Il mio zaino non è solo carico di materiali e di viveri: dentro ci sono la mia educazione, i miei affetti, i miei ricordi, il mio carattere, la mia solitudine. In montagna non porto il meglio di me stesso: porto me stesso, nel bene e nel male.
Renato Casarotto

Le montagne sono di tutti, ma non sono per tutti: sono per chi le ama e le rispetta, per chi vuole viverle e conoscerle, per chi non prevarica con il proprio io la loro esistenza e armonia.
Mario Rigoni Stern

lunedì 17 aprile 2017

Monte Vesso, Piogera, Massaro, Quarone...un bel poker di cime

L'itinerario si svolge in buona parte su sentieri e strade sterrate, ed è un ottimo terreno per programmare piacevoli e interessanti escursioni durante le stagioni intermedie. Il M Vesso e il M. Piogera o Pizzinigugn sono facilmente raggiungibili seguendo la dorsale che si stacca dalla Sella del Riale dell'Acqua a SE del M. Massaro, dividendo i bacini di Cesare e di Arola, offrono vedute allietate sul Lago d'Orta. Il M. Quarone o Borci è un'ampia cima sormontata purtroppo da numerosi ripetitori, ma dalla quale però si può godere di un vasto panorama, si stacca dalla Colma di Ballano e separa il vallone della Crosa dalla Valle del Pascone.

Si percorre la SS299 della Valsesia fino a Varallo, per poi proseguire verso Civiasco, raggiungibile in pochi minuti. Oltrepassato l'abitato si prosegue per un breve tratto lungo la SP78 in direzione del Passo della Colma, per poi deviare a sinistra verso la frazione Machetto. Si segue la strada in leggera salita fino a raggiungere uno slargo dove si può lasciare l'auto, oltre la strada si restringe e diventa percorribile solo ai mezzi autorizzati (782 m). Seguendo le indicazioni sentieristiche (sent. 639/640) si prosegue lungo Via Machetto, arrivando poco dopo a un bivio. Tralasciata a sinistra l'indicazione per il M. Vesso/alpe Lincé (sent. 639), si inizia a scendere lungo la strada sterrata seguendo il segnavia 640 verso il torrente Vallossera. Attraversato il ponte in pietra, si riprende a salire oltrepassando l’Alpe Rimea (800 m), per poi entrare nella valle fiancheggiando il torrente. Dopo aver guadato il torrente si sale fino a raggiungere la cappella dell'alpe Culatta (901 m). Si svolta a sinistra e in decisa salita si continua lungo il pendio fino a raggiungere le baite più a monte dell’alpe Corte (968 m). Si piega a destra entrando nel bosco e in pochi minuti si arriva al Passo del Termo (1016 m), punto d'arrivo del sentiero 642 proveniente dalla Colma, mentre sul versante opposto si scende verso gli gli alpeggi di Arola. Sempre seguendo il sentiero 640 si prosegue verso sinistra in un bel bosco di latifoglie e successivamente di conifere. Dopo un tratto ripido si arriva a incrociare la strada sterrata, oltre la quale si raggiungere la cima boscosa del M. Vesso (1257 m). Tralasciata momentaneamente la sterrata che scende verso la Sella del Riale dell'Acqua, si prosegue verso destra fino a raggiungere le indicazioni per il M. Pioggera o Pizzinigugn. Abbandonata la sterrata si prosegue lungo il crinale fino a raggiungere la grande croce (1249 m), da questo balcone naturale nelle giornate limpide si può ammirare un panorama fantastico sul lago d'Orta e sulle cime circostanti. Si ripercorre la strada sterrata fino a raggiungere la Sella del Riale dell'Acqua (1205 m), abbandonata momentaneamente la strada asfaltta, si inizia a risalire il ripido dosso seguendo il sentiero 628a, fino alla cima del M. Massaro (1276 m). Tralasciato il sentiero 628a che prosegue verso nord, seguendo la cresta per la Colma Novesso, si inizia a scendere lungo la dorsale boscosa. Inizialmente seguendo una traccia, per poi continuare senza percorso obbligato, fino a incrociare nuovamente la strada nei pressi del sentiero che scende verso l'alpe Lincé/Civiasco (sent. 639). Seguendo la strada asfalta per alcuni minuti, dopo aver tralasciato a sinistra la deviazione per l'alpe Lincé (sent. 631), si continua fino ad arrivare alla Colma Ballano (1123 m). Abbandonata definitivamente la strada asfaltata, dalla Cappella dell'Immacolata si tralascia a sinistra il sentiero 632 per Civiasco e dopo pochi metri anche il 638 anch'esso per Civiasco. Si continua percorrendo una stradina sterrata contrassegnata con il segnavia 633, fino a raggiungere la cima del M. Quarone o Borci (1221 m), purtroppo parte del panorama è deturpato dalle antenne. Seguendo le indicazioni su un'albero (sent. 633/637) si inizia a scendere ripidamente lungo il versante disboscato, rendendo problematica l'individuazione del sentiero. Attraversato un tratturo, si continua a scendere ritrovando poco più a valle il sentiero e i segnavia su un albero. Continuando a perdere quota, dopo aver oltrepassato i ruderi dell'alpe Sughetti (1138 m), si arriva su un dosso con un traliccio dell'elettricità, oltre il quale si giunge a un bivio. Tralasciato a destra il sentiero 633 che scende a Morondo, si continua a seguire il 637 per Civiasco. Raggiunta una strada sterrata si inizia a seguirla e superata l'alpe Prà Piano (903 m) si continua a scendere fino a raggiungere Pianavenc (850  m). Dopo alcuni minuti si abbandona la strada sterrata e si segue il sentiero a sinistra contrassegnato con il segnavia 637. Si passa tra due muretti a secco e dopo aver oltrepassato il casolare dell'alpe Castgnei, in breve si arriva alle prime case di Civiasco. Nei pressi di una fontana, tralasciato a destra il sentiero 636 per Morondo, si prosegue fino a raggiungere la chiesa parrocchiale dedicata a San Gottardo. Dopo una visita tra gli edifici del centro storico, con le numerose fontane decorate e alcune meridiane sulle antiche facciate, si prosegue prima seguendo via Ercole Durio e poi via Campo Lungo. Oltrepassato l’Oratorio di San Pietro in frazione Campolungo, si arriva in breve a incrociare la strada da dove si è arrivati in auto. Non resta che ripercorre il tratto fino a raggiungere il parcheggio a Machetto.
Malati di Montagna: Danilo e l'homo selvadego


