Il mio zaino non è solo carico di materiali e di viveri: dentro ci sono la mia educazione, i miei affetti, i miei ricordi, il mio carattere, la mia solitudine. In montagna non porto il meglio di me stesso: porto me stesso, nel bene e nel male.
Renato Casarotto

Le montagne sono di tutti, ma non sono per tutti: sono per chi le ama e le rispetta, per chi vuole viverle e conoscerle, per chi non prevarica con il proprio io la loro esistenza e armonia.
Mario Rigoni Stern

domenica 5 marzo 2017

Fontainemore - Tour des villages

Magnifica escursione ad anello all'inizio della Valle di Gressoney, che permette d'attraversare gran parte dei caratteristici villaggi abbarbicati sulle pendici attorno al paese di Fontainemore. Un vero e proprio viaggio a ritroso nel tempo, tra fitti boschi di latifoglie e una poderosa rete di mulattiere che permettevano l'attraversamento dei caratteristici villaggi, prima della costruzione delle strade.

Dall'autostrada A5 si esce al casello di Pont-Saint-Martin, per poi proseguire a destra seguendo le indicazioni per Gressoney. Entrati nell'abitato di Pont-Saint-Martin si svolta a destra iniziando a risalire la strada regionale della Valle di Gressoney. Dopo aver oltrepassato l'abitato di Lillianes, si arriva a Fontainemore, l'auto la si può lasciare nel comodo parcheggio a destra, a poco distanza dal Centro visitatori del Mont Mars (760 m).
Si scende a lato della cappella, per poi proseguire verso destra raggiungendo l'ardito ponte medioevale, oltre il quale si raggiunge la bella chiesa parrocchiale dedicata a Sant'Antonio. Dalla chiesa dopo pochi metri si raggiunge la palina segnavia, da dove si inizia a percorre la ripida ma bella mulattiera gradinata che sale a picco sul paese. Usciti dal bosco si arriva all'abitato di Borney (1014 m), tralasciato il segnavia n. 1 a sinistra, si inizia a scendere lungo la strada asfalta scarsamente frequenta, d'accesso al villaggio. Oltrepassate le case di Pariassa e di Corè superiore si arriva a incrociare la strada della Valle di Gressoney, che si segue verso sinistra per alcuni  metri fino a raggiungere le indicazioni per l'Orrido di Guillemore. Si scende verso il bel ponte in pietra che sovrasta l'orrido, per poi riprende a salire seguendo la mulattiera. Incrociata una pista forestale si continua a salire seguendo le indicazioni per il villaggio di La Planaz che si raggiunge in poco tempo. Si segue la strada asfalta verso destra, per poi riprendere a salire a sinistra tra le abitazioni. seguendo le indicazioni sulla palina segnavia (sent. 4). Giunti alla cappella dedicata a San Tommaso di Canterbury, si svolta a destra iniziando a percorrere un lungo tratto, alterando tratti in piano ad altri in cui si sale a svolte. Oltrepassati i ruderi di Nova superiore, si attraversano alcuni terrazzamenti abbandonati, fino a raggiungere la spalla montuosa dove è arroccato in splendida posizione il villaggio di Faretta (1129 m). Si consiglia assolutamente di fermarsi per osservare alcune abitazione risalenti al XVII sec. e la bella chiesetta, da dove si può godere di un bel panorama sulla valle. Dalla palina segnavia si continua a seguire il segnavia del sent. 4, proseguendo lungo la stradina asfalta, verso il ponte sul torrente Pacoulla. Con due brevi deviazioni, si può ammirare l'antico forno e il mulino nella parte alta della frazione, recentemente restaurati.
VARIANTE: dal mulino si prosegue in piano seguendo un sentiero recentemente ripristinato, a lato del vecchio Ru Faretta, utilizzato un tempo per alimentare il mulino. Arrivati a un bivio si abbandona la mulattiera che continua a salire e proseguendo in piano in breve si arriva al torrente Pacoulla. Il torrente formato dalle acque del lago Balma e del lago Vargno, è un torrente alpino dal fascino selvaggio, recentemente è utilizzato anche per attività acquatica come il canyoning in quanto considerato uno tra i più suggestivi dei torrenti valdostani. Per il ritorno tornati al bivio si può scendere a sinistra ritornando in pochi minuti sulla strada asfaltata (sentiero 1C).
Seguendo la strada asfaltata subito dopo aver attraversato il ponte si riprende a seguire il sentiero a sinistra indicato da una palina segnavia (sent. 4). Attraversato un torrentello su un ponte in legno si prosegue fino a raggiungere un bivio su una pista forestale. Si continua sulla sterrata a sinistra in leggera salita fino a raggiungere in breve una bella baita isolata con una fresca fontana. Il sentiero prosegue in piano per un breve tratto arrivando sotto alla cappella dedicata a San Francesco di Sales che si raggiunge seguendo la mulattiera che sale da Fontainemore. Continuando a salire si attraversa il villaggio di Pillaz, fino a raggiungere la strada asfaltata (1246 m), da dove si riprende a seguire le indicazioni sulla palina segnavia per Pra dou Sas (sent. 4). Lasciate le ultime case alle proprie spalle si attraversa un torrente e piegando verso sinistra si sale fino a raggiungere un tornante della strada che sale a Pian Coumarial. Dopo aver seguito per alcuni minuti la strada asfalta in leggera salita, giunti nei pressi del villaggio di Challasc la si abbandona per seguire il sentiero a destra (palina segnavia). Attraversato un torrentello si prosegue all'interno di un bel bosco con un lungo traverso e aggirato un costone sotto alle baite di Verghedo, in breve si raggiunge Thea superiore e poco dopo Thea inferiore (1196 m). Si passa in mezzo alle abitazioni, per poi continuare fra i frassini seguendo la bella mulattiera scalinata fino raggiungere il villaggio di Chuchal, con la sua bella cappella dedicata a San Defendente. Dall'abitato in prossimità di un tornante sulla strada asfalta, si continua a perdere quota seguendo le indicazioni sulla palina segnavia per il Capoluogo e il Centro Visitatori Mont Mars (sent. 4). Tra muretti a secco, castagni e noccioli si passa accanto ad alcune baite abbandonate, raggiungendo in breve la prima casa di Bercé. Attraversata una stradina asfaltata si continua a seguire la mulattiera fino a un bivio, si svolta a destra e seguendo il sentiero in breve si arriva al Parco Avventura di Fontainemore. Dopo aver attraversato l'area attrezzata, si oltrepassata il torrente su un ponte, per poi scendere raggiungendo l'abitato di Fontainemore. 
Malati di Montagna: Silvio, Pg, Danilo e l'homo selvadego

