Il mio zaino non è solo carico di materiali e di viveri: dentro ci sono la mia educazione, i miei affetti, i miei ricordi, il mio carattere, la mia solitudine. In montagna non porto il meglio di me stesso: porto me stesso, nel bene e nel male.
Renato Casarotto

Le montagne sono di tutti, ma non sono per tutti: sono per chi le ama e le rispetta, per chi vuole viverle e conoscerle, per chi non prevarica con il proprio io la loro esistenza e armonia.
Mario Rigoni Stern

domenica 4 marzo 2018

Da Campertogno all'alpe Cangello

A circa 23 chilometri da Varallo, sulla statale per Alagna, si trova Campertogno, da cui parte uno dei sentieri dell'arte della Valsesia, che si snoda sulla sponda destra del fiume Sesia, portandoci sul pianoro di origine glaciale dell'Argnaccia, alla scoperta dei segni della religiosità e dell'arte ovunque presenti, dal ponte in pietra alla partenza, fino alla meta l'oratorio di San. Bernardo di Cangello.

L'escursione non presenta nessuna difficoltà e si può effettuare tutto l'anno. Si svolge su mulattiere lastricate e sentieri, tra boschi incantati e suggestivi alpeggi, dove le baite sono state perfettamente restaurate. A seconda dell'innevamento nella prima parte le ciaspole potrebbero non essere indispensabili, utili nella seconda parte fino a Cangello, dove la traccia potrebbe non essere stata battuta.

Da Varallo Sesia si prosegue lungo la SP 299 fino ad arrivare a Campertogno. L'auto la si può lasciare nel primo parcheggio sulla sinistra, poco prima della chiesa parrocchiale dedicata a San Giacomo Maggiore. Si prosegue verso il centro del paese e subito dopo aver oltrepassato un’ulteriore piccolo parcheggio, si svolta a sinistra, attraversando il fiume Sesia su un ponte in pietra, oltre il quale si arriva alla prime case della frazione Tetti. Dopo pochi metri nei pressi di una bacheca, sulla quale viene descritto in gran parte l'itinerario che si sta per compiere, si svolta a sinistra iniziando a seguire il sentiero 78 verso la Punta Sivella. Si sale tra le case e poco dopo aver oltrepassato una fontana, si arriva davanti alla bella facciata affrescata dell'Oratorio di San Marco (815 m). Si segue la strada asfalta verso sinistra salendo leggermente fino a raggiungere la prima delle quindici cappellette che descrivono episodi della vita della Madonna, costruite e affrescate dal 1450 al 1939. Dalla palina segnavia si seguono le indicazioni per Argnaccia/A. Vasnera/Punta Sivella (sent. 78). Si inizia a salire tra due muretti a secco e attraversato su un ponte il torrente che scende dal Sasso Bruciato, in breve si raggiunge l'Oratorio della Madonna degli Angeli (910 m), posizionato su un dosso con bella vista sul sottostante abitato di Campertogno. La mulattiera riprende a salire ripidamente raggiungendo le belle baite dell'alpe Selletto (970 m), tra le quali si trova la "cà dal nudé ″ (casa del notaio), dove è ancora visibile un affresco del 500. Oltrepassata un'ulteriore cappella posta su un poggio roccioso, si percorre un tratto in falsopiano fino a raggiungere un bivio. Tralasciate a destra le indicazioni per la Valle Artogna (sent. 72), si continua a salire più ripidamente e guadato il torrente si riprendere a seguire la mulattiera. Dopo aver costeggiato sulla sinistra un piccola grotta naturale, con all'interno un statuetta della Madonna, si continua a guadagnare quota con un serie di lunghi tornanti, all'interno di un bel bosco di faggi. Oltrepassate le ultime cappelle si arriva al Santuario della Madonna del Callone (1092 m), eretto nel 1512 su un dirupo a dominare tutta la vallata (fontana). Si sale a lato dell'edificio entrando nella suggestiva faggeta e in pochi minuti si raggiunge la cappella dell'alpe Argnaccia, con accanto un piccolo laghetto ghiacciato (1183 m). Dalla palina si seguono le indicazioni per Cangello/A. Vasnera (sent. 78), proseguendo verso un grande faggio isolato. In leggera pendenza tra il rado bosco si raggiungono le baite dell'alpe Cuna (1260 m), dove in corrispondenza di un grosso masso il sentiero si divide. Tralasciato il segnavia 78b per il Becco della Guardia, si prosegue a destra verso  l'A. Vasnera/Punta Sivella (sent. 78). Se si ha la fortuna di trovare la traccia gia battuta si sale senza particolari problemi fino al Cangello (1364 m), altrimenti basta seguire i cartelli nella la neve fino all’antica chiesetta dedicata a San Berbardo del 1500. Per il ritorno si consiglia un breve giro ad anello, dall'alpe Cangello si ripercorre un tratto del percorso fatto in precedenza, per poi continuare a scendere verso sinistra entrando nel bosco. Arrivati alla cappella dell'alpe Giavine, si continua a scendere fino a raggiungere le sottostanti baite. Con un traverso verso destra in pochi minuti si fa ritorno alla piana dell'Argnaccia. Prima di ridiscendere a Campertogno, si può agevolmente raggiungere la croce collocata sopra al nucleo di baite a sinistra rispetto alla cappella della Madonna del laghetto, splendido il colpo d'occhio sulla sottostante Val Grande.
Al ritorno una sosta al "Caseificio Alta Valsesia" di Piode non può assolutamente mancare.
Malati di Montagna: Gemma, Simonetta, Danilo, Lorenzo, Silvio, Renzo, Pg e il selvadego

