Malati di montagna: Danilo, Deborah e Fabio
Il mio zaino non è solo carico di materiali e di viveri: dentro ci sono la mia educazione, i miei affetti, i miei ricordi, il mio carattere, la mia solitudine. In montagna non porto il meglio di me stesso: porto me stesso, nel bene e nel male.
Renato Casarotto
Le montagne sono di tutti, ma non sono per tutti: sono per chi le ama e le rispetta, per chi vuole viverle e conoscerle, per chi non prevarica con il proprio io la loro esistenza e armonia.
Mario Rigoni Stern
domenica 12 luglio 2009
Da Carcoforo alla bocchetta Badile passando per il rif. Massero
Malati di montagna: Danilo, Deborah e Fabio
Vivere la montagna, come una passione che va al di là dell'aspetto sportivo, ricercando quelle emozioni nascoste dentro di noi...
mercoledì 8 luglio 2009

Julius Payer
Vivere la montagna, come una passione che va al di là dell'aspetto sportivo, ricercando quelle emozioni nascoste dentro di noi...
domenica 5 luglio 2009
Tre cime, tre passi...benvenuti in paradiso
Dopo la graziosa chiesa di S. Bernardo 1628 m su un grosso pannello in legno è stata incisa questa frase "Benvenuti in Paradiso", poche parole che danno giusto merito a questo luogo. Lasciamo la macchina nell'ampio parcheggio superiore nei pressi del rifugio San Bernardo a 1630 m, alla destra del parcheggio inizia il sentiero, alcuni segni di vernice bianco/rossi sui larici ne indicano la direzione. Iniziamo a salire nel bosco e dopo un dosso erboso il sentiero sale ripidamente il fianco della montagna arrivando a un punto panoramico conosciuto come "il sasso dei corvi". Riprendiamo il cammino tra gli ultimi grandi larici, dopo un breve tratto pianeggiate iniziamo a salire con decisione, passiamo sotto il filo di cresta dove in alcuni tratti il terreno è friabile ed aereo. Arrivati su un promontorio ci concediamo una breve pausa ammirando la bellezza del luogo, scendiamo verso la palina segnavia e tralasciata la deviazione a sinistra per il lago d Oriaccia, seguiamo il sentiero a destra che sale ripido il versante della montagna. Si prosegue per un lungo tratto su pietraia, sotto di noi quasi a precipizio il lago di Ragozza, arrivati su un pianoro vediamo a sinistra la nostra meta che man mano si avvicina. Il sentiero prosegue quasi in falsopiano lungo un traverso in cui bisogna prestare attenzione a non scivolare, sotto di noi il vallone di Oriaccia con l'omonimo lago, l'ultima ripida salita ed eccoci in cima al Verosso 2443 m conosciuto anche come Rerosso o Riorosso. Purtroppo alcuni nuvoli ci impediscono di ammirare il panorama verso la Svizzera, ma poco importa grande è comunque la soddisfazione di essere arrivati, incontriamo anche tre escursionisti che arrivano dal rifugio Alpe il Laghetto 2039 m. Firmato il libro di vetta ci rimettiamo in cammino, scendiamo verso il passo di Oriaccia o Locciabella, dalla parte opposta da cui siamo arrivati, seguendo alcuni ometti e un esile traccia arriviamo al passo 2325 m. Proseguiamo a destra seguendo i segni di vernice bianco/rossi, dopo un breve tratto in piano iniziamo la ripida discesa su alcuni grossi blocchi di pietra, sotto di noi uno vediamo uno dei laghetti di Tschawinder ancora parzialmente ghiacciato, attorno la zona è ancora coperta da enormi nevai. Incontriamo un solitario escursionista svizzero con cui scambiamo alcune fugaci parole, attraversati alcuni nevai volgiamo decisamente a destra verso il lago che vedevamo