Il mio zaino non è solo carico di materiali e di viveri: dentro ci sono la mia educazione, i miei affetti, i miei ricordi, il mio carattere, la mia solitudine. In montagna non porto il meglio di me stesso: porto me stesso, nel bene e nel male.
Renato Casarotto

Le montagne sono di tutti, ma non sono per tutti: sono per chi le ama e le rispetta, per chi vuole viverle e conoscerle, per chi non prevarica con il proprio io la loro esistenza e armonia.
Mario Rigoni Stern

venerdì 13 marzo 2015

Sentiero Rotary...sulle tracce del Manzoni...

Oggi abbandoniamo le alte quote, per percorrere il sentiero che dal rione Bonacina di Lecco, arriva a Somasca  frazione del comune di Vercurago e che passa molti degli storici luoghi che ispirarono Alessandro Manzoni nella stesura dei "Promessi sposi", la sua opera più importante.
Il Sentiero Rotary (segnavia giallo-azzurro), è un percorso escursionistico che si svolge sulle Prealpi lecchesi,voluto dal Rotary Club di Lecco e da un progetto dall'ingegner Annibale Rota, la cui intuizione era offrire a chi lo percorre lo scenario descritto nei Promessi Sposi.
Il sentiero realizzato nel 2010, è un perfetto connubio tra natura e letteratura.

Arrivati a Lecco, raggiungiamo la chiesa dedicata a S. Egidio, nel rione Boncacina, in Via G. Galilei. Lasciata l'auto nel parcheggio sottostante la chiesa, proseguiamo seguendo la via principale che costeggia il torrente Caldone, poco dopo la sede dell'ANA svoltiamo a destra attraversando il "Ponte degli Alpini". Proseguiamo in via Movedo fino a un bivio, andiamo a sinistra e subito dopo in corrispondenza di un palo in cemento, imbocchiamo sulla destra la mulattiera, contrassegnata dalla caratteristica ruota giallo/azzurra simbolo del "Sentiero Rotary". Iniziamo a salire, lasciando alle nostre spalle i rumori della città che lentamente si risveglia, la mulattiera ancora in buon stato risale all'interno del bosco, dove possiamo notare alcune splendide fioriture di primule, bucaneve (Galanthus nivalis), elleboro (helleborus niger) o “rosa di Natale” e anemone fegatella (hepatica nobilis), un esplosione di colori! Dopo aver costeggiato per un brevissimo tratto la nuova superstrada della Valsassina, tramite un sottopasso passiamo dalla parte opposta. Riprendiamo a salire e oltrepassato una santella votiva, in breve arriviamo alla chiesetta di Versasio 527 m, ai piedi del Pizzo d'Erna. Passiamo tra le case del paese e raggiunta la palina segnavia, tralasciamo le indicazioni per il Passo del Lupo/Ballabio e proseguiamo a destra seguendo Via ai Poggi. Dopo qualche minuto oltrepassato il locale "il Caminetto", svoltiamo a sinistra seguendo le indicazioni per il Castello dell'Innominato/Somasca. Al seguente bivio proseguiamo a destra sulla stradina asfaltata in leggera salita, ignorata una deviazione a sinistra per il Sentiero dei Carbonari, in breve raggiungiamo una prima palina segnavia che tralasciamo (Funivia/Malnago) e subito dopo alla successiva, scendiamo verso destra, riprendendo la mulattiera. Alternando tratti in piano a tratti in discesa superiamo dapprima Ca' Berna e poco dopo un aviario con delle coloratissime arnie. Ben presto l'acciottolato diventa uno stretto sentiero tra muretti a secco, per poi attraversare ampi e panoramici prati, entrati nel bosco seguendo le indicazioni per il Ponte della Tenaglia, oltrepassata una valletta, in pochi minuti arriviamo al "Punt de la Tenaja" 496 m. Superato l'impetuoso torrente Bione saliamo al vicino agriturismo, per poi svoltare a destra seguendo le indicazioni sulla palina segnavia, questo tratto è in comune con ill percorso Giorgio Combi (targhe gialle). Rientriamo nel bosco e dopo un tratto in falsopiano ci colleghiamo con la mulattiera che sale da Germanedo, perdiamo quota e oltrepassate alcune case arriviamo alla fontana della Marietta. Proseguiamo ancora in discesa per qualche minuto lungo una valletta per poi piegare a sinistra, salendo verso alcuni edifici, oltrepassati i quali arriviamo alla stupenda località Neguccio 457 m. Dopo aver superato la stazione di pompaggio del metanodotto, raggiungiamo una cascina, dalla qui svoltiamo a sinistra e in salita raggiungiamo una casetta in posizione panoramica. Poco oltre, dalla palina segnavia svoltiamo a destra e attraversato un ponte di legno, proseguiamo in discesa seguendo la carrareccia utilizzata da alcune cave di calcare. Costeggiando il letto di un piccolo torrente in secca, scendiamo lungo la bianca e polverosa strada, arrivando in prossimità del nastro trasportatore. Ignorata la deviazione a destra per Carbonera, continuiamo a scendere, lambendo l'ingresso di una cava e poco prima d'arrivare a un fabbricato di servizio, in prossimità di una palina segnavia svoltiamo a sinistra. Attraversato un piccolo ponte in legno, riprendiamo a salire arrivando in un pianoro erboso in località Baita del Pozzo 425 m. Dopo un breve pausa ristoratrice, nei pressi di alcuni rudimentali tavoli e panche in legno, riprendiamo il cammino inoltrandoci nel bosco. Arrivati a un bivio, tralasciamo a sinistra il sent. 28 che sale al Magnodeno/Via Corna Marcia e continuiamo seguendo il set. 29 Magnodeno/Via Camposecco. Proseguiamo dapprima in piano e poi in leggera salita in un rado bosco. arrivando al pianoro dove sono adagiate le Baite di Piazzo 507 m, sulla palina segnavia una cartina raffigura il sentiero che stiamo percorrendo e il punto in cui ci troviamo. Saliamo verso sinistra e abbandonato il sent. 29, proseguiamo verso destra arrivando in pochi minuti al bivio con il sentiero che scende da Camposecco.  Iniziamo ora a perdere quota sempre più ripidamente, dopo qualche minuto tra la vegetazione, iniziamo a intravedere i ruderi del castello. Raggiunta un'ampia radura, proseguiamo verso un punto ristoro, oltre il quale abbandonata la carrareccia e seguendo le indicazioni iniziamo a salire verso la Rocca. Poco prima d'arrivare veniamo invitati a bere un bicchiere di vino dal simpaticissimo Bruno, con il quale scambiamo quattro chiacchiere in allegra compagnia. Dopo questa piacevolissimo intermezzo raggiungiamo i ruderi della rocca che, secondo la tradizione, avrebbero ispirato il Manzoni per ambientarvi il castello dell'Innominato, anche se all'epoca in cui l'autore stese il romanzo (1628-1630) il maniero era da secoli in rovina. Conclusa l'interessante visita e la sosta panoramica sull'Adda…e su quel ramo del Lago di Como, riprendiamo il cammino scendendo dal lato opposto da dove siamo arrivati, lungo una ripida scalinata. Raggiungendo dapprima l’eremo dove San Girolamo si ritirava a pregare davanti al Crocifisso e quindi la località la "Valletta", un luogo di pace e serenità, dove il santo viveva con i suoi orfani. San Girolamo Miani, detto anche il Santo della polenta, fu il fondatore della Compagnia dei Servi dei poveri, divenuta poi la Congregazione dei Padri Somaschi. Il complesso merita sicuramente un'accurata visita, all'interno della chiesetta addossata alla parete della montagna, in un incavo si può osservare il "letto" di roccia sul quale il santo riposava. Accanto alla chiesetta si trova la cappella con una fontanella, dove San Girolamo fece sgorgare l'acqua per dissetare i suoi orfanelli. Dall'ingresso inferiore iniziamo a scendere lungo il "Viale delle cappelle",  sono dieci cappelle, nelle quali vengono rappresentati episodi della vita del santo. A circa metà percorso, sulla sinistra inizia la "Scala Santa", una ripida scalinata formata da 101 gradini sconnessi, costruita nel 1828, in occasione del 3° centenario della nascita della Congregazione, in sostituzione dell'impervio sentiero che per secoli si inerpicava verso l'eremo. Alla fine del viale proseguiamo seguendo le strette vie del paese fino a raggiungere il Santuario, edificato nel 1600, con all'interno il sepolcro del santo, qui termina il "Sentiero Rotary". Ripercorriamo un tratto della strada, fino a raggiungere nuovamente la piazzetta, dove davanti all'ingresso del convento delle Suore Orsoline di San Girolamo, imbocchiamo la via pedonale Caterina Cittadini, al termine della quale proseguiamo fino a raggiungere Via Roma, dove davanti al comune di Vercurago c'è la fermata dell'autobus. Per tornare al rione Bonacina abbiamo utilizzato gli autobus urbani di Lecco (linea 1 e successivamente linea 4, costo 2 euro).
Malati di Montagna: Pg, Danilo e l'Homo Selvadego

