Il mio zaino non è solo carico di materiali e di viveri: dentro ci sono la mia educazione, i miei affetti, i miei ricordi, il mio carattere, la mia solitudine. In montagna non porto il meglio di me stesso: porto me stesso, nel bene e nel male.
Renato Casarotto

Le montagne sono di tutti, ma non sono per tutti: sono per chi le ama e le rispetta, per chi vuole viverle e conoscerle, per chi non prevarica con il proprio io la loro esistenza e armonia.
Mario Rigoni Stern

domenica 16 aprile 2017

Nell'uovo due splendide sorprese....monte Cucco e monte Becco

Escursione ad anello varia e dal panorama vastissimo, si percorre per un lungo tratto il crinale a cavallo tra la conca di Oropa e la Valle del Cervo. Il Monte Cucco è un'elevazione tondeggiante coperta da pascoli, che chiude verso E la conca di Oropa. Sulla cima si trova una piccola statua della Madonna di Oropa. La salita a questa cima è molto frequentata, ed è percorribile in tutte le stagioni. La salita dal Cimone al Monte Becco richiede un minimo d'attenzione nel risalire un tratto tra grossi massi.

Dall'autostrada A4 Milano/Torino si esce al casello di Carisio, per poi seguire le indicazioni per Biella e successivamente per il Santuario di Oropa. Una volta raggiunto il complesso del Santuario d'Oropa, si prosegue raggiungendo l'ampio parcheggio sterrato sul lato NE della Basilica superiore.
Dal parcheggio ci si dirige verso sinistra e oltrepassato il ponte sul rio Oropa si inizia a seguire il segnavia D15 (Giro del Cucco - Passeggiata dei preti). La stradina attraversa in falsopiano il Parco delle Rimembranze in una bella faggeta, dove lapidi e scritte ricordano i caduti della grande guerra. Attraversato il parco si raggiunge una piazzola, da dove si ha una straordinaria visuale sul complesso del santuario. Da qui si imbocca sulla sinistra il “tracciolino”, abbozzo della strada che negli intenti doveva costituire il proseguimento della Panoramica Zegna. Con un lungo traverso seguendo le pieghe della montagna si attraversa un fitto bosco di conifere e dopo aver tralasciato a sinistra il sentiero D19a per Pian del Lotto, poco dopo si esce dal bosco raggiungendo le baite della Cascina Capitania (1180 m). Oltrepassato l'alpeggio si prosegue fino a raggiungere la palina segnavia nei pressi della Cascina Cucco. Abbandonato il "tracciolino" che prosegue verso il Santuario di San Giovanni,  si segue il segnavia D5 (Giro del Cucco). Il sentiero sale  per un breve tratto verso destra, per poi iniziare a salire ripidamente il crinale che separa Oropa dalla Valle Cervo. Dopo aver lasciato sulla destra la Cascina Alpone sup., si percorre un tratto di sentiero poco evidente ma comunque intuibile e superati due pali segnavia, si raggiunge dapprima la statua della Madonna Nera e poco più in alto la cima del M. Cucco (1515 m).
Dalla cima si continua seguendo la dorsale erbosa verso nord perdendo leggermente quota, per poi riprendere a salire fino alle rocce rotte del M. Cimone (1702 m). Seguendo i segnavia e con un minimo d'attenzione si inizia a risalire la cresta rocciosa fino a raggiungere la cima del M. Becco (1739 m - EE). Dopo un lungo tratto seguendo la dorsale fra pietroni e rododendri, si inizia a scendere in maniera più decisa sul versante di Oropa su terreno cosparso di arbusti, fino a raggiungere la cappella nei pressi del colle della Colma (1620 m). Seguendo il sentiero D17 (GTA) si inizia a scendere percorrendo un breve traverso e dopo aver oltrepassata una pietraia, si entra in un bel bosco di abeti. Arrivati a un primo bivio si tralascia il sentiero a destra D17b per l'alpe Orsuccio e alla seguente diramazione il D17a per la galleria di Rosazza. Oltrepassate le baite diroccate di Cascine Orone (1480 m), si continua a scendere arrivando in pochi minuti nei pressi del ponte sul rio Orone, dove si incrocia la strada asfalta che sale verso la galleria di Rosazza. Si inizia a scende seguendo la strada fino alla Cappellla di Sant’Eusebio, dove si abbandona la strada per seguire sulla sinistra una stradina sterrata, che riporta in breve sul sentiero percorso all'andata (da informazioni raccolte, dal ponte sul rio Orone esiste un sentiero che inizia dopo circa 50 metri risalendo la strada asfaltata per la galleria di Rosazza e che scende fino al Santuario).
Malato di Montagna: homo selvadego

