Il mio zaino non è solo carico di materiali e di viveri: dentro ci sono la mia educazione, i miei affetti, i miei ricordi, il mio carattere, la mia solitudine. In montagna non porto il meglio di me stesso: porto me stesso, nel bene e nel male.
Renato Casarotto

Le montagne sono di tutti, ma non sono per tutti: sono per chi le ama e le rispetta, per chi vuole viverle e conoscerle, per chi non prevarica con il proprio io la loro esistenza e armonia.
Mario Rigoni Stern

domenica 19 marzo 2017

Dalla "Strà dul Canal" alla "Strà Granda"

Un anello che permette di percorre due antiche vie di comunicazione, sulla destra e sinistra orografica del Torrente Anza. L'escursione ha come luogo di partenza Pontegrande e permette di attraversare nel primo tratto fitti boschi, dove il silenzio e rotto solo dal passaggio di alcuni camosci e il tempo è scandito dal lento movimento di una salamandra. Dopo aver attraversato l'antico ponte romano a Ceppo Morelli, il ritorno avviene lungo l'antica mulattiera chiamata ancora oggi "Strà Granda", tracciata nel XV secolo con partenza da Piedimulera, per volere dei signorotti locali. Lungo il percorso si attraversano vecchi borghi ancora in parte rimasti nella loro struttura originale, bellissime chiese e cappelle, purtroppo in questo tratto l'asfalto ha sostituito in parte il vecchio tracciato.

Seguire l'autostrada A26 fino a Gravellona Toce, per poi continuare sulla Statale del Sempione. All’uscita di Piedimulera si risale la Valle Anzasca seguendo la SS549, raggiungendo dopo circa 12 km Pontegrande (526 m).
Dopo aver parcheggiato l'auto nei pressi della piazza intitolata recentemente ai caduti Bianchi Guido e Volpone Oreste, si segue la strada asfalta verso Bannio e subito dopo aver attraversato il ponte si abbandona la strada scendendo verso destra in corrispondenza dell'indicazione sentieristica per la Madonna della Neve/Bannio/San Carlo (S7). Si passa in mezzo alle abitazioni, per poi proseguire sul lato opposto di un parcheggio seguendo le indicazioni sulla palina segnavia. Terminata dopo pochi metri la stradina asfaltata, si segue un ampio sentiero fino a raggiungere una vicina cappella, tralasciato il sentiero B15 si svolta a destra seguendo il sentiero per il Sant. Madonna della Neve. Attraversato un prato e un torrentello si prosegue in salita nel bosco raggiungendo una seconda cappella e in pochi minuti il Santuario della Madonna della Neve (659 m). Tralasciato il sentiero per San Carlo, all'inizio della Via Crucis (fontana), si imbocca la traccia di sentiero contrassegnata da vernice bianca a terra. Si guadagna quota ripidamente fino a incrociare il "Sentiero della Salute Luigi Corti" proveniente da Bannio Anzino, se si vuole evitare questo tratto ripido bisogna seguire la Via Crucis fino a Bannio Anzino, allungando ulteriormente il percorso. Il sentiero che si sta per affrontare era la strada di servizio lungo il tracciato del canale di derivazione che, dalla diga di Ceppo Morelli arriva alla centrale idroelettrica di Battiggio, lungo questo percorso vi era addirittura una linea elettrica, per questo motivo è noto da sempre come "Strà dul Canal". Inaugurato nell'agosto del 2015, il sentiero è stato risistemato e messo in sicurezza e si svolge con un lungo mezza costa con diversi saliscendi,  attraversando suggestive pinete che lasciano scorgere bellissimi panorami sui sottostanti paesi e sulla parete himalayana del Monte Rosa. Arrivati alle porte di Ceppo Morelli si segue l'indicazioni per il campo sportivo raggiungendo in pochi minuti il “Punt prea”, antico ponte di pietra che sovrasta il torrente Anza. Dopo aver attraversato il ponte, dalla palina segnavia si inizia a seguire il vecchio tracciato della "Strà Granda" (B00). Si costeggia la parte bassa del paese fino a raggiungere la chiesa parrocchiale di San Giovanni Battista (Sec. XVI), da dove si prosegue seguendo seguendo per un breve tratto la strada asfalta, per poi abbandonarla seguendo sulla destra le indicazioni per il "Sentiero della pineta". Usciti dal paese si oltrepassata una cappella con portico e seguendo con attenzione i segnavia bianco/rossi e le indicazioni sulle paline segnavia si attraversano i paesi di Borgone, Canfinello, il santuario del Croppo, Valeggio e Vanzone. Raggiunta la “Torre di Battiggio” detta “dei Cani”, si prosegue verso San Carlo dove si può osservare il lavatoio costruito recuperando la macina di un mulino. Dopo aver oltrepassata la località Case Pucci, in pochi minuti si rientra al parcheggio di Pontegrande, chiudendo l'anello.
Malati di Montagna: Lorenzo, Silvio, Pg, Danilo e l'homo selvadego

