Il mio zaino non è solo carico di materiali e di viveri: dentro ci sono la mia educazione, i miei affetti, i miei ricordi, il mio carattere, la mia solitudine. In montagna non porto il meglio di me stesso: porto me stesso, nel bene e nel male.
Renato Casarotto

Le montagne sono di tutti, ma non sono per tutti: sono per chi le ama e le rispetta, per chi vuole viverle e conoscerle, per chi non prevarica con il proprio io la loro esistenza e armonia.
Mario Rigoni Stern

domenica 17 maggio 2015

Itinerari al fronte - Sui sentieri della Grande Guerra

Con l’inizio del conflitto il pesante apparato tecnologico della modernità risalì le vallate del fronte, distruggendo i delicati equilibri costruiti nei secoli dalla civiltà contadina, e invase gli spazi incontaminati delle vette. Le montagne vennero prese d'assalto grazie all'ardimento di pochi alpinisti e al lavoro di migliaia di soldati-minatori che attrezzarono le pareti più inaccessibili. La Prima guerra mondiale sulle Alpi, le Prealpi e le Dolomiti fu per certi versi una guerra antica, anche se sicuramente non meno cruenta, condizionata dal terreno e dalla presenza di un terzo, potente, esercito, in campo insieme agli alpini ed ai Kaiserjäger: la Natura. 
Tra il 1915 e il 1918 la montagna cambiò per sempre, la guerra modificò il paesaggio e, soprattutto, l'approccio mentale ai grandi spazi dell'altitudine fino allora frequentati da una elité di alpinisti stranieri.
I 70 itinerari proposti nella guida, che salgono e scendono undici gruppi montuosi, seguendo la lunga trincea di pietra e ghiaccio dallo Stelvio al Tarvisio, sono rivolti a pubblici differenziati: dalle ascensioni per alpinisti esperti, alle escursioni per turisti allenati; dalle camminate in famiglia, fino ai trekking urbani.
Su gentile richiesta di Mario Peghini




sabato 16 maggio 2015

Alla Capanna Legnano...ricordando gli amici della sezione del CAI...

«Da quassù il mondo degli uomini altro non sembra che follia, grigiore racchiuso dentro se stesso. E pensare che lo si reputa vivo soltanto perché è caotico e rumoroso»
Walter Bonatti 

Un percorso tra storia, natura e splendidi panorami, 
poche parole per riassumere questa suggestiva escursione.

