Il mio zaino non è solo carico di materiali e di viveri: dentro ci sono la mia educazione, i miei affetti, i miei ricordi, il mio carattere, la mia solitudine. In montagna non porto il meglio di me stesso: porto me stesso, nel bene e nel male.
Renato Casarotto

Le montagne sono di tutti, ma non sono per tutti: sono per chi le ama e le rispetta, per chi vuole viverle e conoscerle, per chi non prevarica con il proprio io la loro esistenza e armonia.
Mario Rigoni Stern

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giovedì 8 dicembre 2016

Con tanti amici al rifugio Crosta

Nel pomeriggio del giorno seguente, ultimata la preparazione del sacco esco per le vie della città per dar aria alla mia eccitazione. Quasi automaticamente salgo al monte dei Cappuccini. Sento il richiamo del vento lontano che rende più trasparente il tramonto, colorando di verde l’orizzonte. Sopra il Gran Paradiso due nuvolette riflettono ancora l’ultimo sole. Sotto di me la città sta accendendo le prime luci. L’idea dell’azione vicina suscita in me strane sensazioni e contrastanti pensieri. Provo una grande commiserazione per i piccoli uomini, che penano rinchiusi nel recinto sociale che sono riusciti a costruirsi contro il libero cielo e che non sanno e non sentono ciò che io sono e sento in questo momento. Ieri ero come loro, tra qualche giorno ritornerò come loro. Ma oggi, oggi sono un prigioniero che ha ritrovato la sua libertà. Domani sarò un gran signore che comanderà alla vita e alla morte, alle stelle e agli elementi.
Giusto Gervasutti


Potrei dire tante parole dopo aver passato una giornata in paradiso da Marina e Enrico, ma un semplice grazie credo che sia sufficiente, per descrivere la giornata trascorsa su nel vostro piccolo angolo di pace e serenità...grazie di esistere...
Malati di Montagna: Luisa, Simonetta, Silvia, Franco, Silvio, Pg, Danilo e l'homo selvadego

perché camminare a testa bassa senza guardarsi attorno?






l'arrivo al rifugio Crosta fa bene al cuore e alla mente



fuori e dentro al rifugio tutto è una scoperta...!!!







il difficile è dover tornare a casa....

sabato 12 novembre 2016

Monte Todano o "I Balmitt"...un vero balcone panoramico sul Lago Maggiore...e non solo

La prima parte di questo suggestivo anello coincide con il sentiero "All'ombra degli abeti", un interessante sentiero corredato da pannelli didattici del Parco Nazionale della Val Grande. La parte centrale è dedicata invece ai fantastici panorami che si possono godere dalla cima del Todano e lungo la cresta verso il Pizzo. L'ultimo tratto di sentiero che dall'alpe Sunfai termina alla Cappella Porta è riservato solo a escursionisti esperti.