Santuario Madonna della Neve
Il santuario è stato edificato tra il 1618 e il 1622 su una preesistente cappella del 1372, già dedicata alla Madonna della Neve e fu inaugurato il 5 agosto 1622. Al santuario è collegata la nascita della "Milizia tradizionale", un corpo nato nel Seicento con funzioni prettamente militari divenute, nel tempo, religiose.




Strà dul Canal o Sentiero della Salute

Il sentiero della salute Luigi Corti detto "Gigi" è un percorso che si sviluppa per 8 Km (12197 passi), attraverso i Comuni di Bannio Anzino, Vanzone con San Carlo e Ceppo Morelli, sulla destra orografica del Torrente Anza ad un'altitudine compresa tra i 650 e gli 800 metri s.l.m., a mezza costa, immerso in stupende pinete che lasciano scorgere bellissimi panorami sui sottostanti paesi e frazioni, lungo il tracciato del Canale di derivazione che, dalla diga di Ceppo Morelli arriva alla Centrale idroelettrica di Battiggio. Era quindi una strada di servizio, tanto che un tempo, lungo questo percorso vi era la linea elettrica che, partendo da Battiggio giungeva alla Diga di Ceppo Morelli, per questo motivo è noto da sempre come "Strà dul Canal" La continuazione verso Bannio, è stata realizzata per permettere di giungere in breve tempo a Valpiana, dove è collocato l'impianto di captazione sul Torrente Olocchia e sul Rio Rosenza, L'idea della sistemazione di questo tracciato era nell'aria da tempo, tanto che il sig. Renato Pedroli di Ceppo Morelli, dopo il pensionamento (dal 1992) si è dedicato alla sistemazione del tratto nel Comune di Ceppo Morelli denominandolo "sentiero della salute", e numerosi atleti, e amanti della montagna ambivano al recupero dell'intero percorso. Nel dicembre 2014 l'Alpino Luigi Corti "Gigi", grande promotore e sostenitore della Corsa in Montagna è "Andato Avanti", e il Gruppo Escursionisti Val Baranca unitamente al Gruppo Alpini di Bannio Anzino ha promosso l'iniziativa di recuperare il percorso, coinvolgendo i Gruppi Alpini della Valle Anzasca, i Comuni interessati e le Associazioni presenti sul territorio,e di intitolare questo sentiero, una volta sistemato a "Gigi".


tremila passi fatti e 9000 da fare...totale 12197...i conti non tornano...!!!











Strà Granda da Ceppo Morelli a Pontegrande
La strada della Valle Anzasca prima dell'avvento delle automobili, era una splendida mulattiera di rara bellezza. Era utilizzata dai mercanti per andare o venire dalla Svizzera attraverso l'altissimo passo di M. Moro o per i valligiani per recarsi nei mercati dell'Ossola, ma anche per disimpegnare il minerale estratto dalle miniere dei Cani o della Guja. La Strà Granda, una vecchia via di pietra dove si è consumata una pagina di storia di questa gente di montagna...







Torre di Battiggio
Fortificazione medievale caratteristica della Valle Anzasca. 
È costruita in pietre locali squadrate, ed è monumento nazionale.


Anemone dei boschi o Anemone bianca o Silvia
L'Anemone dei boschi contiene saponine tossiche amarissime che rendono l'intera pianta velenosa sia per l'uomo che per gli animali che la evitano favorendone la diffusione incontrastata.



domenica 12 marzo 2017

53 minuti...