Don Luigi Ravelli nella sua "Guida della Valsesia e Monte Rosa" nel 1924 descriveva Campertogno come "un paese di una qual importanza e certamente il più pittoresco della Val Grande". 



Oratorio di S. Marco


Oratorio della Madonna degli Angeli 910 m


alpe Selletto 970 m




Santuario della Madonna del Callone 1092 m




pianoro dell'alpe Argnaccia 1183 m


Cangello 1364 m
Oratorio di San Bernardo




croce pianoro dell'alpe Argnaccia



dettagli e traccia gpx 

sabato 24 febbraio 2018

L'anello del Dosso Cigolino

Un anello pregevole dal punto di vista del percorso e della panoramicità, che si svolge sul versante delle Alpi Lepontine ad ovest di Chiavenna e che ha come punto di partenza ed arrivo Mese. L'escursione si svolge su antiche mulattiere e su buoni sentieri, passando tra bellissimi borghi, come Cigolino o Solerolo, in quest'ultimo si può osservare una splendida baita. Durante la discesa si percorre per un lungo tratto un sentiero di importanza storica, la strada della Forcola, che venne chiamata dal 1680 al 1683 anche Strada Imperiale, un’antica via di comunicazione fra Valle di San Giacomo (o Valle Spluga) e Mesolcina.

