IL MIO ZAINO NON È SOLO CARICO DI MATERIALI:
DENTRO CI SONO LA MIA EDUCAZIONE, I MIEI AFFETTI, I MIEI RICORDI,
IL MIO CARATTERE, LA MIA SOLITUDINE.
IN MONTAGNA NON PORTO IL MEGLIO DI ME STESSO:
PORTO ME STESSO, NEL BENE E NEL MALE.
Renato Casarotto

domenica 28 aprile 2019

Sentiero Partigiano “Martiri di Cornalba”

Questi luoghi, un tempo rifugio della brigata "Giustizia e Libertà- XXIV Maggio”, sono rimasti immutati. Percorrerli sono il modo migliore per ricordare l'estremo sacrificio compiuto da quei giovani partigiani. Un sacrificio che non è stato vano, almeno finché vi sarà memoria.



IL RASTRELAMENTO DI CORNALBA E DELL’ALBEN 
Nel giugno del 1944 cominciò a formarsi in Val Serina una piccola formazione partigiana sotto la guida di Norberto Duzioni “Cerri”; si trattava della Brigata XXIV Maggio, affiliata a Giustizia e Libertà. Nel giro di pochi mesi il numero dei componenti crebbe fino a raggiungere le 30 unità a fine agosto. La prima vera azione risale al settembre dello stesso anno: i partigiani attaccarono un posto di avvistamento dell’Aviazione Repubblicana nei pressi di San Pietro D’Orzio. L’iniziativa si concluse con la fuga degli attaccanti, tuttavia, nonostante la ritirata dopo qualche giorno il posto di blocco venne spostato e il suo organico venne ridotto da 20 a 5 militari. Nel corso del primo autunno si susseguirono azioni di disarmo che suscitarono l’ira dei fascisti, tanto che il 25 novembre si scatenò la rappresaglia sotto la direzione del tristemente noto Aldo Resmini ( sanguinario e spietato comandante della compagnia O.P. di Bergamo). Nella mattinata di quel giorno di fine autunno una cinquantina di repubblichini salirono verso Cornalba a bordo di due camion scoperti muniti di mitragliatrici. All’altezza dell’abitato di Rosolo i fascisti fermarono i due pullman diretti a Bergamo, fecero scendere tutti i passeggeri, li perquisirono e ,riconosciuti tre partigiani, li giustiziarono sul posto. Subito dopo la colonna comandata da Resmini si dive in due gruppi, uno salì a piedi verso Cornalba lungo una mulattiera, il grosso degli uomini proseguirono sugli automezzi. La notizia dell’attacco aveva intanto raggiunto il Paese e i partigiani cercarono disperatamente la fuga; alcuni riuscirono a mettersi in salvo, la maggior parte venne accerchiata dai fascisti che spararono raffiche di mitra all’impazzata anche sugli abitanti del luogo. La caccia all’uomo proseguì nei boschi dove altri 4 ribelli furono catturati ed uccisi. Altri due partigiani catturati nella zona furono portati a Bergamo, dove vennero incarcerati e torturati al fine di estorcere informazioni che mai rivelarono. Il primo dicembre, mentre i partigiani cercava di ricostituire la brigata (ben 10 uomini avevano trovato la morte, 2 erano stati deportati), avvenne un altro rastrellamento ad opera della Guardia Forestale di San Pellegrino. Gli aggressori si divisero in due gruppi diretti a Serina: uno salì da Dossena, l’altro dalla strada di Ambria. Nei pressi della Crocetta avvenne il primo scontro armato, in cui un partigiano venne ucciso e un milite del primo gruppo venne ferito. Intanto il secondo plotone era giunto a Serina e si diresse verso l’Alben, dove si trovava una baita adibita al deposito di armamenti sequestrati dai partigiani. A guardia della baita c’erano 5 uomini (1 diciassettenne e 4 russi), di cui 4 morirono durante l’attacco. Il conto totale delle vittime sale quindi a 15: Giacomo Tiragallo, Giuseppe Biava, Barnaba Chiesa, Luigi Cornetti, Pietro Cornetti, Franco Cortinovis, Antonio Ferrari, Celestino Gervasoni, Mario Ghirlandetti, Giuseppe Maffi, Giovanni Battista Mancuso, Callisto Sugazzi, Angelo, Carlo, Michele.

Escursione variegata che ha inizio da Cornalba in Val Serina, seguendo i sentieri percorsi dai giovani partigiani che hanno fatto la storia d'Italia. Il percorso è ben segnalato da pannelli e segnavia, fare attenzione alla parte iniziale del sentiero (variante del sentiero partigiano), da percorrere con un minimo d'attenzione, in alternativa seguire il segnavia 503 "Sentiero panoramico".