...Era un mercante di pillole perfezionate che calmavano la sete. Se ne inghiottiva una alla settimana e non si sentiva più il bisogno di bere. "Perché vendi questa roba?" disse il piccolo principe. "È una grossa economia di tempo", disse il mercante, "Gli esperti hanno fatto dei calcoli. Si risparmiano 53 minuti a settimana". "E cosa se ne fa di questi 53 minuti?" "Se ne fa quel che si vuole..." "Io", disse il piccolo principe, "se avessi 53 minuti da spendere, camminerei adagio adagio verso una fontana..." 
(da "Il piccolo principe" di A. Saint-Exupéry)

Corriamo, ci muoviamo freneticamente, ci siamo abituati ad avere tutto subito 
e per questo l’attesa a volte ci sembra quasi impossibile da sopportare.
Il tempo non cambia, non è né veloce, né lento. 
Il tempo è sempre uguale, siamo noi che lo vediamo andar via, 
a seconda del nostro stato d’animo. 
Ognuno di noi ha il suo tempo, che si trasforma in ritmo: 
il ritmo del cuore, il ritmo del respiro, il ritmo dei passi...
Cosa succede se rallentiamo? 
Ci accorgiamo di tutto quello che ci circonda, 
di tutto quello che la vita ci offre continuamente, 
silenziosamente, di ciò che è bello, di ciò che è brutto. 
Tutto acquista un colore, una luce, un significato, un’emozione.
Quando andiamo in montagna,
 ricordiamoci che il bello non è raggiungere a tutti i costi la meta, 
ma viverla come uno spazio-tempo plausibile. 
Come dice Annibale Salsa, 
“…non sempre il sentiero deve portare ad una meta…”

IO SE AVESSI CINQUANTATRÉ MINUTI DA SPENDERE, 
CAMMINEREI ADAGIO ADAGIO PER TERRE ALTE...il selvadego

sabato 11 marzo 2017

Il giro dell'Ocone

Percorrendo la dorsale dell'Albenza si raggiunge la modesta ma affascinante cima del Monte Ocone (1355 m). Da quassù lo sguardo spazia dai vicini laghi brianzoli di Olginate, Garlate, Annone e Pusiano, sulle Prealpi Lecchesi e Orobiche, sul gruppo del Monte Rosa fino agli appennini. Prima di raggiungere il M. Ocone si sale sul punto più alto dell'escursione il Monte Tesoro (1431 m), sulla cui cima nel 1985 sono stati eretti una croce metallica alta 15 metri ed un sacrario a ricordo dei soldati italiani caduti in guerra. Il territorio attraversato dall'itinerario è talmente ricco di emergenze da ospitare due itinerari ecomuseali: il "Percorso didattico-naturalistico del Pertus" e il "Sentiero della valle dei muratori". Escursione ad anello effettuabile per gran parte dell'anno, su stradelle e sentieri in gran parte ben segnalati, trova il suo tratto più impegnativo in corrispondenza dell'Ocone, dove i ripidi pendii richiedono la dovuta attenzione.

