IL MIO ZAINO NON È SOLO CARICO DI MATERIALI:
DENTRO CI SONO LA MIA EDUCAZIONE, I MIEI AFFETTI, I MIEI RICORDI,
IL MIO CARATTERE, LA MIA SOLITUDINE.
IN MONTAGNA NON PORTO IL MEGLIO DI ME STESSO:
PORTO ME STESSO, NEL BENE E NEL MALE.
Renato Casarotto

venerdì 7 giugno 2019

Itinerario botanico e geologico al Rifugio Nicola e al Monte Sodadura (Piani di Artavaggio)


Cugini (malati) di Montagna: Daniela e Marco, Chiara e Roberto


Prendiamo la funivia da Moggio (Valsassina, LC) e saliamo ai Piani di Artavaggio.


Arrivati ai Piani, seguiamo la segnaletica per “Rifugio Nicola”.


Si supera sulla sinistra il Rifugio Sassi Castelli e la Cappella Bettini da poco restaurata e si procede in falsopiano fino alla chiesetta.

Rifugio Sassi Castelli
Cappella Bettini
Chiesa di Maria Santissima Madre della Chiesa 
Interno della Chiesa di Maria Santissima Madre della Chiesa 
Da qui inizia la salita che, in parte su gippabile in parte su traccia nel pascolo, ci porta fino al Rifugio Nicola a quota 1900 m.

La complessa struttura del Monte Sodadura,
con il sovrascorrimento sommitale (klippe) del Calcare di Angolo sulla serie dolomitica norica.
I Piani di Artavaggio rappresentano la prosecuzione verso SE dei Piani di Bobbio. Dal punto di vista geologico, presentano una struttura caratterizzata, nella parte dei Piani, dall’affioramento della “Serie Autoctona” della Dolomia Principale (Norico inferiore-medio; Triassico Superiore, 225 Ma) e del Gruppo dell’Aralalta e della successiva Argillite di Riva di Solto (Norico superiore; Triassico Superiore, 210 Ma), con giacitura sempre suborizzontale, sulla quale è sovrascorsa la “Serie Alloctona” più antica, qui rappresentata da una scaglia fortemente tettonizzata di Dolomia Principale sormontata dal Calcare di Angolo (Anisico inferiore-medio; Triassico medio, 245 Ma), a dare origine al klippe dell’inconfondibile piramide del Monte Sodadura.


Lungo questo primo tratto sono notevoli le fioriture di Primula glaucescens Moretti soprattutto nella forra tra il sentiero e il vecchio Rifugio Aurora.

Primula glaucescens Moretti
Primula glaucescens Moretti
Primula glaucescens Moretti
Primula glaucescens Moretti
Primula di Lombardia
Pianta perenne erbacea, cespitosa, con corto e spesso rizoma, presente allo stato spontaneo solo nel territorio italiano (specie endemica delle Prealpi e Alpi Lombarde).
Le foglie sono riunite in rosetta basale, sessili o attenuate in un corto picciolo, lanceolato-spatolate, intere, acute coriacee, glabre e lucide, con margine cartilagineo e finemente dentellato ± revoluto. Lo scapo fiorale, più lungo delle foglie, porta all’apice un’ombrella multiflora compatta, generalmente composta da 2-5 elementi. I fiori, su peduncoli, hanno calice tuboloso-campanulato con denti acuti, lunghi quanto il tubo; la corolla è imbutiforme, di colore da rosa purpureo a violetto con fauce bianca. Il tubo corollino è lungo 12-13mm; il lembo è formato da 5 lobi talvolta irregolarmente dentati, bilobati, divisi su 1/3. Brattee da lineari a lanceolate, frequentemente rossastre, più corte dei peduncoli. Il frutto è una capsula polisperma, deiscente per 5 denti, lunga ± quanto il tubo calicino, sorpassata completamente dai lunghi denti.
Antesi: Maggio-Luglio
Habitat: rupi e pietraie umide, sfasciumi rocciosi calcarei, luoghi lungamente innevati, anche zone erbose fino a 2.400 m.