arrivo al Passo Termo


Una buona segnaletica permette di compiere numerosi itinerari.
Utile avere nello zaino la nuova cartina escursionistica quadrante Nord-Est della Valsesia.


dal M. Piogera o Pizzinigugn...con nuvole...!!!



dal Monte Massaro


Cappella nei pressi della Colma Ballano 1123 m


particolare dell'interno


Panorama dal Monte Quarone o Borci



sentiero per Civiasco


La chiesa parrocchiale di Civiasco dedicata a San Gottardo del 1599, si inserisce in un circuito di chiese dalle linee semplici e eleganti, disseminate in tutto il territorio.


Una delle numerose meridiane dipinte sulle facciate delle case più antiche.


un curioso dipinto su una delle case di Civiasco


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domenica 16 aprile 2017

Nell'uovo due splendide sorprese....monte Cucco e monte Becco

Escursione ad anello varia e dal panorama vastissimo, si percorre per un lungo tratto il crinale a cavallo tra la conca di Oropa e la Valle del Cervo. Il Monte Cucco è un'elevazione tondeggiante coperta da pascoli, che chiude verso E la conca di Oropa. Sulla cima si trova una piccola statua della Madonna di Oropa. La salita a questa cima è molto frequentata, ed è percorribile in tutte le stagioni. La salita dal Cimone al Monte Becco richiede un minimo d'attenzione nel risalire un tratto tra grossi massi.

