Il mio zaino non è solo carico di materiali e di viveri: dentro ci sono la mia educazione, i miei affetti, i miei ricordi, il mio carattere, la mia solitudine. In montagna non porto il meglio di me stesso: porto me stesso, nel bene e nel male.
Renato Casarotto

Le montagne sono di tutti, ma non sono per tutti: sono per chi le ama e le rispetta, per chi vuole viverle e conoscerle, per chi non prevarica con il proprio io la loro esistenza e armonia.
Mario Rigoni Stern

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domenica 24 febbraio 2019

Monte Ubione e Corna Marcia dal "Put che bala"

Il Monte Ubione e la Corna Marcia, si trovano all'imbocco delle Valli Imagna e Brembana e sono unite da una lunga cresta. Notevole è il panorama  sul vicino Linzone, sul Resegone il Grignone, sulla Valle Imagna e sulla Bassa Val Brembana. La partenza avviene attraversando il suggestivo "Put che Bala" o ponte sospeso, uno dei primi esempi ottocenteschi di struttura realizzata con la tecnica delle funi portanti sulla riva. A poca distanza si può osservare l'antico Ponte di Attone, realizzato interamente in pietra grezza, con vicino la Dogana e il Porto. Per il ritorno si percorre la ciclo pedonale della Valle Imagna. Un percorso di particolare e grande interesse naturalistico con affioramenti di dolomia, roccia sedentaria composta dal minerale dolomite e le sorgenti incrostanti, rare nella bergamasca.

Si percorre l'autostrada A4 (Milano/Venezia) fino all'uscita di Dalmine, per poi proseguire lungo la SS470 in direzione della Valle Brembana. Dopo la rotonda di Villa d’Almè, in pochi minuti si raggiunge la località Casino Basso, dove in prossimità di un mobilificio, si può lasciare l’auto in un ampio parcheggio sulla sinistra. Dal parcheggio si scende percorrendo la stradina acciottolata fino a raggiungere il caratteristico ponte sospeso “Put che bala”. Si sale sulla sponda opposta e dopo una breve deviazione sulla sinistra per ammirare l’antico “Ponte di Attone” si prosegue raggiungendo Clanezzo. Attraversata la strada si imbocca la via pedonale accanto alla chiesa di S. Gottardo, per poi proseguire a sinistra su strada asfaltata fino a un bivio. Seguendo verso sinistra le indicazioni escursionistiche per Belvedì/Monte Ubione/Periplo V. Imagna (segnavia 571), si continua su strada asfalta, in direzione della Cascina Belvedì Poco prima di raggiungerla, sulla sinistra si incontra la parte finale del percorso ciclo pedonale della Valle Imagna, dal quale poi si farà ritorno. Arrivati all'agriturismo, si inizia a seguire il "Sentiero Partigiano Angelo Gotti", descritto su una bacheca e le indicazioni per il M. Ubione. Percorso un breve tratto su strada sterrata, si sale a destra seguendo un sentiero gradinato, per poi svoltare a sinistra entrando nel bosco. Seguendo il segnavia 571 si incrocia dopo qualche minuto la strada sterrata proveniente dal cimitero di Clanezzo. Tralasciate alcune stradine secondarie a sinistra, si raggiunge un bivio. Abbandonando il "Sentiero Partigiano", si inizia a salire a destra in maniera decisa in direzione del M. Ubione. Giunti su un poggio panoramico con alcuni ruderi, si prosegue verso sinistra costeggiando il vecchio bacino che alimentava la centrale di Foppa. Rientrati nel bosco di carpini e agrifogli, si continua fino a raggiungere il Passo della Regina. Il sentiero inizia a salire verso sinistra in maniera decisa, raggiungendo la grande croce del M. Ubione 895 m. Sulla cima dove una volta sorgeva una roccaforte medioevale assai munita, a guardia dello strategico punto di confluenza fra Valle Imagna e Valle Brembana e distrutta dai Veneziani nel 1443, sorge un'area di ristoro gestita dagli "Amici del Monte Ubione" e dagli alpini. Dopo una doverosa sosta riposando sulle numerose panchine in legno e ammirando il panorama, si inizia a scendere lungo il ripido crinale a nord "Passo Alpino" (da evitare in presenza di ghiaccio o neve). In alternativa si può raggiungere la Passata seguendo un sentiero meno ripido "Passo Facile". Giunti alla sella della Passata 728 m, si tralascia il sentiero a sinistra, con il quale poi faremo ritorno e si prosegue in leggera salita riprendendo il Sentiero Partigiano (571). Oltrepassati alcuni roccoli di caccia, si prosegue nel bosco fino a raggiungere un bivio. Abbandonata il Sentiero Partigiano che scende a sinistra verso cascina Como, si inizia a risalire il crinale boscoso. Oltrepassate alcune fatiscenti postazioni di caccia e tralasciato alcune deviazioni sulla destra, si arriva a incrociare la parte terminale della strada sterrata proveniente dal vicino paese di Berbenno. Seguendo l'indicazione su una grossa freccia in legno, con un ultimo sforzo si arriva alla croce della Corna Marcia 1033 m. Dopo la doverosa pausa, per il ritorno si ripercorre il medesimo itinerario fino alla sella della Passata, per poi proseguire seguendo il sentiero sulla destra. Con un lungo tratto in falsopiano si arriva a un bivio, si scende verso destra, seguendo le indicazioni su un sasso per Strozza/Capizzone (sent. 584). Poco dopo raggiunto un dosso panoramico con una baita e alcuni roccoli, il sentiero svolta decisamente sulla destra, perdendo velocemente quota con alcuni lunghi tornanti in un bosco misto di castagni e abeti. Al termine del sentiero si incrocia il "Percorso ciclo pedonale della Valle Imagna" che si inizia a seguire verso sinistra. È un percorso piacevole di circa 3 km, che si svolge in falsopiano su una stradina sterrata, ricavata da un dismesso canale idroelettrico e fiancheggia il torrente Imagna sulla destra. Ritornati a Clanezzo, si ripercorre il medesimo itinerario fatto all'andata.
Malati di Montagna: Andrea, Danilo, Renzo, Pg, Lorenzo e il selvadego

