spontaneamente di dormire al terzo piano per dominare tutta la situazione. Silvio ha addirittura un ripostiglio personale,con mensola. Danilo usa la corda da montagna per improvvisare uno stendibiancheria. Arriva Fabio e chiede le ordinazioni per la cena. Silvio,Pg e Paolo alzano le mani,là in alto sembrano dei rivoluzionari in gabbia. Scaricati gli zaini decidiamo di fare il giretto pomeridiano (lo “struscio” ) verso la forcella de Ciampac (m 2366). Il paesaggio è fantastico si vede il gruppo del Sella,il Col di Lana,il gruppo del Sette Sass (Sett Sass). Flavio, Roberto, Anna e Alessandro proseguono fino al passo Cresperia (m 2440). Aspettiamo con trepidazione la cena: pastasciutta al ragù o minestra d’orzo,polenta con salsiccia o formaggio. Buon Appetito! Come dolce il KAISERSMARREN (uova strapazzate/frittata con zucchero e latte con salsa di mirtilli). LA DEBO HA DETTO CHE ME LO FA!!! Questo è l’ultimo dei rifugi che tocchiamo. Ci sono piaciuti tutti,ma facendo una breve indagine quì al tavolo,al primo posto si colloca la MALGA BROGLES che stravince a larghissima maggioranza e starà per sempre nei nostri cuori. Fabio,ti ringraziamo tantissimo per questo trek che ci hai organizzato ma anche tu devi ammettere, a nostro favore, che hai portato con te dei montanari-doc.

TAPPA N°5 - VENERDÌ 22.8.08
dal RIFUGIO PUEZ (m.2475) a PIZ de PUEZ (m 2913)
da PIZ de PUEZ (m.2913) a COL de PUEZ (m 2725)
da COL de PUEZ (m.2725) a CIMA CIAMPANI (m 2668)
dislivello m 450 + m 100 + m.250 = tot. m 800 - Diff. E

Sveglia alle 6.30. Ho dormito tranquillamente fino ad almeno le 5.30, e mi sono chiesta appena sveglia: ma dove sono questi russatori?? Paolo e Silvio erano silenziosissimi , piuttosto si sentiva qualche altro rumoretto qua e la. Io li assolvo completamente,anzi non vedo l’ora di passare la prossima notte con loro. La colazione è stata un po “traumatica” probabilmente i gestori mi temevano e hanno preparato delle piccole razioncine già pronte con 2 fette di pane, 1 marmellata, 1 burro, 1 nutella. SIGH!!! Partiamo sempre più presto. Stamane alle 7.45, la giornata è stupenda. Ci dirigiamo al Piz de Puez. Il sentiero ,in salita,attraversa un alpeggio fino ad arrivare a una piccola cresta e prosegue lungo un costone.Stiamo attenti nel percorrerlo poichè il pendio è molto ripido. Giungiamo in una piccola conca dove il sentiero si dirama,proseguiamo verso il Piz de Puez e poi torneremo a fare il colle. Il sentiero sale con ripidi zig zag tra rocce,sassi e terra e dopo circa un’ora e mezzo di cammino (dal rifugio) giungiamo in vetta al Piz de Puez. Da lì la vista spazia ovunque,vediamo anche il ghiacciaio della Marmolada, siamo davvero fortunati ad essere qui!!! Scattiamo qualche foto poi decidiamo di scendere perchè arrivano un pò di nuvole. Scendiamo velocemente al bivio e saliamo con un sentiero ripido ma comodo al Col de Puez. Per stamane siamo soddisfatti e qualcuno di noi comincia a sentire un languorino. Anna e Alessandro spariscono subito e li ritroviamo al rifugio con davanti un tagliere di formaggi, uno di speck e 2 fette di strudel. Anch’io ordino subito i formaggi + birretta piccola, qualcun altro lo speck, altri ancora cioccolata e strudel. GOLOSONI! Silvio si accontenta della sua barretta + sorso di cognac. Anche oggi passa a trovarci Andrea.Dopo una breve pennica,alle 13 riprendiamo gli zaini e ci dirigiamo verso la Cima Ciampani. Il sentiero raggiunge subito un vasto pianoro con molte rocce piatte di colore bianco (dolomia). L’atmosfera è fantastica, il verde dell’erba, le rocce bianche, le pecore che pascolano qua e la (ce ne sono anche alcune nere),i colori scuri delle nubi ci ricordano l’Irlanda o la Scozia del Nord.Kiran è straordinariamente ispirato, dimentica perfino di fotografare e scopre una nuova passione:costruire “omini” lungo il sentiero usando sassi di ogni forma e dimensione: è un artista! Arriviamo alla Cima Ciampani e ancora una volta ci stupiamo per la bellezza del panorama che ci circonda: vediamo il Sass de Putia, le Odle, il Piz de Puez, il Sassolungo, il Gruppo del Sella e il Sasso Croce.Possiamo restare poco perchè il tempo sembra volgere al brutto,durante il ritorno Kiran termina la sua opera con gli omini, Fabio, Roberto e PG trovano bellissimi sassi colorati e stratificati, uno sembra una fetta di torta ripiena al cioccolato,deve essere la fame! Meno male ora siamo al rifugio, c’è un vento forte,anche i conigli qui fuori hanno la tremarella. Flavio durante la discesa mi ha detto che questa per lui è stata una settimana bellissima. Ed eccoci a cena: spaghetti, minestrone, uova “spiattellate” con patate e speck, strudel di mele e liquorini vari. Siamo pronti per la seconda notte nella stanza con i letti a tre piani.