Dall'autostrada A4 si esce al casello di Dalmine, per poi proseguire fino alla rotonda di Villa d’Almè, dalla quale si svolta a sinistra seguendo le indicazioni stradali per la Valle Brembana. Poco dopo aver oltrepassato il paese di Zogno, si svolta a destra seguendo le indicazioni stradali per la Valle Serina. Arrivati a Cornalba, si può lasciare l’auto nell'ampio parcheggio vicino alla chiesa parrocchiale, oppure proseguire a sinistra lungo la via acciottolata, fino a raggiungere un piccolo parcheggio sulla destra, dove ha inizio il sentiero, o quello sottostante con più posti auto (890 m).
Seguendo il sentiero 503 e le indicazioni per la per la “Palestra di roccia free climbing”, si risale la stradina asfalta (Via F.lli Cornetti) raggiungendo in breve due bacheche didattiche, su una delle quali viene descritto il “Sentiero Partigiano Martiri di Cornalba”. Tralasciando la strada che prosegue a destra e dalla quale poi faremo ritorno, si prosegue seguendo le indicazioni per la falesia, passando accanto al al Parco degli Alpini. Al successivo bivio si abbandona la sterrata e si segue a destra verso il M. Alben. Dopo pochi minuti tralasciato l’ampio sentiero che prosegue verso la falesia, si segue a sinistra il Sentiero Partigiano, indicato da un cartello in legno. Questo tratto del sentiero partigiano è il più suggestivo, nella prima parte alterna tratti ripidi facilitati da gradini in pietra, fino a raggiungere la croce in memoria del partigiano Callisto Sguazzi “Peter”, a picco sull’abitato di Cornalba. Poco dopo, con una breve deviazione sulla destra, si può far visita alla Grotta della Cornabusa, una grotta naturale dedicata alla Madonna di Lourdes. Dalla grotta il sentiero riprende a salire ripidamente, facilitato da una serie di gradini realizzati in legno. Oltrepassato un breve canalino nella roccia, si prosegue più facilmente, fino a incrociare il "Sentiero panoramico", eventuale alternativa se si vuole accorciare l'escursione(503). Terminato il "Sentiero della Cornabusa" (un cartello lo indica come sentiero difficile, non ufficiale), si riprende a salire seguendo il segnavia 503 "Sentiero Partigiano". Usciti dal bosco si risale una bella valletta, raggiungendo in breve la conca carsica del Cascinetto. Piegando verso sinistra, tra suggestivi affioramenti rocciosi, in pochi minuti si raggiunge la Baita Cascinetto (1435 m). Una lapide recita: “Il 1° dicembre 1944 durante un feroce rastrellamento fascista rimasero uccisi quattro partigiani, il diciassettenne Mario Ghirlandetti di Calvenzano e i russi Angelo, Carlo e Michele della Brigata XXIV Maggio di Giustizia e Libertà”. Dalla baita si prosegue seguendo il sentiero a sinistra e dopo aver oltrepassato un tronco d'albero con l'indicazione del Sentiero Partigiano, si riprende a salire leggermente, fino al successivo bivio sentieristico. Tralasciato a sinistra il sentiero 502 che scende a Serina per il Passo del Sapplì, si prosegue in direzione dell’imponente massiccio calcareo del Monte Alben. Oltrepassata la graziosa Cappella di San Rocco (1574 m), in breve si arriva alla baita Sura (1590 m). Abbandonato il sentiero 502 che sale al passo della Forca, si inizia a scendere verso destra seguendo il segnavia 503. Raggiunta la sottostante baita Piazzoli, si inizia a scendere in maniera più decisa seguendo il cosiddetto “sentiero dei tre valloni”, addentrandosi lungo la suggestiva Val d'Ola. Guadato in più punti il torrente, dove scorre acqua solo dopo abbondanti piogge, si scende fino a incrociare una strada sterrata che si segue verso destra, raggiungendo la cappella del "Pret Zambèl". Ignorato a destra il "Sentiero panoramico" (alternativa per la discesa), in breve si ritorna nuovamente a Cornalba.
Malati di Montagna: Lorenzo, Aldo, Danilo, Renzo, Silvio, Pg e il selvadego

Cornalba deve il suo nome alla ripida parete di roccia calcarea bianca (dal latino cornus=roccia e albus=bianco) che sovrasta l'abitato.