la giornata inizia scendendo...!!!


Put che bala
L’edificazione avvenne nel 1878 per volere di Vincenzo Beltrami, allora proprietario del castello, il quale prese come ispirazione i ponti tibetani: ciò che ne risultò avrebbe preso poi il nome del “ponte che balla” o ponte sospeso. Si tratta di uno dei primi esempi ottocenteschi di struttura realizzata con la tecnica delle funi portanti sulla riva: ancora oggi è possibile attraversare il ponte sospeso, lungo 75 metri, facendosi cullare dal dondolio che riecheggia i tempi del traghetto.
 

 

Ponte di Attone
Fu fatto costruire per conto del conte di Lecco Attone di Guiberto. Esso è realizzato interamente in pietra grezza e unisce Clanezzo ad Almenno. Passeggiando sul ponte ci si trova sopra il fiume che scorre tranquillo, con davanti un piccolo complesso, anch’esso di pietra grezza, che compone l’antica Dogana e il Porto. Oggi in parte abbandonati, ai tempi furono costruiti per riscuotere i dazi di coloro che raggiungevano i paesi via fiume, soprattutto per passare da una sponda all’altra, attraverso un traghetto.
 

Angelo Gotti ottiene la medaglia d’oro al valore militare per aver combattuto nella Resistenza nelle fila delle Brigate Fiamme Verdi. Durante uno scontro a fuoco resta ferito e viene catturato. Viene torturato e poi fucilato. Il sentiero a lui dedicato parte da Cascina Belvedì, nel comune di Ubiale Clanezzo, e incrocia il segnavia CAI 571, quello che conduce alla vetta del Monte Ubione. Il sentiero dedicato al partigiano invece si inoltra nel bosco, oltrepassando diversi capanni di caccia, fino al bivio per la Corna Marcia. Dopo un ultimo tratto nel bosco si raggiunge una carrabile che conduce in circa mezz’ora alla Cascina Como. Qui si trova l’albero con targa e croce che ricorda Angelo Gotti.
 


 





 





Percorso ciclo pedonale della Valle Imagna
 

dettagli e traccia gpx 

sabato 13 ottobre 2018

L'arcangelo Gabriele sulla cima delle Cadelle

L’Arcangelo Gabriele a tre facce, rivolte verso le tre vallate (Val Brembana, Val Lunga e Val Madre) verso le quali rivolge lo sguardo, perché non abbia più a verificarsi un disastro come quello abbattutosi sulla Valtellina e sulla Val Brembana con l’alluvione del luglio 1987. Il panorama a 360° dal vicino Valegino ai sottostanti Laghi di Porcile, fino alle Orobie Valtellinesi, alle Alpi Retiche, alle Alpi e Prealpi, è il coronamento della fatica per salire fin quassù.



