Natura, storia e cultura. Ma anche valori umani tanto necessari all'uomo di oggi, la solidarietà, il rispetto dell'ambiente, il valore della fatica, il piacere del lavoro ben fatto. Valori positivi da riconquistare per vivere meglio.
Il mio zaino non è solo carico di materiali e di viveri: dentro ci sono la mia educazione, i miei affetti, i miei ricordi, il mio carattere, la mia solitudine. In montagna non porto il meglio di me stesso: porto me stesso, nel bene e nel male.
Renato Casarotto
Le montagne sono di tutti, ma non sono per tutti: sono per chi le ama e le rispetta, per chi vuole viverle e conoscerle, per chi non prevarica con il proprio io la loro esistenza e armonia.
Mario Rigoni Stern
giovedì 26 giugno 2014
Escursionismo moderno
L'escursionismo moderno non può limitarsi ad una semplice pratica sportiva, ma deve essere anche immersione e studio della natura, cultura della montagna e degli uomini che vi vivono da sempre.
Natura, storia e cultura. Ma anche valori umani tanto necessari all'uomo di oggi, la solidarietà, il rispetto dell'ambiente, il valore della fatica, il piacere del lavoro ben fatto. Valori positivi da riconquistare per vivere meglio.
Natura, storia e cultura. Ma anche valori umani tanto necessari all'uomo di oggi, la solidarietà, il rispetto dell'ambiente, il valore della fatica, il piacere del lavoro ben fatto. Valori positivi da riconquistare per vivere meglio.
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Vivere la montagna, come una passione che va al di là dell'aspetto sportivo, ricercando quelle emozioni nascoste dentro di noi...
domenica 22 giugno 2014
Al rifugio Alpe Colma tra le Valli Anzasca e Antrona
Con il toponimo di alpi della Colma sono indicati i nuclei di baite e pascoli adagiati sulla dorsale spartiacque fra l'Anzasca e l'Antrona. Questi alpeggi furono aspramente contesi per secoli con liti che si protrassero sino al 1927 quando furono definiti per sempre i confini comunali. Il rifugio è stato costruito dalle Comunità Montane Monte Rosa e Valle Antrona, ed è stato ricavato ristrutturando i ruderi di una vecchia stalla. Inaugurato 17 luglio 2005 è dedicato a due episodi della Resistenza su questi monti. Il primo a don Giuseppe Rossi, parroco di Castiglione d'Ossola, che offri la propria vita per salvare quella dei suoi parrocchiani, ostaggio della rappresaglia fascista. Aveva 32 anni; fu catturato la sera del 26 febbraio 1945, percorso e poi fucilato dopo essere costretto a scavarsi la fossa. Il secondo all'eccidio di due giovani partigiani,
Jonghi Sergio e Saglio Salti Aldo di Ornavasso, trucidati il 6 giugno 1944 dai nazifascisti.
Dall'autostrada A26 Gravellona Toce, proseguiamo sulla SS33 del Sempione sino all'uscita di Villadossola, seguendo le indicazioni per Antrona risaliamo la valle per circa 9 km, attraversando i comuni di Seppiana e Viganella.
Dopo la frazione Rivera, attraversato il ponte sull'Ovesca e tralasciando la stradina a sinistra per l'agriturismo "Alberobello" da cui poi faremo ritorno, proseguiamo per circa una centinaio di metri. Parcheggiamo in un spiazzo a sinistra, davanti a una bella baita ristrutturata, poco prima del campo sportivo. Una palina segnavia ci indica che siamo in località "Mundà" a 571 m. Dopo aver guardato il percorso sulla cartina del pannello informativo, imbocchiamo il sentiero SI (Sentiero Italia) per l'Alpe Prei/Alpe La Colma. Il sentiero è stato recentemente ripulito: rasata l’erba dal pannello sino all’inizio del sentiero e tagliati gli alberi, caduti durante l'inverno, che intralciavano il percorso.
Il sentiero diviene ben presto una bella mulattiera che sale verso destra con stretti tornanti. Continuiamo attraverso una piccola radura costeggiando un muro in sasso. Oltrepassata l'alpe Baitone 706 m, il percorso si sviluppa con un susseguirsi di svolte, che si alzano ripide sulla costa della montagna a lato del vallone della Conca. Arrivati in una piccola radura incontriamo i ruderi dell'alpe Lamporiggia 1148 m. Dopo le baite il sentiero riprende a salire nel bosco inanellando una lunga serie di tornanti. Usciti dal bosco, sulla cresta davanti a noi possiamo già intravedere il rifugio. Dopo alcune baite costruite interamente in sasso rientriamo nel bosco e, dopo un breve tratto in leggera salita, giungiamo nei pressi di una baita in un buono stato di conservazione. Pieghiamo a destra e seguendo un altro ripido tratto raggiungiamo le prime baite dell'alpe Prei. Deviamo a sinistra uscendo in una radura, per poi volgere a destra riprendendo a salire e, rapidamente, arriviamo al nucleo più consistente di baite, 1413 m, adagiate su di un bel dosso prativo che si apre sulla testata della valle Antrona. Prima di proseguire con una breve deviazione saliamo al monumento all'alpino, balcone naturale sulla sottostante valle. Ridiscesi, attraversiamo l'alpeggio e, seguendo i segnavia, pieghiamo verso destra rientrando nel bosco. Usciti dal bosco, risaliamo gli ultimi tornanti e arriviamo al rifugio Alpe Colma 1570 m, dove ad accoglierci ci sono i gestori Olindo e Patrizia. Dopo aver concordato l'orario per il pranzo, decidiamo di proseguire seguendo l'ampia cresta verso destra in direzione della Croce del Cavallo. Arrivati a circa 1.700 m decidiamo di fermarci e dopo una breve pausa, ritorniamo al rifugio dove ci aspettano dei buonissimi capunti conditi con il ragù preparato da Olindo. Al rifugio siamo solo noi cinque e i gestori e, tra una risata e un bicchierino di grappa, il tempo è letteralmente volato. Purtroppo è arrivato il momento di salutarci, scattata la foto di gruppo e salutati i gestori, riprendiamo il cammino. Per il ritorno risaliamo nuovamente sull'ampia cresta per poi prendere a sinistra. Dopo un breve tratto in salita iniziamo a scendere, lasciata alle nostre spalle l'alpe Colma dei Prei, in pochi minuti arriviamo all'alpe Colma di Castiglione 1524 m. Dalla baita, dove notiamo una bella meridiana, seguiamo le indicazioni per la Valle Antrona e alla successiva palina segnavia seguiamo il sentiero C9 (Alpe La Piana/Alpe Alberina/Viganella). Scendiamo attraversando alcuni prati per poi entrare nel bosco, questo percorso a differenza di quello effettuato all'andata è meno ripido e anche meno scivoloso. Dopo pochi minuti veniamo raggiunti da un temporale, ma fortunatamente cadono solo poche gocce di pioggia, neanche il tempo di aprire l'ombrello ed è già tutto finito. Usciti dal bosco incontriamo una baita ristrutturata "i Russ", seguiamo quindi l'ampio sentiero arrivando rapidamente in una radura, svoltando a destra poco dopo incrociamo la strada sterrata che seguiamo. Oltrepassiamo la fontana all'alpe La Piana 850 m e successivamente l'alpe Alberina 685 m. Tralasciato il sentiero a destra (Ugo Mazza - Sentieri della libertà) e continuando sulla strada sterrata, arriviamo alpe Alberobello con l'omonimo agriturismo. Proseguiamo per la strada asfaltata e, dopo poco, incrociamo la strada di fondovalle, da cui siamo arrivati al mattino. Risaliamo fino ad arrivare allo spiazzo dove avevamo lasciato l'auto (circa 10 minuti dall'agriturismo).