Dall'autostrada A26 Gravellona Toce, proseguiamo sulla SS33 del Sempione fino all'uscita di Ornavasso/Premosello C, per poi continuare a destra seguendo le indicazioni per Ornavasso/Migiandone. Tralasciata dopo pochi minuti la strada a destra per la frazione Migiandone, continuiamo verso Ornavasso e dopo aver costeggiato per un breve tratto la ferrovia, svoltiamo a destra seguendo una strada sterrata, in breve arriviamo nell'ampio piazzale sterrato in località Punta di Migiandone 207 m (volendo si può arrivare fin qui anche passando per il centro di Ornavasso, in questo caso dalla SS33 del Sempione prendere l'uscita di Ornavasso).
L'escursione prende avvio all'inizio della strada militare, a poca distanza dal cannone contraereo. Oltre al pannello didattico, una palina segnavia indica le varie mete che si possono raggiungere e la relativa tempistica (Forte Bara/Capanna Legnano/Cima Tre Croci - A21). La pendenza durante la salita rimane sempre costante fino al Forte Bara, durante il tragitto si possono visitare trincee, gallerie d'accesso alle trincee e alle postazioni per mitragliatrici (utile una torcia o una pila frontale). Salendo possiamo godere di splendidi scorci panorami, a sinistra sull'abitato di Ornavasso, con il solitario Montorfano e poco più in là sui laghi Mergozzo e Maggiore, a destra sulla piana Ossolana con il fiume Toce che placidamente scorre, mentre alle nostre spalle le cime del Parco Nazionale della Val Grande con le aspre pareti dei Corni di Nibbio e l'imponente parete sud del Pizzo Proman. La strada militare termina davanti a una fontana, nei pressi del Forte Bara 420 m, postazione fortificata su più livelli che doveva ospitare baraccamenti e cannoni a lunga gittata. Consigliamo una visita alle varie strutture, tra le quali si può vedere un cannone e un mortaio, posizionati per rendere ancor più suggestivo il luogo. Ritornati alla fontana riprendiamo il nostro itinerario seguendo le indicazioni sulla palina segnavia.
Oltrepassata la piazzola dell'alzabandiera, dopo pochi minuti abbandoniamo la strada sterrata e proseguiamo sulla mulattiera a destra (palina segnavia). Guadagniamo quota con una serie di stretti tornanti e oltrepassato un cippo che ricorda tre partigiani uccisi nel '45, in breve arriviamo all'ingresso di una buia galleria scavata nella roccia e dal fondo sconnesso, che attraversiamo. Dopo qualche minuto giunti a un bivio, lasciamo a destra il sentiero per l'alpe Cuna e oltrepassato un traliccio di una vecchia teleferica, arriviamo ad un punto molto panoramico sulla pianura Ossolana. Il percorso prosegue verso sinistra entrando in un bel bosco di castagno, betulla e roverella. Raggiunta una palina segnavia, tralasciamo a sinistra il sentiero che scende verso il Boden e continuiamo a seguire la mulattiera fino a raggiungere i prati sormontati dalla solitaria baita "Solitudine". Lasciamo questo luogo di pace e silenzio, proseguiamo su una stradina sterrata che sale con alcuni tornanti raggiungendo le baita dell'alpe Burumbondo 975 m. Dalla palina segnavia, abbandoniamo la strada sterrata e seguiamo il sentiero a destra (Capanna Legnano/Cap. del Buon Pastore/Cima Tre Croci - A21). Incrociamo nuovamente la mulattiera che seguiamo per un lungo tratto verso destra in falsopiano. Purtroppo proseguendo notiamo che in alcuni tratti la mulattiera tende a scomparire, soppiantata dal sentiero, rimangono solo i resti dei muretti a secco che la sorreggevano. Dopo aver guadagnato quota con una serie di lunghi tornanti in una bella faggetta, il sentiero piega decisamente verso sinistra. Percorriamo un lungo traverso e dopo aver perso leggermente quota raggiungiamo una palina segnavia, oltre la quale arriviamo alla Capanna Legnano 1287 m. Per la sosta decidiamo di fermarci sul prato davanti al rifugio, il panorama è talmente vasto che rimaniamo senza parole. Per il ritorno percorriamo il medesimo itinerario dell'andata.
Malati di Montagna: Silvio, Pg e l'Homo Selvadego

Punta Migiandone
Cannone di fab. tedesca da 105 mm
dell'incrociatore "Attilio REGOLO"


Cannone contraereo mod. 90/53


Le trincee comunicano coi posti di comando, di rifornimento e coi punti di raccolta delle riserve, mediante camminamenti: alti fossati, più angusti delle trincee ma di altezza maggiore, realizzati per il passaggio in condizioni di sicurezza dal tiro nemico di un solo uomo alla volta o di una barella e tracciati senza troppo regolarità nel terreno, al fine di non essere troppo facilmente individuati dal fuoco avversario.




se l'inizio è così...chissà il resto della giornata...!!!



Il Forte di Bara (postazione in barbetta) è costituito da una serie di piazzole sostenute da muri di pietra che avrebbero ospitato artiglieria pesante ed è protetto da più linee di trincee sovrapposte.


Obice trainato da 155/23 (M114)
sullo sfondo da sinistra il P.zo Proman, al centro il P.zo Lesino
e a destra i Corni di Nibbio


La Capanna Legnano sorge all’alpe Tiramboche 1287 m in splendida posizione panoramica. È stata costruita da un gruppo di legnanesi per ricordare i caduti di guerra della città lombarda. Bruciata durante un rastrellamento nel giugno 1944, venne poi ricostruita e ampliata da Guido Oliva alla fine della resistenza, 


dalla Capanna Legnano...si rimane senza parole...




domenica 10 maggio 2015

Monte Ventolaro...vento d'estate...

Escursione appagante sotto ogni punto di vista, oltre allo splendido colpo d'occhio sul massiccio del Rosa, si attraversano suggestive faggete e alpeggi, in parte abitati ancora oggi. La mulattiera è ancora ben presente fino alla Bocchetta di Scotto, poi si segue il crinale su sentiero a volte disagevole, dove bisogna prestare un minimo d'attenzione. Per il rientro dall'alpe Piana di Biagio seguiamo a sinistra il sentiero 26c, raggiungendo la frazione Muro, da dove rientriamo a Scopa.