 


Croce metallica in memoria del partigiano Callisto Sguazzi “Peter”




Grotta della Cornabusa, grotta naturale dedicata alla Madonna di Lourdes


 




 

Baita Cascinetto 1435 m


“Il 1° dic. 1944 durante un feroce rastrellamento fascista rimasero uccisi quattro partigiani, il diciassettenne Mario Ghirlandetti di Calvenzano e i russi Angelo, Carlo e Michele della Brigata XXIV Maggio di Giustizia e Libertà”


   



l'Alben...
 



Santella di San Rocco



Baita Sura 1568 m

 

Cima Croce

 

Baita Piazzoli 1496 m



lungo il "Sentiero dei Valloni"








sabato 20 aprile 2019

Buona Pasqua dalla Cima di Vaso

La Cima di Vaso è una montagna poco conosciuta, ma con un interessante panorama. È un''escursione poco frequentata che attraversa alcuni suggestivi boschi a nord-ovest di Varallo. L'itinerario proposto è ben segnalato da segnavia e cartelli escursionistici e permette la vista di alcuni alpeggi, alcuni dei quali ancora in buono stato. Le due frazioni di Dovesio e Arboerio ancora abitate, sono un esempio che in montagna si può ancora vivere nel silenzio e nella natura.

Dall'autostrada A26 Gravellona Toce si esce a Romagnano/Ghemme e alla rotonda si svolta a sinistra seguendo la SS299 verso Alagna/Varallo. Alla seconda uscita per Varallo, si seguono a destra le indicazioni per Rimella/Fobello/Cervatto. Dopo aver percorso per pochi minuti la SP9 per la Val Mastallone, si svolta a sinistra seguendo le indicazioni per Dovesio/Arboerio. Dopo circa un chilometro, si parcheggia all'interno di un ampio tornante, a valle della frazione Dovesio. Si risale la strada asfalta e tralasciato a sinistra il sentiero 611 per l’alpe Orvaso, in breve si raggiunge il cartello segnavia del sentiero 614. Dopo aver attraversato il paese verso sinistra, si imbocca il sentiero che prosegue in costante salita a mezza costa, per poi guadagnare quota più ripidamente sotto alla parete della Cima Zuccarello. Giunti nei pressi di una sella, si incrocia il sentiero 610 proveniente da Varallo, che si inizia a seguire verso destra. Dopo un primo tratto in decisa salita, si prosegue con pendenza meno marcata, raggiungendo prima le baite dell’alpe Piano Scarognino (910 m) e dopo qualche minuto l'alpe Pianelli (1000 m). Il sentiero riprende a salire ripidamente nel bosco, con alcuni tratti disagevoli anche per il folto fogliame a terra. Oltrepassato il maestoso Fò Gross, in pochi minuti si arriva a un primo bivio sulla destra per Arboerio che si tralasciata e poco dopo la seconda deviazione che si utilizzerà al ritorno (sentiero 615). Raggiunta la dorsale, si svolta a sinistra e si inizia a risalire la cresta, fino a raggiungere la Cima di Vaso (1342 m). Per il ritorno si scende fino all'ultimo bivio incontrato per Arboerio, da dove si inizia a scendere a sinistra, seguendo il sentiero 615. All'inizio si perde quota in maniera costante su un bel tappeto di foglie, fino a raggiungere sulla sinistra i ruderi dell'Alpe Piane (1171 m). Il sentiero sempre ben segnalato, inizia a scendere in maniera decisa seguendo la larga dorsale, per poi uscire dal bosco nei pressi delle baite dell’alpe Sella, una delle quali ancora in buono stato (940 m). Prima di proseguire si consiglia una breve deviazione verso la graziosa cappella, che si trova in fondo a una piccola valletta, davanti alle baite sulla sinistra. Il sentiero scende ripidamente con una lunga serie di svolte, fino a raggiungere la mulattiera fiancheggiata da due alti muri, che preannuncia l'arrivo alla frazione Arboerio (625 m). Si attraversa la borgata raggiungendo la chiesa e poco prima sulla sinistra una fresca fontana. Per il ritorno non rimane che percorrere il breve tratto di strada asfaltata, raggiungendo nuovamente Dovesio con la sua bella chiesetta.
Malati di Montagna: Lorenzo, Danilo, Pg e il selvadego

si parte da Dovesio 570 m


buona segnaletica






Alpe Piano Scarognino 910 m




Alpe Pianelli 1000 m


ecologia alpestre....!!!



Fò Gros...sempre grande rispetto per i miei faggi...!!!








si inizia a scendere...




Alpe Sella 939 m



Arboerio 617 m





si ritorna a Dovesio...


dettagli e traccia gpx