Da Milano seguire la SS36 direzione Lecco, per poi continuare sulla Strada Statale 342 direzione Bergamo. Arrivati a Calolziocorte si prosegue per circa 6 km fino Carenno, dove si lascia l'auto nel comodo parcheggio accanto al campo sportivo (615 m). Si percorre la strada per Boccio per circa 300 metri, raggiungendo l'inizio della mulattiera per Colle di Sogno  (811). Lungo la piacevole salita nella Valle del Cucco si passa a poca distanza da alcuni caselli e una cappella, all'inizio della primavera si possono ammirare splendide fioriture di bucaneve. Giunti alla frazione Colle di Sogno (954 m), dopo una visita tra i suoi stretti vicoli, dal bar si prosegue a sinistra raggiungendo una graziosa cappella collocata ad un bivio. Si svolta a destra seguendo le indicazioni per Combeli-Valcava/Cà Zanelli/Coldara (823) e dopo un tratto in falsopiano passando a valle di un ghiaione, si entra in un bosco, per poi iniziare a salire sino a giungere su una dorsale del Monte Tesoro. Con un lungo mezza costa in leggera salita si raggiunge la frazione Combeli e la strada asfaltata che si segue verso sinistra per un brevissimo tratto fino a raggiungere Cà di Magnà (1249 m). Dalla palina segnavia si inizia a seguire le indicazioni per il M. Tesoro/Passo del Pertüs e La Passata-Miniera (571-801). Passando in mezzo alle abitazioni si sbuca su una stradina, che si inizia a seguire verso sinistra in leggera salita. Ignorate alcune deviazioni a destra, si continua diritto fino a trovare un piccolo cartello con indicato a destra il sentiero per il Sacrario. Si inizia a salire e dopo pochi minuti incrociato il sentiero proveniente dal Passo di Valcava, si inizia a seguirlo verso sinistra (DOL - 571). Proseguendo lungo il crinale, dopo aver oltrepassano alcuni roccoli, si inizia a salire fino a raggiungere prima l'asta porta bandiera del Monte Tesoro e subito dopo il cippo dedicato alla memoria di Ettore Boschi (1431 m). A poca distanza si trova il Sacrario e il rifugio degli Alpini di Carenno. Si inizia a scendere seguendo il sentiero che passa accanto a un artistico altare simbolico, con 14 frammenti di roccia delle montagne cui si riferiscono le attuali sezioni della U.O.E.I. (Unione Operaia Escursionisti Italiani). Dopo aver attraversato una bella faggeta, si arriva al valico automobilistico della Forcella alta, detta anche del Laghetto (1310 m). Dalla palina segnavia si scende verso la grande pozza per l'abbeverata del bestiame, per poi proseguire in piano seguendo la strada sterrata verso nord/ovest. Dopo aver attraversato le distese erbose di Prà Picchetto, al comparire del bosco la sterrata lascia il posto a un comodo sentiero che attraversa in leggera discesa un bel bosco di faggi, sotto alle pendici del M. Picchetto. Arrivati alla radura del Pertusino, dopo aver ammirato nuovamente il panorama sui laghi prealpini della Brianza, si continua verso destra in leggera discesa fino a raggiungere il convento abbandonato del Pertüs (1183 m). Percorsi pochi metri la strada d'accesso, si devia a destra raggiungendo un bivio, tralasciato a sinistra il sentiero 801, si prosegue seguendo il 571 per il Passo del Pertüs, riprendendo in breve il crinale. Raggiunta una bella "passata" caratteristico impianto venatorio di foggia lineare, con relativo pannello illustrativo del percorso ecomuseale del Pertüs, in breve si scende al Pertüs uno stretto "pertugio" sormontato da un ponticello. Arrivati al Passo del Petrüs (1193 m) si abbandona il sentiero 571 che prosegue per il rifugio Alpinisti Monzesi/La Passata - miniera e si inizia a seguire il sentiero 588. Si inizia a salire ripidamente nel rado bosco, dapprima sul fianco di ponente e poi lungo la cresta sud, fino a raggiungere la cima del Monte Ocone, sormontata da una croce metallica (1355 m). Splendido il panorama che si apre ai propri occhi, in particolare verso ponente sulla Valle dell'Adda, sulle colline moreniche brianzole e sulle lontane cime alpine dominate dal massiccio del Monte Rosa, mentre a nord dietro alla Corna Camozzera e il Resegone spiccano le Grigne. Dalla cima si inizia a scendere seguendo l'affilata cresta occidentale, percorrendo un panoramico sentiero contrassegnato da alcuni bolli gialli. Tralasciato subito il sentiero a destra (588) per la Corna Comozzera si inizia a percorrere l'aereo tracciato, ponendo una minima attenzione nei tratti più ripidi. Dopo aver percorso un tratto in cresta il sentiero piega a sinistra fino a raggiungere una stradina sterrata, che si inizia a seguire verso destra (proseguendo a sinistra si ritorna all'ex convento del Petrüs). Dopo alcuni saliscendi, la strada sterrata inizia a scendere in maniera più decisa fino a raggiungere uno spiazzo con alcuni roccoli. Si continua seguendo per un breve tratto il sentiero a destra, per poi svoltare poco dopo a sinistra iniziando a percorrere un lungo tratto a mezza costa. Raggiunta una baita si svolta a sinistra iniziando a perdere quota rapidamente verso Carenno, il sentiero è sempre ben evidente e contrassegnato da bolli gialli/rossi e blu. Raggiunte le prime case di Carenno, ci si dirige in direzione del campanile della chiesa parrocchiale dedicata a S. Brigida v. e Immacolata Concezione, per poi continuare verso sinistra raggiungendo in breve il parcheggio nei pressi del campo sportivo, chiudendo cosi questo magnifico anello.
Malati di Montagna: Silvio, Pg, Danilo e l'homo selvadego