Segnavia giallo-azzurro del Sentiero Rotary


Bucaneve (Galanthus nivalis)
Può fiorire già sotto la neve che comincia a fondere


Ponte Tenaglia 496 m


Resegone


Sentiero Rotary



Versasio


Il castello, manzonianamente detto dell’Innominato, era forse in origine una torre di segnalazione di un sistema di fortificazioni carolingio.
L’antica fortificazione è posta in un luogo strategico e selvaggio, con la strada a forma di nastro serpeggiante, proprio come la descrive il Manzoni. Dall’altura si può ammirare un affascinante panorama con i laghi di Garlate, di Olginate e, in lontananza, il Lario con la sua catena di monti.



È l'inespugnabile fortezza in cui vive e opera l'innominato, situata in un punto imprecisato lungo il confine tra il Milanese e il Bergamasco e distante non più di sette miglia dal palazzotto di don Rodrigo: il luogo è descritto all'inizio del cap. XX, quando il signorotto vi si reca per chiedere l'aiuto del potente bandito nel rapimento di Lucia e fin dall'inizio si presenta come un castello truce e sinistro, specchio fedele della personalità del signore che vi risiede.



Nel 1533 giunge a Vercurago, Gerolamo Emiliani che insedia nella zona della Valletta la sua “Congregazione dei servi dei poveri” (poi divenuta Congregazione dei Padri Somaschi). Dalla morte dell’apostolo degli orfani (1537), Somasca diviene, in modo ininterrotto, luogo di attrazione e di preghiera per pellegrini provenienti dalla plaghe del Bergamasco e della Brianza.