Si segue la strada statale 36 del Lago di Como e dello Spluga fino a Colico, per poi continuare in direzione di Chiavenna. Qualche chilometro prima d’arrivare a Chiavenna, si svolta a sinistra in direzione di Mese, alla prima rotonda si svolta a sinistra e subito dopo a destra in Via Cappella Grande, arrivando in breve al parcheggio sulla destra, dietro alla chiesa di S. Vittore (274 m). Si costeggia il muro perimetrale della centrale elettrica, seguendo sempre Via Cappella Grande, per poi seguire a destra in leggera salita Via Madonna delle Grazie, fino all’inizio del sentiero. Abbandonata la strada da cui poi si farà ritorno, si inizia a seguire il sentiero D3, in direzione di S. Antonio e Cigolino. Si guadagna quota costeggiando le cappelle della Via Crucis, arrivando in pochi minuti a un bivio, dove si tralascia il sentiero a destra per Posabèla e si continua a seguire la mulattiera fino a raggiungere la chiesetta di Santa Maria delle Grazie. Dal sagrato seguendo alcune piccole frecce gialle, si riprende a salire verso destra uscendo dall'abitato. Dopo aver oltrepassato una proprietà con un cancello, sul quale viene indicato che si sta percorrendo il sentiero per Ca' Brusada/S. Antonio e l'invito a richiuderlo, in breve si raggiunge una stradina asfaltata. La si segue per un breve tratto verso destra e in prossimità di una curva si riprende il sentiero a destra. Dopo aver costeggiato il giardino di un'abitazione, si continua a salire sempre verso nord, in un bel bosco di castagni, fino a raggiungere i prati che annunciano l'arrivo a Posabèla. A monte delle baite, in prossimità di una cappella si riprende a salire fra muretti a secco verso nord-ovest. Accompagnati solo dal fruscio delle foglie secche di castagno, dopo l'ennesima cappella, si esce dal bosco arrivando sotto alla bianca chiesetta di S. Antonio in località Albareda (833 m). Seguendo i segnavia, si risale il paese verso destra  tra le strette viuzze, dove si possono notare le baite perfettamente ristrutturate. Dopo aver oltrepassato un castagno secolare, ormai ridotto alla sola parte inferiore del tronco e una fontana, si arriva a monte delle ultime baite, da dove si riprende a seguire la mulattiera. Dopo aver girato attorno a una cappella edificata su un roccione, si passa sotto a un piano inclinato della centrale idroelettrica e in breve si arriva a un bivio. Si svolta a sinistra seguendo un'evidente freccia rossa e in breve si raggiungono i prati di Cigolino (1045 m), il panorama è davvero notevole anche se però la presenza di alcuni ripetitori rovina la suggestione del luogo. Dopo un tratto esposto protetto da una fune, si raggiunge una palina segnavia. Tralasciato il sentiero a destra per Sommarovina, si sale seguendo le indicazioni per Menarola/Fraz. Voga. Arrivati a un bivio sulla strada asfalta, si segue per un breve tratto la strada verso destra, per poi seguire il sentiero a sinistra che sale nel bosco. Arrivati su una strada sterrata, la si segue verso sinistra arrivando poco dopo nei pressi di una bacheca. con accanto una fontana. Da una rudimentale palina segnavia, si inizia a seguire in leggera salita una stradina cementata verso le baite di Premurel. Percorsi pochi metri, si consiglia una breve deviazione a sinistra verso lo splendido terrazzo panoramico di Prato Morello, dove sorge una cappelletta, la “nösa capeleta”, come recita la targa posta dal gruppo degli alpini di Mese (1165 m). La strada con un paio di tornanti conduce a Premurel, raggiunta l'ultima baita sulla sinistra, si tralascia la traccia a destra e si segue il sentiero che costeggiando la baita, prosegue con un lungo mezza costa verso le contrade di Menarola. Oltrepassata una sorgente, il sentiero continua a salire ancora per qualche minuto e dopo aver tralasciata a destra la deviazione per Calones, si inizia a scendere ripidamente. Entranti in un bel bosco, si continua a perdere quota e attraversati un paio di piccoli torrentelli, in breve si arriva a incrociare la strada asfalta che da Voga sale a Dardano verso la Valle della Forcola. Seguendo le indicazioni per Voga, si arriva in breve alle baite di Solerolo (1190 m), dove si consiglia di fermarsi per qualche minuto. Abbandonata la strada si inizia a seguire la mulattiera a sinistra, che interseca in vari punti la strada asfaltata. Dopo il nucleo di baite di Chiosi, si attraversata la strada e seguendo il sentiero e la strada asfaltata si arriva a Voga (1057 m). Dalla graziosa cappella al centro del paese, con accanto il lavatoio, si piega verso sinistra fino a raggiungere la strada asfalta. La si segue per pochi minuti e raggiunta una cappella, si imbocca a destra l'antica strada della Forcola. Dalla chiesa della Visitazione al Foppo, si continua a scendere lungo la scalinata in pietra e poco prima di raggiungere alcune baite si devia a destra, riprendendo a seguire la mulattiera. Senza particolari problemi si continua a scendere, incrociando alcune volte la strada asfalta. Fare attenzione solamente in un tratto, dove dopo aver oltrepassato alcune baite diroccate, si percorre per alcune decine di metri la strada asfaltata verso sinistra e poco prima di un tornante, si riprende la mulattiera a sinistra all'inizio poco evidente e priva di indicazioni. Arrivati sulla strada asfalta, la si segue per un breve tratto fino a una casa, per poi proseguire sul sentiero a sinistra fino a raggiungere il ponte sul torrente Rusée. Attraversa il ponte si continua a scendere verso sinistra raggiungendo in pochi minuti le prime abitazioni di Mese. Seguendo dapprima Via Motto e poi Via Madonna delle Grazie, si ritorna all'inizio del sentiero. Da qui si ripercorre il medesimo tragitto fino  al parcheggio presso la chiesa.
Malati di Montagna: Lorenzo, Pg, Danilo e il selvadego

oggi contrariamente a ogni previsione...
Piana di Chiavenna


Pizzo Galleggione


a destra il Pizzo di Prata o Pizzasc', per la sua fama sinistra e l'aspetto selvaggio, 
a guardia della Val Schiesone. 


l'inizio è una bella mulattiera acciottolata che segue la Via Crucis...