Malati di Montagna: Lorenzo, Silvio, Danilo, Pg e Fabio
Il rifugio Alpe Colma è stato costruito accanto alla "Via Alpina" e alla “Grande Traversata delle Alpi” ora “Sentiero Italia”
Interno del rifugio, piccolo, ma accogliente, proprio come piace a me...!!!
La cucina è rigorosamente casalinga, tutti i piatti vengono accuratamente preparati da Olindo e Patrizia.
Lorenzo, Silvio, i gestori Patrizia e Olindo, Pg
Danilo e Zago che si nasconde
...fra le fronde del bosco...
Alpe Prei 1413 m
Alpino amico mio non piango più perché te ne sei andato,
ora rido perché ci sei stato.
Paradisea liliastrum (L.) Bertol.
Il nome generico, Paradisea, ricorda forse il cognome del conte Giovanni Paradisi, presidente del senato italiano nel 1871, al quale fu dedicato il genere; secondo altri per la bellezza paradisiaca del fiore
La Colma di Castiglione o di Calasca come spesso viene definita è una lunga e splendida dorsale che divalla fra la cima di Croce del Cavallo e il Pizzo Castello, formando lo spartiacque che divide la Valle Antrona dall'Anzasca. È tutto un susseguirsi di saliscendi su pascoli di alta quota, ed è indubbiamente una delle più belle "balconate" esistenti nell'Ossola...nuvole permettendo...!!!
verso l'alpe Colma di Castiglione
cartina con i principali sentieri di accesso al rifugio
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Vivere la montagna, come una passione che va al di là dell'aspetto sportivo, ricercando quelle emozioni nascoste dentro di noi...
martedì 17 giugno 2014
Come affrontare un'escursione
Vivere la montagna, come una passione che va al di là dell'aspetto sportivo, ricercando quelle emozioni nascoste dentro di noi...
domenica 8 giugno 2014
Forcella Zulino...tra Val Sanguigno e Valcanale
La Val Sanguigno è un piccolo paradiso inviolato nel Parco delle Orobie Bergamasche, una delle zone più incontaminate di tutta la Lombardia, con pochi eguali nelle valli prealpine. È percorsa dal tumultuoso torrente Sanguigno, che scorrendo verso valle crea cascate, pozze e forre, uno spettacolo per gli occhi...
Alla forcella di Zulino (1759 m) monti ancora innevati ci circondano: lo sguardo volge dalla C.ma del Fop alla C.ma di Valmora, dal P.zo Arera fino alla Corna Piana. Che dire, la fatica è stata ampiamente ricompensata e, in questo incantevole e suggestivo ambiente, sostiamo per il pranzo, contemplando queste maestose vette dolomitiche.
Per il ritorno ripercorriamo il medesimo sentiero fatto all'andata fino al bivio descritto precedentemente. Qui, anziché proseguire verso le baite, scendiamo al torrente, l'attraversiamo su un ponte in legno e, dopo una breve salita, proseguiamo in falsopiano raggiungendo un bellissimo laghetto. Costeggiato il laghetto iniziamo a scendere seguendo i segnavia. Arriviamo a una freschissima fontana dove ci fermiamo a riempire le borracce e a rinfrescarci. In breve raggiungiamo il rifugio Gianpace e, ripercorrendo il sentiero del mattino, ritorniamo al posteggio dove avevamo lasciato l'auto.
Malati di Montagna: Pg, Danilo e Fabio
...non ci si può sbagliare...!!!
torrente Sanguigno
Rifugio Gianpace 1331 m
Val Sanguigno, una perla naturalistica delle Orobie
alle nostre spalle...
Forcella Zulino 1759 m
il laghetto poco prima d'arrivare al rif. Gianpace
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lunedì 2 giugno 2014
Su e giù...camminando sul crinale tra Emilia e Toscana...
1 giugno
Parco Regionale delle Valli del Cedra e del Parma, meglio noto come Parco dei Cento Laghi
Da Milano prendiamo l'autostrada A1 verso Bologna. Prima del casello di Parma, proseguiamo per La Spezia imboccando l'autostrada A15 della Cisa, che seguiamo fino al casello di Berceto. Usciti dal casello seguiamo le indicazioni per il Parco Nazionale dell'Appennino Tosco-Emiliano. Arrivati a Berceto, attraversiamo il paese e continuiamo seguendo le indicazioni del parco, oltrepassato il passo Sillara in breve arriviamo a Bosco, da qui proseguiamo per la località Lagdei. La strada asfaltata termina nei pressi di un bivio, svoltiamo a destra e dopo un tratto di strada sterrata, arriviamo nella zona adibita a parcheggio, vicino al rifugio Lagdei 1251 m, dove trascorreremo la notte.