La chiesa di Sant'Antonio a Fontainemore
La chiesa fu edificata nel 1494 ed è raggiungibile a piedi attraversando l'ardito ponte.


Il ponte medievale, con un'arcata di ben 22 m, fu costruito intorno al 1200,


Fontana dedicata al reverendo Joseph Creux, 
originario di Fontainemore.


Al suono delle campane della cappella dedicata a San Francesco di Sales, ogni 5 anni gli abitanti della Valle del Lys attraversano le montagne per giungere ad Oropa al cospetto della Madonna Nera, creando un momento di forte coesione tra le due vallate. Quello di Fontainemore è un pellegrinaggio particolare: è un gesto che ha origine nella notte dei tempi, nel cuore degli uomini, che trova le sue radici in un sentimento antico. Storie di vita, di fatiche, di speranze, di fede, si intrecciano per un notte verso la stessa meta in una partecipazione corale. La processione non è un trekking notturno, è espressione di fede di un’intera comunità, che per tre giorni interrompe il ritmo della quotidianità, con modalità immutate da oltre 400 anni.



la segnaletica del "Tours des villages"
è sempre ben presente


mulattiera per Borney


panorama da Borney


Gouffre de Guillemore
Un profondissimo orrido scavato nella roccia dal torrente Lys, dove precipita con un suggestivo salto. Si tratta di un ambiente estremamente suggestivo, già citato nelle guide turistiche destinate ai viaggiatori inglesi dell’Ottocento.


l nome dell'orrido di Fontainemore, Guillemore, sembra sia dovuto alla morte di Guillaume proprietario insieme alla moglie di un albergo che sorgeva nelle vicinanze dell'orrido. Quest'uomo, grande come un gigante e cattivo come un demonio, si dice che depredasse i passanti per poi ucciderli gettandoli nell'orrido. Ma una sera, cinque uomini coraggiosi e armati, si introdussero nell'albergo con lo scopo di uccidere Guillaume e rendere il passaggio più sicuro. Sembra però, che Guillaume preferì gettarsi nel burrone piuttosto di venire giustiziato da quei mortali. Per i viandanti e gli abitanti dei paesi vicini fu un gran sollievo la scomparsa del malvagio. L'anima del cattivo si dice però che restò per anni a lamentarsi in fondo al burrone, e ogni tanto saliva fino alla chiesa a spaventare la gente. Lo spirito, chiamato infine "Der Bramm", fu fatto sparire per sempre dopo diversi giorni di preghiera degli abitanti del paese.