La "Valletta" è un luogo appartato, incassato tra alcune balze rocciose, ma aperto verso la valle. Qui Girolamo viveva con i suoi orfani.


Viale delle Cappelle


Le cappelle in stile neoclassico che rievocano con gruppi statuari di fattura popolare la storia di S. Girolamo Emiliani, patrono degli orfani e della gioventù abbandonata


Santuario S. Girolamo
La sua costruzione iniziò nel 1544 per volontà dei Padri Somaschi, che desideravano avere a Somasca un degno luogo di culto per il loro fondatore.



martedì 10 marzo 2015

Kukuczka

Il documentario “Kukuczka” 
in edicola con il Corriere della Sera e La Gazzetta dello Sport per la collana “Le leggende dell’alpinismo”

Il mediometraggio di Porebski dedicato a Jerzy Kukuczka disponibile da venerdì 13 marzo a giovedì 19 marzo a 10,99 Euro.


Una pellicola dedicata a uno dei più eccezionali scalatori dell’Himalaya, per indagare la natura profonda dell'esponente più celebre dell'alpinismo polacco, che proprio in Himalaya perse la vita nel 1989. Un racconto per provare a comprendere quali siano le ragioni che portano a scalare le vette più alte, andando alla ricerca delle imprese più straordinarie. 
È il film Kukuczka la quarta uscita della collana di film e documentari dedicati alla montagna “Le leggende dell’alpinismo. Storie di uomini e montagne”, in edicola con La Gazzetta dello Sport e il Corriere della Sera a 10,99 Euro da venerdì 13 a giovedì 19 marzo.
Il documentario del regista polacco Jerzy Porebski racconta le imprese di Jerzy Kukuczka, famoso per essere stato il secondo alpinista a concludere la scalata delle 14 vette della Terra che superano gli 8.000 metri di altitudine.
Di lui Reinhold Messner, grande “rivale” nelle imprese himalaiane negli anni '80, scrive nel booklet: “ha continuato a sognare imprese anche dopo aver salito tutti gli Ottomila. In quegli anni, in Polonia, non poteva ottenere né aiuti, né sponsorizzazioni. Di conseguenza, per riuscire a costruire la sua straordinaria carriera himalaiana, ha fatto grandi sacrifici, utilizzando agli inizi soprattutto materiali improvvisati. Eppure grazie a lui, che era il braccio, e a Wojciech Kurtyka, che era la mente ideativa, l’alpinismo polacco fu all’avanguardia. Dopo di lui non è più stato così”.
Dopo “Kukuczka”, la collana “Le leggende dell’alpinismo” racconterà le imprese di un uomo che dopo tanti viaggi ha compreso come il valore dell’esperienza non dipenda dalla montagna, ma dagli occhi dell’alpinista. Sarà “Non così lontano” la quinta uscita, in edicola da venerdì 20 marzo, che racconta la triplice fatica di Hervé Barmasse su Monte Rosa, Monte Bianco e Cervino.
Le avventure continueranno settimanalmente di dvd in dvd, alla scoperta delle imprese che hanno fatto la storia dell’alpinismo, fino alla 27^ e ultima uscita, “The Yukon Blues”, in calendario venerdì 21 agosto.

domenica 8 marzo 2015

Alpe Lendine, un'isola in mezzo a un mare di neve...!!!

Da Milano arrivati a Chiavenna, proseguiamo verso il passo della Spluga seguendo la statale 36. All'ingresso del paese di San Giacomo Filippo, proprio sotto alla chiesa, svoltiamo a sinistra per Olmo, attraversando subito dopo su di un ponte il torrente Liro. Lasciate le ultime case alle nostre spalle, dopo diciotto tornanti su strada perfettamente transitabile, arriviamo alla frazione di Olmo 1056 m, l'auto la lasciamo nell'ampio parcheggio sulla destra, poco oltre la chiesa della S.S. Trinità (se si è fortunati la si può anche lasciare nei pressi della chiesa). La temperatura è gradevole e ormai si sente nell'aria la primavera che sta per arrivare, ripercorriamo un breve tratto la strada asfaltata, per poi abbandonarla seguendo una mulattiera sulla destra con la quale raggiungiamo il campanile della chiesa. Da qui svoltiamo a destra seguendo i segnavia bianco rossi e in breve arriviamo a una palina segnavia, l'unica che incontreremo per tutto il giorno, anche in montagna c'è crisi! Seguendo le indicazioni a destra per l'A. Lendine/Lago Caprara/Alta Via Bodengo - C26, usciamo dal paese e risalito un pendio sulla sinistra, raggiungiamo la prima di otto targhe, intitolate "Sui passi di don Luigi Guanella".
È uno dei tratti di un lungo percorso che unisce Campodolcino a Como, ricalcando a piedi, le orme di don Luigi Guanella, montanaro e camminatore instancabile, proclamato Santo da Benedetto XVI il 23 ottobre 2011.
Con una breve salita arriviamo all'alpe Zecca 1162 m, seguendo la traccia risaliamo verso le baite a monte, per poi dirigerci verso destra all'inizio della Valle del Drogo. Proseguiamo in falsopiano, alternando alcune salite, all'interno di un bel lariceto che riveste tutto il versante. Il percorso è piacevole e senza troppa fatica arriviamo a un primo ponticello ricoperto dalla neve che attraversiamo, per poi iniziare a salire fino a raggiungere un secondo ponte. Con alcuni tornanti guadagniamo quota, arrivando in breve alla radura che annuncia l'arrivo all'alpe Lendine 1710 m, le baite sono adagiate in una amena conca sotto alla mole del Pizzaccio 2588 m. Sembra quasi un'isola in mezzo a un mare di neve, girovaghiamo fra le baite, per poi fermarci per una breve pausa ristoratrice, riscaldati da un bel sole caldo. Per il ritorno optiamo per un percorso diverso, che ci permette di poter compiere un giro ad anello, raccomandiamo di compiere questo giro solo in presenza di una traccia già battuta o se si è a conoscenza dei luoghi che si stanno per attraversare. Da una baita solitaria, perfettamente restaurata, scendiamo verso un torrentello che attraversiamo su alcuni ponti di neve, per poi iniziare a risalire sempre più ripidamente all'interno di rado bosco. I segnavia causa l'abbandonate neve sono pressoché inesistenti ma grazie alla traccia già battuta procediamo senza particolari problemi. Dopo alcuni brevi traversi e attraversate alcune piccole vallette, terminata l'irta salita scendiamo percorrendo l'altopiano dove sulla destra invisibile giace dormiente aspettando il disgelo il lago Grande 1889 m. Pieghiamo verso sinistra, per poi iniziare la discesa in un ripido canale che in breve ci conduce alle spalle delle baite dell'alpe Laguzzola 1768 m. Oltrepassate le baite scendiamo verso una bella cappelletta con una piccola campana, ci fermiamo qualche minuto ammirando di fronte a noi il Pizzo Stella e sulla destra le cime della Val Bregaglia, dal Pizzo di Prata, al Badile e al Cengalo. Riprendiamo il cammino scendendo sempre più ripidamente all'interno del bosco, purtroppo ci rendiamo conto che chi ha battuto la traccia prima di noi, ha seguito solo per un tratto il sentiero estivo, per poi preferire la ripida discesa verso il sentiero che abbiamo percorso al mattino, anche noi abbiamo preferito seguire questo percorso.
Malati di Montagna: Deborah, Silvio, Pg, Danilo e l'Homo Selvadego