L'escursione ad anello prende avvio all'inizio del parcheggio, dove sulla destra imbocchiamo la bella mulattiera lastricata, indicata da una palina segnavia (sent. 723A). Saliamo moderatamente all'interno di un bel bosco, usciti per un breve tratto attraversiamo una pietraia, sulla destra possiamo osservare un tratto del crinale che andremo a percorrere. Rientrati nel bosco in pochi minuti arriviamo a un bivio, tralasciamo il sentiero 723B per Cancelli/Le Carbonaie e continuiamo sul 723A. Dopo un tratto in falsopiano arriviamo alla palina segnavia che ci preannuncia l'arrivo al Lago Santo 1508 m (emissario), uno splendido lago naturale, il più grande dell'intero Appennino Settentrionale. Rimanendo alti seguiamo la sponda del lago e arrivati a una palina segnavia - Lago Santo 1520 m (morena) - continuiamo diritti seguendo ore il sentiero 723. Ridiscendiamo nuovamente verso il lago arrivando al rifugio Mariotti 1508 m, storico punto d'appoggio del Cai di Parma, eretto per la prima volta come ricovero nel 1882 e poi più volte modificato, dedicato al Senatore Giovanni Mariotti. Ci concediamo una breve pausa ammirando la bellezza di questi luoghi, lasciato il rifugio alle nostre spalle proseguiamo seguendo le indicazioni per la Sella del Marmagna/M. Marmagna (set. 723). Contorniamo lo splendido specchio d'acqua con splendide vedute e oltrepassata una fonte arriviamo in località peschiera, dove attraversato un torrente su un ponte in legno riprendiamo a salire rientrando nel bosco. Oltrepassato un caratteristico affioramento roccioso in breve arriviamo a un bivio - Pineta del Lago Santo 1577 m -, pieghiamo a sinistra tralasciando il sentiero 729 per la Bocchetta dell'Orsaro. Poco dopo raggiungiamo un'ulteriore palina segnavia, continuiamo in salita a destra, tralasciando il sentiero 719 che prosegue verso la Sella Sterpara e il Passo delle Guadine. Usciti all'aperto proseguiamo sull'ampia traccia, attraversando estese praterie di mirtillo, fino a raggiungere la Sella del Marmagna 1725 m, posta sul crinale che divide l'Emilia dalla Toscana. Anche se la giornata non è particolarmente limpida riusciamo ugualmente a distinguere, il promontorio di Porto Venere e il Mar Ligure, mentre sotto di noi la Lunigiana con il paese di Pontremoli. Seguendo le indicazioni sulla palina segnavia ci dirigiamo verso la prima cima della giornata, il Monte Aquilotto, lo si raggiunge facilmente, dopo aver superato con qualche cautela un breve canalino roccioso. Ritornati alla sella decidiamo di fare la pausa pranzo. Riprese le forze iniziamo a salire sul versante opposto da dove siamo scesi, seguendo il ben noto sentiero 00 o GEA (Grande Escursione Appenninica), l’itinerario a tappe che percorre tutto il crinale appenninico Settentrionale. La GEA nel tratto parmense, segue lo stesso percorso seguito dal sentiero "00", lungo il crinale principale che delimita il confine tra Emilia-Romagna e Toscana. Dopo un primo tratto ripido, la salita diventa più tranquilla e attraversati alcuni prati arriviamo in cima al Monte Marmagna. Con i suoi 1852 metri è il terzo monte dell’Appennino parmense, sulla sommità è stata issata nel 1901 una grossa croce in ferro di circa 10 metri. Il panorama a 360° spazia a est sul Monte Aquila fino alle più lontane Alpi Apuane e verso nord sulla vasta pianura Padana. Fatta la doverosa foto di gruppo iniziamo a scendere dal versante opposto da dove siamo venuti, alla palina segnavia pieghiamo verso sinistra, il sentiero perde quota velocemente, per poi compiere un breve, ma esposto traverso, impressionante il salto sul versante toscano. Girato il costone scendiamo fino alla Sella del Braiola 1715 m, dove Deborah, Raffaella e Luisa decidono di ritornare al rifugio seguendo il sentiero 727 per la Capanna Braiola/Lagdei. Iniziamo a salire seguendo il crinale e in circa 20 minuti raggiungiamo il pianoro erboso del Monte Braiola 1819 m, da notare il grande cippo confinario risalente al 1828, all'epoca delimitava il confine di stato tra il Ducato di Parma Piacenza e Guastalla con il Granducato di Toscana. Scendiamo sull'ampio crinale erboso e in pochi minuti giungiamo alla bocchetta dell'Orsaro 1722 m, decidiamo di tralasciare la via diretta verso la cima e di proseguire verso destra seguendo il sentiero 729 verso la Capanna Braiola. Il sentiero dopo un primo tratto in costa, inizia a scendere leggermente attraversando grandi distese di mirtilli, arrivati alla palina segnavia, tralasciamo il sentiero 727 e proseguiamo verso il fondo del Vallone del Braiola, caratterizzato dalla presenza sulla sinistra dell’omonima Capanna (1610 m - titolata nel 1979 a Roberto Schiaffino), utilizzabile come bivacco di
emergenza. Attraversato un torrentello giungiamo a un crocevia di sentieri, continuiamo seguendo il segnavia 727 (Ponte Rotto/Lagdei). Entriamo nel bosco, scendendo in un fresca e suggestiva valletta, dopo aver guadato un ruscello stagionale ai piedi della Bocchetta dell'Orsaro, alla palina segnavia svoltiamo a sinistra seguendo il sentiero 727A. Risaliamo a mezza costa il versante sud est del monte Orsaro, arrivando a incrociare nuovamente il sentiero di crinale 00/GEA. Tralasciamo momentaneamente il sentiero per la Foce del Fosco e svoltando a sinistra iniziamo a salire verso il Monte Orsaro. Il sentiero anche se ripido non presenta nessuna difficoltà , noi abbiamo trovato ancora della neve residua che ci ha fatto rallentare, comunque in circa 20/25 minuti (senz'altro non i 15 minuti segnalati), raggiungiamo la vetta, caratterizzata da un bronzo raffigurante l’Assunta 1831 m, dalla quale godiamo di un meraviglioso panorama. Nelle giornate terse lo vista spazia dalle Alpi fino all’Isola d’Elba, talvolta anche se è raro, fino alle montagne della Corsica. Ritornati al bivio proseguiamo in falsopiano fino alla Foce del Fosco 1613 m, da dove scendiamo verso destra seguendo il sentiero 725, alla seguente palina segnavia svoltiamo a destra, seguendo il segnavia 725A che si sviluppa tra il sovrastante orlo di scarpata del circo glaciale del Fosco e la sottostante valle sospesa di origine glaciale che occupa gli spazi boschivi a faggeta ed abetina dei Ronchi di Luciano. Incrociato il sentiero 723 lo tralasciamo e continuiamo a sinistra ancora sul 725A, indicato da una palina segnavia (Lagdei/bivio 725). Perdendo quota ripidamente raggiungiamo l'ampio sentiero usato come pista da fondo, da qui svoltiamo a destra, seguendo il segnavia 725 per Lagdei. Oltrepassato un ramo del torrente Parma su un ponticello in legno, in breve facciamo ritorno al rifugio Lagdei 1251 m.
2 giorno
Visita al Castello di Torrechiara, costruito tra il 1448 e il 1460 dal Magnifico Pier Maria Rossi, considerato un esempio tra i meglio conservati di architettura dei castelli in Italia. Per concludere degnamente questi due giorni ci fermiamo a mangiare alla "Bottega di Mora" a Langhirano (PR).
Malati di Montagna: Luisa, Franco, Silvio, Andrea, Raffaella, Deborah, Pg e Fabio
Parco Regionale delle Valli del Cedra e del Parma, meglio noto come Parco dei Cento Laghi
Da Milano prendiamo l'autostrada A1 verso Bologna. Prima del casello di Parma, proseguiamo per La Spezia imboccando l'autostrada A15 della Cisa, che seguiamo fino al casello di Berceto. Usciti dal casello seguiamo le indicazioni per il Parco Nazionale dell'Appennino Tosco-Emiliano. Arrivati a Berceto, attraversiamo il paese e continuiamo seguendo le indicazioni del parco, oltrepassato il passo Sillara in breve arriviamo a Bosco, da qui proseguiamo per la località Lagdei. La strada asfaltata termina nei pressi di un bivio, svoltiamo a destra e dopo un tratto di strada sterrata, arriviamo nella zona adibita a parcheggio, vicino al rifugio Lagdei 1251 m, dove trascorreremo la notte.