Villaggio di Farettaz
Rappresenta un tipico esempio di insediamento permanente rurale valdostano di “moyenne montagne”, con le caratteristiche strutture necessarie al sostentamento e alla vita della comunità, quali: il forno per la cottura del pane, il lavatoio, la cappella, la scuola e il mulino.




Il forno di Farettaz, collocato all’interno del villaggio, è un manufatto in pietra con l’orditura del tetto in legno e la copertura in lose. Esso è dotato di una bocca a forma triangolare nella quale venivano inseriti i pani impastati precedentemente nell’adiacente locale denominato “ pastino”. Recentemente è stato oggetto di un moderno restauro e ancora oggi, ogni anno, nel mese di settembre, il forno torna a funzionare in occasione della tradizionale festa “Ou Pon da Farotta”. Dopo la cottura del pane è distribuita la tradizionale merenda definita “sinoira” nel cuore della frazione.


Il mulino di Farettaz è localizzato in una zona vicina all’abitato, leggermente più a monte e nelle vicinanze del torrente Pacoulla, da cui attingeva l’acqua deviata da un apposito canale (Ru). Si tratta di un edificio rustico di piccole dimensioni a due piani, in muratura risalente al XV secolo: al piano inferiore si trova il locale di deposito per il grano, mentre nel vano superiore sono collocati la macina e i meccanismi originali che consentivano di macinare i cereali.


Variante sul Ru Farettaz
Si sviluppa per una lunghezza di circa 850 metri ed è alimentato dal torrente Pacoulla. Dai dati storici risulta avesse una portata di circa cento litri d’acqua e che irrigasse circa quindici ettari di terreno coltivabile.
I rus sono canali di irrigazione costruiti in Valle d’Aosta per rendere possibile la coltura e sono stati quasi tutti realizzati tra il XIII e il XVI secolo. La loro costruzione era un piccolo capolavoro di ingegneria idraulica: la pendenza non doveva mai essere troppo elevata, per impedire che l'acqua potesse erodere gli argini, e spesso venivano utilizzati per fornire energia idraulica a mulini e macine.


Villaggio di Pillaz
Cappella del 1687 dedicata a San Francesco di Sales



Chuchal
Cappella dedicata a San Defendente, costruita nel 1683
Secondo la tradizione, una delle campane di Chuchal, quella su cui stanno scritte le parole “Maria salva terram”, fuga il temporale e deve essere suonata in caso di tempesta o grandine.


traccia e dettagli gpx


sabato 25 febbraio 2017

Al lago Panelatte, festeggiando i 75 anni di Pg

La montagna non è solo neve e dirupi, creste, torrenti, laghi, pascoli. 
La montagna è un modo di vivere la vita. 
Un passo davanti all’altro, silenzio, tempo e misura. 
Ma è soprattutto un luogo d'amicizia e di legami veri.





La Valle Vigezzo non possiede invasi idroelettrici, ma 27 laghetti naturali dai nomi dolci. Il più grande di essi è il lago di circo glaciale di Panelatte, il sentiero che lo raggiunge da Arvogno è una delle più belle mulattiere della valle.