Là in alto si tocca il cielo con un dito e ci si sente più vicini a Dio. La montagna è uno dei mezzi che ti permette di scoprirlo; se non immediatamente, lo capisci con il tempo
 frase riportata su una targa alla base della statua di Renato Casarotto


Cima delle Cadelle, o Monte Cadelle, si eleva sul confine tra la Val Tartano, la Val Madre e la  Val Brembana


vista magnifica in ogni direzione...




Escursione ad anello in ambienti diversificati. Dai boschi e pascoli, si passa a lunghi tratti pietrosi e selvaggi, creando un incredibile contrasto. I sentieri sono tutti ben segnalati, solo il breve tratto che unisce il sentiero per il M. Cadelle al Passo di Porcile è da percorre con un minimo d'attenzione. Tre passi una cima altamente panoramica, rendono questa uscita per terre alte particolarmente affascinante. Un'attenzione particolare merita la parte finale lungo i pendii del M. Cadelle dove si possono osservare esempi di frammentazione di rocce gneissiche e conglomerati, tipiche dei versanti delle Alpi Orobiche e i resti delle trincee risalenti alla prima guerra mondiale al Passo Dordona, costruite lungo il fronte del combattimento, come seconda linea difensiva.

Si percorre l'autostrada A4 (Milano/Venezia) fino all'uscita di Dalmine, per poi proseguire lungo la SS470 in direzione di Zogno, San Pellegrino, Valle Brembana, San Simone, Foppolo. Arrivati davanti al municipio di Foppolo, si sale a sinistra fino a raggiungere il piccolo parcheggio in località Piano (1587 m). Si attraversa la piccola frazione raggiungendo la piazzetta con la fontana e una bella cappella, davanti alla quale si svolta a sinistra seguendo il segnavia F9. Usciti dall’abitato, al primo bivio si svolta a sinistra continuando a seguire i cartelli con indicato F9/201, abbandonando la mulattiera che prosegue verso la località Rocky, da cui poi faremo ritorno. Raggiunta una prima baita diroccata, si continua a salire a destra seguendo le indicazioni sulla palina segnavia. In breve raggiunta una seconda baita ben ristrutturata e in posizione panoramica, si svolta a sinistra entrando in un fitto bosco. Usciti dal bosco si guada un torrente con una bella cascatella, per poi iniziare a risalire in maniera costante il pendio in direzione di una baita isolata. Oltrepassata la baita il sentiero prosegue fino a giungere nella suggestiva valletta dove sorge la baita ristrutturata delle Cadelle (2057 m). La salita ora prosegue tra i macereti del Monte Cadelle, la cui vetta è già da tempo ben visibile davanti ai nostri occhi. Il sentiero piega verso sinistra in direzione del Passo di Porcile fino a raggiungere un baitello. Abbandonato il segnavia 201 che sale in direzione del passo, si inizia a seguire il pietroso sentiero a destra per il Cadelle. Con una serie si svolte si guadagna quota ripidamente e dopo aver tralasciato a sinistra la traccia che si utilizzerà per raggiungere il Passo di Porcile, si giunge a una sella da cui si ha un bel colpo d’occhio verso la Val Tartano. Da qui con un ultimo sforzo si risale la cresta conquistando in breve la cima del Monte Cadelle (2483 m), con la statua bronzea raffigurante l’Arcangelo Gabriele a tre facce, rivolte verso la Val Brembana, la Val Lunga e la Val Madre. Il panorama fantastico in tutte le direzioni ripaga ampiamente della fatica effettuata, dalle Prealpi Orobiche, alle Orobie Valtellinesi, fino alle Alpi Retiche. Ridiscesi fino al primo bivio, si inizia a seguire la traccia di sentiero verso destra, ponendo un minimo d’attenzione nel superare alcuni tratti franati, fino a raggiungere al Passo di Porcile (2290 m). Si inizia a scendere seguendo il sentiero 201 in direzione dei sottostanti laghi, arrivando in pochi minuti al bivio con una palina segnavia. Abbandonato il sentiero 112 che scende a Tartano, si inizia a seguire verso destra il segnavia 201A in direzione del Passo dei Lupi. Con un lungo tratto a mezza costa, perdendo leggermente quota, si contorna il vallone. Dopo aver superato a valle una pietraia, il sentiero riprende a salire arrivando nei pressi di una ex-miniera e subito dopo incrociando il GVO (Gran Via delle Orobie) che scende dalla Bocchetta dei Lupi. Si inizia ora a risalire la Valle dei Lupi sul lato destro e successivamente sul lato sinistro, fino a raggiungere lo stretto intaglio della bocchetta (2316 m). La discesa avviene sul versante opposto in direzione della Val Madre e il Passo Dordona. Dopo un primo tratto abbastanza ripido, il sentiero prosegue più dolcemente fino a raggiungere un grazioso laghetto e dopo pochi minuti una baita-bivacco, oltre la quale si inizia a intravedere più in basso il rifugio Dordona. Si scende con alcune svolte fino a incrociare la strada sterrata nei pressi di una palina segnavia, poco più in alto del rifugio. Seguendo le indicazioni per il Passo Dordona si inizia a risalire la strada fino a raggiungere il passo, dove troviamo i resti di alcune fortificazioni militari risalenti alla prima guerra mondiale, la cosiddetta "linea Cadorna" (2061 m). Un pannello didattico indica il sentiero che conduce alle trincee, dove all'inizio si trova un cunicolo scavato nella roccia che conduce ad un osservatorio, dal quale si domina gran parte della Val Madre. Dal passo seguendo le indicazioni sulla palina segnavia per Foppolo / località Rocky, si inizia a scendere prima attraversando alcuni pascoli, per poi continuare a perdere quota ripidamente raggiungendo il pianoro della baita Cornellini. Subito dopo aver attraversato un ponticello in legno, si svolta a sinistra e si riprende a scendere più dolcemente entrando in un bosco. Usciti dal bosco il sentiero termina nei pressi di alcuni grossi paravalanghe, che si iniziano a costeggiare sulla destra fino a raggiungere alcune baite ristrutturate. Si scende leggermente per poi continuare verso destra seguendo una traccia di sentiero che prosegue attraversando una piccola valletta, fino a incrociare la mulattiera che sale da sinistra. Proseguendo in falsopiano lungo la mulattiera si ritorna nuovamente al bivio incontrato durante la salita, a poca distanza dalla località Piano. Bellissima escursione in Alta Val Brembana, sul confine con le Orobie Valtellinesi.
Malati di Montagna: Danilo e il selvadego