L'escursione ad anello prende avvio all'inizio del parcheggio, dove sulla destra imbocchiamo la bella mulattiera lastricata, indicata da una palina segnavia (sent. 723A). Saliamo moderatamente all'interno di un bel bosco, usciti per un breve tratto attraversiamo una pietraia, sulla destra possiamo osservare un tratto del crinale che andremo a percorrere. Rientrati nel bosco in pochi minuti arriviamo a un bivio, tralasciamo il sentiero 723B per Cancelli/Le Carbonaie e continuiamo sul 723A. Dopo un tratto in falsopiano arriviamo alla palina segnavia che ci preannuncia l'arrivo al Lago Santo 1508 m (emissario), uno splendido lago naturale, il più grande dell'intero Appennino Settentrionale. Rimanendo alti seguiamo la sponda del lago e arrivati a una palina segnavia - Lago Santo 1520 m (morena) - continuiamo diritti seguendo ore il sentiero 723. Ridiscendiamo nuovamente verso il lago arrivando al rifugio Mariotti 1508 m, storico punto d'appoggio del Cai di Parma, eretto per la prima volta come ricovero nel 1882 e poi più volte modificato, dedicato al Senatore Giovanni Mariotti. Ci concediamo una breve pausa ammirando la bellezza di questi luoghi, lasciato il rifugio alle nostre spalle proseguiamo seguendo le indicazioni per la Sella del Marmagna/M. Marmagna (set. 723). Contorniamo lo splendido specchio d'acqua con splendide vedute e oltrepassata una fonte arriviamo in località peschiera, dove attraversato un torrente su un ponte in legno riprendiamo a salire rientrando nel bosco. Oltrepassato un caratteristico affioramento roccioso in breve arriviamo a un bivio - Pineta del Lago Santo 1577 m -, pieghiamo a sinistra tralasciando il sentiero 729 per la Bocchetta dell'Orsaro. Poco dopo raggiungiamo un'ulteriore palina segnavia, continuiamo in salita a destra, tralasciando il sentiero 719 che prosegue verso la Sella Sterpara e il Passo delle Guadine. Usciti all'aperto proseguiamo sull'ampia traccia, attraversando estese praterie di mirtillo, fino a raggiungere la Sella del Marmagna 1725 m, posta sul crinale che divide l'Emilia dalla Toscana. Anche se la giornata non è particolarmente limpida riusciamo ugualmente a distinguere, il promontorio di Porto Venere e il Mar Ligure, mentre sotto di noi la Lunigiana con il paese di Pontremoli. Seguendo le indicazioni sulla palina segnavia ci dirigiamo verso la prima cima della giornata, il Monte Aquilotto, lo si raggiunge facilmente, dopo aver superato con qualche cautela un breve canalino roccioso. Ritornati alla sella decidiamo di fare la pausa pranzo. Riprese le forze iniziamo a salire sul versante opposto da dove siamo scesi, seguendo il ben noto sentiero 00 o GEA (Grande Escursione Appenninica), l’itinerario a tappe che percorre tutto il crinale appenninico Settentrionale. La GEA nel tratto parmense, segue lo stesso percorso seguito dal sentiero "00", lungo il crinale principale che delimita il confine tra Emilia-Romagna e Toscana. Dopo un primo tratto ripido, la salita diventa più tranquilla e attraversati alcuni prati arriviamo in cima al Monte Marmagna. Con i suoi 1852 metri è il terzo monte dell’Appennino parmense, sulla sommità è stata issata nel 1901 una grossa croce in ferro di circa 10 metri. Il panorama a 360° spazia a est sul Monte Aquila fino alle più lontane Alpi Apuane e verso nord sulla vasta pianura Padana. Fatta la doverosa foto di gruppo iniziamo a scendere dal versante opposto da dove siamo venuti, alla palina segnavia pieghiamo verso sinistra, il sentiero perde quota velocemente, per poi compiere un breve, ma esposto traverso, impressionante il salto sul versante toscano. Girato il costone scendiamo fino alla Sella del Braiola 1715 m, dove Deborah, Raffaella e Luisa decidono di ritornare al rifugio seguendo il sentiero 727 per la Capanna Braiola/Lagdei. Iniziamo a salire seguendo il crinale e in circa 20 minuti raggiungiamo il pianoro erboso del Monte Braiola 1819 m, da notare il grande cippo confinario risalente al 1828, all'epoca delimitava il confine di stato tra il Ducato di Parma Piacenza e Guastalla con il Granducato di Toscana. Scendiamo sull'ampio crinale erboso e in pochi minuti giungiamo alla bocchetta dell'Orsaro 1722 m, decidiamo di tralasciare la via diretta verso la cima e di proseguire verso destra seguendo il sentiero 729 verso la Capanna Braiola. Il sentiero dopo un primo tratto in costa, inizia a scendere leggermente attraversando grandi distese di mirtilli, arrivati alla palina segnavia, tralasciamo il sentiero 727 e proseguiamo verso il fondo del Vallone del Braiola, caratterizzato dalla presenza sulla sinistra dell’omonima Capanna (1610 m - titolata nel 1979 a Roberto Schiaffino), utilizzabile come bivacco di
emergenza. Attraversato un torrentello giungiamo a un crocevia di sentieri, continuiamo seguendo il segnavia 727 (Ponte Rotto/Lagdei). Entriamo nel bosco, scendendo in un fresca e suggestiva valletta, dopo aver guadato un ruscello stagionale ai piedi della Bocchetta dell'Orsaro, alla palina segnavia svoltiamo a sinistra seguendo il sentiero 727A. Risaliamo a mezza costa il versante sud est del monte Orsaro, arrivando a incrociare nuovamente il sentiero di crinale 00/GEA. Tralasciamo momentaneamente il sentiero per la Foce del Fosco e svoltando a sinistra iniziamo a salire verso il Monte Orsaro. Il sentiero anche se ripido non presenta nessuna difficoltà , noi abbiamo trovato ancora della neve residua che ci ha fatto rallentare, comunque in circa 20/25 minuti (senz'altro non i 15 minuti segnalati), raggiungiamo la vetta, caratterizzata da un bronzo raffigurante l’Assunta 1831 m, dalla quale godiamo di un meraviglioso panorama. Nelle giornate terse lo vista spazia dalle Alpi fino all’Isola d’Elba, talvolta anche se è raro, fino alle montagne della Corsica. Ritornati al bivio proseguiamo in falsopiano fino alla Foce del Fosco 1613 m, da dove scendiamo verso destra seguendo il sentiero 725, alla seguente palina segnavia svoltiamo a destra, seguendo il segnavia 725A che si sviluppa tra il sovrastante orlo di scarpata del circo glaciale del Fosco e la sottostante valle sospesa di origine glaciale che occupa gli spazi boschivi a faggeta ed abetina dei Ronchi di Luciano. Incrociato il sentiero 723 lo tralasciamo e continuiamo a sinistra ancora sul 725A, indicato da una palina segnavia (Lagdei/bivio 725). Perdendo quota ripidamente raggiungiamo l'ampio sentiero usato come pista da fondo, da qui svoltiamo a destra, seguendo il segnavia 725 per Lagdei. Oltrepassato un ramo del torrente Parma su un ponticello in legno, in breve facciamo ritorno al rifugio Lagdei 1251 m.