dall'alto, mentre lo costeggiamo ci fermiamo a osservare come ancora sia alto il ghiaccio che lo ricopre. Atraversato un ulteriore nevaio riprendiamo il sentiero sul lato in cui è adagiato il lago, dopo un breve tratto su pietraia iniziamo a scendere gradatamente lungo il versante della montagna, incontriamo diversi nevai che ci costringono ad attraversali con cautela. Con grande sorpresa ecco un'altro laghetto ancora ricoperto in gran parte dal ghiaccio da cui scaturisce un ruscello dall'acqua decisamente ghiacciata, siamo a poca distanza dalla bocchetta di Gattascosa e vista l'ora ci fermiamo a pranzare. Riprese le forse in breve arriviamo alla bocchetta 2158 m, senza indugio risaliamo il versante sulla sinistra arrivando in breve a incontrare un sentiero contrassegnato in rosso, è un percorso davvero molto interessante che percorre l'intera cresta fino al passo di Monscera. Con alcuni saliscendi si arriva alla cima Mattaroni 2235 m e poi a quella del Tirone 2202 m tra coloratissime fioriture e angoli davvero suggestivi, purtroppo l'unica nota dolente scesi al passo di Monscera 2103 m sono i tralicci dell'alta tensione che deturpano il paesaggio. Costeggiamo sulla sinistra il piccolo ma grazioso lago di Monscera e in breve arriviamo sulla mulattiera che scende compiendo un ampio giro sul lato opposto della cresta percorsa al mattino verso la cima Verosso, attraversato un torrente e costeggiate alcune baite si continua su una strada sterrata che ben presto diventa asfaltata. Passiamo accanto al nuovo rifugio il Dosso 1740 m, per poi scendere velocemente verso il torrente che attraversiamo vicino a uno sbarramento che alimenta una centrale idroelettrica, con una breve risalita ritorniamo al parcheggio dove abbiamo lasciato l'auto. L'itinerario si svolge su sentieri recentemente marcati, consiglio comunque di avere nello zaino sempre una buona cartina escursionista del luogo in cui si sta andando, le abbondanti nevicate di quest'inverno coprono soprattuto sul versante svizzero gran parte del sentiero per cui bisogna sempre prestare attenzione agli omini e ai pochi segni di vernice che si vedono. In salita il dislivello è di circa 1100 metri compresi gli innumerevoli saliscendi, il tempo stimato per l'intero anello è di 6.30 ore comprese le soste, un'escursione che sicuramente deve rientrare nel curriculum di ogni malato di montagna... Mi permetto una piccola nota, arrivati all'auto e tolti gli scarponi è arrivato il temporale, questa volta la nostra determinazione è stata ampiamente premiata!!!
Fabio e Danilo malati di montagna
l'estate qui tarda ad arrivare
Vivere la montagna, come una passione che va al di là dell'aspetto sportivo, ricercando quelle emozioni nascoste dentro di noi...
domenica 28 giugno 2009
La Conca del Fallère...un itinerario per soli buongustai di montagna
Dall'autostrada A5 prendere l'uscita in direzione Aosta Ovest/St. Pierre, al semaforo svoltare a destra seguendo la statale 26, prima del benzinaio girare a sinistra e seguire le indicazioni per Ville sur Sarre, arrivati all'incrocio nei pressi dell'Hotel des Salasses si segue la strada a destra fino al cartello che indica di svoltare a sinistra verso Thouraz, oltrepassato il Thouraz Ranch dopo circa un centinaio di metri, prima del divieto di transito parcheggiare l'auto 1655 m. La prima parte dell'itinerario ricalca la strada sterrata di servizio agli innumerevoli alpeggi sparsi nella zona, appena