Da Varallo seguiamo la provinciale verso Alagna e una volta arrivati a Scopa, lasciamo l'auto nell'ampio parcheggio a sinistra, vicino al comune (620 m).
Ripercorriamo sul lato opposto per qualche metro la strada asfalta, arrivando all'inizio del sentiero, dove troviamo oltre al segnavia 26, un pannello dedicato ai "Sentieri dell'Arte in Valsesia", sul quale viene descritto l'itinerario che da Scopa arriva a Murro e che noi percorreremo, per un tratto all'andata, per poi chiudere l'anello al ritorno. Lasciate alle nostre spalle le ultime abitazioni, la mulattiera entra nel bosco e dopo un tratto a mezza costa, iniziamo a guadagnare quota con alcuni tornanti arrivando all'Alpe Pian del Sasso 935 m. Oltrepassata la caratteristica cappella a forma cilindrica, proseguiamo sull'evidente sentiero, incontriamo in sequenza gli alpeggi Ca' di Cappello 965 m, Ca' del Vaga 982 m e Ca' d'Elena (o del Frè) 994 m. In questo tratto, purtroppo una recente strada sterrata interrompe il sentiero, ma fortunatamente solo per poche decine di metri, seguire con attenzione i segnavia bianco/rossi sempre presenti. Con un ultimo strappo arriviamo all'alpe Piana di Biagio 1030 m, dove sulla destra possiamo osservare due bellissime baite recentemente ristrutturate. Costeggiando la staccionata in legno che delimita la radura, dove sono collocate le due baite, raggiungiamo un bivio, seguiamo a sinistra il segnavia 26, tralasciando il 26c che percorreremo al ritorno. Iniziamo a salire all'interno di un bel bosco misto di faggi e betulle, fino a raggiungere una baita che lasciamo sulla destra. Raggiunta nuovamente la sterrata la seguiamo in piano per poche decine di metri verso sinistra, per poi riprendere a salire seguendo il sentiero a destra che rientra nel bosco. Con moderata pendenza guadagniamo quota velocemente pervenendo all'alpe Ticcarello 1327 m e, poco più avanti, al limitare del bosco passiamo accanto all'alpe Giavine 1410 m, una casera che ha avuto senz'altro un passato migliore… Il sentiero ora risale i pascoli alti, con ampie vedute; facendo attenzione dalla parte opposta del vallone si può vedere la "parete forata", una curiosa apertura fra le rocce che sembra il buco di una vecchia serratura, chissà come deve essere la chiave...!!! Passati a pochi metri sotto l'alpe Scotto, abbandoniamo il sentiero che continua verso l'alpe Casere e volgendo nettamente a destra raggiungiamo l'alpeggio con una bella baita ristruttura 1481 m. Proseguiamo a salire dietro agli edifici e in breve arriviamo alla Bocchetta di Scotto 1509 m (crocevia di sentieri), siamo sulla cresta che divide la Val Grande dalla Val Sermenza e più precisamente dalla Val Chiappa. Dopo una breve pausa iniziamo a salire seguendo l'indicazione del cartello segnavia, sull'unico albero presente. Percorriamo in leggera salita l'ampio crinale erboso e passati a monte dell'alpe Casere in pochi minuti arriviamo al Colmetto 1665 m. Inizia ora la parte più faticosa del percorso verso la cima, ma anche la più divertente e spettacolare dal punto di vista panoramico. La cresta si assottiglia, diventa più ripida e arrivati nell'unico breve tratto pianeggiante possiamo vedere davanti a noi il crinale che dobbiamo percorrere. Dopo qualche saliscendi raggiungiamo la località Partús, un cartello indica che, a sinistra, lungo il crinale che scende alla Testa di Frasso, si raggiunge la "Montagna Bucata", il foro che vedevamo poco oltre all'alpe Giavine. Piegando a destra saliamo alla prima delle tre elevazioni del Monte Ventolaro, la visuale è magnifica e spazia verso la gran parte delle vette valsesiane, con in primo piano il massiccio del Monte Rosa. Oltrepassata anche la seconda cima in breve arriviamo a un grosso masso con una targa che indica la vetta principale 1835 m. Firmato il libro di vetta che si trova in una custodia sotto al masso, iniziamo a scendere ripercorrendo il medesimo itinerario fino al bivio incontrato al mattino all'alpe Piana di Biagio. Seguiamo a sinistra l'ampio sentiero (26c) e dopo una breve salita arriviamo all'oratorio di Santa Maria Maddalena, all'alpe Gallina 1030 m. Attraversiamo i prati e giunti a Casa Bertotto (o Porte Verdi), veniamo gentilmente invitati a fermarci per bere un bicchiere di vino.
Purtroppo il tempo quando si è in buona compagnia passa velocemente e noi dobbiamo ancora percorrere un lungo tratto in discesa. Dal cartello a valle delle baite scendiamo e attraversato un breve tratto nel bosco, sbuchiamo sui prati antistanti una bella baita ristrutturata. Seguiamo ora la strada sterrata e dopo pochi metri svoltiamo a sinistra, proseguendo in falsopiano fino a raggiungere le ultime baite, da dove inizia il sentiero. Ci meravigliamo, al termine della discesa, come un percorso descritto nei "Sentieri dell'Arte" sia così scarsamente segnalato. Comunque con un minimo d'attenzione, iniziamo a scendere seguendo i bolli rossi e i rari cartelli. Superata una cascatella proseguiamo fino all’alpe Pianaccia 832 m e alla vicina Cappella dedicata alla Sacra Famiglia. Il sentiero diventa più agevole e successivamente arriviamo a Muro, frazione di Scopa. Oltrepassata la fontana, attraversiamo il borgo verso destra fino a incrociare la strada asfalta, che seguiamo in piano per circa 700 m, fino a raggiungere il parcheggio dove avevamo lasciato l'auto.
Malati di Montagna: Danilo e l'Homo Selvadego