TAPPA N°6 - SABATO 23.8.08
dal RIFUGIO PUEZ (m 2475) al RIFUGIO GENOVA (m 2297)
dislivello m 800 salita + m 1000 discesa - Diff. E

La notte passa più tranquilla del solito. Nonostante le terribili previsioni del tempo,il cielo è pieno di stelle.Tutti si addormentano con pensieri felici,pensando a tane di marmotte o all’ultima moda in tema di abbigliamento intimo. I russatori hanno persino smesso di russare o io sono sorda? La sveglia arriva implacabile alle 6.30. Ci aspetta il Tappone dolomitico! Partiamo alle 8.00 in punto. Il tempo è incerto. Raggiungiamo quasi subito il Passo Puez (m 2517). Il sentiero entra immediatamente in una gola molto ripida. Qui comincia una discesa dove il passaggio viene agevolato inizialmente da corde fisse e poi da gradini.
PG, illuminato dal cielo, vede tra le rocce, in una nicchia, la statua bianca di una madonnina, di cui nessuno di noi si era accorto. Scendiamo rapidamente e arriviamo alla Malga Antersasc (m.2085), avvistiamo qualche marmotta, poi proseguiamo nel bosco attraverso la valle zwischenkafeltal. A circa metà valle prendiamo il sentiero di sinistra che ci conduce al Misci (m 1261) nel frattempo indossiamo le mantelle e apriamo gli ombrelli perchè comincia a piovere. Niente paura, siamo arrivati. Misci è un bellissimo borgo. Ci troviamo nella valle del rio Seres, nota come “valle dei mulini”. Nel tratto tra le due viles di Seres e Misci, poste rispettivamente sulla sx e sulla dx orografica del rio, sono concentrati 8 mulini, 2 dei quali dotati di doppia ruota, ed una teleferica ad acqua. L’insieme della Valle dei Mulini e delle due viles, insediamenti rurali tra i più caratteristici ed interessanti della Val Badia, si inserisce nella cornice altamente suggestiva del Putia. Visto il maltempo decidiamo all’unanimità di fare una sosta gastronomica alla “Speck Stube Tlisora”, la casa dello Speck. Sono felice, finalmente l’occasione di assaggiare le specialità alto atesine ben cucinate. Da segnalare anche l’ottima accoglienza dei proprietari. Siamo estremamente indecisi su cosa ordinare, bisognerebbe poter restare una settimana per assaggiare tutto. Cito qualche specialità: Pansotti con ricotta e erbe aromatiche, Canci (ravioli tirolesi), Spazlan al gorgonzola, Canederli con speck in brodo e un fantastico Kaisersmarren. Eccezzionale lo Speck. Il locale è molto carino. Consiglio a chiunque capiti da queste parti, una visitina lì. Purtroppo viene l’ora di ripartire. Percorriamo la Valle dei Mulini, sotto la pioggia incessante, il capogita rassicura e senza un attimo di sosta a passo costante, sfidiamo tuoni e fulmini e arriviamo al Rif. Genova (attraverso il Passo di Poma m 2340) percorrendo un sentiero reso fangoso dal temporale, alle ore 15.30 circa. Mentre ceniamo (minestrone, cotoletta alla milanese con patate e insalata, mousse au chocolat) il sole fa capolino tra le nuvole. È fantastico. Uno spettacolo. Stasera chi viene a vedere il tramonto con mè? Una nota di colore: tutti quelli che hanno risposto di aver un paio di mutande con stampato un animale alla domanda a scelta multipla formulata il 19.8.08, stasera l’hanno indossato, anche questo è uno spettacolo.