Panorama sul Santuario


Panorama verso la pianura


Monte Cucco


la cresta che sale al Cimone e al Monte Becco


il Mucrone salendo al M. Becco


ultimo tratto prima della cima


dal M. Becco



Colle della Colma 1620 m
Un tempo, prima della costruzione della carrozzabile e della galleria, questo valico era molto frequentatto, essendo la via più breve tra i santuari di Oropa e quello si S, Giovanni d'Andorno.


dettagli e traccia gpx

domenica 9 aprile 2017

Nel silenzio della Riserva Naturale Integrale della Valsolda


La storia dell’area protetta risale ai primi del ‘900, con l’istituzione della Foresta Demaniale dello Stato attraverso acquisizioni di terreni privati e il successivo passaggio, negli anni ’70, a Regione Lombardia. Nel 2004, in virtù della Direttiva Uccelli, la Foresta viene dichiarata Zona di Protezione Speciale con il codice identificativo IT2020303, divenendo parte integrante di Rete Natura 2000, l’importante rete europea per la protezione degli habitat e la salvaguardia della biodiversità. Nel 2007, nel medesimo territorio della ZPS e della Foresta Regionale, viene poi istituita la Riserva Naturale Valsolda. Attualmente, quindi, l’intera area protetta garantisce una triplice tutela ambientale, essendo Riserva Naturale, ZPS e Foresta Regionale


Dall'autostrada A9 (Milano/Chiasso) si esce a Como nord (ultima uscita prima del confine), per poi costeggiare il lago di Como fino a Menaggio. Si prosegue seguendo le indicazioni per Porlezza e dopo aver superato lo splendido centro rivierasco, si costeggia il Ceresio attraversando i vari paesini, fino a raggiungere la deviazione a destra per Dasio. Raggiunto il paese si parcheggia l'auto sotto alla chiesa parrocchiale di San Bernardino (590 m).
Dal parcheggio si sale percorrendo le strette viuzze di Dasio fino a un bivio. Tralasciato il sentiero 5 per l'Alpe Mapel, si svolta a destra seguendo il sentiero 3 sbarrato per Ranco/Alpe Serte/Sentiero delle 4 Valli. Si scende verso il torrente Soldo che si attraversa su un bel ponte in legno, per poi piegare subito a sinistra seguendo le indicazioni sulla palina segnavia. Si risale il costolone gradinato e dopo aver oltrepassata una baita si arriva nei pressi di una vecchia teleferica. Attraversati i pascoli verso est, in poco tempo si arriva a Ranco (770 m), dove si incrocia la sterrata proveniente da Drano (si può salire direttamente da questa frazione, ma il dislivello è ancora maggiore). Si prosegue seguendo la sterrata per l'alpe Serte e dopo aver tralasciato a destra il sentiero 24 per l'alpe di Cima, in breve si raggiungono alcuni pannelli che danno il benvenuto nella Riserva Naturale Integrale Valsolda. Oltrepassata la deviazione a sinistra per "il percorso nella roccia", si continua a seguire la sterrata, arrivando in pochi minuti a un bivio. Tralasciato a destra il sentiero per le alpi Pessina e di Cima da dove poi si farà ritorno, si prosegue fino a raggiungere una "Calchera" (fornace da calce), oltre la quale si arriva all'area di sosta dell'alpe Serte, con alcuni interessantissimi pannelli didattici, una fresca fontana e alcuni tavoli con panche dove fermarsi (889 m). Poco dopo si abbandona la sterrata e si imbocca il sentiero a sinistra che scende in direzione dell'alpe Mapel/Grotta dell'Orso/Passo del Pairolo. Attraversato il torrente su un ponticello in legno, si riprende a salire arrivando in breve a un bivio, tralasciato il "sentiero faunistico" a sinistra (pannello 4 e 5), si continua a salire a mezzacosta seguendo "la via dei canti". Incrociato nuovamente il "sentiero faunistico", nei pressi del pannello sui "galliformi", si continua a risalire la valletta fino a raggiungere il Passo Stretto (1100 m), passaggio storico fra la Valsolda e la Val Rezzo e nodo di numerosi sentieri. Giunti al pannello n. 7, si riprende a salire verso destra e dopo un lungo mezzacosta si arriva a un primo punto panoramico. Il sentiero svolta decisamente verso sinistra sotto a un'enorme masso e dopo un tratto ripido si arriva alla "Tana del Lupo", suggestiva grotta dove la leggenda vuole che il lupo trovasse riparo (1221 m). Si continua a salire ancora per un breve tratto fino a un bivio, abbandonato momentaneamente il sentiero principale, con una breve salita verso sinistra si raggiunge una balconata in legno, da dove si può godere di un colpo d'occhio eccezionale sulle montagne circostanti. Ripreso il cammino si scende leggermente nel bosco, raggiungendo in breve una palina segnavia con indicato a sinistra il sentiero per l'alpe di Cima/Porlezza. Continuando si arriva poco dopo nel pianoro dell'alpe Pessina dove è situato l'omonimo bivacco sempre aperto (1265 m). Prima di continuare si consiglia di seguire l'indicazione sulla palina segnavia per il "Sorbo monumentale", che si raggiunge con un breve ma sostenuta salita nel bosco. Per non ritornare per il medesimo sentiero, si può proseguire arrivando alla Bocchetta di Pessina (1282 m) da dove seguendo il sentiero a sinistra si scende fino a incrociare nuovamente il sentiero nei pressi della palina segnavia, compiendo così un piccolo giro ad anello. Ritornati al bivacco si segue l'ampio sentiero e dopo aver oltrepassato l'ultimo pannello didattico dedicato agli ungulati in breve si arriva a un bivio. Seguendo sulla destra il sentiero a mezzacosta si raggiunge un'altana di osservazione, da dove oltre allo splendido panorama sulle cime di Prade e del Torrione, con molto fortuna si può avvistare l'aquila reale. Ripreso il sentiero si inizia a perdere quota con una serie di svolte fino a raggiungere prima i ruderi dell'alpe Serte Nuova (901 m) e poco incrociando nuovamente la strada sterrata. Per far ritorno a Dasio si ripercorre il medesimo percorso fatto all'andata.
Malati di Montagna: Luisa, Franco, Silvio, Pg, Danilo e l'homo selvadego