malati di montagna in gruppo...


tipico alpeggio dove i malati di montagna vanno a svernare...


ma non riescono mai a stare tranquilli...


e allora salgono sempre più in alto...
alpe Lendine vista dall'alto


...cercando altri nidi...


ma non sempre la scelta è facile...


...e allora si rimettono in cammino...


...in questo mondo magico...



mercoledì 4 marzo 2015

Cerro Torre

Il film “Cerro Torre”, 
dedicato alla montagna simbolo della Patagonia e alla sua prima ascensione in libera di David Lama, in edicola con La Gazzetta dello Sport e il Corriere della Sera

La terza uscita della collana di dvd “Le leggende dell'alpinismo. 
Storia di uomini e montagne” in edicola da venerdì 6 marzo a giovedì 12 marzo 2015. 


La montagna simbolo della Patagonia, il Cerro Torre, e una sfida che poteva sembrare impossibile, la sua scalata in libera.
È “Cerro Torre – È la natura a dettare le regole” la terza uscita della collana di dvd “Le leggende dell'alpinismo. Storia di uomini e montagne” in edicola con La Gazzetta dello Sport e il Corriere della Sera a 10,99 Euro da venerdì 6 marzo a giovedì 12 marzo 2015. 
Il film di Thomas Dirnhofer racconta la prima ascensione in libera della famosa Via del Compressore, sul Cerro Torre appunto, a opera di David Lama. David, nato da madre austriaca e padre nepalese, è ancora giovanissimo ma sa già dove trovare le sfide di altissimo livello.
È un documentario bello specialmente nelle parti in cui Lama arrampica, sia nei due primi tentativi, sia nella salita riuscita, in cui infine “libera” la via del Compressore, aperta da Cesare Maestri nel 1970”, scrive Reinhold Messner nel booklet.
Immagini mozzafiato ed eccezionale tecnica alpinistica tracciano il ritratto di David Lama, uno dei fenomeni, anche mediatici, dell'arrampicata, famoso soprattutto fra i giovani. Con la salita in libera della Via del Compressore David, pur venendo dall'arrampicata libera e dalle gare, è entrato nella storia dell'alpinismo, dando una svolta alla sua carriera. “Credo sia stato il momento in cui mi sono trasformato da arrampicatore ad alpinista”, sono le sue stesse parole.
La collana “Le leggende dell'alpinismo” ogni settimana intende restituire agli appassionati  tutto il senso di un mondo vissuto in perenne spinta verso l'alto.            
La quarta uscita, in edicola da venerdì 13 marzo, sarà dedicata Jerzy Kukucza, uno dei più eccezionali scalatori dell'Himalaya nella storia.
Le avventure continueranno settimanalmente di dvd in dvd, alla scoperta dell’Everest, del Cervino, del Gasherbrum IV e di tante altre cime, fino alla 27^ e ultima uscita, “The Yukon Blues”, in calendario  venerdì 21 agosto.

domenica 1 marzo 2015

Tre se plus facile...

Saliamo dall'alpe Paglio sotto lo sguardo minaccioso del Legnone, alla Cima del Laghetto 1729 m il cielo inizia a tingersi d'azzurro, arrivati alla croce del Cimone di Margno 1801 m proseguiamo sotto allo sguardo serioso del Grignone. Una lunga cresta ci porta alla Cima di Olino 1768 m, da dove lontano ecco apparire il fiero Pizzo dei Tre Signori, insomma i panorami anche oggi non sono mancati...!!!