TAPPA N°7 - DOMENICA 24.8.08
dal RIFUGIO GENOVA (m.2297) alla MALGA ZANNES (m 1680)
dislivello m 600. - Diff. E e visita della città di Bressanone

Ed eccoci quì pronti per il ritorno. Alcuni si svegliano felici,alcuni un pò tristi per il ritorno a casa. Alcuni un pò tristi e un pò felici. SI PARTE !!! Dopo la colazione e un saluto a Martin si parte alla volta della Malga Zannes. Kiran è già li fuori da ore a fotografare lo spettacolo che le Odle ci regalano per salutarci. La giornata è limpidissima il sole splende, la brina luccica sui prati e le cime sono coperte di neve. Percorriamo il sentiero fino alla Malga Grampen e poi nel bosco seguendo il sentiero n° 32-33 che poi diventa 33. Ogni tanto ci fermiamo a fotografare, emozionati. Facciamo una sosta per ammirare un modellino delle Odle con indicate le vie dei primi scalatori e più avanti un cartello ci invita ad assaporare la quiete della montagna. Kiran non vuol partire!!! Arrivati alla Malga Zannes, Anna e Alessandro ci salutano (perchè domani se ne vanno al mare !!!) e ci offrono fantastici dolci e caffè. Sono soddisfatti, ci hanno corrotti, ci hanno fatto mangiare dolci alle 10.30 del mattino! Saliamo in auto (brr che freddo!) e percorriamo la Val di Funes ammirando le belle case con i balconi pieni di gerani. Come da programma ci dirigiamo verso Bressanone per la visita della cittadina e il pranzo dei saluti. L’antica cittadina vescovile è molto carina, situata nella Valle Isarco e circondata da colline dove sorgono i vigneti più settentrionali d’Italia. Entriamo nella parte vecchia di Bressanone e ammiriamo la piazza Vescovile e il Palazzo Vescovile con i suoi giardini. Proseguiamo verso la Piazza del Duomo e nella Chiesa Parrocchiale,dove sentiamo le note finali di un concerto eseguito da musicisti in costume locale. Alcuni di noi si soffermano sotto la Torre Bianca per acquistare presso le bancarelle prodotti locali (speck, dolci, pane, grappe...). Proseguiamo ammirando le antiche vie,le belle case e i portici. Concludiamo degnamente la visita pranzando in una osteria del centro, accanto al palazzo vescovile, assaggiamo la pasta della casa, i canederli e soprattutto delle fantastiche patatine fritte. È giunta l’ora dei saluti. Un grazie gigantesco ancora a Fabio per aver organizzato questo treck, alla fine del sentiero per la M. Zannes avevo il magone! E un grazie sentitissimo a tutti i partecipanti per aver sopportato ogni sera la lettura del racconto delle nostre giornate, in realtà molto più belle di quanto si può percepire da queste righe, tutti vorremmo avere l’età di Kiran, ma in questi giorni un pò l’abbiamo avuta.
Paola

domenica 30 novembre 2008

L'Artigianato nel Mondo

Ormai è diventato un appuntamento annuale, personalmente non mi piacciono i luoghi affollati, ma la Fiera dell'Artigianato che si svolge a Milano è una delle manifestazioni a cui partecipo con piacere. Quest'anno si svolge nel nuovo polo fieristico Rho-Pero, lasciamo l'auto nel parcheggio vicino alla porta Sud, entrati all'interno rimango affascinato dall'architettura che mi ricorda molto un film di fantascienza, davvero notevole... A mio avviso un giorno non è sufficiente per visitarla tutta, per cui consiglio di programmare dove andare e cosa vedere, noi ci siamo indirizzati da buoni italiani ai padiglioni dedicati alle regioni della nostra bella Italia, per poi fare una rapida visita ai paesi europei e ad alcuni del resto del mondo, è sempre meglio anche avere uno zainetto, di solito si tende a prendere gli innumerevoli dépliant sparsi nei vari stand... che altro dire, una domenica passata in città, ma non per questo lontano dalla montagna... basta guardare le foto per capire.