Leucojum vernum L. (Campanelle comuni)
oggi sembrava di camminare in un giardino botanico....


verso il...


...Monte Ocone


la pianura padana e in lontananza gli Appennini


verso il....


...Monte Tesoro


i laghi brianzoli e la catena del Monte Rosa


Monte Ocone, Corna Camozzera e Resegone


Grignetta e Grignone


Passo del Pertüs, stretto "pertugio" (da qui il nome) legato alla presenza di una faglia, in corrispondenza del quale un antico e un tempo frequentato valico. Gli storici raccontano che qui, nel 1528, avvenne uno scontro tra Spagnoli e Veneziani.


Colle di Sogno - Frazione di Carenno (954 m)




panorama verso il Colle di Sogno


faggio a candelabro


dettagli e traccia gpx

domenica 5 marzo 2017

Fontainemore - Tour des villages

Magnifica escursione ad anello all'inizio della Valle di Gressoney, che permette d'attraversare gran parte dei caratteristici villaggi abbarbicati sulle pendici attorno al paese di Fontainemore. Un vero e proprio viaggio a ritroso nel tempo, tra fitti boschi di latifoglie e una poderosa rete di mulattiere che permettevano l'attraversamento dei caratteristici villaggi, prima della costruzione delle strade.

Dall'autostrada A5 si esce al casello di Pont-Saint-Martin, per poi proseguire a destra seguendo le indicazioni per Gressoney. Entrati nell'abitato di Pont-Saint-Martin si svolta a destra iniziando a risalire la strada regionale della Valle di Gressoney. Dopo aver oltrepassato l'abitato di Lillianes, si arriva a Fontainemore, l'auto la si può lasciare nel comodo parcheggio a destra, a poco distanza dal Centro visitatori del Mont Mars (760 m).
Si scende a lato della cappella, per poi proseguire verso destra raggiungendo l'ardito ponte medioevale, oltre il quale si raggiunge la bella chiesa parrocchiale dedicata a Sant'Antonio. Dalla chiesa dopo pochi metri si raggiunge la palina segnavia, da dove si inizia a percorre la ripida ma bella mulattiera gradinata che sale a picco sul paese. Usciti dal bosco si arriva all'abitato di Borney (1014 m), tralasciato il segnavia n. 1 a sinistra, si inizia a scendere lungo la strada asfalta scarsamente frequenta, d'accesso al villaggio. Oltrepassate le case di Pariassa e di Corè superiore si arriva a incrociare la strada della Valle di Gressoney, che si segue verso sinistra per alcuni  metri fino a raggiungere le indicazioni per l'Orrido di Guillemore. Si scende verso il bel ponte in pietra che sovrasta l'orrido, per poi riprende a salire seguendo la mulattiera. Incrociata una pista forestale si continua a salire seguendo le indicazioni per il villaggio di La Planaz che si raggiunge in poco tempo. Si segue la strada asfalta verso destra, per poi riprendere a salire a sinistra tra le abitazioni. seguendo le indicazioni sulla palina segnavia (sent. 4). Giunti alla cappella dedicata a San Tommaso di Canterbury, si svolta a destra iniziando a percorrere un lungo tratto, alterando tratti in piano ad altri in cui si sale a svolte. Oltrepassati i ruderi di Nova superiore, si attraversano alcuni terrazzamenti abbandonati, fino a raggiungere la spalla montuosa dove è arroccato in splendida posizione il villaggio di Faretta (1129 m). Si consiglia assolutamente di fermarsi per osservare alcune abitazione risalenti al XVII sec. e la bella chiesetta, da dove si può godere di un bel panorama sulla valle. Dalla palina segnavia si continua a seguire il segnavia del sent. 4, proseguendo lungo la stradina asfalta, verso il ponte sul torrente Pacoulla. Con due brevi deviazioni, si può ammirare l'antico forno e il mulino nella parte alta della frazione, recentemente restaurati.