Sentiero Faunistico “Maurizio Monti” 
Il Sentiero Faunistico è intitolato a Maurizio Monti, storico e ornitologo comasco. Il tracciato si sviluppa dall’Alpe Serte con un andamento ad anello, sovrapponendosi in parte alla Via dei Canti. Il percorso risale il versante destro orografico della valle, verso l’Alpe Mapel, consentendo una visita alla Grotta dell’Orso (Büs de la Noga, 1313 m), per poi condurre al Passo Stretto, all’Alpe Pessina e fare ritorno al punto di partenza. I numerosi pannelli didattici illustrano la fauna che popola tutti gli ambienti della Riserva.



La Via dei Canti 
Si sviluppa ad anello dall’Alpe Serte (845 m) e si articola in 10 stazioni dedicate alla conoscenza degli uccelli e degli ambienti della foresta. I pannelli inoltre illustrano, con una particolare guida all’ascolto e all’interpretazione, gli aspetti canori dell’avifauna. Lungo il tragitto, si raggiungono il Passo Stretto (1102 m), l’Alpe Pessina (1217 m) e un punto panoramico strategico per l’osservazione della fauna.

Accanto al pannello è collocato un riproduttore di suoni. Premendo i tasti dedicati si possono ascoltare i canti delle specie rappresentate.


La primula orecchia d'orso (Primula auricula)
Questa bella specie dalla vistosa colorazione gialla fiorisce nelle fessure delle pareti calcaree a partire da quote molto basse. Le caratteristiche foglie, tutte riunite in una rosetta basale, sono ampie, carnose e presentano un margine bianco e cartilagineo.
Specie nel complesso piuttosto rara. In Italia è protetta, e quindi non deve essere raccolta.


Punto panoramico
Luisa, Franco, Danilo, Silvio, Pg


Secondo punto panoramico



Sorbo monumentale
Questa pianta, Sorbo montano (Sorbus aria L.) dalle dimensioni imponenti (circonferenza 285 cm, altezza 12 m) si trova nei pressi dell'Alpe Pessina, lungo il percorso dei sentieri didattici.