Dall'autostrada A4 Milano/Torino si esce al casello di Carisio, per poi seguire le indicazioni per Biella e successivamente per il Santuario di Oropa. Una volta raggiunto il complesso del Santuario d'Oropa, si prosegue raggiungendo l'ampio parcheggio sterrato sul lato NE della Basilica superiore.
Dal parcheggio ci si dirige verso sinistra e oltrepassato il ponte sul rio Oropa si inizia a seguire il segnavia D15 (Giro del Cucco - Passeggiata dei preti). La stradina attraversa in falsopiano il Parco delle Rimembranze in una bella faggeta, dove lapidi e scritte ricordano i caduti della grande guerra. Attraversato il parco si raggiunge una piazzola, da dove si ha una straordinaria visuale sul complesso del santuario. Da qui si imbocca sulla sinistra il “tracciolino”, abbozzo della strada che negli intenti doveva costituire il proseguimento della Panoramica Zegna. Con un lungo traverso seguendo le pieghe della montagna si attraversa un fitto bosco di conifere e dopo aver tralasciato a sinistra il sentiero D19a per Pian del Lotto, poco dopo si esce dal bosco raggiungendo le baite della Cascina Capitania (1180 m). Oltrepassato l'alpeggio si prosegue fino a raggiungere la palina segnavia nei pressi della Cascina Cucco. Abbandonato il "tracciolino" che prosegue verso il Santuario di San Giovanni,  si segue il segnavia D5 (Giro del Cucco). Il sentiero sale  per un breve tratto verso destra, per poi iniziare a salire ripidamente il crinale che separa Oropa dalla Valle Cervo. Dopo aver lasciato sulla destra la Cascina Alpone sup., si percorre un tratto di sentiero poco evidente ma comunque intuibile e superati due pali segnavia, si raggiunge dapprima la statua della Madonna Nera e poco più in alto la cima del M. Cucco (1515 m).
Dalla cima si continua seguendo la dorsale erbosa verso nord perdendo leggermente quota, per poi riprendere a salire fino alle rocce rotte del M. Cimone (1702 m). Seguendo i segnavia e con un minimo d'attenzione si inizia a risalire la cresta rocciosa fino a raggiungere la cima del M. Becco (1739 m - EE). Dopo un lungo tratto seguendo la dorsale fra pietroni e rododendri, si inizia a scendere in maniera più decisa sul versante di Oropa su terreno cosparso di arbusti, fino a raggiungere la cappella nei pressi del colle della Colma (1620 m). Seguendo il sentiero D17 (GTA) si inizia a scendere percorrendo un breve traverso e dopo aver oltrepassata una pietraia, si entra in un bel bosco di abeti. Arrivati a un primo bivio si tralascia il sentiero a destra D17b per l'alpe Orsuccio e alla seguente diramazione il D17a per la galleria di Rosazza. Oltrepassate le baite diroccate di Cascine Orone (1480 m), si continua a scendere arrivando in pochi minuti nei pressi del ponte sul rio Orone, dove si incrocia la strada asfalta che sale verso la galleria di Rosazza. Si inizia a scende seguendo la strada fino alla Cappellla di Sant’Eusebio, dove si abbandona la strada per seguire sulla sinistra una stradina sterrata, che riporta in breve sul sentiero percorso all'andata (da informazioni raccolte, dal ponte sul rio Orone esiste un sentiero che inizia dopo circa 50 metri risalendo la strada asfaltata per la galleria di Rosazza e che scende fino al Santuario).
Malato di Montagna: homo selvadego

Panorama sul Santuario


Panorama verso la pianura


Monte Cucco


la cresta che sale al Cimone e al Monte Becco


il Mucrone salendo al M. Becco


ultimo tratto prima della cima


dal M. Becco



Colle della Colma 1620 m
Un tempo, prima della costruzione della carrozzabile e della galleria, questo valico era molto frequentatto, essendo la via più breve tra i santuari di Oropa e quello si S, Giovanni d'Andorno.


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domenica 9 aprile 2017

Nel silenzio della Riserva Naturale Integrale della Valsolda


La storia dell’area protetta risale ai primi del ‘900, con l’istituzione della Foresta Demaniale dello Stato attraverso acquisizioni di terreni privati e il successivo passaggio, negli anni ’70, a Regione Lombardia. Nel 2004, in virtù della Direttiva Uccelli, la Foresta viene dichiarata Zona di Protezione Speciale con il codice identificativo IT2020303, divenendo parte integrante di Rete Natura 2000, l’importante rete europea per la protezione degli habitat e la salvaguardia della biodiversità. Nel 2007, nel medesimo territorio della ZPS e della Foresta Regionale, viene poi istituita la Riserva Naturale Valsolda. Attualmente, quindi, l’intera area protetta garantisce una triplice tutela ambientale, essendo Riserva Naturale, ZPS e Foresta Regionale