L'alpe Pian del Sasso 935 m, apparteneva ad uno dei casati più antichi e diffusi di Scopa: i Pianaccia (poi Pianazzi). Qui troviamo una cappella anomala per la sua struttura cilindrica, nella cui parete di fondo è ancora conservato l'affresco della Madonna col Bambino, raffigurato con una collana di corallo rosso terminante a ciondolo, un soggeto iconografico ampiamente diffuso negli affreschi del Quattro e Cinquecento presenti in valle.



Monte Ventolaro 1835 m
solo una piccola targa che ci informa che siamo arrivati...ma...


...basta guardarsi intorno per capire come la montagna possa ogni volta sorprenderci!




chi non vorrebbe fare un riposino in un contesto del genere?


...ti vedevo sorridere sotto ai tuoi baffoni...mandi


dalla Bocchetta di Scotto 1509 m
la prima parte di cresta che conduce al Colmetto 1665 m


ultime neve di stagione lungo la cresta


ecco apparire il Rosa...!!!


Oratorio di Santa Maria Maddalena
all'alpe Gallina 1030 m
Si tratta di una dei più antichi oratori di Scopa. L'edificio, a pianta poligonale, ha come modello di riferimento il Sacro Monte di Varallo, con la sua straordinaria varietà di cappelle. I capimastri valsesiani che ebbero occasione di lavorare al Sacro Monte si impadronirono delle tecniche di costruzione e le applicarono sul proprio territorio. La facciata, insolitamente prima di finestre, presenta un bel portale decorato sormontato da un affresco raffigurante un episodio della vita della Santa, invocata nei periodi di siccità. La costruzione dell'oratorio (nell'abside si legge la data 1688) avvenne con il contributo dei benefattori di Frascati, come ricorda l'iscrizione che compare in facciata.


Cappella di posa della Sacra Famiglia
all'alpe Pianaccia 832 m
L'Alpe attualmente è costituita dai ruderi di una grande baita, ma conserva ancora una cappella già segnalata sulla Grande Carta della Valsesia del 1759. La sua architettura è singolar: infatti si presenta quasi come un ricovero per i viandanti, in quanto all'interno della parete di sinistra come all'esterno, sul davanti, corre un gradone che poteva fungere da panca.