Si percorre l'autostrada A26 fino a Gravellona Toce, per poi proseguire sulla SS33 del Sempione. All'uscita di Masera si risale la Val Vigezzo seguendo la SS337 per circa 12 km. Arrivati a Santa Maria Maggiore si seguono a sinistra le indicazioni per Toceno e in seguito per la località Arvogno che si raggiunge dopo alcuni chilometri. L'auto la si può lasciare nel comodo parcheggio davanti al rifugio "Arvogno da Pio", prima del divieto di transito (1242 m).
Seguendo le indicazioni sulla palina segnavia per il Passo di Fontanalba (M21), si segue la strada asfalta in leggera discesa per alcuni minuti, raggiungendo il ponte sul torrente Melezzo Orientale. Subito dopo aver attraversato il ponte si abbandona la strada e si segue la mulattiera a destra che inizia a salire fino a incrociare nuovamente la strada. Tralasciato il sentiero a destra per la Piana di Vigezzo (M23), si segue in piano la strada divenuta sterrata, arrivando poco dopo a un ulteriore ponte che sovrasta il torrente Verzasco. Dalla sponda opposta si riprende a seguire la mulattiera, arrivando poco dopo alle baite dell’alpe Verzasco (1393 m). Oltrepassata la palina segnavia si perde leggermente quota, per poi riprendere a salire con regolarità in un bel bosco. Superati alcuni canaloni valanghivi, prestare attenzione dopo abbondanti nevicate, si raggiunge la fontana dell’alpeggio di Villasco (1644 m). Seguendo le indicazioni per il Lago Panelatte (GTA - M25) e il Passo di Fontanalba (M21), si sale verso destra a monte dell'alpeggio e attraversando un bosco di abeti e larici, si giunge sul pianoro dell'alpe I Motti (1844 m). Lasciate alle spalle le grandi stalle che caratterizzano l'alpeggio, si prosegue sulla bella mulattiera realizzata con grosse lastre in pietra locale, durante l'ascesa sulla sinistra si può ammirare la "Scheggia", la cima più alta tra la Val Vigezzo e la Valle dell'Isorno e sulla destra il Pizzo Ruggia. Dopo aver attraversato alcuni torrentelli si arriva alla Cappella di San Pantaleone (1992 m), a poca distanza dal Passo di Fontanalba. La cappella in caso di maltempo, può diventare un buon ricovero di emergenza. Si piega verso sinistra seguendo le indicazioni sulla palina segnavia e i segni di vernice bianco/rossi e dopo aver risalito dolcemente alcuni dossi, si arriva nella conca dove è adagiato il Lago di Panelatte (2062 m), sotto alle pendici del Pizzo del Corno. Il ritorno avviene lungo il medesimo percorso dell'andata, non prima però d'aver effettuato una breve deviazione verso il vicino Passo di Fontanalba (2024 m).
Malati di montagna: Pg e l'homo selvadego

la Scheggia


Pizzo Ruggia dall'alpe i Motti


Cappella di San Pantaleone (1992 m)
situata poco prima del Passo di Fontanalba



Lago Panelatte in veste invernale


sopra al lago



sabato 18 febbraio 2017

In Val Gerola alla Motta di Olano

Forse è una delle escursioni più panoramiche della Val Gerola, in quanto si riesce a dominare sia la bassa valle con il lago, che tutta la media Valtellina. La valle occupa una delle porzioni più occidentali del versante valtellinese delle Alpi (o Prealpi) Orobie, subito a est della Val Lesina. La partenza da Mellarolo permette di poter ammirare sulle facciate di alcune case rurali, alcuni affreschi cinquecenteschi che sebbene siano stati dipinti nella maggior parte dei casi da pittori viandanti, con caratteristiche per lo più popolari, sono molto belli da vedere.