Seguiamo la superstrada per la Valtellina fino all'uscita di Bellano, per poi continuare a sinistra raggiungendo Taceno. Da qui saliamo verso la Val Varrone, dopo Margno e oltrepassato Casargo svoltiamo decisamente a destra seguendo le evidenti indicazioni per l'alpe Paglio (rifugio Dosolin). Con diversi tornanti arriviamo nell'ampio parcheggio dell'alpe Paglio 1350 m, ultimati i preparativi seguiamo la vecchia pista da sci, risalendo il largo dosso boscoso (brevi tratti ripidi). In prossimità di alcuni cartelli pieghiamo a sinistra e in breve arriviamo alla Cima del Laghetto 1729 m, arrivo della seggiovia del Pian delle Betulle (nel breve tratto in cui si costeggia la pista da sci, rimanere il più possibile sulla sinistra e in fila indiana). Dall'arrivo della seggiovia scendiamo per qualche metro per poi piegare verso sinistra raggiungendo un cartello in legno con l'indicazione per il Cimone di Margno. Riprendiamo a salire seguendo l'ampia cresta all'interno del bosco, dopo un ultimo tratto ripido arriviamo alla croce del Cimone di Margno 1801 m, splendido il colpo d'occhio sul Grignone. Scendiamo ora sul versante opposto, seguendo la facile cresta fino a raggiungere un colletto. Riprendiamo a salire sulla sinistra lasciando a destra l'ampia traccia battuta con la quale poi faremo ritorno, in breve arriviamo in località Lares Brusà 1707 m (Larice Bruciato), con una palina segnavia semi sepolta dalla neve! Continuiamo a salire passando accanto a una cappelletta e dopo un breve tratto in falsopiano, piegando a sinistra risaliamo il pendio fino a raggiungere la cresta. Da qui proseguendo verso destra raggiungiamo la Cima di Olino, attenzione a non sporgersi eccessivamente sulla destra! Ritornati a Lares Brusà, iniziamo a scendere sulla sinistra, tagliando tutto il versante Sud-Ovest del Cimone di Margno. Arrivati a una palina segnavia, tralasciamo la stradina che scende a sinistra e proseguiamo diritti entrando nel bosco. Dopo qualche saliscendi usciti dal bosco arriviamo a Pian delle Betulle 1456 m, ci dirigiamo verso la caratteristica chiesetta, costeggiando l'arrivo della pista da sci. Arrivati alla partenza della seggiovia, seguiamo la stradina sulla sinistra, con percorso piacevole all'interno di un bel bosco, ritorniamo al parcheggio dell'alpe Paglio.
Malati di Montagna: Franco, Luisa, Silvio, Pg, Danilo e l'Homo Selvadego








giovedì 26 febbraio 2015

Messner - Il Film

Messner – il film 
in edicola con il Corriere della Sera e La Gazzetta dello Sport
per la collana “Le leggende dell'alpinismo”
La produzione dedicata a Reinhold Messner 
disponibile da venerdì 27 febbraio a giovedì 5 marzo a 10,99 Euro, 
per la prima volta in lingua italiana.


Una grande produzione dedicata a Reinhold Messner per ripercorrerne le grandiose imprese e soprattutto ricostruirne la personalità tramite i contributi dei fratelli e di chi come Peter Habeler e Hans Kammerlander gli è stato al fianco.
È la pellicola  Messner – il film la seconda uscita  della collana di film e documentari dedicati alla montagna  “Le leggende dell'alpinismo. Storie di uomini e montagne”, in edicola con La Gazzetta dello Sport e il Corriere della Sera a 10,99 Euro da venerdì 27 febbraio a giovedì 5 marzo 2015 2015. 
Il film del regista tedesco Andreas Nickel, per la prima volta disponibile in lingua italiana, traccia un grande ritratto di un uomo che da sempre vive la montagna come un’esperienza di conoscenza di sé, dei propri limiti, del mondo e del suo senso ultimo.
“Questa produzione racconta la mia storia di alpinista, dall'infanzia fin oltre la conclusione della collana dei 14 Ottomila”, scrive Messner nel booklet. “Il punto di forza di questo documentario va cercato negli interventi dei miei fratelli, che lasciano vedere abbastanza profondamente come un alpinista classico vede l’avventura e anche il mondo”.
Dopo “W di Walter”, la collana “Le leggende dell'alpinismo”  vuole regalare un'altra esperienza unica, in grado di restituire tutto il senso di un mondo vissuto in perenne spinta verso l'alto.
La terza uscita, in edicola da venerdì 6 marzo sarà dedicata al Cerro Torre con la prima ascensione in libera della famosa Via del Compressore, a opera di David Lama.
Le avventure continueranno settimanalmente di dvd in dvd, alla scoperta dell’Everest, del Cervino, del Gasherbrum IV e di tante altre cime, fino alla 27^ e ultima uscita, “The Yukon Blues”, in calendario  venerdì 21 agosto.

mercoledì 18 febbraio 2015

W di Walter

Il film “W di Walter”
 in edicola con il Corriere della Sera e La Gazzetta dello Sport 
Venerdì 20 febbraio la prima uscita della collana di Dvd 
“Le leggende dell'alpinismo.  Storie di uomini e montagne” 
con il film dedicato a Walter Bonatti dalla moglie Rossana Podestà, 
inedito per il mercato home video.