lunedì 4 maggio 2015

Camminare per conoscere


Camminare per me significa entrare nella natura.
Ed è per questo che cammino lentamente,
non corro quasi mai.
La Natura per me non è un campo da ginnastica.
Io vado per vedere, per sentire, con tutti i miei sensi.
Così il mio spirito entra negli alberi,
nel prato, nei fiori.
Le alte montagne sono per me un sentimento.
Reinhold Messner

domenica 3 maggio 2015

Monti Costone e Filaressa...da ripetere

Dall'autostrada A4 usciti a Bergamo, seguiamo la strada della Val Seriana fino ad Alzano Lombardo. Oltrepassata la chiesa seguiamo le indicazioni per Monte di Nese, proseguendo lungo la strada che costeggia per un tratto il torrente Olera. Poco prima d'arrivare a Olera svoltiamo a sinistra e dopo qualche tornante arriviamo a Monte di Nese. Subito dopo la chiesa sulla destra, lasciamo l'auto nel comodo parcheggio.
Per tutta la durata dell'escursione il sole sarà nascosto dalle nuvole, ma fortunatamente non cadrà nemmeno una goccia di pioggia, in queste condizioni dove lo sguardo non è distolto dai panorami, l'attenzione è rivolta a tutto quello che ci circonda.
Dal parcheggio seguiamo la strada asfalta e dopo pochi metri incontriamo un pannello didattico con indicati alcuni curiosi itinerari: Percorso del lupo, Percorso del falco e Percorso della rana. Tralasciata a sinistra la stradina cementata che sale verso la Chiesetta della Forcella e da cui poi faremo ritorno (palina segnavia), proseguiamo per circa 15/20 minuti sulla strada principale. Poco prima d'arrivare in località Castello di Monte di Nese, all'altezza di un tornante sinistrorso, imbocchiamo il sentiero sulla destra. All'inizio non c'è nessun segnavia, ma poco dopo troviamo i segnavia bianco/rossi del sentiero 533. Il primo tratto del percorso si svolge in falsopiano all'interno di un bel bosco, alternando qualche saliscendi. Arrivati a un bivio tralasciamo il sentiero che prosegue verso la "Baita GAP" (Gruppo Alpino Paleocapa) e piegando a sinistra iniziamo a salire. Dopo qualche ripido strappo su terreno roccioso, usciti dal bosco percorriamo un breve tratto tra due siepi raggiungendo una cascina. Lasciatala alle nostre spalle, attraversiamo alcuni prati fino a raggiungere un bivio con una palina segnavia, tralasciamo le indicazioni per Lonno e seguiamo in salita la mulattiera acciottolata, incrociando dopo pochi minuti la strada asfaltata (questo tratto di percorso fa parte anche dell'antica Via Mercatorum).
Seguiamo la strada asfalta verso destra raggiungendo in breve il borgo di Salmezza 1172 m, poche case, qualche stalla e una chiesetta. Abbandonata la strada, saliamo a destra, percorrendo una bella via acciottolata di recente costruzione, poco prima di raggiungere la chiesetta di S. Barnaba, seguiamo a sinistra una stradina sterrata. Incrociata la strada asfaltata che scende a Selvino, dalla palina segnavia seguendo le indicazioni (M. Nese.Traver) imbocchiamo sul lato opposto il sentiero 531. Dopo una breve salita, continuiamo sulla dorsale tra splendide fioriture di genziane, arrivando in pochi minuti a incrociare un'ulteriore strada asfaltata. Proseguiamo sul lato opposto seguendo una stradina asfaltata con una sbarra che ne vieta il transito (segnavia binco/rossi). Dopo un lungo tratto in leggera salita, continuiamo in falsopiano e arrivati all'altezza dei primi prati, abbandoniamo la stradina per continuare sul sentiero a sinistra. Dopo qualche minuto arrivati a un bivio seguiamo le indicazioni verso destra per Filaressa/Monte di Nese (531). Perdiamo leggermente quota e arrivati in prossimità di una grossa pozza d'acqua sulla destra, abbandoniamo il percorso principale e seguiamo il sentiero a sinistra che sale senza particolari difficoltà la dorsale del M. Costone. Senza quasi rendercene conto raggiungiamo in poco tempo la cima 1195 m. Scendiamo dal ripido versante opposto, su terreno roccioso e infido dove è opportuno un minimo d'attenzione. Giunti a un bivio saliamo a sinistra e dopo un breve, ma ripido tratto arriviamo ai piedi di un canalino roccioso, lo risaliamo con la dovuta cautela, aiutandoci con le mani e nella parte finale da un cavetto in acciaio (se si vuole arrivare in cima evitando questo tratto, dal bivio proseguire sul sentiero principale). Arrivati in cresta tralasciamo momentaneamente il sentiero a destra con il quale poi proseguiremo e senza particolari problemi arriviamo alla croce della Corna Filaressa 1133 m. Naturalmente oggi i panorami possiamo solo immaginarli, ma è una buona scusa per tornarci. Dopo una breve pausa ritorniamo sui nostri passi e proseguiamo scendendo dal sentiero che avevamo lasciato momentaneamente per Monte di Nese. Percorriamo un lungo tratto all'interno del bosco, per poi uscire tra i verdi pascoli, fino a raggiungere un bivio. Pieghiamo a sinistra e in falsopiano in pochi minuti raggiungiamo una cascina, oltre la quale continuiamo su una stretta stradina sterrata. Raggiunta una stradina cementata, iniziamo a scendere ripidamente arrivando al Forcellino, crocevia di sentieri. Tramite la mulattiera raggiungiamo la sottostante Chiesetta della Forcella dedicata alla Madonna del Buon Consiglio, continuiamo a scendere e raggiunto un abbeveratoio, proseguiamo verso destra seguendo la mulattiera. Incrociata nuovamente la stradina cementata, scendiamo fino a incrociare la strada asfalta, con la quale ritorniamo al parcheggio dove avevamo lasciato l'auto.
Malati di Montagna: Silvio, Pg, Danilo, Deborah e Fabio