Il lago Santo è il più grande lago glaciale dell'Emilia-Romagna,
oltre a essere il maggiore lago naturale di tutto l'Appennino settentrionale.
Monte Aquilotto 1781 m
Monte Marmagna 1851 m
Si ipotizza che il nome Marmagna potrebbe derivare dal latino Mater Magna (grande madre) con riferimento a perduti culti montani.
Franco, Deborah, Andrea, Pg, Fabio, Luisa, Silvio e Raffaella
Il M. Orsaro visto dal Monte Braiola 1819 m
M. Orsaro 1831 m
Il toponimo si riferisce al grande plantigrado che trovava rifugio alle sue falde
dalle persecuzioni che lo fecero estinguere attorno al XVII sec.
Madonna con bambino sul M. Orsaro
Quando penso, a ciò che la natura ci offre, ogni volta mi stupisco... di quanto lei sia generosa... Appennino Tosco-Emiliano... boschi immensi, di faggi, pini cosi maestosi, che allungandosi verso il cielo, sembra,volerlo toccare e accarezzare.
Questi luoghi, dove il suo creatore si è divertito con un pennello a dargli forme morbide, a colorarle nei verdi più accesi, e poi, con il suo alito ci ha soffiato sopra, e tutto a preso vita...
In punta di piedi, e nel massimo rispetto, tutti dobbiamo rispettare la sua integrità...
Grazie anche a voi Malati di Montagna.... ogni volta è sempre una nuova e grande emozione...
Raffy
Visita al Castello di Torrechiara, costruito tra il 1448 e il 1460 dal Magnifico Pier Maria Rossi, considerato un esempio tra i meglio conservati di architettura dei castelli in Italia. Per concludere degnamente questi due giorni ci fermiamo a mangiare alla "Bottega di Mora" a Langhirano (PR).
Malati di Montagna: Luisa, Franco, Silvio, Andrea, Raffaella, Deborah, Pg e Fabio
Una leggenda popolare racconta l'eterna storia d'amore fra il famoso condottiero Pier Maria Rossi e la bella Bianca Pellegrini. Si dice che il fantasma del conte Pier Maria Rossi ritorni ancora sul Rio delle Favole, strada che conduce all'ingresso del Castello, recitando il motto dedicato all'amata:
nunc et semper.
Il motto è rintracciabile anche nell'affresco della "Camera d'oro" del Castello, edificato tra il 1448 e il 1462, impresso sul nastro che lega i due cuori intrecciati con le iniziali di Bianca e Pier Maria.
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mercoledì 28 maggio 2014
Cicogna Val Grande
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domenica 25 maggio 2014
L'anello del Pizzo d'Erna...a tu per tu con el Resegun
Il Pizzo d’Erna anche se è una cima minore del gruppo del Resegone, grazie alla sua posizione isolata rappresenta uno splendido balcone sul Resegone, sulle cime e i laghi che la circondano.
L’escursione ad anello si svolge in senso antiorario, all'andata percorriamo lo storico sentiero 1 curato nel tempo per la sua manutenzione da S.E.L. e CAI Lecco, per il ritorno dal rifugio Marchett seguiamo per un tratto l'interessante Sentiero Natura e in seguito il ripidissimo e poco frequentato sentiero dei carbonai 18 per il Passo del Cammello (EE).
Dopo il ponte sull'Adda a Lecco, abbandoniamo la statale 36 e proseguiamo a destra seguendo la nuova strada per la Valsassina. All'uscita della galleria svoltiamo a destra seguendo le indicazioni per i Piani d'Erna, subito dopo al bivio continuiamo a sinistra per Versasio/Piani Erna. Con alcuni tornanti oltrepassiamo le frazioni di Falghera e Malnago fino ad arrivare nell'ampio parcheggio a pagamento della funivia (€ 2). Ultimati i preparativi ci avviamo verso destra in direzione di un evidente cartello giallo, sul quale sono indicati alcune mete che si possono raggiungere (Località Versasio 603 m). Il sentiero che seguiremo è contrassegnato con i segnavia rosso/bianco/giallo con al centro il numero 1. Scendiamo alcuni gradini entrando subito nel bosco, dopo pochi minuti intersechiamo una stradina asfaltata, proseguiamo verso destra, dalla direzione opposta faremo poi ritorno. Saliamo fino a raggiungere un grosso cancello dove termina la stradina, continuiamo ora a sinistra seguendo l'ampio sentiero che con moderata pendenza entra nel bosco. Rimaniamo sul tracciato principale ignorando alcuni sentieri a sinistra, usciti dal bosco proseguiamo per un tratto in piano e oltrepassata una cappella raffigurante una madonna con bambino giungiamo a un bivio. Dalla palina segnavia saliamo verso sinistra tralasciando il sentiero 1A che prosegue per Campo de Boi/rif. Azzoni. Arrivati a Costa 800 m, attraversiamo la frazione e dopo un breve tratto di salita, decidiamo di fare una breve deviazione a sinistra, raggiungendo la cappella votiva della Madonna del Resegone dedicata ai caduti in montagna, una breve sosta è quasi d'obbligo. Riprendiamo a salire seguendo il sentiero più marcato e ignorando le varie deviazioni, giungiamo alla Capanna Stoppani 890 m, della sez. CAI di Lecco. Dedicato all'Abate Antonio Stoppani, nato a Lecco nel 1824, considerato una delle più interessanti figure della geologia italiana dell'800. L'edificio costruito nel 1895, fu raso al suolo durante la seconda guerra mondiale e ricostruito nel 1943 come prefabbricato. La struttura attuale è stata inaugurata nel 1978.
Dopo aver bevuto un buon caffè riprendiamo il cammino seguendo il sentiero che sale alle spalle del rifugio. In breve arriviamo alla fresca fontana del Kopp, continuiamo all'ombra del bosco e oltrepassata una vecchia casa arriviamo a un bivio. Proseguiamo a sinistra seguendo le indicazioni per Erna (la Sponda), il sentiero ora si fa sempre più ripido, senza quasi mai avere un attimo per “tirare un po' il fiato”… Usciti dal bosco ecco apparire davanti ai nostri occhi la dolomitica parete meridionale del Resegone. Il nome prende origine dal suo celebre profilo a nove punte che riproduce una sega, "resega" nel dialetto lecchese.
Reso famoso sia per il fatto d'essere citato nella tredicesima e conclusiva strofa della carducciana Canzone di Legnano "...ed il sole ridea calando dietro il Resegone", ma anche perché menzionato da Alessandro Manzoni in diversi punti del romanzo storico I promessi sposi "Quel ramo del lago di Como, che volge a mezzogiorno, tra due catene non interrotte di monti,...".
Risaliamo un bel prato fiorito sulla sinistra, arrivando in breve alla palina segnavia del Sentiero Natura, continuiamo ora a salire su una scalinata fino a raggiungere dopo alcuni minuti un bar e subito dopo il piazzale dell'arrivo della funivia. Da qui non ci resta che seguire le indicazioni per il Pizzo d'Erna, proseguendo per un breve tratto su una stradina asfaltata in leggera salita sulla destra, oppure seguendo le paline segnavia del Sentiero Natura a lato del bar appena oltrepassato. In entrambi i casi il raggiungimento della cima è alla portata di tutti coloro che abbiano un minimo di voglia di fare quattro passi, oltretutto con i suoi 1373 m il Pizzo d'Erna è un eccezionale balcone naturale, sui laghi sottostanti e sulle cime tutt'attorno.