ingresso fiera dalla porta sud



davvero spaziale...



gli innumerevoli specchi d'acqua



artigiani al lavoro




pregevoli le innumerevoli sculture in legno

domenica 23 novembre 2008

Antichi Sentieri sul Monte Tracciora

Ritorniamo in Valsesia per visitare la Val Mastallone una delle tante valli laterali della Valsesia. Oggi insieme a Danilo e Silvio si è aggregato anche Aldo, percorriamo la A26 Genova Voltri Sempione, il cielo è terso ma il termometro in auto mi segnala che siamo sotto allo zero, usciamo a Romagnano Ghemme, quindi seguiamo le indicazioni per Varallo-Alagna. giunti alla seconda uscita della tangenziale di Varallo seguiamo a destra le indicazioni per Fobello. La valle è lunga oltre 20 km e segue l'omonimo torrente Mastallone, tralasciamo il bivio a destra per Rimella raggiungendo in breve il centro di Fobello, paese natio di Vincenzo Lancia fondatore della famosa casa automobilistica italiana. La mattina gelida ci consiglia un buon caffè caldo, entriamo al Bar Smeraldo dove incontriamo oltre al simpatico gestore anche un signore grande conoscitore della valle, che gentilmente ci consiglia un itinerario alternativo al nostro, dopo una veloce consultazione decidiamo di fare l'itinerario consigliatoci. Continuiamo verso la testata della valle, superata la deviazione a sinistra per Roj arriviamo in località "La Muntà", dove seguiamo le indicazioni sulla destra per Belvedere, da notare la bellissima villa della famiglia Lancia. Arrivati alla fine della strada lasciamo l'auto nell'ampio parcheggio 1208 m, l'aria è decisamente gelida, quindi è sicuramente meglio cominciare a camminare in modo tale da riscaldarci. Risaliamo all'interno del paese, dopo le ultime case incontriamo una palina segnaletica, seguiamo a destra il sentiero che diventa in breve una bellissima mulattiera. Dopo circa 25 minuti arriviamo all'alpe Res 1419 m, dove una sosta è d'obbligo, l'alpe è posta su una larga sella tra la Val Mastallone e il vallone del Landwasser, il paesaggio che si può ammirare è davvero notevole. Su un pannello è riportata la cartina della zona, consultiamo il percorso da intraprendere, nel frattempo ci raggiunge anche il gestore del B&B "La Squara" che gentilmente ci da qualche dritta. Abbandoniamo il GTA (Grande Traversata delle Alpi) e seguiamo a sinistra il sentiero n. 525, iniziamo ripidamente a salire, arrivati sulla sella rimaniamo estasiati dal panorama che si apre davanti ai nostri occhi, nell'azzurro intenso del cielo si stagliano le bianche cime, tra antichi alpeggi abbandonati dove ormai