Milano, 17 febbraio 2015 - Si apre venerdì 20 febbraio con “W di Walter” la collana di film e documentari dedicati alla montagna “Le leggende dell\'alpinismo. Storie di uomini e montagne”, in edicola con La Gazzetta dello Sport e il Corriere della Sera a 10,99 Euro fino a giovedì 26 febbraio. Questa iniziativa, dedicata a tutti gli amanti delle Terre alte, comprende 27 dvd a uscita settimanale in abbinamento editoriale con i due quotidiani, e intende raccontare tutte le anime di un'attività, l'alpinismo, che ha contribuito a rendere leggendarie molte vette del nostro pianeta.
“W di Walter” è il film, inedito in dvd, che la moglie del grande alpinista Walter Bonatti, Rossana Podestà, ha realizzato con la regia di Paola Nessi per rendere omaggio al “suo” Walter.
La pellicola è stata proiettata per la prima volta, e in forma non ancora definitiva, a Trento il 13 settembre 2013 in occasione del secondo anniversario della morte di Walter, con grande consenso di pubblico. È stata successivamente sistemata e migliorata dalle due autrici e Rossana ha potuto vedere e dare il consenso alla nuova versione pochi giorni prima della sua improvvisa scomparsa. Si tratta quindi di una pubblicazione totalmente inedita per il mercato home video. Le uscite successive, in edicola a febbraio e marzo 2015, saranno “Messner – Il film”, “Cerro Torre”, “Kukucza”, “Non così lontano” e “Everest, mito e realtà”.
La 27^ e ultima uscita della collana è in calendario per sabato 21 agosto 2015 con “The Yukon Blues”.
Ogni dvd vuole regalare un\'esperienza unica, in grado di restituire tutto il senso di un mondo vissuto in perenne spinta verso l'alto attraverso interviste inedite, racconti straordinari e panorami mozzafiato.

sabato 14 febbraio 2015

Il Sentiero Italia è il trekking più lungo del mondo

Vent’anni fa abbiamo attraversato l’Italia a piedi da Santa Teresa Gallura a Trieste. Quasi 8 mesi di cammino per oltre 6 mila chilometri. Ma non è stata una maxi-corsa, come si usa oggi. E ai numeri da record abbiamo sempre riservato un’importanza relativa.
Però lo scorso 15 gennaio la tv americana CNN, ripresa dal sito del Corriere della Sera, ha elencato i “10 sentieri più lunghi e spettacolari del mondo”. La classifica - dagli Stati Uniti all’Himalaya e alla Nuova Zelanda - ha riservato una sorpresa finale: il Sentiero Italia è il più lungo e spettacolare di tutti, documentato dalla CNN con una serie di informazioni e con un riferimento anche al CAI, pur con qualche inevitabile inesattezza e lacuna. Ne siamo felici, soprattutto per l’Italia che non è molto abituata ai vertici mondiali.
Noi però l’abbiamo ideato soprattutto per attuare una proficua promozione dell’escursionismo, non attraverso i bla-bla dei convegni, ma percorrendo tutti gli Appennini e le Alpi. Nessuna costrizione di pareti. Il soffitto era il cielo.
Questa la peculiarità del Camminaitalia 1995, che è stato aperto a tutti, senza alcuna esclusione: oltre 5 mila partecipanti complessivi e nessun incidente grave. Naturalmente abbiamo cercato sempre di privilegiare la prudenza e la filosofia del buon camminatore con la trilogia, già anticipata un secolo prima da Giustino Fortunato: “Per conoscere bisogna camminare”. Noi abbiamo aggiunto, come indispensabile complemento, anche l’apprezzamento e la tutela del territorio. Per questo il Camminaitalia è stato una manifestazione di ecologia, e ha confermato la priorità del camminare, come ci hanno insegnato i padri fondatori del CAI.
Al trekking di vent’anni fa hanno partecipato anche l’allora presidente generale Roberto De Martin, e l’attuale, Umberto Martini.
Un libro e un documentario (quest’ultimo di Renato Andorno, che ci ha lasciati prematuramente) hanno documentato la camminata e la preziosa collaborazione di tutte le nostre sezioni lungo l’itinerario che è stato poi ripetuto nel 1999 con l’ANA, grazie alla passione e all’entusiasmo del generale Cesare Di Dato.
In quello stesso anno è nato il Club Camminaitalia, un’associazione che ha continuato a percorrere i sentieri d’Italia e d’Europa, spesso in compagnia delle Sezioni del CAI. Sono duecento amici, italiani e stranieri, il cui entusiasmo ravviva la storia e la memoria di una camminata che - purtroppo - non è stata più ripetuta, nemmeno in forma più breve, ma sempre in grado di evidenziare l’effervescenza ambientale e culturale del nostro Paese, ancora tanto bello perché lungo e vario. Intanto, grazie al Club Cammninaitalia, coordinato da Nicoletta Del Vecchio-Panizza, il trekking più lungo del mondo non è defunto. (Per informazioni: brunopanizza@alice.it)
Alcuni segmenti della traversata sull’Appennino meridionale sono stati conservati grazie a una finanziamento del CAI sotto la presidenza di Gabriele Bianchi. Altri soffrono dell’abbandono e delle ingiurie del tempo. Un peccato perdere questo patrimonio. L’hanno segnalato anche molti tedeschi che ne hanno fatto oggetto del loro escursionismo, in particolare al Sud e nelle due isole maggiori. In fondo uno degli scopi era proprio quello di sostenere l’economia dell’Italia Minore, che è soprattutto quella della montagna.
Fortunatamente in qualche settore assistiamo a un revival davvero fecondo, sostanziato da un escursionismo praticato con intelletto d’amore. Un esempio, il Pollino, promosso e impreziosito anche da Francesco Bevilacqua e dalla sua recente guida: sicuramente il manuale più analitico e completo di tutti quelli pubblicati sinora in Italia. Un libro e un parco nazionale da leggere camminando al passo delle montagne.
Buone camminate a tutti sui sentieri d’Italia.
Teresio Valsesia

venerdì 13 febbraio 2015

In ricordo di mio nonno Magon Silvio "Cavaliere dell'Ordine di Vittorio Veneto"