Monte di Nese
la vecchia e la nuova parrocchiale


suggestivi passaggi



in mancanza di panorami...!!!


sulla Via Mercatorum


by Danilo


Monte Filaressa 1134 m


Chiesa della Forcella
dedicata alla Madonna del Buon Consiglio
La costruzione della chiesetta della Forcella risale al 1861 come santella dedicata all'Immacolata. Viene citata come oratorio nel 1907, a seguito della visita pastorale di Mons, Radini Tedeschi. Riceve in dono, nel 1915 il quadro del Buon Consiglio. Nel 1928 viene rifatta e benedetta come Buon Consiglio e ancora nel 1934 viene interessata da un altro rifacimento.




venerdì 1 maggio 2015

Monte Menegosa, Monte Lama, alla testata della Val d’Arda

I monti Menegosa e Lama sono due cime rocciose che chiudono verso sud la Valle d'Arda, i due corsi d'acqua che si originano dalle pendici delle due vette formano poco più a valle il torrente Arda. Il M. Lama è costituito da diaspri, rocce durissime a forte componente silicea di colore rosso fegato, mentre il M. Menegosa è composto prevalentemente da frammenti rocciosi di natura ofiolitica e calcarea, l’erosione degli agenti atmosferici ha conferito a questa montagna un aspetto caratteristico, formato da pinnacoli e guglie di pietra dalle forme più strane.