Da Milano si segue l’autostrada A8 verso Varese, dopo Gallarate si devia a sinistra, proseguendo sull'autostrada A26 (Genova Voltri-Gravellona Toce). Seguendo le indicazioni per Gravellona Toce si giunge fino all’uscita di Baveno/Stresa, per poi continuare seguendo le indicazioni per Verbania. Subito dopo una grande rotonda, si devia a sinistra seguendo le indicazioni per Cambiasca (Parco Nazionale Val Grande). Arrivati in paese, lo si attraversa fino al bivio sulla sinistra, con l'indicazione per Caprezzo. Si risale la stretta strada e raggiunto il paese, si prosegue sulla via  principale fino al bivio sulla destra con l'indicazione per la Cappella La Porta. Continuando per qualche chilometro si arriva alla fine della strada asfaltata, in corrispondenza di un ampio slargo sterrato, dove si può lasciare l'auto (974 m).
Dalla cappella, con accanto una fresca fontana, si costeggia l'area adibita a picnic arrivando in breve a un bivio. Tralasciato il sentiero a destra dal quale poi faremo ritorno, si inizia a risalire l'ampio sentiero natura del Parco, "All'ombra degli abeti". Un itinerario che permette di conoscere e apprezzare la natura e i mutamenti di un luogo che ha, per lungo tempo, visto la presenza dell'uomo.
Si entra nel fitto bosco e dopo un primo tratto in cui si guadagna quota ripidamente, la pendenza spiana leggermente, per poi riprende a salire una larga dorsale boschiva. Tralasciato a sinistra il bivio per la Cappella Fina si continua a salire ancora per alcuni minuti, per poi proseguire con un lungo traverso nel bosco secolare, raggiungendo i ruderi dell'alpe Cornala.
Usciti da dal bosco dopo aver oltrepassato la sorgente del Bui, si tralascia a destra il sentiero che scende a Sunfai e con alcuni tornanti si raggiunge il sovrastante rifugio Pian Cavallone. Dal rifugio continuando sulla  sinistra in pochi minuti  si arriva alla piccola e graziosa cappella del Pian Cavallone, collocata tra la cima del Pizzo Pernice e del Todano.
Si sale seguendo la dorsale alle spalle della cappella, puntando alla grande croce visibile sul Monte Todano (1670). Il panorama una volta arrivati in cima è di quelli da rimanere a bocca aperta, A sud è possibile ammirare la pianura padana, con Milano e i suoi grattacieli, il lago Maggiore e Varese, a est le Grigne e il Monte Generoso, a ovest la vista spazia verso il cuore della Valgrande, con i Corni di Nibbio e il Proman che sembrano sorreggere come colonne portanti l'imponente parete Est del Monte Rosa e più vicino a noi la Cima Sasso ed il Pedum. Nelle giornate più terse si intravede il Cervino, il Monviso e gli Appennini.
Si prosegue lungo l'ampia cresta e dopo alcuni saliscendi si raggiungere il Pizzo (1650 m), l'escursione potrebbe terminare qui e per il ritorno si può tranquillamente ripercorrere il medesimo sentiero fatto all'andata. Se si vuole continuare è necessaria avere una buona esperienza in montagna, soprattutto nel percorrere sentieri scarsamente segnalati e a volte disagevoli.
Dalla cima si segue all'inizio una traccia poco visibile che aggira la cima rocciosa, per poi continuare sulla dorsale di destra su una traccia più marcata che conduce alle sottostanti baite diroccate di Trecciura. Si continua a scendere verso sinistra compiendo un largo semicerchio e lasciate sulla destra le baite di Sunfai, si arriva in breve a incrociare la strada sterrata, che si inizia a seguire verso sinistra. Poco dopo aver oltrepassata la sagoma dell’uomo orante, si abbandona la strada e si imbocca il sentiero a destra contrassegnato da segnavia bianco/rossi. Giunti alle ultime baite di Gabbio, si abbandonano i segnavia bianco/rossi e in corrispondenza di una recinzione verde si scende verso destra fino a incrociare un sentiero che prosegue a mezzacosta nel fitto bosco. Giunti sopra alle baite di Steppio, si scende fino a raggiungere il cartello con scritto il nome dell'alpeggio. Da qui il sentiero prosegue verso destra, si raccomanda di fare molta attenzione a percorre questo tratto, poiché si attraversano canali dirupati e la manutenzione lascia molto a desiderare! Durante il percorso si passa accanto a varie baite, molte delle quali ridotte a un cumulo di sassi. Oltrepassato un piccolo angolo di paradiso, dove il rio di Niva forma una suggestiva cascatella, si arriva alle baite ristrutturate dell'alpe Fai. Dopo pochi minuti giunti a un bivio, si tralascia il sentiero che prosegue in salita a destra e si inizia a percorre l'ampia traccia, fino a raggiungere nuovamente la Cappella Porta.
Malati di Montagna: Silvio, Pg, Danilo e l'homo selvadego

Il sentiero natura comincia presso Cappella Porta e si conclude al Rifugio del Pian Cavallone, seguendo un itinerario che permette di conoscere e apprezzare la natura e i mutamenti di un luogo che ha, per lungo tempo, visto la presenza dell'uomo. 




Gli alberi sono le colonne del cielo se cadono loro, 
ci cadrebbe addosso un pezzo di cielo. 
Buddha Siddhārtha Gautama



Il panorama è a dir poco strepitoso e spazia nelle belle giornate dal Monte Rosa passando per la pianura padana dominata dal Lago Maggiore, fino agli appennini.