Se io sono nato è perché mio nonno è riuscito a ritornare vivo dal più grande conflitto mai visto, una carneficina che sconvolse il mondo, cambiandone il destino.
Ero troppo piccolo quando mio nonno Silvio è morto, ho avuto la fortuna di continuare a crescere con mia nonna che però non mi ha mai voluto raccontare niente.
Leggendo questo libro si può capire, attraverso gli occhi della gente comune che vi ha partecipato, la straziante avventura alla quale furono chiamati a partecipare migliaia di uomini, per lo più contadini, ignari di quello che avrebbero trovato una volta arrivati al fronte. Ricordare è il nostro compito e mai dimenticare che cosa hanno dovuto subire i nostri NONNI...!!!

La guerra dei nostri nonni
di Aldo Cazzullo


I protagonisti e della Prima Guerra mondiale non sono re o imperatori, ma sono fanti, contadini. Sono i nostri nonni.
Ascoltare i loro racconti era come discendere, per un attimo, negli inferi, rivivere le atrocità del conflitto, affondare nel buio di trincea. Ma oggi i preziosi testimoni di quel massacro non ci sono più e la responsabilità di tramandare la storia alle nuove generazioni tocca a noi.
Nell'ultimo libro 'La guerra dei nostri nonni', il giornalista Aldo Cazzullo, pone al centro del suo racconto gli eroi senza targhe e senza fanfare. Si tratta della "grande massa dei corpi sacrificati alle atrocità della guerra industriale - spiega Cazzullo - Sono i feriti, i mutilati, gli esseri rimasti senza volto, talora non in senso metaforico, come le gueules cassées, le facce deformate dalle schegge e dalle esplosioni".
Pertanto, “Il recupero della memoria della Grande Guerra, cent’anni dopo, è un dovere nei confronti dei salvati e più ancora dei sommersi. Perché il mare grande dell’oblio, talora, restituisce un frammento del grande naufragio – uno scheletro, una foto, un diario – da cui si indovina la storia di un giovane che un secolo fa era alto, bello e ben fatto, come sono oggi i nostri ragazzi”.

domenica 8 febbraio 2015

Al Rifugio Crespi Calderini all'alpe Bors

"Saper osservare con occhio diverso e attento
i molteplici segni che ci circondano,
messaggi importanti e decifrabili
che ci aiutano a comprendere 
la natura e la storia della terra"

Mentre percorriamo l'autostrada A26, le nebbie si diradano e come per incanto appare il Rosa, e immediatamente faccio una domanda, perché non cambiamo destinazione e andiamo in Valsesia e precisamente al rifugio Crespi Calderini? L'idea viene immediatamente accolta con entusiasmo. Devo ammettere che giornate cosi ad Alagna si contano sulle dita delle mani, neve fresca e abbondante, panorami di prim'ordine.

Dall'autostrada A26 prendiamo l'uscita per Romagnano/Ghemme e proseguendo sulla statale SS299 arriviamo ad Alagna (Im Land) 1200 m, continuiamo per circa 1 km fino alla località Wold 1271 m, dove obbligatoriamente bisogna lasciare l'auto nell'ampio parcheggio.
Seguiamo per ora la strada sgombra da neve, verso la Cascata dell'Acqua Bianca, poco dopo aver oltrepassa una bella chiesetta, la strada d'inverno non viene più pulita, ma è comunque ben battuta e volendo si può anche proseguire senza ciaspole, noi abbiamo preferito comunque usarle, un peso in meno sulla zaino! Arrivati in prossimità di un ponte, abbandoniamo la strada e seguiamo il sentiero a sinistra contrassegnato con il n. 6. Dopo un tratto in falsopiano costeggiando il torrente, iniziamo a guadagnare quota sempre più ripidamente. Oltrepassata una baita solitaria, in pochi minuti arriviamo alle prime baite dell'alpe Pile 1575 m, uno dei punti panoramici più importanti sulla parete sud del Monte Rosa. Passando tra le splendide baite arriviamo al rifugio Francesco Pastore, siamo nel cuore del Parco Naturale Alta Valsesia, l'area si sviluppa tra i 900 ed 4559 m, ed è pertanto il Parco più alto d'Europa. Anche se dal rifugio esce un buon profumino, noi non ci facciamo incantare e lasciatolo alle nostre spalle raggiungiamo il pannello didattico al termine del pianoro. Tralasciata la traccia a destra che scende verso un caratteristico ponte sul Sesia, proseguiamo in falsopiano seguendo il "Sentiero Glaciologico". Realizzato per focalizzare l’attenzione sugli spettacolari ghiacciai valsesiani posti alla testata di una delle più belle valli alpine. Da qui fino all'alpe Bors, bisogna condividere il medesimo itinerario con alcuni sciatori, che percorrendo la Balma da Punta Indren oppure dalla Bocchetta delle Pisse, scendono sotto la linea della vecchia bidonvia Balma. Saliamo senza troppa fatica fino a raggiungere l'alpe Casera Lunga 1644 m e in pochi minuti attraversato su un ponticello il torrente Bors, arriviamo a un bivio. Seguendo le indicazioni su un sasso, iniziamo a salire verso sinistra (sent. 10), questo è il tratto più faticoso dell'intero percorso. Guadagniamo quota rapidamente, usando talvolta i ramponi sotto le ciaspole, per poter far presa sulla traccia resa compatta e scivolosa dagli sciatori, dopo un paio di tornanti protetti sulla sinistra da una staccionata in legno sbuchiamo nella piana dove sorgono le baite dell'alpe Bors. Seguendo le indicazioni per il rifugio saliamo tra le baite e in breve arriviamo al rifugio Crespi Calderini 1865 m, un esempio di ristrutturazione intelligente nel rispetto dell'ambiente circostante. Dopo la doverosa pausa, per il ritorno ripercorriamo il medesimo itinerario fatto al mattino.
Malati di Montagna: Kiran, Pg, Danilo e l'Homo Selvadego