Primula glaucescens Moretti
Helleborus niger L.
Helleborus viridis L.
Primula elatior (L.) Hill
Rifugio Nicola, 1900 m
Dopo un caffè al volo e un saluto all'amico Walter, dal Rifugio Nicola ci portiamo a destra verso una sella presso la quale troviamo il sentiero 101 delle Orobie. Lo seguiamo verso E per pochi minuti fin dove i segnavia indicano la ben visibile traccia che porta al Monte Sodadura.


Le Grigne e i rifugi Nicola e Cazzaniga Merlini
La salita è un po’ impegnativa e non va sottovalutata: in alcuni tratti ci si aiuta con le mani arrampicandosi sulle rocce.

Fioriture di Primula glaucescens Moretti verso la cima del Sodadura
Resegone
... immancabile Primula glaucescens Moretti!

all'estrema sinistra la Cima di Piazzo (2057 m) e in secondo piano il Pizzo dei tre Signori
in ombra, a destra, lo Zucco Campelli


Una volta in cima (2010 m), al cospetto della croce e della statua dorata della Madonna col bambino, la vista è magnifica: in giornate particolarmente limpide sono riconoscibili Monviso, Monte Rosa, Leone in Ossola, Legnone, Disgrazia, Bernina e le cime orobiche bergamasche. Rimanendo in Valsassina, in primo piano abbiamo Resegone, Grigne, Zucco Campelli e Pizzo dei tre Signori.

Lo scopo della nostra escursione era anche quello di verificare la segnalazione del Consonni (1997) che cita il Sodadura ai Piani di Artavaggio come unica stazione di crescita di Fritillaria tubaeformis Gren. & Godr. per il territorio lecchese: le foto ne sono l’emozionante conferma!

Fritillaria tubaeformis Gren. & Godr.
Fritillaria tubaeformis Gren. & Godr.
Fritillaria tubaeformis Gren. & Godr.
Fritillaria tubaeformis Gren. & Godr.
Liliacea bulbosa, di taglia modesta (in genere 15-30 cm di altezza, raramente di più) con bulbo piriforme (diametro massimo 20 mm), biancastro e privo di tuniche, scapi fiorali cilindrici, di colore verde-glauco scuro, con piccolissime macchie chiare tondeggianti; foglie glaucescenti, tutte caulinari e concentrate nella sola metà superiore dello scapo, lamina lineare-scanalata, lunga fino a 10 cm, fiore unico, nutante, portato da un peduncolo incurvato posto all’apice dello scapo e lungo 15-40 mm, tepali strettamente ellittici (10-15x30-50 mm), di colore violaceo con reticolatura scura e chiazze di colore più chiaro, stilo trifido recante 3 stimmi (2 mm), antere gialle (giallo-bruno ad antesi avanzata); frutto a capsula loculicida (3 logge) di forma ± clavata, lunga circa 25 mm.
Entità presente soprattutto nell’area italiana, ma con limitati sconfinamenti in territori vicini.
Antesi: maggio-giugmo.
Distribuzione in Italia: endemita delle Alpi occidentali e centrali a distribuzione interessante, in quanto sembra mancare nelle aree coperte dall’inlandis glaciale quaternario e si concentra nelle Alpi sud-occidentali (Liguri, Marittime e Cozie meridionali) e nelle Prealpi bergamasche e bresciane, aree di rifugio per molte specie montane di origine tardo-terziaria.
Habitat: pascoli e prati nel piano montano, subalpino e (raramente) alpino, in genere su substrati neutri o a reazione basica tra i 1400 e i 2100 m di quota.

Fritillaria tubaeformis Gren. & Godr.
Discesa come per la salita (è anche possibile e remunerativo scendere lungo la cresta E per evidenti tracce fino a ricollegarsi col sentiero 101 all’altezza del Passo di Sodadura e da lì rientrare ai Piani di Artavaggio in pochi minuti di sentiero panoramico).