...al termine della mulattiera si arriva a Peverello, dove ci attende un pezzo di storia legato alla famiglia dei Peverelli o De Peverellis. Il centro della sua potenza era il castello o la dimora fortificata Piperellum, edificato forse nel secolo XII (1190), e distrutto dai Grigioni nel 1500. Rimangono ora solo alcuni segni in questa contrada, fra i quali il più importante è l'arco con uno stemma nobiliare. Al castello era annessa anche una chiesa, che poi venne ampliata nel secolo XVII e rifatta nel secolo successivo. La chiesa è dedicata alla Madonna delle Grazie.



Posabèla
Il toponimo allude chiaramente alla "pòsa", cioè alla sosta ristoratrice nella quale si depone il carico che si porta ai monti e si tira il fiato. L'aggettivo "bèla", invece, si riferisce all'ottimo colpo d'occhio del quale si gode da questi prati.  


segni di devozione lungo la via di salita


chiesetta di S. Antonio in località Albareda




l'acqua è presente per tutto l'anello


verso il Dosso Cigolino


Prato Morello a 1165 metri, con la cappelletta, la “nösa capeleta”, 
come recita la targa posta dal gruppo degli alpini di Mese


Solerolo


Voga


Chiesa della Visitazione al Foppo (784 m)
edificata nel 1607, ristrutturata nel 1637, 1718, 1770, 1890, 
parrocchia istituita nel 1886


antico metodo di misura metro/braccio



domenica 18 febbraio 2018

Dallo Zucco della Rocca alla Cascata del Cenghen

Si fanno a volte escursioni in luoghi lontani e ci sono luoghi vicini che possono stupire per la bellezza e per le emozioni che possono dare. È il caso della Grigna, in special modo nella Val Monastero, dove viene custodito un piccolo gioiello incastonato nelle rocce, la cascata del Cenghen. Si cammina su comodi sentieri e mulattiere, anche se purtroppo la segnaletica risulta in alcuni casi carente, fare attenzione al tratto di sentiero che scende da Colonghei al termine della strada sterrata, è molto ripido e su terreno accidentato, da non intraprendere in caso di pioggia.