rimangono solo ricordi di una vita ormai trascorsa... Il sentiero prosegue quasi pianeggiante verso la Carghetta 1521 m, davanti a noi leggermente sulla sinistra vediamo la nostra meta il Monte Tracciora di cui notiamo la croce. Passiamo l'alpe Oro Giordano 1515 m e prima di arrivare all'alpe Faut una traccia a sinistra si stacca dal sentiero principale, procediamo con cautela il sentiero oltre a essere ripido è anche parzialmente ricoperto dalla neve caduta nei giorni scorsi, saliamo sulla dorsale di sinistra passando accanto a un gigantesco omino, pochi metri sotto la cima il sentiero devia leggermente a destra per poi risalire gli ultimi metri arrivando in cima al Monte Tracciora 1857 m, rimaniamo meravigliati per l'incredibile soddisfazione che può dare una salita su una montagna relativamente poco conosciuta... Dopo aver firmato il libro di vetta e aver scattato decine di foto, decidiamo che è più sicuro scendere non più per il sentiero dell'andata ma per il canale posto qualche metro sotto la cima. Sempre con la dovuta attenzione arriviamo all'alpe Faut 1623 m, vista la giornata e l'ora decidiamo di continuare seguendo sempre il sentiero 525 verso il colle della Dorchetta 1818 m. Il percorso è sempre ben evidente, ma data la stagione in alcuni tratti dove il sole non arriva i ruscelli si sono trasformati in piccole cascate di ghiaccio in cui bisogna stare attenti a dove posare lo scarpone per non scivolare, con alcuni saliscendi e con un ultimo strappo finale arriviamo all'alpe Rossa Inferiore 1717 m, il sentiero prosegue al di sopra delle baite, arrivati sopra a una sella a circa 1700 m decidiamo di fermarci, si vede il colle della Dorchetta e sotto di noi la valle di Rimella con i suoi innumerevoli alpeggi. Ritornati all'ape Rossa Inferiore ci fermiamo per un fugace pranzo riparandoci dall'aria gelida dietro a una baita diroccata, durante la via del ritorno la soddisfazione è scolpita sui nostri volti, arrivati all'alpe Res incontriamo un pastore con il suo piccolo gregge di pecore e mentre scendiamo capiamo quanto sia dura ancora la vita dell'alpeggio, l'uomo con passo sicuro seguito dai suoi fedeli cani sta scendendo con due enormi sacche di fieno sulle spalle e dire che noi ogni tanto ci lamentiamo del peso dei nostri zaini!?! Mi riprometto di non lamentarmi mai più... Al ritorno ci fermiamo a bere una cioccolata al bar dove eravamo stati alla mattina, il gestore amichevolmente ci chiede come è andata l'escursione, gli rispondiamo che è stata una scelta davvero azzeccata.
Malati di Montagna
Panoramica