Crocus albiflorus Kit.
Crocus albiflorus Kit.
Draba aizoides L.
Draba aizoides L.
Gentiana clusii E.P. Perrier & Songeon
Gentiana clusii E.P. Perrier & Songeon
Erica carnea L.
Ranunculus thora L.
Ranunculus thora L.
Soldanella alpina L.
Scilla bifolia L.
Gentiana verna L.
Rientrati al Rifugio Nicola ci attende Walter, il papà Angelo in cucina, e tutto il gentile, ospitale e premuroso “staff” per il consueto pranzo, dove non possono mai mancare i pizzoccheri, le torte fatte in casa e le sublimi birre artigianali!

pizzoccheri ...
... e strudel!!




Dopo pranzo ci incamminiamo verso il Rifugio Cazzaniga Merlini e a metà strada dal Nicola ci dirigiamo a valle (nostra sinistra) passando proprio sotto la bastionata che sorregge il rifugio (fare attenzione perché l'inizio del sentiero non è sempre ben visibile).

Rifugio Cazzaniga Merlini
In breve tempo, attraversando un ambiente tipicamente carsico caratterizzato da numerose doline, raggiungiamo Casera Campelli col suo laghetto (depressione carsica impermeabilizzata da argille e depositi superficiali), che in estate ospita la mandria in alpeggio.


Casera Canpelli
Casera Campelli
Al bivio lasciamo a destra il “Sentiero degli Stradini” che conduce ai Piani di Bobbio e ci dirigiamo a sinistra lungo la gippabile che ci riporta ad Artavaggio e quindi alla stazione a monte della funivia.

Veratrum album L. a sinistra e Gentiana lutea L. subsp. lutea a confronto
Veratrum album L.: ATTENZIONE, PIANTA VELENOSA!!
Gentiana lutea L. subsp. lutea
Saxifraga cotyledon L. con lo scapo fiorale dell'anno scorso
Saxifraga cotyledon L.
Cardamine heptaphylla (Vill.) O.E. Schulz
Un'ultima piacevole sorpresa: ecco in un anfratto roccioso la rara Saxifraga vandellii Stern., degna conclusione di un'escursione assai remunerativa!!

Saxifraga vandellii Stern.
Saxifraga vandellii Stern.
Presente principalmente nelle fessure delle rocce calcaree da 1100 a 2600 metri, è una rara specie endemica dell’Insubria ad areale ristretto compreso tra i monti a oriente del Lago di Como e le Valli Giudicarie. Le regioni interessate sono pertanto la Lombardia e l’estremità sud occidentale del Trentino. Forma popolazioni consistenti ma isolate fra loro. Tra i principali gruppi montuosi in cui è osservabile ricordiamo, non lontano dal Lago di Como, i Corni di Canzo, Resegone, Artavaggio e Grigne. Più a oriente interessa le Alpi Orobie, la zona della Presolana e della Concarena quindi la Corna Bianca in Val Cadino nel Gruppo dell’Adamello.
Periodo di fioritura: da maggio a luglio; è in generale pianta precoce nel suo sviluppo.
Pianta erbacea perenne alta da 4 a 20 cm; forma densi pulvini compatti e pungenti che aderiscono solidamente alla roccia calcarea. Le foglie sono basali, molto coriacee, di forma lanceolata e assai pungenti con lunghezza compresa tra 6 e 8 mm. Il fusto fiorifero è gracile ed eretto, densamente ghiandoloso. I fiori, raggruppati in gruppi di 3-7 elementi presentano 5 petali bianchi spatolati lunghi 2-3 mm; gli stami sono normalmente in numero di 10 con calice più o meno globoso.
Ogni anno produce nuovi fiori e foglie mentre i residui dell’anno precedente restano intrappolati nel pulvino procedendo nella decomposizione. In questo modo il cuscino cresce lentamente sfruttando un substrato nutritivo in parte autoprodotto dalla pianta.