VARIANTE: dal mulino si prosegue in piano seguendo un sentiero recentemente ripristinato, a lato del vecchio Ru Faretta, utilizzato un tempo per alimentare il mulino. Arrivati a un bivio si abbandona la mulattiera che continua a salire e proseguendo in piano in breve si arriva al torrente Pacoulla. Il torrente formato dalle acque del lago Balma e del lago Vargno, è un torrente alpino dal fascino selvaggio, recentemente è utilizzato anche per attività acquatica come il canyoning in quanto considerato uno tra i più suggestivi dei torrenti valdostani. Per il ritorno tornati al bivio si può scendere a sinistra ritornando in pochi minuti sulla strada asfaltata (sentiero 1C).
Seguendo la strada asfaltata subito dopo aver attraversato il ponte si riprende a seguire il sentiero a sinistra indicato da una palina segnavia (sent. 4). Attraversato un torrentello su un ponte in legno si prosegue fino a raggiungere un bivio su una pista forestale. Si continua sulla sterrata a sinistra in leggera salita fino a raggiungere in breve una bella baita isolata con una fresca fontana. Il sentiero prosegue in piano per un breve tratto arrivando sotto alla cappella dedicata a San Francesco di Sales che si raggiunge seguendo la mulattiera che sale da Fontainemore. Continuando a salire si attraversa il villaggio di Pillaz, fino a raggiungere la strada asfaltata (1246 m), da dove si riprende a seguire le indicazioni sulla palina segnavia per Pra dou Sas (sent. 4). Lasciate le ultime case alle proprie spalle si attraversa un torrente e piegando verso sinistra si sale fino a raggiungere un tornante della strada che sale a Pian Coumarial. Dopo aver seguito per alcuni minuti la strada asfalta in leggera salita, giunti nei pressi del villaggio di Challasc la si abbandona per seguire il sentiero a destra (palina segnavia). Attraversato un torrentello si prosegue all'interno di un bel bosco con un lungo traverso e aggirato un costone sotto alle baite di Verghedo, in breve si raggiunge Thea superiore e poco dopo Thea inferiore (1196 m). Si passa in mezzo alle abitazioni, per poi continuare fra i frassini seguendo la bella mulattiera scalinata fino raggiungere il villaggio di Chuchal, con la sua bella cappella dedicata a San Defendente. Dall'abitato in prossimità di un tornante sulla strada asfalta, si continua a perdere quota seguendo le indicazioni sulla palina segnavia per il Capoluogo e il Centro Visitatori Mont Mars (sent. 4). Tra muretti a secco, castagni e noccioli si passa accanto ad alcune baite abbandonate, raggiungendo in breve la prima casa di Bercé. Attraversata una stradina asfaltata si continua a seguire la mulattiera fino a un bivio, si svolta a destra e seguendo il sentiero in breve si arriva al Parco Avventura di Fontainemore. Dopo aver attraversato l'area attrezzata, si oltrepassata il torrente su un ponte, per poi scendere raggiungendo l'abitato di Fontainemore. 
Malati di Montagna: Silvio, Pg, Danilo e l'homo selvadego

La chiesa di Sant'Antonio a Fontainemore
La chiesa fu edificata nel 1494 ed è raggiungibile a piedi attraversando l'ardito ponte.


Il ponte medievale, con un'arcata di ben 22 m, fu costruito intorno al 1200,


Fontana dedicata al reverendo Joseph Creux, 
originario di Fontainemore.