si parte dalla  frazione Piano di Foppolo 1587 m



la giornata promette bene...


sentieri sempre ben segnalati...


davanti a noi il Cadelle...


il Passo di Porcile a sinistra...


uno sguardo verso la Val Tartano


Cima delle Cadelle, o Monte Cadelle 2483 m


uno sguardo sul percorso fatto in salita...


...e uno verso il Passo di Porcile


Uno dei laghi di Porcile e la Val Tartano


verso la Bocchetta dei Lupi


Valle dei Lupi e a sinistra il passo omonimo


Bocchetta dei Lupi


giù verso la Val Madre


discesa verso il rifugio Dordona in alta Val Madre


Passo di Dordona 2061 m


trincee al Passo Dordona



dettagli e traccia gpx 

domenica 23 settembre 2018

In sella al Monte Cavallo

Tra le cime più panoramiche in Alta Val Brembana, il Monte Cavallo si colloca sicuramente nei primi posti. Si trova sullo spartiacque tra la Val Terzera e San Simone, ed è compreso nel gruppo del Pegherolo, Lemma. Il suo raggiungimento richiede nella parte finale una buona esperienza in montagna, bisogna superare alcuni traversi rognosi e affrontare tratti ripidi su terreno instabile. Ma l'emozione di poter raggiungere la croce, gratifica di tutto lo sforzo profuso.