Ritornati all'arrivo della funivia seguiamo a sinistra le indicazioni per il rifugio Marchett, prima su stradina asfaltata e poi su sterrato. Giunti alla Bocca d'Erna 1291 m, incroncio di vari sentieri, proseguiamo sulla stradina sterrata raggiungendo le case del Vecchio Borgo e il rifugio Marchett.
Senza entrare tra le case svoltiamo a sinistra proseguendo verso una specie di sbarramento a un piccolo stagno. Da qui consultando la cartina decidiamo di tralasciare il sentiero a destra e di salire seguendo i pannelli didattici del Sentiero Natura, sicuri di trovare il sentiero per il Passo del Cammello. Purtroppo salendo ci accorgiamo che la direzione non è quella che avremmo dovuto tenere, arrivati nei pressi di una casa chiediamo a una signora delucidazioni, gentilmente ci conferma che il sentiero esiste ma siamo saliti troppo. Seguendo le indicazioni scendiamo lungo i prati sottostanti e oltrepassata una baita riusciamo finalmente a trovarlo, il sentiero in effetti non è che una traccia, per nostra curiosità decidiamo di ripercorrerlo al contrario in modo tale da vedere in quale punto del Sentiero Natura c'era la deviazione che non abbiamo visto. Con nostra magra consolazione, constatiamo che non vi è nessun cartello e nemmeno segnavia che possa far pensare che vi sia un sentiero, comunque per chi sale è sulla destra, poco prima d'arrivare al pannello che spiega come riconoscere i fiori (il sentiero passa a qualche metro sotto al pannello).
Scendiamo moderatamente all'interno di un bel bosco, il sentiero è comunque ben evidente e alcuni ometti ne assicurano la giusta direzione. Usciti dal bosco ci ritroviamo tra due collinette erbose che ricordano appunto le gobbe di un cammello, pensiamo che questo infatti sia il passo omonimo. Scendiamo verso destra passando accanto a un vecchio capanno e percorrendo un ampio canale arriviamo in breve a incrociare il sentiero 18 "dei Carbonai". Svoltiamo a sinistra continuando in una bella e folta faggeta, dopo un primo tratto agevole, il sentiero inizia a scendere ripidamente, passando accanto ad alcuni tralicci della corrente. Continuiamo alternando tratti su roccette, e anche se il sentiero è abbastanza ampio e non particolarmente esposto e comunque consigliabile un minimo di cautela. Oltrepassato un tratto particolarmente ripido che passiamo agevolmente con l'aiuto di una catena, dopo una croce in ferro, il sentiero diventa meno angusto e prosegue in falsopiano su fondo sassoso.
Sul sentiero, durante la discesa, non abbiamo incrociato nessuno, contrariamente a tutti gli altri sentieri percorsi salendo e ora che siamo arrivati in fondo, ne capiamo il motivo.
In breve arriviamo su una stradina sterrata, con alcuni tratti in cemento, la seguiamo avendo il bosco sulla sinistra e alcuni verdi prati a destra. Tralasciando le varie diramazioni arriviamo a incrociare la stradina asfaltata che seguiamo verso sinistra giungendo nuovamente al bivio incontrato al mattino, dal qui ripercorriamo il medesimo percorso fatto al mattino.
Malati di Montagna: Silvio, Danilo e Fabio
cartolina su Lecco
Sorgente del Kopp
uno strano fiore...
che purtroppo non conosco il nome...
la cresta dentellata del Resegun
panorama dal Pizzo d'Erna 1375 m
uno degli scorci più suggestivi del sentiero dei Carbonai
by Danilo
Sentiero n. 18 dei Carbonai
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giovedì 22 maggio 2014
La Val Grande vista da Giorgio Bocca
"Pioviggina. Le nuvole sono cosi basse che a volte sembrano fumo dietro le bocche di Finero. Nell'abitato di Finero non c'è anima viva. Si continua. La gola di Finero è stretta, con rocce color ruggine. Solo il raschiare del motore nel gran silenzio. Ci sono corvi che girano nel cielo. La strada è larga tre metri: terra battuta e pietrisco. Da una parte dei roccioni a strapiombo, dall'altra, dietro il piccolo muretto di protezione, il burrone dove le rocce sono appena coperte dagli sterpi. In certi punti l'acqua che si raccoglie nei canalini forma delle piccole cascate. Si va verso le bocche, dove la strada è come bloccata da un promontorio roccioso. Lì c'è una galleria lunga una decina di metri. Di là è la Val Cannobina. Fascisti e tedeschi stanno pancia a terra sul promontorio, le mitragliatrici già puntate su quella curva, dove la terra è quasi nera."
il brano è tratto dal saggio dedicato alla Resistenza "Una repubblica partigiana", pubblicato per la prima volta nel 1964, che ricostruisce la storia della "libera repubblica dell'Ossola"
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domenica 18 maggio 2014
Confine tra due mondi
"la foresta è un organismo
di illimitata generosità,
che nulla chiede all'uomo:
essa protegge tutti
gli esseri viventi
e offre la sua ombra
all'uomo che la distrugge"
Buddha
La Val Grande è un luogo ormai abbandonato, senza strade, senza insediamenti permanenti e neppure stagionali, dove la natura sta lentamente riprendendo i suoi spazi. Un vero viaggio dello spirito, fra foreste secolari e silenzi incontrastati. Qui il silenzio si vive fisicamente, il silenzio dei luoghi abbandonati, basta fermarsi qualche minuto e predisporci all'ascolto.
Oggi abbiamo voluto sconfinare, entrando in punta dei piedi in questo mondo, per poi salire su in alto fino al Monte Faiè, sentinella di questo confine naturale tra il mondo antropizzato dell'Ossola e il silenzio della Val Grande, tra immensi boschi, montagne selvagge, solitudine...un contrasto che fa pensare...
Usciamo a Baveno dall'autostrada A26,continuiamo seguendo le indicazioni per Verbania. Attraversato il ponte, alla rotonda proseguiamo verso destra e subito dopo svoltiamo a sinistra per San Bernardino Verbano - (Parco Val Grande). Continuiamo per alcuni chilometri lungo la provinciale che passa per Bieno e, prestando attenzione ai cartelli del Parco, giriamo a sinistra per Rovegro/Santino e poco oltre di nuovo a sinistra per Bieno/Alpe Ompio. Dopo circa 7 km arriviamo all’alpe Ruspesso 937 m, dove termina la strada. Parcheggiamo l'auto a lato della strada.