Il rifugio Pian Cavallone, di proprietà del CAI Verbano, è stato costruito nel 1882 ed inaugurato il 29 luglio dell’anno successivo. Nato poco dopo la nostra sezione è quindi simbolo e memoria della nostra storia.


Leggenda del Pian Cavallone 
Nel 1790 viveva sulle pendici del Monte Zeda un rude e perverso pastore di nome Martino (Martinas nel dialetto locale) il quale si era invaghito di una bionda e bellissima pastorella che nei mesi estivi viveva con le sue pecore in una baita situata al Pian Cavallone nella zona dove sorge il rifugio CAI. La bionda pastorella pura come un rododendro che nasce e fiorisce al Pian Cavallone non voleva saperne delle attenzioni del maturo Martinas e cercava di sfuggirne la presenza. La sera del 14 agosto 1769 Martinas deciso più che mai a godere delle grazie della pastorella, scese dallo Zeda cavalcando un bianco cavallo e si presentò all'amata rinnovando le sue odiose brame. Ai rinnovati rifiuti il torvo Martinas nel colmo del furore si lanciò sulla pastorella e la buttò nel burrone sottostante uccidendola. Il sangue della pastorella, così barbaramente uccisa, si sparse sulle pendici del Pian Cavallone che si ricoprì d'una selva sanguigna di rododendri che ancor oggi si possono ammirare . Compiuto il delitto Martinas rimontò sul cavallo bianco ma nel fuggire verso il Monte Zeda il cavallo inciampò e trascinò nel burrone il bieco Martinas.


Tra la cima del Pizzo Pernice e del Todano, 
si trova la piccola e graziosa cappella del Pian Cavallone 


Monte Todano 1667 m


dal Pizzo 1644 m


Vuota, selvaggia, priva o quasi di presenza dell'uomo. Cosi è solitamente definita la Val Grande, una delle poche aree d'Italia a meritare l'uso del termine "wilderness", cosi caro agli appassionati di natura americani e britannici.


Uomo orante della Valle Intrasca
Il simbolo del Parco Nazionale della Val Grande


dettagli e traccia gpx


sabato 9 luglio 2016

Tre passi, una cima, un rifugio e un...Menek

L'incontro oggi con Menek ha quasi dell'incredibile, ci siamo conosciuti a marzo del 2014 in cima al Monte  Gioco o Zucco e ci siamo lasciati con la solita frase ci rivediamo sulla prossima montagna. Poi quest'anno sul Monte Parè, quasi per caso, faccio la conoscenza di alcuni suoi amici, gli chiedo se gentilmente me lo possono salutare e cosi è stato. Oggi arrivando sulla Cima di Mezzeno o Giovanni Paolo II, vedo un simpatico cane, mi sembra già di averlo visto, ad un tratto sento una voce che lo chiama "Olmo", alzo la testa e chi vedo, Menek! Incontrare qualcuno su una cima, senza mettersi d'accordo, a mio parere ha qualcosa dell'incredibile, ma forse è solo stato il destino o la medesima passione per le terre alte a farci incontrare, quei pochi minuti tra battute e risate sono il completamento di questa splendida e strana giornata...mandi, mandi Menek

In sintesi i waypoints di questo splendido giro ad anello: Baite di Mezzeno (1570 m) / Passo della Marogella (1869 m) / Cima di Mezzeno (2230 m) / Passo Laghi Gemelli (2131 m) / Laghi Gemelli (1953 m) / Rif. Laghi Gemelli (1968 m) > Passo di Mezzeno (2144 m) / Baite di Mezzeno
Malati di Montagna: Simonetta, Silvio, Danilo e Fabio

la giornata promette bene...



Passo della Marogella 1869 m


la traversata verso la Cima di Mezzeno



Cima di Mezzeno 2230 m
dedicata a Papa Giovanni Paolo II



Passo Laghi Gemelli 2131 m


Laghi Gemelli 1953 m
In origine erano due laghetti. La costruzione di una diga a nord del bacino ha formato un unico lago molto più grande.