Da Milano si segue l'autostrada A4 fino all'uscita di Dalmine, per poi continuare sulla statale 470 Dalmine/Villa D’Almè. Alla rotonda di Villa D’Almè si seguono le indicazioni per San Pellegrino Terme, risalendo la Valle Brembana in direzione del Passo S. Marco. Giunti a Mezzoldo si oltrepassa il Ponte dell'Acqua (laghetto artificiale), raggiungendo in breve il complesso del Rifugio Madonna delle Nevi, l’auto la si può lasciare accanto al campo sportivo (1336 m). Si ripercorre la strada fino alla roccia sulla quale è posta una targa in memoria di Don Arizzi, da dove si scende a sinistra arrivando in breve a un pannello su cui è raffigurato il "Sentiero delle Casere". Tralasciato il sentiero a sinistra 111 da cui poi si farà ritorno, si attraversa su un primo ponte il fiume Brembo di Mezzoldo e successivamente verso destra il secondo ponte seguendo il sentiero 115. Poco dopo si abbandona la stradina sterrata e si imbocca a sinistra il sentiero indicato da un cartello su un albero "Incrocio 115/alpe Terzera/San Simone". Si risale il Bosco Pasino fino a incrociare il segnavia 115 e la strada sterrata proveniente dalla località Ponte dell’Acqua, che conduce verso il Passo di San Simone. Si inizia a seguirla e giunti in prossimità di un tornante la si abbandona, per proseguire a sinistra seguendo il sentiero. Incrociata la sterrata più a monte, si riprende a seguirla e dopo aver attraversato un torrente la si abbandona nuovamente, per proseguire a destra su sentiero fino a raggiungere l’amena radura della Casera di Terzera (1604 m). Oltrepassata la casera si prosegue in leggera salita tra le numerose tracce lasciate dalle mucche che d'estate salgono all'alpeggio. Tralasciato a destra il sentiero 134 per Piazzatore indicato da una palina segnavia, si risale il pendio seguendo il sentiero 115 segnalato da un cartello. Attraversando dossi e pianori si raggiunge la Baita Dossello (1760 m), da qui si ha un bel colpo d'occhio sulla croce del M. Cavallo e sul percorso che si dovrà affrontare. Tralasciato a sinistra il sentiero dal quale poi si farà ritorno, si prosegue lasciando la baita alle proprie spalle e dopo aver oltrepassato la baita Nuova (1832 m), in pochi minuti si arriva al bivio segnalato da un cartello in legno per il M. Cavallo. Abbandonato il sentiero che sale al passo San Simone si svolta a destra iniziando a risalire i pendii settentrionali del M. Cavallo. Da qui in poi il sentiero affronta alcuni canali rocciosi in cui bisogna prestare un minimo d’attenzione e sale in mezzo a cespugli intricati di rododendri e arbusti su terreno umido, sbucando poi sulla lunga cresta erbosa. Il sentiero sempre ben evidente sale prima moderatamente, per poi impennarsi nel tratto finale raggiungendo la croce del M. Cavallo, posta il 4 novembre 1972 dall'Unione Sportiva di Mezzoldo a ricordo di chi ama la montagna (2323 m). Il panorama superbo ripaga abbondantemente della fatica effettuata, oltre alla sottostante conca di San Simone, a ovest si può osservare la Val Terzera dalla quale si è arrivati e procedendo lungo la cresta la vicina e affascinante cima del Pegherolo. Per il ritorno si ridiscende lungo la via di salita prestando attenzione nel primo tratto, fino a ritornare alla baita Dossello. Da qui si piega a destra e oltrepassata un fonte si entra nel bosco, per poi proseguire a mezzacosta fino a uscire sul balcone naturale della baita della Costa Piana (1719 m). Poco prima di raggiungere la baita si svolta decisamente a destra seguendo il cartello del “Sentiero delle Casere” (111A). Si rientra nel bosco e con percorso piacevole si arriva alla Casera Siltri (1724 m). Subito dopo aver oltrepassata la casera, si inizia a scendere a sinistra seguendo le indicazioni sulla palina segnavia in direzione della Madonna delle Nevi, sul sentiero 111. Prima moderatamente e poi ripidamente si perde velocemente quota nel bosco tra le innumerevoli tracce, fino a uscire in località Prà del Muto (1488 m). Si inizia a seguire la strada sterrata fino a un ponticello in legno che permette di superare il torrente, senza attraversarlo si prosegue su comodo sentiero arrivando in pochi minuti nuovamente al parcheggio.
Malati di Montagna: Lorenzo, Pg, Danilo e il selvadego

si parte in una bella giornata di fine settembre...


giochi d'acqua...


passeggiando...


alla casera Terzera il sole splende...!!!


riposino alla baita Dossello


verso il passo S. Simone


la bella cresta del M. Cavallo


Monte Cavallo 2323 m


qualche panoramica...
uno sguardo verso S. Simone


verso la Val Masino e il Disgrazia...


verso il Passo San Marco...


verso il Cavallino e il Pegherolo


verso la pianura...


purtroppo si ritorna a valle...


piccole chicche...
Lactarius deliciosus


insetto sorpreso in volo...