Dopo aver infilato gli scarponi e lo zaino ci dirigiamo verso il pannello informativo del parco, dove possiamo visionare, sulla cartina, l'itinerario che andremo a percorrere. Seguendo le indicazioni sulla palina segnavia ci dirigiamo verso il rifugio Fantoli. Oltrepassata una fresca fontana, scendiamo leggermente, per poi risalire su un bellissimo tratto di mulattiera acciottolata, oltre la quale passando tra due muretti a secco arriviamo alla palina segnavia, proseguendo diritti si arriva al vicino rifugio, da dove poi faremo ritorno.
Seguiamo le indicazioni per l'alpe Basseno e dopo un breve tratto in piano scendiamo a destra raggiungendo un torrentello che attraversiamo, subito dopo arriviamo alle baite inferiori dell'alpe Ompio, con belle vedute sul Lago Maggiore e in lontananza del Lago di Varese. Passando tra le baite notiamo fra tutte la baita "Margherita", recentemente ristrutturata nel tipico stile della zona. Lasciamo le baite alle nostre spalle, iniziando a salire in un bel bosco di betulle e felci, poco dopo oltrepassata una selletta, iniziamo a scendere e seguendo i segnavia bianco/rossi ci inoltriamo sempre di più nel cuore della Val Grande.
Oltrepassato un torrente arriviamo a Basseno 879 m, dove ci fermiamo qualche istante ammirando il suggestivo panorama del monte Pedum con l'omonima riserva integrale. Seguendo l'indicazione in legno posta su un muretto, Velina/Buè, scendiamo ripidamente lungo i prati sottostanti raggiungendo in breve la palina segnavia. Tralasciamo il sentiero a destra che prosegue verso l'alpe Scellina Sup./Cappella Or Vergun/Bignugno e ci incamminiamo seguendo le indicazioni per Corte Buè/Ponte Velina/Montuzzo/ Cicogna. Il sentiero prosegue in discesa nella valle, per poi continuare con un lungo percorso in falsopiano, seguendo quella che era la "strà di vacch" (strade delle mucche), ancora per alcuni tratti ben conservata, lungo la quale le mandrie da Bignugno erano condotte agli alpeggi. Alla seguente palina segnavia continuiamo diritto tralasciando il sentiero a destra che scende verso Ponte Velina/Montuzzo/Cicogna. Salendo abbiamo un'ampia veduta sul tortuoso corso del rio San Bernardino, il suo fragore arriva fino a noi, tutto intorno c'è solo pace e silenzio …
L'unico incontro della giornata è con un gruppo di escursionisti, accompagnati dal simpatico Tim Shaw, guida escursionistica tedesca e profondo conoscitore della Val Grande, ci salutiamo stringendoci la mano, un incontro gradito e inaspettato!
Dopo pochi minuti sulla destra intravediamo le baite di Corte Buè, perdiamo quota fino a raggiungere un torrentello, tralasciamo il sentiero a sinistra con il quale poi proseguiremo verso la cima del Faiè e, in breve, risaliti i prati inselvatichiti arriviamo a Corte Buè 888 m. Una grande corte maggengale del comune di Rovegro, posta sul versante nord-orientale dei Corni di Nibbio. I rustici e i prati sono distribuiti su un pronunciato costolone di fronte ai corti di Velina.
Raggiunto il "Bivacco Serena", realizzato dal Gruppo Escursionisti Val Grande nell'ambito di una convenzione con il Parco Nazionale Val Grande e il Comune di S. Bernardino Verbano, proseguiamo diritti per poi svoltare a sinistra arrivando a uno spiazzo erborso. Un ottimo punto di osservazione verso il solco della Val Grande che penetra profondamente fra le montagne e le contorte pieghe della Cima Sasso.
Io sono l'unico del gruppo che in passato aveva già raggiunto Corte Buè. Sono passati tanti anni ed era la prima volta che entravo in Val Grande, ricordo che fin da subito avevo provato una forte attrazione per questa valle. Negli anni “ho visto cose in montagna che voi umani …” citazioni a parte, la Val Grande è unica, percorri i suoi sentieri, raggiungi le sue cime e non vorresti mai andare via. Non so spiegarlo, ma basta percorrerla per capire.
Dopo una meritata pausa, ripercorriamo il breve tratto fatto all'andata e giunti al bivio, saliamo verso destra fino a incontrare una palina segnavia. Proseguiamo seguendo le indicazioni Monte Faiè/Alpe Ompio e in breve arriviamo al pannello didattico del Sentiero Natura - L'uomo albero - dal titolo "Corte Buè: erano fatiche tremende". Il sentiero continua a salire nel bosco contrassegnato dai bolli rossi, alla seguente palina segnavia tralasciamo il sentiero a sinistra e continuiamo seguendo l'indicazioni Colma di Vercio/Monte Faiè. Oltrepassate alcune baite diroccate occorre prestare attenzione e individuare il sentiero che sale a sinistra (nessuna indicazione) lasciando il più marcato sentiero che prosegue diritto. Non essendoci accorti subito della deviazione, abbiamo proseguito per un po’ sul sentiero “sbagliato” fino a un punto panoramico tra la Valle delle Scale e Val Camiasca.
Il sentiero diventa sempre più ampio e con lunghi tornanti risale il versante nord del monte Faiè arrivando alla Colma di Vercio 1255 m, dove vi sono ancora i resti della teleferica, per il trasporto del legname che scendeva a Mergozzo. Seguendo le indicazioni Ruspesso/Alpe Ompio, continuiamo verso sinistra, decidendo di non seguire il sentiero, ma di proseguire sulla facile e ampia cresta. Oltrepassata l'alpe Pianezza 1291 m, continuiamo a salire a destra e in breve raggiungiamo la cima del Monte Faiè 1352 m. Il toponimo richiama i fitti boschi di faggio che ne ammantano le pendici sin quasi alla vetta. Il colpo d'occhio sui laghi e sulla piana Ossolana, è davvero eccezionale. Ora non ci rimane che scendere il ripido versante fino alla palina segnavia, dalla quale seguiamo l'indicazione per l'alpe Ompio. Il sentiero prosegue più tranquillo e costeggiando i pannelli didattici del Sentiero Natura "L'uomo albero", giunge a un colletto a circa 1100 m. Scendiamo a destra e dopo aver attraversato un torrente arriviamo al rifugio Fantoli della sezione CAI di Pallanza. Da qui in poi ripercorriamo il medesimo itinerario del mattino.
Malati di Montagna: Franco, Luisa, Raffaella, Silvio, Pg, Danilo, Deborah e Fabio
Panorama verso la cima Tuss e la cima Sasso
Dopo aver infilato gli scarponi e lo zaino ci dirigiamo verso il pannello informativo del parco, dove possiamo visionare, sulla cartina, l'itinerario che andremo a percorrere. Seguendo le indicazioni sulla palina segnavia ci dirigiamo verso il rifugio Fantoli. Oltrepassata una fresca fontana, scendiamo leggermente, per poi risalire su un bellissimo tratto di mulattiera acciottolata, oltre la quale passando tra due muretti a secco arriviamo alla palina segnavia, proseguendo diritti si arriva al vicino rifugio, da dove poi faremo ritorno.