partiti possiamo osservare alla nostra sinistra la frana sotto alla Becca France, la più grave tragedia della Valle d'Aosta, era il 6 luglio del 1564 quando alle sei del mattino un'immensa frana si staccò dalla cima abbattendosi sul borgo e seppellendolo interamente con tutti i suoi seicento abitanti, si racconta che ogni Natale la campana sepolta chiami i morti a raccolta e invita i vivi a pregare per loro. Tralasciamo le varie deviazioni laterali e dopo aver lasciato a sinistra le baite di Moron, all'altezza di un tornante seguiamo una breve scorciatoia, risparmiando un tratto di strada sterrata. Alle nostre spalle l'imponente Grivola 3.969 m, per pochi metri poteva essere il secondo quattromila completamente in territorio italiano oltre al Gran Paradiso, siamo ormai nella verdeggiante Conca del Fallère con l'omonima cima che la sovrasta. Attraversato un torrente su un ponte svoltiamo a destra seguendo un traccia poco marcata, all'inizio costeggiamo un ruscello, per poi alzarci tra verdi pendi cosparsi da centinaia di fiori la nostra meta è l'alpeggio la Comba 2072 m, sopra all'alpe riprendiamo la sterrata che scende leggermente arrivando all'alpe Frumière 2063 m, pochi metri sulla sinistra troviamo una palina segnavia. Seguiamo il sentiero 9/9A e dopo un breve tratto in costa iniziamo a salire arrivando in breve all'alpeggio Tsa de Frumière 2187 m, ricomposto il gruppo seguiamo un breve tratto di sterrata, ricollegandoci poi ad un altra sterrata che abbandoniamo immediatamente, proseguiamo diritti risalendo il pendio e avendo come punto di riferimento una cascata che scende dalla conca dove è adagiato il lago. Arrivati all'alpe Tsa de Morgnoz 2275 m seguiamo il sentiero 8A indicato dalla palina segnavia poco sopra all'alpeggio, il sentiero sale ripidamente portandoci fino al Lac Fallère 2415 m, per il pranzo saliamo su un belvedere a pochi metri dal lago, davanti a noi il panorama e fantastico dall'Emilius, alla Grivola fino ad arrivare al grandioso ghiacciaio del Rutor uno dei più vasti ghiacciai della Valle d'Aosta. C'è chi come lupi famelici si divora la bellezza di cinque panini, altri che si accontentano di un pacchetto di cracker, dopo aver mangiato qualcuno si appisola mentre alcuni tra cui il sottoscritto vanno in perlustrazione. Scattata la foto di gruppo torniamo verso il lago e seguiamo il sentiero 8F indicato dalla palina segnavia, costeggiamo il lago per poi scendere lungo un vallone davvero molto suggestivo, torrenti ricolmi d'acqua, pendii dai colori sgargianti, colgo l'occasione e mi sdraio per qualche istante chiudendo gli occhi... Il sentiero dopo un tratto in costa inizia a scendere verso l'alpe Nouva, che in breve raggiungiamo, riprendiamo a scendere lungo la strada sterrata fino all'alpe Morgnoz, seguiamo le indicazioni della palina segnavia posta all'ingresso dell'alpeggio, passiamo accanto alla stalla e seguendo le frecce gialle riprendiamo il sentiero 8A. Superato un torrente il sentiero inizia a scendere ripidamente con una serie di tornanti, si possono notare durante il percorso alcuni esemplari di pino silvestre, cembro e abete rosso, il sentiero finisce sulla strada sterrata percorsa alla mattina, chiacchierando e scherzando ritorniamo alla macchina, soddisfatti della giornata trascorsa...
Conca del Fallère
Vivere la montagna, come una passione che va al di là dell'aspetto sportivo, ricercando quelle emozioni nascoste dentro di noi...