Dall'autostrada A9 (Milano/Chiasso) si esce a Como nord (ultima uscita prima del confine), per poi costeggiare il lago di Como fino a Menaggio. Si prosegue seguendo le indicazioni per Porlezza e dopo aver superato lo splendido centro rivierasco, si costeggia il Ceresio attraversando i vari paesini, fino a raggiungere la deviazione a destra per Dasio. Raggiunto il paese si parcheggia l'auto sotto alla chiesa parrocchiale di San Bernardino (590 m).
Dal parcheggio si sale percorrendo le strette viuzze di Dasio fino a un bivio. Tralasciato il sentiero 5 per l'Alpe Mapel, si svolta a destra seguendo il sentiero 3 sbarrato per Ranco/Alpe Serte/Sentiero delle 4 Valli. Si scende verso il torrente Soldo che si attraversa su un bel ponte in legno, per poi piegare subito a sinistra seguendo le indicazioni sulla palina segnavia. Si risale il costolone gradinato e dopo aver oltrepassata una baita si arriva nei pressi di una vecchia teleferica. Attraversati i pascoli verso est, in poco tempo si arriva a Ranco (770 m), dove si incrocia la sterrata proveniente da Drano (si può salire direttamente da questa frazione, ma il dislivello è ancora maggiore). Si prosegue seguendo la sterrata per l'alpe Serte e dopo aver tralasciato a destra il sentiero 24 per l'alpe di Cima, in breve si raggiungono alcuni pannelli che danno il benvenuto nella Riserva Naturale Integrale Valsolda. Oltrepassata la deviazione a sinistra per "il percorso nella roccia", si continua a seguire la sterrata, arrivando in pochi minuti a un bivio. Tralasciato a destra il sentiero per le alpi Pessina e di Cima da dove poi si farà ritorno, si prosegue fino a raggiungere una "Calchera" (fornace da calce), oltre la quale si arriva all'area di sosta dell'alpe Serte, con alcuni interessantissimi pannelli didattici, una fresca fontana e alcuni tavoli con panche dove fermarsi (889 m). Poco dopo si abbandona la sterrata e si imbocca il sentiero a sinistra che scende in direzione dell'alpe Mapel/Grotta dell'Orso/Passo del Pairolo. Attraversato il torrente su un ponticello in legno, si riprende a salire arrivando in breve a un bivio, tralasciato il "sentiero faunistico" a sinistra (pannello 4 e 5), si continua a salire a mezzacosta seguendo "la via dei canti". Incrociato nuovamente il "sentiero faunistico", nei pressi del pannello sui "galliformi", si continua a risalire la valletta fino a raggiungere il Passo Stretto (1100 m), passaggio storico fra la Valsolda e la Val Rezzo e nodo di numerosi sentieri. Giunti al pannello n. 7, si riprende a salire verso destra e dopo un lungo mezzacosta si arriva a un primo punto panoramico. Il sentiero svolta decisamente verso sinistra sotto a un'enorme masso e dopo un tratto ripido si arriva alla "Tana del Lupo", suggestiva grotta dove la leggenda vuole che il lupo trovasse riparo (1221 m). Si continua a salire ancora per un breve tratto fino a un bivio, abbandonato momentaneamente il sentiero principale, con una breve salita verso sinistra si raggiunge una balconata in legno, da dove si può godere di un colpo d'occhio eccezionale sulle montagne circostanti. Ripreso il cammino si scende leggermente nel bosco, raggiungendo in breve una palina segnavia con indicato a sinistra il sentiero per l'alpe di Cima/Porlezza. Continuando si arriva poco dopo nel pianoro dell'alpe Pessina dove è situato l'omonimo bivacco sempre aperto (1265 m). Prima di continuare si consiglia di seguire l'indicazione sulla palina segnavia per il "Sorbo monumentale", che si raggiunge con un breve ma sostenuta salita nel bosco. Per non ritornare per il medesimo sentiero, si può proseguire arrivando alla Bocchetta di Pessina (1282 m) da dove seguendo il sentiero a sinistra si scende fino a incrociare nuovamente il sentiero nei pressi della palina segnavia, compiendo così un piccolo giro ad anello. Ritornati al bivacco si segue l'ampio sentiero e dopo aver oltrepassato l'ultimo pannello didattico dedicato agli ungulati in breve si arriva a un bivio. Seguendo sulla destra il sentiero a mezzacosta si raggiunge un'altana di osservazione, da dove oltre allo splendido panorama sulle cime di Prade e del Torrione, con molto fortuna si può avvistare l'aquila reale. Ripreso il sentiero si inizia a perdere quota con una serie di svolte fino a raggiungere prima i ruderi dell'alpe Serte Nuova (901 m) e poco incrociando nuovamente la strada sterrata. Per far ritorno a Dasio si ripercorre il medesimo percorso fatto all'andata.
Malati di Montagna: Luisa, Franco, Silvio, Pg, Danilo e l'homo selvadego