Bivacco alpe Pessina 1220 m



dettagli e traccia gpx


sabato 1 aprile 2017

Sull'Alta Via del Caffaro, alla Cima Breda e Forte di Cima Ora

L’essere umano vive in città, mangia senza fame e beve senza sete, si stanca senza che il corpo fatichi, ricorre il proprio tempo senza raggiungerlo mai. È un essere imprigionato, una prigione senza confini da cui è quasi impossibile fuggire. Alcuni esseri umani però a volte, hanno bisogno di riprendersi le proprie vite, di ritrovare una strada maestra. Non tutti ci provano, in pochi ci riescono. (Walter Bonatti)

Dall’uscita di Brescia Est lungo l'autostrada A4, si prosegue sulla SS45 bis in direzione di Salò e in seguito sulla SS237 verso Madonna di Campiglio. Arrivati al Lago d’Idro, si prosegue lungo la sponda occidentale del lago, seguendo la comoda provinciale. Oltrepassato l'abitato di Anfo, poco prima di raggiungere Ponte Caffaro, alla rotonda si svolta a sinistra verso Bagolino e Passo Croce Domini, abbandonando la provinciale che procede in direzione di Tione di Trento e Madonna di Campiglio. Dopo aver oltrepassato il Sacrario militare di Monte Suello, si prosegue ancora per alcuni minuti fino a raggiungere una grande condotta forzata, dove una palina segnavia indica l’inizio del sentiero (630 m). Le possibilità di parcheggio sono molto scarse, volendo si può lasciare l'auto poco prima in un slargo sulla sinistra, oppure prima ancora in uno grande spiazzo sterrato sulla destra. Si inizia a salire la ripida scala in cemento a lato della condotta forzata, seguendo il sentiero 404/405. Raggiunta l'entrata della centrale, si attraversa la sterrata e si imbocca sulla sinistra il sentiero che si inoltra fin da subito in un fitto bosco, guadagnando quota ripidamente. Oltrepassata una piccola costruzione bianca con ripetitore, il sentiero diventa meno ripido e in pochi minuti si arriva nella bella radura della Cascina Pozza (960 m). Si scende leggermente, per poi proseguire in falsopiano attraversando alcune piccole vallette, portandosi a ridosso della cresta del Monte Suello. Teatro nel 1866 della battaglia vinta dai garibaldini contro gli austriaci, nella quale rimase ferito lo stesso Garibaldi. Raggiunta la palina segnavia in località Roccolo delle Pozze, si tralascia a destra il sentiero 405 per Ponte Romanterra, da cui poi faremo ritorno e seguendo i segnavia 432-404 si inizia a risalire con pendenza più sostenuta il Dosso Tondo. Seguendo ora il filo di cresta si raggiunge la Piana dei Bandi, splendido balcone naturale sul lago d'Idro. Si attraversano i prati aggirando sulla sinistra il crinale, per poi continuare in falsopiano poco al di sotto della cresta, seguendo la linea della trincea usata durante la prima guerra mondiale, da notare alcune grotte artificiali. In questo suggestivo tratto il panorama è davvero molto bello e permette di poter ammirare le Piccole Dolomiti Bresciane con il Dosso Alto massima elevazione del gruppo (2065 m). Arrivati a poca distanza dalla cima il sentiero diventa sempre più ripido, per poi spianare e in breve raggiungere sulla destra la piccola croce in legno del Monte Breda (1503 m). Per raggiungere il Forte di cima Ora si scende sul versante opposto fino a raggiungere un'abitazione privata. Seguendo le indicazioni sulla palina segnavia (432-404), si scende fino a raggiungere la sottostante strada sterrata che si inizia a seguire sulla sinistra aggirando la proprietà. Dopo un breve tratto in salita si continua in piano sulla strada sterrata fino a raggiungere una successiva palina segnavia. Abbandonata la sterrata si segue il sentiero a sinistra per il Rif. Baremone e il F.te fi Cima Ora. In breve si arriva a un suggestivo passaggio fra le rocce, per chi lo desidera sulla destra inizia una piccola ferratina con una scala in ferro priva di cavo di sicurezza, con la quale è possibile raggiungere in minor tempo la cima. Continuando a seguire il sentiero si attraversata una galleria scavata nella roccia attrezzata con una cavo d'acciaio e in breve si incrocia la strada sterrata d'accesso al forte. La si segue in leggera salita passando accanto ai primi edifici e in pochi minuti si arriva allo splendido punto panoramico di Forte di Cima Ora (1539 m). Per il ritorno si ripercorre l'ex strada militare arrivando dopo pochi minuti a un bivio con un pannello didattico. Tralasciata a destra una stradina sterrata, si continua a scendere seguendo la strada d'accesso al forte (404-427), che compie un lunghissimo semicerchio verso destra. Ignorati un paio di bivi a sinistra, si prosegue per un lungo tratto nel bosco fino a raggiungere la sbarra che vieta l'accesso alla strada sterrata. Prima d'arrivare sulla strada asfalta, si segue il sentiero a destra in direzione di Ponte di Romanterra/Bagolino (404-427-402var). Perdendo dolcemente quota si inizia a scendere lungo la bucolica Valle Lunga e dopo un breve tratto nel bosco, si esce in una valle molto ampia che si attraversa raggiungendo la palina segnavia sul lato opposto. Tralasciato il sentiero a sinistra per P.so Berga/Dosso Alto/P.so Maniva (427-402var-3V), si continua a seguire il sentiero 404 per Ponte di Romanterra, iniziando a percorrere per alcuni minuti un tratto in falsopiano, fino a raggiungere una bacheca in legno. Si inizia a scendere ripidamente verso destra in un fitto bosco, a poca distanza da alcune ripide pareti e guglie di calcaree, in un ambiente selvaggio e molto suggestivo. Raggiunto il torrente in secca lo si attraversa un paio di volte e prima che il torrente precipiti, si riprende a salire a destra fino a raggiungere una palina segnavia. Tralasciata la variante 404bis, si inizia a scendere fino a raggiungere nuovamente il torrente, che si inizia a costeggiare sul lato destro fino a un'area attrezza con una bacheca. Proseguendo il sentiero si trasforma in un pista forestale e in breve si raggiunge una baita con vicino un cartello che ci avvisa che siamo all'interno della Foresta Anfo Val Caffaro. Attraversato nuovamente il torrente, poco prima di raggiungere la radura con le baite di Caré, si abbandona il tratturo e si segue il sentiero a destra indicato da una palina segnavia per il Portico Montesuello (405). Dopo un primo tratto dove si guadagna quota con alcuni lunghi tornanti, il sentiero prosegue in leggera salita con un lungo mezza costa fino a ritornare sul crinale, chiudendo l'anello. Da qui si ripercorre il medesimo itinerario fatto al mattino.
Malati di Montagna: Lorenzo, Danilo e l'homo selvadego