domenica 21 giugno 2009
...un forte vento gelido soffiava nella gola del Cardinello
Lasciamo l'auto a Isola 1253 m frazione di Madesimo, raggiungibile tramite la statale 36' del lago di Como, arrivati a Campodolcino si svolta a sinistra seguendo le indicazioni. Dal parcheggio poco distante dalla chiesa dei Santi Martino e Giorgio, scendiamo verso l'inizio del paese, di fronte alla storica locanda Cardinello datata 1722, troviamo le indicazioni "Via Spluga". Percorriamo un breve tratto di strada asfaltata seguendo Via Cardinello, attraversiamo sulla destra il torrente Liro su un ponte e seguendo la strada sterrata in leggera salita arriviamo a Torni 1360 m. Attraversato il paese seguiamo l'ampia mulattiera, sulla nostra destra i Prati di Torni con splendide fioriture, mentre alla nostra sinistra scorre impetuoso racchiuso in una forra il torrente Liro regalandoci anche una fantastica cascata. Piegando leggermente a destra si arriva a un bivio segnalato da una palina segnavia, attraversiamo il torrente su un ponte arrivando in breve a incrociare il sentiero che utilizzeremo poi al ritorno e che costituisce l'antico itinerario medievale. Il sentiero prosegue sulla destra entrando nel bosco di larici, dopo un tratto attrezzato con un cavo di sicurezza arriviamo al secondo ponte, detto "degli Svizzeri" 1580 m, tale nomignolo è dovuto perché realizzato con maestria negli anni 90' da un plotone di fanteria elvetico. Il sentiero continua a salire con una serie di tornanti arrivando all'inizio del tratto più suggestivo "la Gola del Cardinello", seguiamo il fianco strapiombante della valle, il percorso risale al 1643 ed è stato scalpellato nella viva roccia o forato con spari di mine, in alcuni tratti scalinati si nota come la roccia sia levigata dal frequente passaggio delle carovane. Un forte vento gelido ci costringe a fermarci per indossare le giacche e a coprirci la testa con un cappellino di lana, certo che per essere il primo giorno d'estate caldo non fa di certo!!! Alcuni passaggi sono stati attrezzati con dei cavi per rendere più sicuro il cammino, sconsiglio di affrontare questo tratto in presenza di neve o ghiaccio e per chi ha dei bambini al seguito sarebbe opportuno tenerli per mano. Ed ecco apparire come dal nulla l'imponente diga di Montespluga che si erge alta come una fortezza sulla gola, risaliamo l'ultimo tratto di sentiero arrivando sul pianoro adiacente alla diga, le acque del lago sono increspate dal forte vento e sulle montagne attorno la neve è ancora abbondante. Decidiamo di costeggiare la parte occidentale del lago, attraversiamo lo sbarramento della diga, costruita nel 1931 con una capienza di 32 milioni di metri cubi d'acqua e arrivati alla palina segnavia seguiamo le indicazioni per Montespluga (40' min.), per chi vuole a poca distanza sul lato opposto può andare al rifugio Stuetta. Senza particolari difficoltà arriviamo al ponte che ci permette di superare il torrente che scende dalla Val Loga, per mangiare decidiamo di fermarci dietro a un grosso muretto a secco riparandoci cosi dal vento. Finito il fugace pranzo andiamo a vedere l'abitato di Montespluga 1908 m, le poche case sono addossate alla strada statale che permette di salire verso il passo dello Spluga 2115 m a circa 3 km, dal momento dell'apertura della galleria del San Bernardino, il passo non è più tenuto aperto d'inverno e il paese può ritrovarsi tagliato fuori sia dall'Italia che dalla Svizzera. Dall'albergo "La Posta" seguiamo la strada asfaltata completando in questo modo il giro del lago, arrivati allo sbarramento abbandoniamo la strada scendendo verso il parco giochi sottostante, seguendo poi la strada sterrata risaliamo verso gli edifici utilizzati per la gestione dell'impianto. Arrivati alla diga riprendiamo il sentiero percorso all'andata, la discesa nella gola è ancor più suggestiva della salita, ripassiamo per il "Ponte degli Svizzeri" arrivando in breve al bivio, tralasciato il sentiero con cui siamo arrivati alla mattina, proseguiamo diritti verso alcune baite. Il tracciato che stiamo seguendo rimase in uso dall'età pre-romana fino all'inizio dell'età Moderna, attraversato il torrente su un ponte in cemento arriviamo a Soste 1597 m, il sentiero prosegue perdendo quota lentamente, il silenzio e rotto solo dai fischi delle marmotte. Incontriamo alcune mucche che pascolano serenamente nei prati ricoperti da migliaia di fiori, sdraiato nell'erba c'è anche un vitellino nato da pochi giorni, a coronare questo quadretto bucolico eccoci a Rasdeglia 1499 m, tipico villaggio alpino, dove le baite sono in perfetto stato conservativo. Raggiunta la chiesetta sulla sinistra riprendiamo a scendere sul sentiero, dopo aver attraversato su un ponte una cascata arriviamo a Mottaletta 1346 m, passiamo accanto ad alcune baite a "carden" e usciti dal paese scendiamo lungo la strada asfalta arrivando in breve al parcheggio dove abbiamo lasciato l'auto.