Sentiero Faunistico “Maurizio Monti” 
Il Sentiero Faunistico è intitolato a Maurizio Monti, storico e ornitologo comasco. Il tracciato si sviluppa dall’Alpe Serte con un andamento ad anello, sovrapponendosi in parte alla Via dei Canti. Il percorso risale il versante destro orografico della valle, verso l’Alpe Mapel, consentendo una visita alla Grotta dell’Orso (Büs de la Noga, 1313 m), per poi condurre al Passo Stretto, all’Alpe Pessina e fare ritorno al punto di partenza. I numerosi pannelli didattici illustrano la fauna che popola tutti gli ambienti della Riserva.



La Via dei Canti 
Si sviluppa ad anello dall’Alpe Serte (845 m) e si articola in 10 stazioni dedicate alla conoscenza degli uccelli e degli ambienti della foresta. I pannelli inoltre illustrano, con una particolare guida all’ascolto e all’interpretazione, gli aspetti canori dell’avifauna. Lungo il tragitto, si raggiungono il Passo Stretto (1102 m), l’Alpe Pessina (1217 m) e un punto panoramico strategico per l’osservazione della fauna.

Accanto al pannello è collocato un riproduttore di suoni. Premendo i tasti dedicati si possono ascoltare i canti delle specie rappresentate.


La primula orecchia d'orso (Primula auricula)
Questa bella specie dalla vistosa colorazione gialla fiorisce nelle fessure delle pareti calcaree a partire da quote molto basse. Le caratteristiche foglie, tutte riunite in una rosetta basale, sono ampie, carnose e presentano un margine bianco e cartilagineo.
Specie nel complesso piuttosto rara. In Italia è protetta, e quindi non deve essere raccolta.


Punto panoramico
Luisa, Franco, Danilo, Silvio, Pg


Secondo punto panoramico



Sorbo monumentale
Questa pianta, Sorbo montano (Sorbus aria L.) dalle dimensioni imponenti (circonferenza 285 cm, altezza 12 m) si trova nei pressi dell'Alpe Pessina, lungo il percorso dei sentieri didattici.


Bivacco alpe Pessina 1220 m



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sabato 1 aprile 2017

Sull'Alta Via del Caffaro, alla Cima Breda e Forte di Cima Ora

L’essere umano vive in città, mangia senza fame e beve senza sete, si stanca senza che il corpo fatichi, ricorre il proprio tempo senza raggiungerlo mai. È un essere imprigionato, una prigione senza confini da cui è quasi impossibile fuggire. Alcuni esseri umani però a volte, hanno bisogno di riprendersi le proprie vite, di ritrovare una strada maestra. Non tutti ci provano, in pochi ci riescono. (Walter Bonatti)