Seguiamo le indicazioni per l'alpe Basseno e dopo un breve tratto in piano scendiamo a destra raggiungendo un torrentello che attraversiamo, subito dopo arriviamo alle baite inferiori dell'alpe Ompio, con belle vedute sul Lago Maggiore e in lontananza del Lago di Varese. Passando tra le baite notiamo fra tutte la baita "Margherita", recentemente ristrutturata nel tipico stile della zona. Lasciamo le baite alle nostre spalle, iniziando a salire in un bel bosco di betulle e felci, poco dopo oltrepassata una selletta, iniziamo a scendere e seguendo i segnavia bianco/rossi ci inoltriamo sempre di più nel cuore della Val Grande.
Oltrepassato un torrente arriviamo a Basseno 879 m, dove ci fermiamo qualche istante ammirando il suggestivo panorama del monte Pedum con l'omonima riserva integrale. Seguendo l'indicazione in legno posta su un muretto, Velina/Buè, scendiamo ripidamente lungo i prati sottostanti raggiungendo in breve la palina segnavia. Tralasciamo il sentiero a destra che prosegue verso l'alpe Scellina Sup./Cappella Or Vergun/Bignugno e ci incamminiamo seguendo le indicazioni per Corte Buè/Ponte Velina/Montuzzo/ Cicogna. Il sentiero prosegue in discesa nella valle, per poi continuare con un lungo percorso in falsopiano, seguendo quella che era la "strà di vacch" (strade delle mucche), ancora per alcuni tratti ben conservata, lungo la quale le mandrie da Bignugno erano condotte agli alpeggi. Alla seguente palina segnavia continuiamo diritto tralasciando il sentiero a destra che scende verso Ponte Velina/Montuzzo/Cicogna. Salendo abbiamo un'ampia veduta sul tortuoso corso del rio San Bernardino, il suo fragore arriva fino a noi, tutto intorno c'è solo pace e silenzio …
L'unico incontro della giornata è con un gruppo di escursionisti, accompagnati dal simpatico Tim Shaw, guida escursionistica tedesca e profondo conoscitore della Val Grande, ci salutiamo stringendoci la mano, un incontro gradito e inaspettato!
Dopo pochi minuti sulla destra intravediamo le baite di Corte Buè, perdiamo quota fino a raggiungere un torrentello, tralasciamo il sentiero a sinistra con il quale poi proseguiremo verso la cima del Faiè e, in breve, risaliti i prati inselvatichiti arriviamo a Corte Buè 888 m. Una grande corte maggengale del comune di Rovegro, posta sul versante nord-orientale dei Corni di Nibbio. I rustici e i prati sono distribuiti su un pronunciato costolone di fronte ai corti di Velina.
Raggiunto il "Bivacco Serena", realizzato dal Gruppo Escursionisti Val Grande nell'ambito di una convenzione con il Parco Nazionale Val Grande e il Comune di S. Bernardino Verbano, proseguiamo diritti per poi svoltare a sinistra arrivando a uno spiazzo erborso. Un ottimo punto di osservazione verso il solco della Val Grande che penetra profondamente fra le montagne e le contorte pieghe della Cima Sasso.
Io sono l'unico del gruppo che in passato aveva già raggiunto Corte Buè. Sono passati tanti anni ed era la prima volta che entravo in Val Grande, ricordo che fin da subito avevo provato una forte attrazione per questa valle. Negli anni “ho visto cose in montagna che voi umani …” citazioni a parte, la Val Grande è unica, percorri i suoi sentieri, raggiungi le sue cime e non vorresti mai andare via. Non so spiegarlo, ma basta percorrerla per capire.
Dopo una meritata pausa, ripercorriamo il breve tratto fatto all'andata e giunti al bivio, saliamo verso destra fino a incontrare una palina segnavia. Proseguiamo seguendo le indicazioni Monte Faiè/Alpe Ompio e in breve arriviamo al pannello didattico del Sentiero Natura - L'uomo albero - dal titolo "Corte Buè: erano fatiche tremende". Il sentiero continua a salire nel bosco contrassegnato dai bolli rossi, alla seguente palina segnavia tralasciamo il sentiero a sinistra e continuiamo seguendo l'indicazioni Colma di Vercio/Monte Faiè. Oltrepassate alcune baite diroccate occorre prestare attenzione e individuare il sentiero che sale a sinistra (nessuna indicazione) lasciando il più marcato sentiero che prosegue diritto. Non essendoci accorti subito della deviazione, abbiamo proseguito per un po’ sul sentiero “sbagliato” fino a un punto panoramico tra la Valle delle Scale e Val Camiasca.
Il sentiero diventa sempre più ampio e con lunghi tornanti risale il versante nord del monte Faiè arrivando alla Colma di Vercio 1255 m, dove vi sono ancora i resti della teleferica, per il trasporto del legname che scendeva a Mergozzo. Seguendo le indicazioni Ruspesso/Alpe Ompio, continuiamo verso sinistra, decidendo di non seguire il sentiero, ma di proseguire sulla facile e ampia cresta. Oltrepassata l'alpe Pianezza 1291 m, continuiamo a salire a destra e in breve raggiungiamo la cima del Monte Faiè 1352 m. Il toponimo richiama i fitti boschi di faggio che ne ammantano le pendici sin quasi alla vetta. Il colpo d'occhio sui laghi e sulla piana Ossolana, è davvero eccezionale. Ora non ci rimane che scendere il ripido versante fino alla palina segnavia, dalla quale seguiamo l'indicazione per l'alpe Ompio. Il sentiero prosegue più tranquillo e costeggiando i pannelli didattici del Sentiero Natura "L'uomo albero", giunge a un colletto a circa 1100 m. Scendiamo a destra e dopo aver attraversato un torrente arriviamo al rifugio Fantoli della sezione CAI di Pallanza. Da qui in poi ripercorriamo il medesimo itinerario del mattino.
L'ultimo alpigiano di Buè fu Silvestro Lietta di Rovegro, classe 1913,
occhi luminosi e sereni, ricordi tanti.
"Buè era caricato da una ventina di famiglie di Rovegro che inalpavano complessivamente 50-60 bovini, vitelli, manzi e mucche da latte. Io salivo ai primi di marzo e scendevo alla fine settembre per fermarmi a Pezza Blena, dove rimanevo fino a metà di dicembre. Erano delle vite. Negli ultimi anni tenevamo i vitelli per poter pagare le tasse. Salivamo in marzo e tenevamo le mucche in stalle fino a maggio, dandole da mangiare il fieno dell'anno prima; poi le portavamo a pascolare nei busch dal Dom, sù verso i Corni di Nibbio o fuori verso Caseracce. In aprile-maggio portavamo le mucche al manz, a Ompio dal Battista Fantoli che aveva il toro. A Buè coltivavamo le patate, tante e le più belle della Val Grande. Avevo un po' di campei in Fragnera, oltre il riale, e ci portavo il letame con la svera. Tutto si portava in spalla, anche la merda. Ho lavorato e camminato tanto, ma sono contento della mia vita. Oggi è più difficile essere contenti.
a destra l'inconfondibile sagoma del monte Pedum
con l'omonima Riserva integrale
con l'omonima Riserva integrale
Monte Faiè 1352 m
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28804 Rovegro VB, Italy
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