Al suono delle campane della cappella dedicata a San Francesco di Sales, ogni 5 anni gli abitanti della Valle del Lys attraversano le montagne per giungere ad Oropa al cospetto della Madonna Nera, creando un momento di forte coesione tra le due vallate. Quello di Fontainemore è un pellegrinaggio particolare: è un gesto che ha origine nella notte dei tempi, nel cuore degli uomini, che trova le sue radici in un sentimento antico. Storie di vita, di fatiche, di speranze, di fede, si intrecciano per un notte verso la stessa meta in una partecipazione corale. La processione non è un trekking notturno, è espressione di fede di un’intera comunità, che per tre giorni interrompe il ritmo della quotidianità, con modalità immutate da oltre 400 anni.



la segnaletica del "Tours des villages"
è sempre ben presente


mulattiera per Borney


panorama da Borney


Gouffre de Guillemore
Un profondissimo orrido scavato nella roccia dal torrente Lys, dove precipita con un suggestivo salto. Si tratta di un ambiente estremamente suggestivo, già citato nelle guide turistiche destinate ai viaggiatori inglesi dell’Ottocento.


l nome dell'orrido di Fontainemore, Guillemore, sembra sia dovuto alla morte di Guillaume proprietario insieme alla moglie di un albergo che sorgeva nelle vicinanze dell'orrido. Quest'uomo, grande come un gigante e cattivo come un demonio, si dice che depredasse i passanti per poi ucciderli gettandoli nell'orrido. Ma una sera, cinque uomini coraggiosi e armati, si introdussero nell'albergo con lo scopo di uccidere Guillaume e rendere il passaggio più sicuro. Sembra però, che Guillaume preferì gettarsi nel burrone piuttosto di venire giustiziato da quei mortali. Per i viandanti e gli abitanti dei paesi vicini fu un gran sollievo la scomparsa del malvagio. L'anima del cattivo si dice però che restò per anni a lamentarsi in fondo al burrone, e ogni tanto saliva fino alla chiesa a spaventare la gente. Lo spirito, chiamato infine "Der Bramm", fu fatto sparire per sempre dopo diversi giorni di preghiera degli abitanti del paese.


Villaggio di Farettaz
Rappresenta un tipico esempio di insediamento permanente rurale valdostano di “moyenne montagne”, con le caratteristiche strutture necessarie al sostentamento e alla vita della comunità, quali: il forno per la cottura del pane, il lavatoio, la cappella, la scuola e il mulino.




Il forno di Farettaz, collocato all’interno del villaggio, è un manufatto in pietra con l’orditura del tetto in legno e la copertura in lose. Esso è dotato di una bocca a forma triangolare nella quale venivano inseriti i pani impastati precedentemente nell’adiacente locale denominato “ pastino”. Recentemente è stato oggetto di un moderno restauro e ancora oggi, ogni anno, nel mese di settembre, il forno torna a funzionare in occasione della tradizionale festa “Ou Pon da Farotta”. Dopo la cottura del pane è distribuita la tradizionale merenda definita “sinoira” nel cuore della frazione.


Il mulino di Farettaz è localizzato in una zona vicina all’abitato, leggermente più a monte e nelle vicinanze del torrente Pacoulla, da cui attingeva l’acqua deviata da un apposito canale (Ru). Si tratta di un edificio rustico di piccole dimensioni a due piani, in muratura risalente al XV secolo: al piano inferiore si trova il locale di deposito per il grano, mentre nel vano superiore sono collocati la macina e i meccanismi originali che consentivano di macinare i cereali.


Variante sul Ru Farettaz
Si sviluppa per una lunghezza di circa 850 metri ed è alimentato dal torrente Pacoulla. Dai dati storici risulta avesse una portata di circa cento litri d’acqua e che irrigasse circa quindici ettari di terreno coltivabile.
I rus sono canali di irrigazione costruiti in Valle d’Aosta per rendere possibile la coltura e sono stati quasi tutti realizzati tra il XIII e il XVI secolo. La loro costruzione era un piccolo capolavoro di ingegneria idraulica: la pendenza non doveva mai essere troppo elevata, per impedire che l'acqua potesse erodere gli argini, e spesso venivano utilizzati per fornire energia idraulica a mulini e macine.


Villaggio di Pillaz
Cappella del 1687 dedicata a San Francesco di Sales



Chuchal
Cappella dedicata a San Defendente, costruita nel 1683
Secondo la tradizione, una delle campane di Chuchal, quella su cui stanno scritte le parole “Maria salva terram”, fuga il temporale e deve essere suonata in caso di tempesta o grandine.


traccia e dettagli gpx