vecchi ricordi all'alpe Res

Aldo, Fabio e Silvio

Danilo, Aldo e Silvio sul Monte Tracciora

domenica 16 novembre 2008

...ospiti di un sogno...

Oggi decidiamo di far visita a un uomo che ha realizzato il suo sogno...
Si percorre tutta la Valsesia fino ad Alagna "Im Land", dopo aver oltrepassato l'abitato si svolta a destra seguendo le indicazioni per il rifugio Ferioli, l'alpe Sattal e l'alpe Campo. Attraversato su un ponte il Sesia si arriva alla frazione Pedemonte "Z'Kantmud" 1246 m. L'auto la si può lasciare in diversi parcheggi sia a valle che a monte del borgo. Al termine della strada asfalta si trovano le indicazioni dei sentieri che si possono percorrere, con indicate le varie destinazioni. Il sentiero che si dovrà seguire fino all'alpe Campo è il 209-9 per la Bocchetta della Moanda. Scendiamo lungo il torrente seguendo il segnavia n. 9, dopo poche decine di metri il percorso piega decisamente a destra, passiamo vicino alla frazione Ronco "Im Rong", e attraversiamo le case di Undre Wittwosma 1390 m (Wittwosma inferiore = Zolla di terra lontana). Continuiamo a salire estasiati dai panorami che si aprono a ogni angolo, il Rosa oggi si mostra in tutta la sua maestosità, tra le molte cime che si possono vedere notiamo tra tutte la punta Gnifetti con la Capanna Regina Margherita 4559 m e mi vengono in mente i momenti davvero indimenticabili durante la salita e l'arrivo davvero emozionante al rifugio non potrò mai scordarmelo... A circa 1800 m incontriamo la prima neve e anche le prime difficoltà, in alcuni tratti infatti il ghiaccio a ricoperto il terreno rendendolo infido e scivoloso, con molta prudenza superiamo il tratto entrando cosi nell'avvallamento dove sorge l'alpe Campo. La traccia è ben marcata e si procede molto bene, arrivati a un cartello lasciamo sulla sinistra l'alpe Campo inferiore per seguire sulla destra l'indicazione per l'alpe Sattal. Risaliamo il versante della montagna con qualche breve tratto in cui prestare attenzione, ci sono circa 50/60 cm di neve ce ne accorgiamo mentre saliamo, sembra di camminare in una bianca trincea, alle nostre spalle si erge imponente e serioso il Tagliaferro 2.964 m. All'improvviso ecco spuntare dalla neve un cartello "qui state dove le aquile imparano a volare col vento e i sogni a cavalcare stelle" credetemi ho provato nel leggere questa frase una forte sensazione di libertà interiore. Risaliamo gli ultimi metri ed ecco emerge come in un sogno la baita dell'alpe Sattal 2097 m, ci sono parecchie persone di qualsiasi età, sembra che ci unisca un forte legame, vedo Giuseppe non l'ho mai incontrato di persona, ma mi hanno parlato sempre come di un uomo fortemente motivato che ha inseguito per tutta la sua vita un sogno e che alla fine l'ha realizzato. Lo salutiamo con piacere rimanendo per qualche minuto con lui a parlare, scopra che abbiamo anche alcune conoscenze in comune e questo mi fa ulteriormente piacere, prima di mangiare ci invita a visitare il suo sogno, entriamo nella baita e da subito ci accorgiamo del lavoro magistralmente svolto, un Bed&Breakfast con tutti i confort (http://www.alpesattal.com/), addirittura la doccia calda! Giuseppe ci racconta delle mille difficoltà avute, ci togliamo gli scarponi e saliamo al piano superiore dove rimaniamo a bocca aperta, vorrei descrivevi quanto abbiamo visto e soprattutto provato, visto che mi ha addirittura dato il privilegio di provare il suo letto, vi dico solo che la vista dalla finestrella era davvero fantastica... Bisogna venire a trovare Giuseppe e sedersi con lui anche per pochi minuti per capire cosa vuol dire realizzare il sogno della propria vita, usciamo e ci sediamo davanti al Rosa a mangiare, il sole è caldo e la giornata è davvero meravigliosa. Salutiamo Giuseppe a malincuore, vorremmo rimanere con lui per passare almeno una notte, mi riprometto di farlo al più presto possibile. Scendiamo velocemente, arrivati all'altezza dell'alpe Campo Superiore "Oubre Kamp" 1923 m decidiamo di raggiungerla, in breve arriviamo davanti alla baita sociale della sottosezione del CAI di Alagna. Saliamo di pochi metri raggiungendo il laghetto completamente gelato, accanto da non credere c'è una barca ricoperta dalla neve?!? Kiran e Flavio coraggiosamente camminano fino al centro, mentre io lentamente proseguo verso la cappella sulla destra. Chi passa da qui deve assolutamente fermarsi, la porta della cappella è un pezzo di storia delle alpi, si tratta infatti della porta della prima Capanna Margherita inaugurata nel 1893, su un cartello sopra alla porta viene riportata questa frase Herrgotts Winkel "cantuccio delle orazioni". Scendiamo entusiasti da questa giornata trascorsa in montagna, arrivati all'auto decidiamo di andare a vedere Pedemonte, arrivati alla piazzetta notiamo subito la stupenda casa del 1628 dove è ospitato il Museo Walser, al centro la caratteristica fontana da dove zampilla un'acqua freschissima.
Malati di Montagna