Rifugio Laghi Gemelli 1968 m


Passo di Mezzeno 2144 m





domenica 25 maggio 2014

L'anello del Pizzo d'Erna...a tu per tu con el Resegun

Il Pizzo d’Erna anche se è una cima minore del gruppo del Resegone, grazie alla sua posizione isolata rappresenta uno splendido balcone sul Resegone, sulle cime e i laghi che la circondano.
L’escursione ad anello si svolge in senso antiorario, all'andata percorriamo lo storico sentiero 1 curato nel tempo per la sua manutenzione da S.E.L. e CAI Lecco, per il ritorno dal rifugio Marchett seguiamo per un tratto l'interessante Sentiero Natura e in seguito il ripidissimo e poco frequentato sentiero dei carbonai 18 per il Passo del Cammello (EE).

Dopo il ponte sull'Adda a Lecco, abbandoniamo la statale 36 e proseguiamo a destra seguendo la nuova strada per la Valsassina. All'uscita della galleria svoltiamo a destra seguendo le indicazioni per i Piani d'Erna, subito dopo al bivio continuiamo a sinistra per Versasio/Piani Erna. Con alcuni tornanti oltrepassiamo le frazioni di Falghera e Malnago fino ad arrivare nell'ampio parcheggio a pagamento della funivia (€ 2). Ultimati i preparativi ci avviamo verso destra in direzione di un evidente cartello giallo, sul quale sono indicati alcune mete che si possono raggiungere (Località Versasio 603 m). Il sentiero che seguiremo è contrassegnato con i segnavia rosso/bianco/giallo con al centro il numero 1. Scendiamo alcuni gradini entrando subito nel bosco, dopo pochi minuti intersechiamo una stradina asfaltata, proseguiamo verso destra, dalla direzione opposta faremo poi ritorno. Saliamo fino a raggiungere un grosso cancello dove termina la stradina, continuiamo ora a sinistra seguendo l'ampio sentiero che con moderata pendenza entra nel bosco. Rimaniamo sul tracciato principale ignorando alcuni sentieri a sinistra, usciti dal bosco proseguiamo per un tratto in piano e oltrepassata una cappella raffigurante una madonna con bambino giungiamo a un bivio. Dalla palina segnavia saliamo verso sinistra tralasciando il sentiero 1A che prosegue per Campo de Boi/rif. Azzoni. Arrivati a Costa 800 m, attraversiamo la frazione e dopo un breve tratto di salita, decidiamo di fare una breve deviazione a sinistra, raggiungendo la cappella votiva della Madonna del Resegone dedicata ai caduti in montagna, una breve sosta è quasi d'obbligo. Riprendiamo a salire seguendo il sentiero più marcato e ignorando le varie deviazioni, giungiamo alla Capanna Stoppani 890 m, della sez. CAI di Lecco. Dedicato all'Abate Antonio Stoppani, nato a Lecco nel 1824, considerato una delle più interessanti figure della geologia italiana dell'800. L'edificio costruito nel 1895, fu raso al suolo durante la seconda guerra mondiale e ricostruito nel 1943 come prefabbricato. La struttura attuale è stata inaugurata nel 1978.
Dopo aver bevuto un buon caffè riprendiamo il cammino seguendo il sentiero che sale alle spalle del rifugio. In breve arriviamo alla fresca fontana del Kopp, continuiamo all'ombra del bosco e oltrepassata una vecchia casa arriviamo a un bivio. Proseguiamo a sinistra seguendo le indicazioni per Erna (la Sponda), il sentiero ora si fa sempre più ripido, senza quasi mai avere un attimo per “tirare un po' il fiato”… Usciti dal bosco ecco apparire davanti ai nostri occhi la dolomitica parete meridionale del Resegone. Il nome prende origine dal suo celebre profilo a nove punte che riproduce una sega, "resega" nel dialetto lecchese.
Reso famoso sia per il fatto d'essere citato nella tredicesima e conclusiva strofa della carducciana Canzone di Legnano "...ed il sole ridea calando dietro il Resegone", ma anche perché menzionato da Alessandro Manzoni in diversi punti del romanzo storico I promessi sposi "Quel ramo del lago di Como, che volge a mezzogiorno, tra due catene non interrotte di monti,...".