Dall’uscita di Brescia Est lungo l'autostrada A4, si prosegue sulla SS45 bis in direzione di Salò e in seguito sulla SS237 verso Madonna di Campiglio. Arrivati al Lago d’Idro, si prosegue lungo la sponda occidentale del lago, seguendo la comoda provinciale. Oltrepassato l'abitato di Anfo, poco prima di raggiungere Ponte Caffaro, alla rotonda si svolta a sinistra verso Bagolino e Passo Croce Domini, abbandonando la provinciale che procede in direzione di Tione di Trento e Madonna di Campiglio. Dopo aver oltrepassato il Sacrario militare di Monte Suello, si prosegue ancora per alcuni minuti fino a raggiungere una grande condotta forzata, dove una palina segnavia indica l’inizio del sentiero (630 m). Le possibilità di parcheggio sono molto scarse, volendo si può lasciare l'auto poco prima in un slargo sulla sinistra, oppure prima ancora in uno grande spiazzo sterrato sulla destra. Si inizia a salire la ripida scala in cemento a lato della condotta forzata, seguendo il sentiero 404/405. Raggiunta l'entrata della centrale, si attraversa la sterrata e si imbocca sulla sinistra il sentiero che si inoltra fin da subito in un fitto bosco, guadagnando quota ripidamente. Oltrepassata una piccola costruzione bianca con ripetitore, il sentiero diventa meno ripido e in pochi minuti si arriva nella bella radura della Cascina Pozza (960 m). Si scende leggermente, per poi proseguire in falsopiano attraversando alcune piccole vallette, portandosi a ridosso della cresta del Monte Suello. Teatro nel 1866 della battaglia vinta dai garibaldini contro gli austriaci, nella quale rimase ferito lo stesso Garibaldi. Raggiunta la palina segnavia in località Roccolo delle Pozze, si tralascia a destra il sentiero 405 per Ponte Romanterra, da cui poi faremo ritorno e seguendo i segnavia 432-404 si inizia a risalire con pendenza più sostenuta il Dosso Tondo. Seguendo ora il filo di cresta si raggiunge la Piana dei Bandi, splendido balcone naturale sul lago d'Idro. Si attraversano i prati aggirando sulla sinistra il crinale, per poi continuare in falsopiano poco al di sotto della cresta, seguendo la linea della trincea usata durante la prima guerra mondiale, da notare alcune grotte artificiali. In questo suggestivo tratto il panorama è davvero molto bello e permette di poter ammirare le Piccole Dolomiti Bresciane con il Dosso Alto massima elevazione del gruppo (2065 m). Arrivati a poca distanza dalla cima il sentiero diventa sempre più ripido, per poi spianare e in breve raggiungere sulla destra la piccola croce in legno del Monte Breda (1503 m). Per raggiungere il Forte di cima Ora si scende sul versante opposto fino a raggiungere un'abitazione privata. Seguendo le indicazioni sulla palina segnavia (432-404), si scende fino a raggiungere la sottostante strada sterrata che si inizia a seguire sulla sinistra aggirando la proprietà. Dopo un breve tratto in salita si continua in piano sulla strada sterrata fino a raggiungere una successiva palina segnavia. Abbandonata la sterrata si segue il sentiero a sinistra per il Rif. Baremone e il F.te fi Cima Ora. In breve si arriva a un suggestivo passaggio fra le rocce, per chi lo desidera sulla destra inizia una piccola ferratina con una scala in ferro priva di cavo di sicurezza, con la quale è possibile raggiungere in minor tempo la cima. Continuando a seguire il sentiero si attraversata una galleria scavata nella roccia attrezzata con una cavo d'acciaio e in breve si incrocia la strada sterrata d'accesso al forte. La si segue in leggera salita passando accanto ai primi edifici e in pochi minuti si arriva allo splendido punto panoramico di Forte di Cima Ora (1539 m). Per il ritorno si ripercorre l'ex strada militare arrivando dopo pochi minuti a un bivio con un pannello didattico. Tralasciata a destra una stradina sterrata, si continua a scendere seguendo la strada d'accesso al forte (404-427), che compie un lunghissimo semicerchio verso destra. Ignorati un paio di bivi a sinistra, si prosegue per un lungo tratto nel bosco fino a raggiungere la sbarra che vieta l'accesso alla strada sterrata. Prima d'arrivare sulla strada asfalta, si segue il sentiero a destra in direzione di Ponte di Romanterra/Bagolino (404-427-402var). Perdendo dolcemente quota si inizia a scendere lungo la bucolica Valle Lunga e dopo un breve tratto nel bosco, si esce in una valle molto ampia che si attraversa raggiungendo la palina segnavia sul lato opposto. Tralasciato il sentiero a sinistra per P.so Berga/Dosso Alto/P.so Maniva (427-402var-3V), si continua a seguire il sentiero 404 per Ponte di Romanterra, iniziando a percorrere per alcuni minuti un tratto in falsopiano, fino a raggiungere una bacheca in legno. Si inizia a scendere ripidamente verso destra in un fitto bosco, a poca distanza da alcune ripide pareti e guglie di calcaree, in un ambiente selvaggio e molto suggestivo. Raggiunto il torrente in secca lo si attraversa un paio di volte e prima che il torrente precipiti, si riprende a salire a destra fino a raggiungere una palina segnavia. Tralasciata la variante 404bis, si inizia a scendere fino a raggiungere nuovamente il torrente, che si inizia a costeggiare sul lato destro fino a un'area attrezza con una bacheca. Proseguendo il sentiero si trasforma in un pista forestale e in breve si raggiunge una baita con vicino un cartello che ci avvisa che siamo all'interno della Foresta Anfo Val Caffaro. Attraversato nuovamente il torrente, poco prima di raggiungere la radura con le baite di Caré, si abbandona il tratturo e si segue il sentiero a destra indicato da una palina segnavia per il Portico Montesuello (405). Dopo un primo tratto dove si guadagna quota con alcuni lunghi tornanti, il sentiero prosegue in leggera salita con un lungo mezza costa fino a ritornare sul crinale, chiudendo l'anello. Da qui si ripercorre il medesimo itinerario fatto al mattino.
Malati di Montagna: Lorenzo, Danilo e l'homo selvadego