Seguire la statale 36 del Lago di Como e dello Spluga fino a Colico, per poi continuare sulla statale 38 dello Stelvio. Arrivati a Morbegno, alla prima rotonda all'ingresso del paese, si svolta a destra seguendo le indicazioni per la Val Gerola. Dopo aver attraversato il ponte sul torrente Bitto, si continua sull'ex-strada statale 405 della Val Gerola. Dopo alcuni tornanti, superato il paese di Sacco si arriva a Rasura, all'ingresso del paese si devia a destra seguendo le indicazioni per Mellarolo, che si raggiunge in pochi minuti percorrendo una stretta strada (816 m). Lasciata la macchina nel comodo parcheggio all'inizio del paese, si inizia a salire tra le strette viuzze, seguendo gli evidenti segnavia bianco/rossi. Dopo aver costeggiato un paio di fontane, si arriva nella parte alta del paese, da dove si imbocca l'evidente sentiero a mezza costa. Incrociata una stradina, si prosegue sul lato opposto iniziando a percorrere la bella mulattiera selciata. Dopo aver percorso un lungo tratto a mezzacosta in un suggestivo bosco, con una secca curva a sinistra in breve si raggiungere una strada. Sul lato opposto si imbocca a sinistra una stradina in leggera salita arrivando in breve all'alpe Corte, con l'omonimo rifugio e l'annessa cappella, situati poco sopra le case (1250 m). A monte del rifugio si inizia a seguire il sentiero sempre ben tracciato che sale in un fitto bosco, fino a raggiungere una palina segnavia. Tralasciate le indicazioni a sinistra per le Zocche di Olano, si continua a salire diritti fino alle Tagliate di Mezzo (1352 m) e poco dopo deviando sulla destra, alle vicine Tagliate di Sopra (1458 m). Si costeggiano alcune baite sulla sinistra e dopo aver oltrepassato una fontana, si devia verso destra, rientrando nuovamente nel bosco. Raggiunta una radura si svolta a sinistra salendo in direzione di una fontana e poco più in alto verso destra raggiungendo una baita isolata, sul cui angolo si trova l'indicazioni del segnavia 114. Si continua a salire più ripidamente raggiungendo alcune baite diroccate, per poi piegare a sinistra e dopo essere passati a valle di una baita isolata, si arriva in breve in cima alla Motta o Monte di Olano (1702 m). Superbo il panorama verso il Monte Disgrazia e verso valle su Morbegno e Talamona, mentre a nord si vede la Costiera dei Cech. Si consiglia di proseguire con alcuni saliscendi per l'ampia dorsale e dopo aver oltrepassato una palina segnavia, si continua in falsopiano verso sinistra fino a raggiungere le baite isolate della Casera di Olano (1792 m). Il ritorno avviene lungo il medesimo percorso dell'andata.
Tornati a Mellarolo, si consiglia una visita a questo grazioso paese dove si respira ancora un'atmosfera antica e incanta. Come il piccolo sagrato della chiesa dedicata alla Beata Vergine dell’Assunta esistente già ai tempi della visita pastorale del Ninguarda nel 1589. Davanti alla chiesa una targa ricorda i caduti di Mellarolo e del Dosso nella prima guerra mondiale.
Malati di Montagna: Silvio, Danilo e l'homo selvadego

vista stupenda....!!!


sul Monte o Motta di Olano (1702 m)


magic moment...!!!





verso la Casera di Olano (1792 m)


discesa goduriosa....!!!






Rifugio della Corte (1250 m)
Il rifugio è situato presso la località Corte, in Valgerola, nel comune di Cosio Valtellino. Si tratta di un antico riparo alpino con annessa cappella.



fasi di un inverno atipico...
sembra quasi primavera...ma siamo a febbraio...


la poca neve costringe le ciaspole a rimanere sullo zaino...


....poi finalmente andando sempre più in alto...


da Mellarolo


Chiesa di Mellarolo dedicata all'Assunta


dipinto tra le vie del paese


dettagli e traccia gpx

domenica 12 febbraio 2017

Al Santuario della Madonna della Neve in Val Biandino, sull'antica Via del Bitto

La valle di Biandino è una delle principali valli laterali della Valsassina, che inizia da Introbio fino ad incunearsi a nord-est sotto alle pendici del Pizzo Tre Signori. L'assenza di centri abitati e la difficoltà di accesso hanno mantenuto la valle aspra e selvaggia con un ambiente naturale ancora quasi intatto.