Si segue la strada statale 36 del Lago di Como e dello Spluga fino all'uscita di Varenna/Mandello/Abbadia L. Arrivati alla prima rotonda di Mandello del Lario, si svolta a destra verso il centro del paese seguendo le indicazioni per Maggiana. Arrivati nel centro di Maggiana, si lascia l’auto nel comodo parcheggio in Via Sant’Antonio (345 m). Si attraversa il caratteristico borgo e seguendo le indicazioni del “Sentiero del Viandante” si arriva in breve alla Contrada Castello, con la torre medioevale detta del “Barbarossa”. Usciti dal paese si sale tra orti e frutteti e tralasciata a sinistra l’indicazione per il sentiero del viandante, si prosegue arrivando in breve al Masso, da dove si imbocca la mulattiera acciottola contrassegnata con il segnavia 12, che si inoltra in un bosco ceduo. Raggiunta la Cascina Garde (470 m) si svolta a sinistra seguendo su di un masso la scritta CAI. Incrociato il sentiero che sale da Rongio, si continua verso destra seguendo le indicazioni sulla palina segnavia verso Colonghei/P. Resinelli/Rif. Rosalba. Si sale costantemente per i boscosi pedi di Pendegia e dell’Al Bic, fino ad arriva alla Costa della Rocca. Dalla palina segnavia si abbandona momentaneamente il sentiero e seguendo le indicazioni si prosegue verso lo Zucca della Rocca (12a), modesta elevazione che si stacca dal versante sud occidentale dello Zucco Portorella. Dopo aver perso quota, si raggiunge una sella dove si trova una cisterna d’origine romana, ancora un piccolo sforzo e si arriva in cima, con bella vista panoramica sul lago e sulla Grignetta. (855 m). Si riprende a proseguire nel bosco con pendenza regolare, oltrepassato un ghiaione che scende dallo Zucco Portorella, si perde leggermente quota, per poi continuare in falsopiano traversando alcuni costoloni erbosi. Dopo un rigagnolo in breve si arriva a un incrocio, tralasciato il sentiero 5 che scende a destra verso Crebbio/Abbadia, con un ultimo strappo si arriva alle case dei Colonghei (964 m). Si tralascia il sentiero 12 che sale a sinistra verso il rifugio Rosalba e il sentiero 5 a destra, si continua a scendere raggiungendo un gruppo di case, prima delle quali si imbocca a destra la pista agro-silvo pastorale indicata da un divieto d'acceso ai mezzi non autorizzati. Si inizia a scendere seguendo i bolli rossi e dopo aver tralasciato a destra un'ulteriore strada sterrata, si continua a scendere seguendo i bolli rossi fino al termine della strada in prossimità di un'abitazione. Da qui in poi si prosegue seguendo un sentiero ripido e su terreno accidentato (prestare attenzione ai bolli rossi). Incrociata poi una traccia proveniente da sinistra, il sentiero si allarga e la pendenza diminuisce. Arrivati su una strada sterrata la si segue verso sinistra, arrivando poco dopo sopra a una casa. Si percorre ancora per pochi metri la strada per poi abbandonarla seguendo a sinistra un'ulteriore stradina che raggiunge la casa menzionata prima. Si continua a seguire la sterrata in discesa fino al termine di un tratto ripido su fondo in cemento. Tralasciata a destra la deviazione da cui poi faremo ritorno si prosegue incontrando dopo pochi minuti i primi cartelli che indicano la cascata. Seguendo ora il sentiero si sale fino a raggiungere la cascata del Cenghen o Cascata di Val Monastero, un luogo da godersi in silenzio, seduti su una delle grosse pietre che la circondano. Si ripercorre il medesimo itinerario, per poi continuare seguendo la stradina sterrata (Alta Via delle Grigne - 5A). A un primo bivio si scende verso destra, per poi continuare in falsopiano fino a raggiungere il successivo bivio, dal quale si scende verso destra, arrivando in breve al caratteristico borgo di Calech (430 m). Si prosegue sulla comoda stradina sterrata in piano, alternando alcuni saliscendi. Tralasciato il sentiero a destra (5B) e poco dopo il medesimo sentiero a sinistra per Linzanico/Abbadia Lariana, si continua a mezzacosta fino a raggiungere le prime case di Crebbio. Si attraversa il paese scendendo verso sinistra in Via per Poino, per poi proseguire diritti seguendo Via per Zana fino al suo termine. Si imbocca ora l'evidente sentiero a sinistra in leggera discesa, per poi proseguire a mezza costa fino a Maggiana. Il sentiero termina in Via Sant'Antonio a poca distanza dal parcheggio da dove si è partiti.
Malati di Montagna: Gemma, Simonetta, Lorenzo, Danilo, Pg e il Selvadego

si parte dalla Contrada Castello denominata Maggiana



La Torre di Maggiana detta del “Barbarossa”, una delle meglio conservate nel territorio lecchese, è situata in suggestiva posizione nel centro abitato di Maggiana, nel territorio del Comune di Mandello del Lario. Con la sua mole quadrata svetta in posizione dominante verso il lago, a controllo della Strada Ducale della Riviera e in rapporto con il sistema di fortificazione della costa orientale del Lago di Como.


si segue all'inizio il bellissimo e suggestivo "Sentiero del Viandante"


lunghi tratti nel silenzioso bosco...


tra splendide fioriture di bucaneve...


fegatella hepatica...


elleboro o rosa di natale


cisterna nei pressi dello Zucco della Rocca


Grignetta dalla cima dello Zucco della Rocca


Colonghei


il rifugio Rosalba tra i torrioni della Grignetta


La Cascata Cenghen (o Cascata di Val Monastero) si trova nel territorio di Abbadia Lariana, ad un'altitudine di circa 600 metri sul livello del mare. Questa cascata è attraversata dalle acque del torrente Zerbo e, con un salto di circa 50 metri, è l'unica di un certo rilievo in tutto il gruppo delle Grigne.





borgo di Calech