sul crinale verso il Monte Breda
il primo tratto in un bel bosco di pino silvestre


poi un ripido...anzi ripidissimo tratto...


grotta artificiale sul sentiero costruito durante la prima guerra mondiale





Monte Breda 1503 m


verso il Forte di Cima Ora


breve tratto scavato nella roccia con cavo di sicurezza


Forte di Cima Ora 1548 m
Il forte dalla sua panoramica posizione domina Bagolino e l’Alta valle de Caffaro. All’epoca della sua costruzione (fu ultimato alla vigilia dell’entrata in guerra dell’Italia) il suo vero obbiettivo però era battere la valle del Chiese, il confine del Caffaro e limitare un’avanzata nemica verso Brescia. Come il forte di Valledrane , si tratta di una classica batteria di tipo “Rocchi”, facente parte dei 42 forti di tipo moderno che avrebbero dovuto difendere i confini settentrionali del regno d’Italia e essere ultimati nel 1913. Come si è visto, gli austroungarici si ritirarono immediatamente dopo l’inizio delle ostilità, e lo Sbarramento Giudicarie si trovò su posizioni troppo arretrate. Quindi anche il forte di Cima dell’Ora, perno occidentale del sistema difensivo, ormai inutile in funzione offensiva venne disarmato dei suoi 4 cannoni da 149A su affusto Armstrong . Nelle vicinanze (monte Breda, passo del Marè, Valcaelli) vennero posizionate varie batterie d’artiglieria a difesa della zona. L’imponente struttura (circa 52 mt per 26, su tre piani) è arrivata fino ai nostri giorni mostrando i segni del tempo e dei recuperanti locali, che nel primo dopoguerra spogliarono lo stabile di ogni parte riutilizzabile o riciclabile. La strada che porta al forte, compie alcuni tornanti ormai sommersi dalla vegetazione, fino ad arrivare ai pilastri che sostenevano il pesante cancello d’Ingresso e da li al forte vero e proprio, anticipato da strutture accessorie al forte, realizzate in muratura o scavate in roccia. 
La visita degli interni è al momento vietata, causa l’instabilità della struttura.




sulla via del ritorno percorrendo l'affascinante Valle Lunga



si inizia a scendere verso il fondo del vallone tra pinnacoli....


....e ripide pareti


Foresta Val Caffaro (Foreste di Lombardia)


c'è da fidarsi? meglio non verificare....!!!




Alta Via del Caffaro
Un viaggio su un alta via permette di poter riscoprire un rapporto con la natura che al giorno d’oggi troppo spesso è stato dimenticato. Ovviamente non è un distacco completo dal mondo moderno ma ci consente di allontanarci in modo sostanziale dal caos di tutti i giorni. Tra le varie alte vie più o meno conosciute e frequentate è nata la Alta Via del Caffaro creata dal Cai di Bagolino attorno al bacino idrografico del fiume omonimo che nasce dal Monte Blumone per finire la sua corsa nel Fiume Chiese.


Un percorso storico-escursionistico che si sviluppa lungo le fortificazioni sorte a difesa del lago d'Idro nel periodo della prima Guerra Mondiale.