Abbiamo percorso 20 km con un dislivello poco superiore ai 650 m, porre attenzione ad alcuni tratti esposti, il tratto nella gola è sconsigliabile in caso di pioggia. Per chi lo desidera esiste nel periodo estivo anche un servizio di bus, per informazioni http://www.stps.it/ (034333442).
Malati di montagna: Danilo, Deborah e Fabio
Vivere la montagna, come una passione che va al di là dell'aspetto sportivo, ricercando quelle emozioni nascoste dentro di noi...
domenica 14 giugno 2009
L'osservatorio panoramico del Monte Torriggia 1703 m
Malati di montagna: Kiran, Davide, Emy, Flavio, Franco, Luisa, Danilo, Deborah e Fabio
l'artista all'opera...
Vivere la montagna, come una passione che va al di là dell'aspetto sportivo, ricercando quelle emozioni nascoste dentro di noi...
domenica 7 giugno 2009
e per tutto ciò che quassù trovi,
se tu non l'hai portato con fatica
qualch'un altro l'ha fatto.
guardati attorno e pensa se tu saresti in grado di fare
tutto ciò che il tuo occhio vede.
Amami e io non ti tradirò.
Sii coraggioso e mi vincerai .
Attento a dove posi il piede,
per colpa tua qualch'un altro più in basso
può lasciarci la vita.
Ai 1500 metri dimentica chi sei,
con persone di differente età usa il voi,
con persone della stessa età usa il tu.
Ai 2000 metri dimentica il mondo,
gli affanni, le tasse e goditi la vera pace.
Ai 2500 metri dimentica il tuo io,
la boria, la cultura, la forza fisica,
perché se quassù sei giunto
sei in tutto e per tutto
uguale agli altri che quassù stanno.
Non credere piccolo uomo di essere chissà chi,
perché prima che tu esistessi io già c'ero
e quando tu non esisterai più
io ancora ci sarò.
Firmato
La Montagna
Vivere la montagna, come una passione che va al di là dell'aspetto sportivo, ricercando quelle emozioni nascoste dentro di noi...
a piedi nella valle dell'Enderwasser...
Bocchetta di Campello 1924 m
beeeeeeeee.....
valle dell'Enderwasser
Vivere la montagna, come una passione che va al di là dell'aspetto sportivo, ricercando quelle emozioni nascoste dentro di noi...
martedì 2 giugno 2009
Tre giorni tra accoglienti malghe, fitti boschi e un antico canyon, tutto questo e altro ancora nel Parco Naturale Monte Corno
Trodena - Hochwand - Malga Cislon - Trodena
Istituito nel 1980 il Parco Naturale Monte Corno vanta rispetto agli altri parchi dell'Alto Adige la flora e la fauna più numerose di specie, si potrebbe definire il Parco dei boschi, basti pensare che le zone boschive coprono circa il 90% del territorio.
Come base per questo trekking stanziale abbiamo scelto Trodena 1110 m, con le sue strette vie lastricate, l'odore del legno che trasuda dalle case, il profumo del fieno che esce dalle stalle e al suo centro la piazza della chiesa con accanto il cimitero.