Non è facile immaginare certe sensazioni. Meglio viverle...

Z'Kantmud 1246 m


Oubre Kamp 1923 m
alpe Sattal 2097 m

Fabio, Flavio, Danilo e Kiran

domenica 9 novembre 2008

una nevicata non prevista...

Irregolarmente nuvoloso con precipitazioni assenti, con queste anticipazioni meteo ci rechiamo io e Danilo al Devero, ma purtroppo ci ritroviamo un cielo completamente coperto e da non credere nevica pure... qualcuno ha sicuramente sbagliato!?! Certamente noi non ci demoralizziamo come dico sempre la montagna non è fatta solo di belle giornate con il sole, ma bisogna viverla in ogni condizione in cui ci si propone. Lasciata la macchina nel parcheggio al coperto e caricate le ciaspole o racchette da neve, ognuno le chiami un po' come vuole, iniziamo la nostra escursione. Attraversiamo il ponte sul torrente Devero 1634 m, sulla destra seguiamo le indicazioni per Corte d'Ardui, il sentiero entra subito nel bosco, passando accanto ad alcune baite, notiamo che la neve caduta nei giorni precedenti è davvero molta, dopo circa 1/2 ora decidiamo di usare le ciaspole in modo da facilitare il nostro cammino, incomincia a nevicare, attorno il paesaggio è davvero incantevole, in questa atmosfera quasi irreale incontriamo Carlo accompagnato dal suo fedele pastore tedesco Chicca (http://www.nelcuoredellealpi.com/), sono davvero contento di averli incontrati, ci conoscevamo solo tramite email e averli incontrati in montagna mi rende enormemente felice, mi colpisce soprattutto Chicca, nei suoi occhi vedo il grande legame che la unisce a Carlo, certe volte gli animali sono molto meglio di noi esseri umani... Poco prima di arrivare a Corte d'Ardui 1760 m salutiamo i nostri due amici che proseguono per Crampiolo, con Danilo decidiamo di non salire per il canalino dietro alle baite ma di seguire la strada forestale sulla destra dell'alpeggio anche se leggermente più lunga. Arrivati alla palina segnaletica attraversiamo un piccolo ponticello completamente sommerso dalla neve, seguiamo per pochi metri a destra il corso del torrente, poi facendo molta attenzione risaliamo il ripido pendio a sinistra, rientrando sul sentiero che proviene dal canalino. Il percorso ora è più tranquillo e abbastanza evidente, arrivati a un secondo ponticello sulla destra lo attraversiamo, seguiamo le indicazioni della palina segnaletica rientrando sulla strada forestale. Con Danilo ci diamo il cambio nel battere la traccia, essendo i primi a salire procediamo con molta calma per non stancarci troppo, arriviamo sopra a uno dei laghi di Sangiatto, rimanendo a sinistra attraversiamo delle piccole slavine e in breve arriviamo all'alpe Sangiatto 2015 m. Ha nevicato talmente tanto che si vedono solo le indicazioni poste sopra alla palina segnaletica, sono talmente euforico che comincio a scattare foto a raffica, noto anche un pannello informativo dove viene descritto l'itinerario escursionistico “Alpeggi senza confini”, percorso che abbraccia il territorio alpino italiano e svizzero. Ci rifugiamo all'interno di una baita, probabilmente utilizzata per la mungitura delle mucche, dopo aver bevuta la meritata tazza di the decidiamo di ritornare per il percorso dell'andata, ha smesso di nevicare ma il sole oggi ce lo possiamo proprio scordare, incontriamo un gruppo di escursionisti che salutiamo e con cui scambiamo alcune battute. Per la discesa verso Corte d'Ardui scegliamo di fare il canalino, arrivati all'alpeggio dopo aver scattato alcune foto, decidiamo di andare verso Crampiolo, seguiamo il sentiero a destra del torrente arrivando proprio sul retro dell'agriturismo dell'amica Fiorella che vediamo indaffarata nel locale pieno di gente, a malincuore per questa volta dobbiamo rinunciare ai deliziosi manicaretti, ma giuriamo che alla prima occasione ci rifaremo. Prima di scendere verso l'alpe Devero andiamo a fare un giro verso il lago delle Streghe o lago Azzurro, ci soffermiamo per qualche minuto ammirando questo angolo di paradiso, ritornati sui nostri passi scendiamo seguendo la strada sterrata usata anche dal gatto delle nevi. Dopo aver mangiamo un boccone seduti accanto ad alcune baite, scendiamo verso la piana del Devero, dall'alto osserviamo quanto sia veramente bello questo luogo, dove la natura sembra ancora davvero incontaminata. Risaliamo in macchina, ma prima di ritornare a casa facciamo una fermata, direi quasi d'obbligo alla latteria sociale di Crodo. Il sole preannunciato non lo abbiamo trovato, ma credetemi abbiamo vissuto emozioni davvero uniche...
Malati di Montagna
un'opera d'arte della natura




lago delle streghe o lago azzurro



alpe Sangiatto



ponte di neve?

domenica 2 novembre 2008

un tempo davvero bizzarro...