sul crinale verso il Monte Breda
il primo tratto in un bel bosco di pino silvestre


poi un ripido...anzi ripidissimo tratto...


grotta artificiale sul sentiero costruito durante la prima guerra mondiale





Monte Breda 1503 m


verso il Forte di Cima Ora


breve tratto scavato nella roccia con cavo di sicurezza


Forte di Cima Ora 1548 m
Il forte dalla sua panoramica posizione domina Bagolino e l’Alta valle de Caffaro. All’epoca della sua costruzione (fu ultimato alla vigilia dell’entrata in guerra dell’Italia) il suo vero obbiettivo però era battere la valle del Chiese, il confine del Caffaro e limitare un’avanzata nemica verso Brescia. Come il forte di Valledrane , si tratta di una classica batteria di tipo “Rocchi”, facente parte dei 42 forti di tipo moderno che avrebbero dovuto difendere i confini settentrionali del regno d’Italia e essere ultimati nel 1913. Come si è visto, gli austroungarici si ritirarono immediatamente dopo l’inizio delle ostilità, e lo Sbarramento Giudicarie si trovò su posizioni troppo arretrate. Quindi anche il forte di Cima dell’Ora, perno occidentale del sistema difensivo, ormai inutile in funzione offensiva venne disarmato dei suoi 4 cannoni da 149A su affusto Armstrong . Nelle vicinanze (monte Breda, passo del Marè, Valcaelli) vennero posizionate varie batterie d’artiglieria a difesa della zona. L’imponente struttura (circa 52 mt per 26, su tre piani) è arrivata fino ai nostri giorni mostrando i segni del tempo e dei recuperanti locali, che nel primo dopoguerra spogliarono lo stabile di ogni parte riutilizzabile o riciclabile. La strada che porta al forte, compie alcuni tornanti ormai sommersi dalla vegetazione, fino ad arrivare ai pilastri che sostenevano il pesante cancello d’Ingresso e da li al forte vero e proprio, anticipato da strutture accessorie al forte, realizzate in muratura o scavate in roccia. 
La visita degli interni è al momento vietata, causa l’instabilità della struttura.




sulla via del ritorno percorrendo l'affascinante Valle Lunga



si inizia a scendere verso il fondo del vallone tra pinnacoli....