Risaliamo un bel prato fiorito sulla sinistra, arrivando in breve alla palina segnavia del Sentiero Natura, continuiamo ora a salire su una scalinata fino a raggiungere dopo alcuni minuti un bar e subito dopo il piazzale dell'arrivo della funivia. Da qui non ci resta che seguire le indicazioni per il Pizzo d'Erna, proseguendo per un breve tratto su una stradina asfaltata in leggera salita sulla destra, oppure seguendo le paline segnavia del Sentiero Natura a lato del bar appena oltrepassato. In entrambi i casi il raggiungimento della cima è alla portata di tutti coloro che abbiano un minimo di voglia di fare quattro passi, oltretutto con i suoi 1373 m il Pizzo d'Erna è un eccezionale balcone naturale, sui laghi sottostanti e sulle cime tutt'attorno.
Ritornati all'arrivo della funivia seguiamo a sinistra le indicazioni per il rifugio Marchett, prima su stradina asfaltata e poi su sterrato. Giunti alla Bocca d'Erna 1291 m, incroncio di vari sentieri, proseguiamo sulla stradina sterrata raggiungendo le case del Vecchio Borgo e il rifugio Marchett.
Senza entrare tra le case svoltiamo a sinistra proseguendo verso una specie di sbarramento a un piccolo stagno. Da qui consultando la cartina decidiamo di tralasciare il sentiero a destra e di salire seguendo i pannelli didattici del Sentiero Natura, sicuri di trovare il sentiero per il Passo del Cammello. Purtroppo salendo ci accorgiamo che la direzione non è quella che avremmo dovuto tenere, arrivati nei pressi di una casa chiediamo a una signora delucidazioni, gentilmente ci conferma che il sentiero esiste ma siamo saliti troppo. Seguendo le indicazioni scendiamo lungo i prati sottostanti e oltrepassata una baita riusciamo finalmente a trovarlo, il sentiero in effetti non è che una traccia, per nostra curiosità decidiamo di ripercorrerlo al contrario in modo tale da vedere in quale punto del Sentiero Natura c'era la deviazione che non abbiamo visto. Con nostra magra consolazione, constatiamo che non vi è nessun cartello e nemmeno segnavia che possa far pensare che vi sia un sentiero, comunque per chi sale è sulla destra, poco prima d'arrivare al pannello che spiega come riconoscere i fiori (il sentiero passa a qualche metro sotto al pannello).
Scendiamo moderatamente all'interno di un bel bosco, il sentiero è comunque ben evidente e alcuni ometti ne assicurano la giusta direzione. Usciti dal bosco ci ritroviamo tra due collinette erbose che ricordano appunto le gobbe di un cammello, pensiamo che questo infatti sia il passo omonimo. Scendiamo verso destra passando accanto a un vecchio capanno e percorrendo un ampio canale arriviamo in breve a incrociare il sentiero 18 "dei Carbonai". Svoltiamo a sinistra continuando in una bella e folta faggeta, dopo un primo tratto agevole, il sentiero inizia a scendere ripidamente, passando accanto ad alcuni tralicci della corrente. Continuiamo alternando tratti su roccette, e anche se il sentiero è abbastanza ampio e non particolarmente esposto e comunque consigliabile un minimo di cautela. Oltrepassato un tratto particolarmente ripido che passiamo agevolmente con l'aiuto di una catena, dopo una croce in ferro, il sentiero diventa meno angusto e prosegue in falsopiano su fondo sassoso. 
Sul sentiero, durante la discesa, non abbiamo incrociato nessuno, contrariamente a tutti gli altri sentieri percorsi salendo e ora che siamo arrivati in fondo, ne capiamo il motivo.
In breve arriviamo su una stradina sterrata, con alcuni tratti in cemento, la seguiamo avendo il bosco sulla sinistra e alcuni verdi prati a destra. Tralasciando le varie diramazioni arriviamo a incrociare la stradina asfaltata che seguiamo verso sinistra giungendo nuovamente al bivio incontrato al mattino, dal qui ripercorriamo il medesimo percorso fatto al mattino.
Malati di Montagna: Silvio, Danilo e Fabio

cartolina su Lecco


Sorgente del Kopp


uno strano fiore...
che purtroppo non conosco il nome...


la cresta dentellata del Resegun


panorama dal Pizzo d'Erna 1375 m


uno degli scorci più suggestivi del sentiero dei Carbonai


by Danilo
Sentiero n. 18 dei Carbonai