Arriviamo in tarda mattinata, dopo aver preso possesso delle camere nell'albero Goldener Adler decidiamo come da programma di fare un'escursione, saliamo verso la parte alta del paese dove accanto alla caratteristica caserma dei pompieri, inizia la strada forestale Praglasir indicata dalla palina segnavia con il n. 2. Saliamo attraverso un rado bosco, come da previsioni meteorologiche inizia a piovere, poco importa armati di mantelle e ombrellini proseguiamo, al primo bivio tralasciamo la mulattiera a sinistra e proseguiamo diritti seguendo il segnavia 2B verso Hohe Wand 1400 m. Come d'incanto ci ritroviamo in uno scenario alpino di grande suggestione, tra rododendri e pini mughi, risaliamo il versante roccioso con alcuni facili passaggi su roccia, entrando poi in un bel bosco di abete bianco. Seguendo il segnavia n. 2 scendiamo lungo la strada forestale arrivando sui verdi pascoli di Malga Cislon 1250 m, dove decidiamo di pranzare, nel frattempo in cui aspettiamo di entrare il simpatico gestore ci offre la sua grappa al larice, davvero ottima!! Sarà per la musica tirolese, o forse per le prelibatezza servite, ma il tempo in questo luogo sembra letteralmente volare... Ringraziamo il gestore per la sua cordialità e ci incamminiamo in direzione di Trondena, dopo pochi minuti sulla destra seguiamo il sentiero contrassegnato n. 1 che dopo aver attraversato i prati entra nel bosco di faggi e pino silvestre. Arrivati sulla strada selciata in breve scendiamo verso Trodena, oggi non abbiamo potuto godere dei panorami, ma poco importa è stata comunque un'escursione suggestiva, il dislivello è di solo 350 m, il tempo per l'intero anello..., boh ho perso la nozione del tempo dal momento che sono entrato a mangiare!!!
lunedì 1 giugno
S. Lugano - Baita Pera - Passo Cisa - Malga M. Corno - Monte Corno - Le Malghette - Maso Battiston - S. Lugano
Oggi la partenza dell'escursione è a poca distanza da Trodena al Passo di S. Lugano 1100 m, lasciata l'auto nel primo parcheggio sulla destra poco prima di una grande botte, seguiamo il sentiero n. 4 indicato da una palina segnavia. Siamo da subito circondati da grossi abeti rossi e bianchi in un ambiente davvero unico, superiamo senza difficoltà alcuni alberi caduti e risalito il ripido versante ci ritroviamo sull'altopiano dei prati "Bergwiesen" di Trodena. Il sentiero è un susseguirsi di angoli suggestivi, prati dai mille colori, boschi fitti in cui la luce fa fatica a filtrare, arrivati a Baita Pera 1432 m ci fermiamo per una sosta. Dopo un lungo tratto sulla pista forestale, proseguiamo su sentiero seguendo sempre il segnavia n. 4, scendiamo leggermente arrivando al bivio per Le Malghette, scendiamo a sinistra arrivando in breve al Passo Cisa 1439 m. Saliamo a sinistra seguendo il segnavia E5 (Sentiero Europeo - Lago di Costanza/Mare Adriatico), dopo Baita Cisa 1495 m il sentiero incrocia varie volte la strada di servizio, arrivati a Malga Monte Corno 1715 m il panorama è grandioso. In pochi minuti seguendo la strada sterrata dietro alle baite arriviamo alla croce in legno del Monte Corno 1781 m, ridiscesi ci fermiamo a mangiare, assolutamente non può mancare la Strauben (frittella tirolese). A malincuore abbandoniamo questo luogo incantevole, scendiamo di nuovo al passo Cisa e risaliamo al bivio incontrato all'andata, da dove seguiamo il segnavia n. 9 per Le Malghette. Il sentiero prosegue in falsopiano nel bosco, passiamo per i Masi Pausa Bedolli incontrando di nuovo la pista forestale che seguiamo fino alle Malghette 1540 m. Mentre scendiamo passiamo accanto all'area protetta Palù Longa, una torbiera di grande importanza sia per le specie botaniche che faunistiche, dopo un tratto in discesa abbandoniamo la sterrata seguendo a sinistra il sentiero n. 9 indicato da una palina e da segnavia rosso/bianco/rosso. Il percorso alterna tratti su sterrata e sentiero, dopo il maso Battiston si svolta a sinistra seguendo le indicazioni per San Lugano, ripidamente con diversi tornanti scendiamo attraverso un fitto bosco arrivando davanti alla chiesa, costeggiando la strada arriviamo in breve al parcheggio dove abbiamo lasciato l'auto, concludendo così l'anello. Escursione di ampio respiro che impegna tutta la giornata, il dislivello è di circa 700 m.