....e ripide pareti


Foresta Val Caffaro (Foreste di Lombardia)


c'è da fidarsi? meglio non verificare....!!!




Alta Via del Caffaro
Un viaggio su un alta via permette di poter riscoprire un rapporto con la natura che al giorno d’oggi troppo spesso è stato dimenticato. Ovviamente non è un distacco completo dal mondo moderno ma ci consente di allontanarci in modo sostanziale dal caos di tutti i giorni. Tra le varie alte vie più o meno conosciute e frequentate è nata la Alta Via del Caffaro creata dal Cai di Bagolino attorno al bacino idrografico del fiume omonimo che nasce dal Monte Blumone per finire la sua corsa nel Fiume Chiese.


Un percorso storico-escursionistico che si sviluppa lungo le fortificazioni sorte a difesa del lago d'Idro nel periodo della prima Guerra Mondiale.



sabato 25 marzo 2017

Al Monte Stino, sui sentieri della grande guerra

La vetta del monte Stino, vera roccaforte naturale, si staglia in una posizione dominante sul lago d'Idro. Prima e durante il Primo Conflitto Mondiale venne pesantemente fortificata. Da qui dipartivano e son visibili tuttora varie trincee, distese su vari ordini e pronte per respingere attacchi provenienti della Val di Piombino. Le grotte scavate sotto la cima ospitavano due pezzi d'artiglieria di piccolo calibro (75), complete di riservette per le munizioni e realizzate seguendo i più moderni (per l'epoca) canoni di fortificazione, tendenti a realizzare opere incavernate il più possibile, rivelatesi le uniche resistenti ai calibri del nemico. Si possono inoltre notare piazzole in barbetta per ospitare altri pezzi all'aperto.

Lunga e bellissima escursione, oltre a una natura incontaminata che ovunque regala panorami eccezionali, le alture che fanno da corona all'altopiano di Capovalle, sono disseminate di resti di opere militari della prima guerra mondiale, in particolare sul Monte Stino, dove si può visitare un vero museo a cielo aperto. Il sentiero nella parte finale è a tratti molto ripido, da evitare in caso di pioggia.