1 novembre 2008Sono le 7.30 quando partiamo da Legnano, le previsioni del tempo non sono delle migliori, piove da alcuni giorni e sulle montagne sta nevicando abbondantemente...era ora! Usciti al casello di Ivrea ci dirigiamo a Castellamonte, dove Stefania ci aspetta nel suo bar per offrirci il caffè, c'è anche Boris il suo fidanzato nonché mio cognato. Risaliti in macchina proseguiamo verso Ceresole Reale, arrivati in paese raggiungiamo l'albergo Lo Stambecco 1600 m circa, dove trascorreremo la notte. Preso possesso delle camere propongo la salita verso il lago Serrù, usciti dal paese ci dirigiamo con la macchina verso le borgate superiori della valle dell'Orco, passiamo accanto al camping Piccolo Paradiso, chiuso nel periodo invernale, gestito dall'amica Alessandra, qui ho trascorso molte delle mie vacanze estive, davvero un luogo speciale! Arriviamo alla frazione di Chiapili di Sopra 1779 m, dove lasciamo l'auto poco prima della sbarra che vieta il traffico durante il periodo invernale, per un breve tratto seguiamo la strada asfaltata fino a incontrare sulla destra l'inizio del sentiero n. 537 dedicato a Renato Chabod, tra il 1929 e 1935 fu il più importante alpinista valdostano del tempo, con numerose prime vie nel gruppo del Gran Paradiso e del Monte Bianco. Ripristinata nel giugno del 2000 la prima parte del tracciato segue la vecchia strada militare costruita dal Regio Esercito Italiano, mentre nella parte centrale e finale si seguono tratti di mulattiere e sentieri reali di caccia. Mentre saliamo le nuvole si fanno sempre più compatte, raggiunto il bivio con il sentiero n. 538 "Sentiero Tempo", decidiamo di mettere le ciaspole in modo tale da poter salire sul tracciato che viene battuto dagli operai che d'inverno salgono agli impianti idroelettrici del Serrù e dell'Agnel. Inizio a battere la traccia seguito da Flavio che mi da il cambio, seguendo i paletti e facendo molta attenzione risaliamo l'erto pendio, arriviamo nei pressi dell'alpe Pratorotondo che lasciamo sulla sinistra, saliamo di circa una decina di metri per poter attraversare il torrente, un'ultima diagonale ci permette di arrivare a pochi metri dalla chiesetta della Madonna della Neve. Attraversiamo il parcheggio sotto la diga, costeggiamo il GlacioMuseo, un'ex cabina elettrica dell’AEM restaurata, con al suo interno alcuni interessanti pannelli e plastici dedicati al clima e ai ghiacciai dell’alta valle dell’Orco e in pochi minuti arriviamo al lago Serrù a circa 2300 m. Attraversiamo il muraglione della diga e accanto all'edificio usato dai custodi consumiamo un fugace spuntino, per la via del ritorno seguiamo per un lungo tratto la strada, poi senza ciaspole scendiamo di nuovo lungo il sentiero Chabod fino alle macchine. Ritornati all'albergo dopo una salutare doccia calda, con Danilo e Silvio facciamo un giro verso il lago di Ceresole, un'atmosfera insolita ci avvolge, tutt'attorno regna un silenzio irreale e mentre le lunghe ombre della sera si avvicinano, ecco che come per magia si accendono le luci della diga, attraversato il muraglione seguiamo a sinistra i segnavia del GTA, passiamo accanto ai resti di un forno a manica, raggiungendo in breve il rifugio Tappa GTA "Le Fonti Minerali" 1494 m, attraversato il ponte e raggiunta la strada asfaltata risaliamo verso l'albergo. Durante la cena festeggiamo il compleanno di Silvio, che essendo all'oscuro di tutto rimane completamente frastornato, davvero una festa a sorpresa ben riuscita!!!

2 novembre 2008Dopo l'abbondante colazione, propongo come breve escursione prima del pranzo una bella camminata sul versante opposto del lago sotto alle Levanne. Partiamo a piedi direttamente dall'albergo, scendiamo verso il campo sportivo passiamo accanto all'hotel Ciarforon e risalite alcune rocce a picco sul lago arriviamo in breve sul muraglione della diga. Dalla parte opposta seguiamo la strada asfaltata a destra fino a Villa Poma 1584 m, sulla sinistra una palina segnaletica indica le varie destinazioni, iniziamo a salire su un'ampio sentiero, dopo circa una decina di minuti tralasciamo sulla sinistra il sentiero n. 520 per il Colle della Crocetta. Dopo aver attraversato il rio del Dres su un bel ponte in legno ci inoltriamo in uno dei più interessanti boschi di conifere del parco, larice, abete rosso, abete bianco e pino cembro. La salita è davvero molto piacevole, arrivati all'alpe Pian delle Rocce 1829 m siamo avvolti dalle nuvole e una leggera pioggerella ci obbliga ad aprire gli ombrelli, soddisfatti dell'escursione decidiamo che è ora di tornare in paese dove Deborah e Paola ci aspettano per i pranzo allo Chalet del Lago, tipica costruzione canavesana di fine 800'. Questa valle che ho frequentato molto durante la stagione estiva mi ha regalato anche in questo periodo dell'anno emozioni davvero uniche, in luoghi dove la natura è ancora padrona e l'escursionista può solo fare da spettatore, sperando che rimanga così per tantissimo tempo...
Malati di Montagna

nel bosco incantato...


il lago di Ceresole


sulla diga del lago Serrù


una finestra di sereno...