martedì 2 giugno
Redagno di Sopra - Bletterbach - Malga Lahneralm - Redagno di Sopra
L'escursione di oggi è un viaggio a ritroso nel tempo, in uno dei canyon più selvaggi d'Europa. Lasciamo la macchina a Redagno di Sopra 1552 m a poca distanza dalla chiesa, dal parcheggio seguiamo i segnavia n. 3, il primo tratto si svolge in discesa su strada forestale in un bosco di abete rosso. Arrivati ad una radura con bellissimi prati fioriti ci dirigiamo a destra su sentiero, dopo un breve tratto in piano scendiamo nella gola presso il Taubenleck, l'ultimo tratto è stato attrezzato con scale e parapetti. Uno spettacolo della natura ci appare davanti ai nostri occhi, 20 milioni di anni di storia geologica si mostrano qui in modo molto chiaro. Il rio Bletterbach in circa 20.000 anni, dall'inizio dell'era glaciale ha scavato e trasportato alla Val d'Adige oltre 10 miliardi di tonnellate di sassi e pietrisco formando così un canyon lunga circa 8 chilometri e profondo 400 metri. Risaliamo il greto del torrente incontrando cascatelle che scendono lungo le pareti, piccoli canyon laterali, davvero molto suggestivo, sembra di essere in una scena del film di Jurassy Parck!!! Alla fine del canyon presso il Butterloch si trova una grande cascata, purtroppo la scala che permetteva di superare il salto roccioso è stata travolta da una frana quest'inverno, il giro ad anello che avevamo in programma non possiamo effettuarlo. Ritorniamo fino al Taubenleck da dove risaliamo dalla parte opposta verso Lahneralm, grazie ad alcune scale metalliche risaliamo la parete rocciosa, il sentiero prosegue nel bosco fino al parcheggio accanto al centro visitatori del Geoparc. Seguendo la palina segnavia in circa 15 minuti arriviamo alla malga Lahneralm 1583 m, dove ci sediamo per mangiare deliziati da alcuni piatti tirolesi. Per la via del ritorno seguiamo il sentiero dell'andata, considerare la salita dal canyon fino al parcheggio di Redagno di Sopra, un'escursione magnifica dove ancora una volta la montagna è capace di regalare emozioni senza chiedere nulla...
Malati di montagna: Franco, Danilo, Luisa, Paola, Deborah e Fabio
Parco Naturale Monte Corno
canyon del rio Bletterbach
Vivere la montagna, come una passione che va al di là dell'aspetto sportivo, ricercando quelle emozioni nascoste dentro di noi...
sabato 30 maggio 2009
Tour Monte Bianco 2005
è da pochi giorni che il blog ha superato le 10.000 visite, in poco meno di un anno, un risultato che non avrei mai sperato!!! per cui ho deciso di pubblicare il video del tour del Monte Bianco percorso nel luglio del 2005, so che rimarrà un sogno ma chissà che un giorno su qualche sentiero di montagna ci possiamo incontrare... Mandi, Mandi.
Vivere la montagna, come una passione che va al di là dell'aspetto sportivo, ricercando quelle emozioni nascoste dentro di noi...
domenica 24 maggio 2009
il caldo non ci ferma sullo Zucco Sileggio 1373 m
Vivere la montagna, come una passione che va al di là dell'aspetto sportivo, ricercando quelle emozioni nascoste dentro di noi...
domenica 17 maggio 2009
Tra splendidi alpeggi, alla scoperta di antiche chiese ed oratori
Malati di Montagna: Franco, Flavio, Danilo, Deborah, Luisa e Fabio
atmosfere antiche al Cangello 1364 m
Vivere la montagna, come una passione che va al di là dell'aspetto sportivo, ricercando quelle emozioni nascoste dentro di noi...






