Dopo il ponte sull'Adda a Lecco, si seguono le indicazioni a destra per la Valsassina. Con una serie di gallerie si passa sotto alla città, per poi iniziare a risalire la valle fino a raggiungere la rotonda di Ballabio, da dove si continua a destra sulla SP62. Alla prima deviazione per Introbio, si svolta a destra raggiungendo in breve la stazione dei Carabinieri, dove è possibile lasciare l'auto (590 m). Dal parcheggio si segue la strada verso destra e subito dopo aver attraversato il ponte, si svolta a destra in Via Partigiano Mina. Seguendo prima Via all'Acqua e poi a destra Via per Biandino, si arriva dopo pochi minuti all'inizio di Via al Ceppo. Seguendo le indicazioni sentieristiche per il rifugio Buzzoni e il passo di Gandazzo (25), dopo pochi metri si imbocca la mulattiera selciata che inizia a salire ripidamente, portandosi sopra all'abitato. Oltrepassata la graziosa cappella dedicata a S. Umberto Vescovo si arriva a un bivio, tralasciato il sentiero a destra per il rifugio Buzzoni (25) e per il rifugio A. Grassi (27), si prosegue seguendo l'indicazione per la Bocca di Biandino (40) e per la Via Valbona (34). Incrociata la strada, si inizia a salire lungo la stretta valle dove scorre il torrente Troggia, la strada ha il fondo cementato e sterrato, ed è percorribile con i mezzi fino a circa 850 m (secondo ponte), in inverno con la neve sono indispensabili le gomme da neve e le catene. Giunti a un bivio si tralascia la sterrata a destra per la Piazza/Alpe Daggio/Alpe Foppabona (25-19) e oltrepassata la bianca "Baita dei Faggi", si arriva in breve al primo ponte. Abbandonata momentaneamente la strada si riprende a seguire sulla destra il sentiero per Fontana San Carlo/Biandino/Rif. Santa Rita. Poco dopo giunti a un bivio, si tralascia il sentiero per il passo del Camisolo e il rifugio Grassi (34) e seguendo il sentiero per la Val Biandino (40) si scende a sinistra attraversando il torrente su un ponte, per poi riprendere a salire nel bosco. Raggiunta la fonte S. Carlo (1060 m), si tralascia il sentiero a sinistra per l'Alpe Agoredo (52) e si prosegue seguendo la strada in leggera salita verso destra. Poco prima di raggiungere il secondo ponte, detto anche Ponte dei Ladri (1075 m), si abbandona la strada e si segue il sentiero a sinistra per le Baite alla Scala/Bocca di Biandino/Madonna della Neve. Attraversato un torrente su un ponticello, si prosegue quasi in piano fino a raggiunge l'agriturismo "La Baita". Raggiunta un'area di sosta con un tavolo di legno e delle panche, in breve si arriva alle vecchie Baite alla Scala (1379 m). Continuando nel bosco dopo una serie di tornanti si raggiunge un cippo a forma di obelisco con la scritta "55 Rosselli", collocato in posizione panoramica su un salto di roccia. Dopo un tratto protetto con funi d'acciaio al di sopra della Cascata del Troggia, si arriva alla Bocca di Biandino (1493 m). Seguendo in salita per pochi metri la strada si arriva al rifugio Dino Tavecchia e al vicino rifugio Bocca di Biandino, posti come due gendarmi sulla valle. Dal rifugio si inizia a percorrere in falsopiano il vallone, in direzione del campanile della Chiesetta della Madonna della Neve, Lasciando sulla sinistra le Casere di Biandino, si prosegue in leggera salita fino a raggiungere la chiesetta, con accanto l'omonimo rifugio, ricostruito nel dopoguerra in seguito ad un incendio nazifascista (1595 m). Il ritorno avviene lungo il medesimo percorso dell'andata.
Malati di Montagna: Silvio, Lorenzo, Pg, Danilo e l'homo selvadego

la neve tanto attesa finalmente è arrivata...meglio tardi che mai...!!!


Santuario Madonna della Neve Val Biandino 1595 m
Per gli abitanti della Valsassina, ed in particolare quelli di Introbio, la Madonna della neve di Biandino rappresenta uno simboli più importanti legati alla religiosità e alla storia della propria gente. Ancora oggi infatti, questo sentimento risulta molto forte. Il santuario della Madonna della Neve fu costruito in Val Biandino intorno al 1670, in seguito ad una richiesta effettuata dalla famiglia introbiese degli Annovazzi nei confronti della curia di Milano.
L’importanza della Madonna di Biandino, come comunemente viene chiamato il santuario in Valsassina, risale però al 1836, anno in cui una violenta epidemia di colera provocò decine e decine di vittime in tutte le vallate prealpine. I cittadini di Introbio, il 5 agosto di quello stesso anno, si recarono in processione al santuario in val Biandino per chiedere alla Madonna un intervento che potesse scacciare la pestilenza; in cambio dell’aiuto divino fecero voto di ritornare ogni anno in processione al santuario per celebrare la messa. Ancora oggi, dopo 180 anni dal voto, ogni 5 di agosto la processione al santuario della Madonna della Neve raccoglie centinaia di persone che si alzano alle 5.30 del mattino, introbiesi, valsassinesi e turisti, che, si radunano sui verdi prati della Val Biandino per assistere alla celebrazione religiose mantenendo in vita l’antica tradizione. Per poi ritornare in paese, sempre in solenne processione.





la piana della Val Biandino


Il cippo dedicato alla 55a Brigata F.lli Rosselli


verso la Bocca di Biandino 1493 m


l'inverno finalmente è arrivato in Valsassina


durante la discesa appare anche il sole e qualche sprazzo d'azzurro



giochi di luce...




la graziosa cappella dedicata a San Umberto Vescovo