Da Milano seguiamo l'autostrada A1 e usciti a Fiorenzuola d'Arda, continuiamo sulla SP4 della Val d'Arda fino a Lugagnano. Qui imbocchiamo la SP21 in direzione Morfasso, poi seguiamo le indicazioni per Teruzzi percorrendo la SP15. Raggiunto Teruzzi, il paese più alto della Val d'Arda, lasciamo l'auto nel parcheggio sterrato a lato del cimitero 1004 m.
Ripercorriamo per pochi metri la strada asfaltata da dove siamo arrivati, per poi svoltare a destra seguendo una stradina in leggera salita (Oratorio/Ca' Tognella). In breve raggiungiamo l'oratorio in sasso dedicato a S. Anna, oltre il quale la stradina diventa sterrata. Proseguiamo in leggera salita seguendo il segnavia 905 e i segni di vernice bianco/rossi.
Tralasciata una stradina a destra, dopo qualche minuto la salita diventa più sostenuta, usciti per un breve tratto dal bosco arriviamo nei pressi di un poggio panoramico. Rientrati nel bosco proseguiamo fino a raggiungere un'ampia radura. Abbandonata la pista forestale ci dirigiamo verso un grande cippo che ricorda la formazione della Brigata Partigiana Val d'Arda. Il sentiero prosegue in salita alle spalle del cippo e dopo aver attraversato un tratto di bosco con parecchi alberi caduti raggiungiamo la croce del M. Lama 1345 m.
La cima ha una forma pianeggiante e anche se la giornata è nuvolosa ci sorprende il panorama che su apre sulle vallate di Ceno e Arda, con una prospettiva particolarmente interessante sullo spoglio versante meridionale del M. Menegosa, nostra prossima meta. Dalla croce ci dirigiamo verso destra, riprendendo il sentiero che si inoltra nuovamente nel bosco. Dopo un primo tratto ripido, proseguiamo di fianco ad una pietraia di diaspri frantumati color rosso fegato, fino a incrociare una stradina sterrata. Continuiamo a seguire il sentiero sul lato opposto, percorrendo un lungo tratto in falsopiano su terreno spesso fangoso, a fine giornata i nostri scarponi saranno messi a dura prova! Raggiunta la Costa della Strinata, tralasciamo a sinistra il sentiero "Via degli Abati" e continuiamo in discesa seguendo il segnavia 901. Arrivati al passo Menegosa 1220 m, crocevia di vari sentieri, tralasciamo a sinistra il sentiero 901 con il quale poi faremo ritorno e sulla destra il 903 che scende a Teruzzi. Iniziamo a salire seguendo il segnavia 903, il primo tratto di percorso per raggiungere la cima, si svolge su detriti e ghiaioni, oggi a complicare la nostra ascesa c'è anche un forte vento che ci costringe più di una volta a fermarci per rimanere in piedi.
Arrivati sulla cima più meridionale del gruppo 1311 m, scendiamo verso destra, proseguendo lungo un crinale sottile ma non pericoloso, oltre il quale riprendiamo la salita fino a raggiungere la cima di Menegosa 1365 m.  Un balcone naturale, dal quale è possibile spaziare con la vista su tutta l'Alta Val d'Arda e sulla limitrofa Val Nure.
Dopo un doverosa pausa, scendiamo sul versante opposto da dove siamo saliti, lungo ripidi tornanti su roccia viva e sui detriti crollati dalle pareti del rilievo, arrivati all'inizio del bosco, svoltiamo a sinistra continuando a perdere quota fino a raggiungere un bivio.
Tralasciamo il sentiero che scende verso Prato Barbieri/S. Franca e proseguiamo verso sinistra riprendendo il 901 per il P.sso Linguada/M. Lama. Con un lungo traverso in falsopiano e qualche saliscendi, ritorniamo al passo Menegosa.  Proseguiamo ora sul sentiero 903 che inizia a scendere al di là dello steccato con il filo spinato.
Arrivati a un bivio svoltiamo a sinistra e usciti dal bosco proseguiamo in una valletta dominata sulla sinistra da curiose formazioni rocciose, torrioni di pietra, guglie di roccia inclinate, pinnacoli di lave rapprese, a testimonianza delle antiche eruzioni sottomarine che formarono queste montagne, uno spettacolo particolarmente suggestivo. Il sentiero diventa sempre più ampio assumendo le caratteristiche di una strada sterrata, oltrepassato un sbarra che ne vieta l'accesso, scendiamo in pochi minuti al al piccolo nucleo di Longhi 1038 m. Seguiamo ora la stradina asfalta contrassegnata sempre dai segnavia bianco/rossi e oltrepassato il lavatoio arriviamo nuovamente al parcheggio dove avevamo lasciato l'auto.
Malati di Montagna: Silvio, Pg, Deborah e l'Homo Selvadego

Monte Lama 1345 m


durante la salita al M. Menegosa 1345 m





in cima



si scende...




Figli di nessuno
"Figli di nessuno" cantavano gli uomini della Val d'Arda, e figli di nessuno erano davvero. I 15 giovani malvestiti e scalcagnati che la notte del 16 aprile 1944 avevano posto il loro quartiere sul Monte Lama erano diventati un esercito di oltre 300 unità, e non bastava più la pubblica carità ad armarli, nutrirli, vestirli. Gli alleati avrebbero potuto aiutarli, ma più di due miseri lanci, dal maggio 1944 all'aprile 1945, non poterono o non vollero effettuare. Si è anche vagheggiato di somme paracadutate: pura fantasia, almeno per quanto concerne la Val d'Arda. La prefettura della città non inviava neppure i sussidi di guerra e i viveri di prima necessità e di monopolio destinati ai civili. E allora? Allora ai poveri orfani non restavano che la via Emilia e i più ricchi paesi della pianura presidiati dai tedeschi e dalle milizie fasciste. La cattura e la requisizione erano gli unici mezzi per sopravvivere. Già la storia dei tempi andati aveva consacrato agli eserciti di ventura e di guerriglia il diritto di bottino- Questo diritto veniva a essere, oltreché un bisogno, un dovere: impedire al nemico l'asportazione i beni alimentari della ricca pianura padana.


cartina topografica