Dall’uscita di Brescia Est lungo l'autostrada A4, si prosegue sulla SS45 bis in direzione di Salò e in seguito sulla SS237 verso Madonna di Campiglio, fino a raggiungere Pieve d’Idro. Abbandonata la statale si seguono le indicazioni per Capovalle e dopo aver attraversato la frazione Lemprato si svolta a sinistra per Crone, Vantone e Vesta. Si costeggia il lago oltrepassando alcuni campeggi fino a raggiungere la località Paröle (1 km circa  prima di Vesta), dove sulla destra ha inizio l'itinerario indicato da alcune paline segnavia, l'auto la si può lasciare poco più avanti in alcuni slarghi.
Si inizia a salire percorrendo una strada cementata per alcuni minuti, al termine della quale si raggiunge il cancello d'entrata di una casa. Si imbocca il sentiero sulla destra, iniziando a guadagnare leggermente quota in un bel bosco di pini silvestri. Arrivati a un bivio si tralascia il sentiero sulla destra per Mandoàl (455), da dove poi si farà ritorno e si prosegue seguendo il sentiero 454 per il M. Stino. Da qui in poi si inizia a percorrere una bella mulattiera ex militare, dove sono ancora visibili i muri a secco che la sostenevano. La mulattiera con un lunga serie di tornanti guadagna quota in maniera costante, insinuandosi tra pinnacoli e lambendo in alcuni tratti strapiombanti pareti. Arrivati al bivio in località Piazze (1028 m), si consiglia una breve deviazione verso lo sperone sulla destra, dal quale si può godere di una splendida veduta sul lago, sulla sponda opposta si può notare sulle pendici del Monte Censo la Rocca d'Ano che sovrasta l'omonimo abitato. Tralasciate le indicazioni a destra per Mandoàl (455), si svolta a sinistra iniziando a risalire il costone occidentale del M. Stino (456). Dopo qualche minuto si tralascia a sinistra il sentiero proveniente da Bocca Cocca (478) e dopo pochi metri anche il sentiero che scende a destra per  Mandoàl. Si prosegue con alcuni tornanti e dopo aver costeggiato un capanno di caccia in breve si raggiunge una grande galleria chiusa, dove fino a qualche anno fa era allestito un museo permanente con  numerosi reperti della prima e seconda guerra mondiale, ora trasferito a Capovalle. Risalita la scala a sinistra si raggiunge il panoramicissimo sperone del Monte Stino (1466 m), dove sventola permanentemente una bandiera italiana, sotto alla quale una meridiana ci aiuta a distinguere tutte le cime attorno, oltre alla splendida vista sul sottostante lago d'Idro o Eridio. Per il ritorno si segue in cresta il "Sentiero delle sentinelle", il percorso nei tratti più esposti è protetto con dei corrimano metallici. Raggiunta una seconda galleria, anch'essa chiusa, si inizia a seguire la strada sterrata sulla sinistra che proseguendo in falsopiano raggiunge in pochi minuti il rifugio Stino (1400 m). Dalla chiesetta alpina dedicata al Redentore si segue per alcuni metri la strada proveniente da Capovalle, per poi continuare con una secca curva a destra su una stradina sterrata contrassegnata con il segnavia 477. Si perde leggermente quota passando a valle di alcuni ripetitori fino a giungere nei pressi di una sbarra, da dove si abbandona la sterrata per proseguire sul sentiero a sinistra. Dopo aver costeggiato una lunga recisione metallica, si incrocia una carrareccia a poca distanza dal cancello d’entrata del F. le di Stino (1330 m). La si segue per un breve tratto, per poi proseguire sulla mulattiera a sinistra indicata da alcuni cartelli, che inizia a scendere con alcuni lunghi tornanti fino ad arrivare a un crocevia di sentieri. Abbandonato il segnavia 477 che scende a sinistra verso le case di Zumié, si prosegue diritti verso Mandoàl/Capovalle, poco dopo si tralascia anche il 478 che sale verso una selletta sulla destra, per continuare a mezza costa seguendo le segnalazioni bianco-rosse e nero-azzurre. Dopo un tratto a monte dei verdeggianti prati di Mandoàl, arrivati nei pressi di un tornante, si consiglia di seguire le evidenti segnalazioni, arrivando in breve ad un appostamento militare in posizione strategica, a picco sulla valle sottostante. Ritornati sui propri passi si continua a scendere seguendo i segnavia bianco/rossi fino a un bivio, tralasciato il sentiero contrassegnato bianco/rosso che piega decisamente a sinistra, si continua diritti verso un pino silvestre, dal quale si iniziano a seguire le strisce nero-azzurre, che ci accompagneranno fino a Mandoàl. Continuando a percorre la mulattiera, si passa per un lungo tratto accanto a un rete metallica (recinto prova cani), per poi scendere fino a incrociare la strada asfaltata, che si segue a destra raggiungendo la vicina area picnic di Mandoàl (953 m). Tralasciate le indicazioni a sinistra per Vantone/Crone di Idro (469), dalla palina segnavia si percorre un breve tratto in leggera salita su strada sterrata verso Piazze/Paröle (455). Arrivati nei pressi di una panchina in legno si abbandona la strada sterrata e si inizia a scendere seguendo il sentiero a sinistra per Paröle (455). Un consiglio, concedetevi qualche minuto seduti sulla panchina ammirando lo splendido panorama, non costa nulla e fa tanto bene allo spirito... Il sentiero scende ripidamente all'interno del bosco, attraversando le Valli Forzolo, d’Abbioli e Sassa. Dopo un lungo traverso si ritorna al bivio incontrato durante la salita, da qui si ripercorre il medesimo percorso fino al parcheggio.
Malati di Montagna: Pg, Danilo e l'homo selvadego

la giornata inizia così...



...poi salendo il panorama diventa ancor più bello....



I fiori della rosa di Natale, anche conosciuta come Elleboro, 
hanno dei delicati petali candidi come la neve.




Sentiero delle Sentinelle




dal Monte Stino 
Cornone di Blumone e l'Adamello


Appostamento militare e....


...punto panoramico


lungo la via del ritorno...


Grazie al lavoro encomiabile dei volanti del "Gruppo sentieri attrezzati Idro 95",
tutta la zona attorno al Lago di Idro è corredata da un'ottima segnaletica,
con l'indicazione della destinazione e il numero del sentiero.


Rifugio Monte Stino