Alpe Pile 1575 m


Rifugio Francesco Pastore


Panorama sulla parete Sud del Monte Rosa 
a destra Punta Parrot e Punta Gnifetti


dal Rifugio Crespi Calderini Anna





by Kiran






domenica 1 febbraio 2015

Alla Madonna dei Canti...sull'antico confine tra la Repubblica di Venezia e il Ducato di Milano

Escursione invernale alla testata della Valle Imagna, oltre al bellissimo colpo d'occhio sul Resegone, dalla cima della Madonna dei Canti si possono ammirare alcune delle vette principali delle Orobie, suggestivo il tratto in cresta dalla Madonna dei Canti ai Tre Faggi.

Dall'autostrada A4 usciamo a Dalmine e proseguiamo seguendo le indicazioni per la Valle Brembana. Continuando sempre diritti, arrivati alla rotonda, poco prima di Villa d’Alme, deviamo a sinistra seguendo la SP14 della Valle Imagna. Oltrepassato il fiume Brembo, dopo pochi minuti svoltiamo a destra seguendo le indicazioni per la Valle Imagna, attenzione a non proseguire verso Lecco. Da Sant'Omobono Terme proseguiamo ancora per circa 10 km fino a Fuipiano. Dalla chiesa seguiamo la strada principale per Brumano, che abbandoniamo quasi subito, per continuare a destra in Via Milano, risaliti alcuni tornanti lasciamo l'auto nel parcheggio sterrato sulla sinistra, in prossimità dell'acquedotto 1150 m. Iniziamo a incamminarci seguendo la strada per qualche decina di metri, fino a raggiungere un grande pannello del comune di Fuipiano, con una cartina escursionistica dell'Alta Valle Imagna, da qui in poi la strada non viene più ripulita dalla neve. Dopo qualche metro tralasciamo una deviazione a sinistra e proseguendo in salita arriviamo a un bivio con un bel crocifisso in legno, lasciamo la stradina a destra da cui poi faremo ritorno e seguiamo le indicazioni sulla palina segnavia per lo Zuc de Valmana/I Canti 579 - Tre Faggi 579A. La traccia è ben evidente e per ora le ciaspole le lasciamo appese allo zaino, da notare lo splendido colpo d'occhio sulla cresta dentellata del Resegun. Dopo aver costeggiato un piccolo laghetto recintato, entrati nel bosco iniziamo a salire in maniera più decisa, passando accanto ad alcune paretine rocciose. Arrivati al Passo dei Grasselli o Bocca del Grassello 1390 m, continuiamo a destra perdendo leggermente quota, per poi riprendere a salire sulla sinistra all'interno di una bella faggeta. Usciti dal bosco iniziamo a risalire il ripido pendio, al termine del quale arriviamo sull'ampia cresta, dal cartello proseguiamo ora più agevolmente verso destra arrivando in pochi minuti alla Madonnina dei Canti 1563 m. Ammirato il panorama, in particolare sulla Val Taleggio, decidiamo di proseguire usando le ciaspole e scesi dal versante opposto, proseguiamo lungo la cresta, tra suggestivi affioramenti rocciosi. Rientrati nella faggeta, dopo un lungo traverso, arriviamo in località Tre Faggi 1399 m. La località prende il nome da tre magnifici faggi, che si ergono con la loro forma elegante sulla dorsale in splendida posizione panoramica. A poca distanza veniamo incuriositi da una strana architettura in pietra che forma un cerchio, al centro del quale sorge una bella cappella dedicata alla Madonna, in questo luogo di pace e serenità ci fermiamo per una breve pausa...
Dalla palina segnavia scendiamo a destra (579A), fino a incrociare una stradina completamente innevata, che iniziamo a seguire verso destra. Togliamo le ciaspole e dopo un tratto in piano iniziamo a perdere leggermente quota, arrivati in prossimità di una curva, svoltiamo decisamente a sinistra, scendendo all'interno del bosco. Ignoriamo le varie deviazioni, rimanendo sul tracciato principale e dopo aver oltrepassato un abbeveratoio, senza particolari problemi arriviamo fino al bivio da cui siamo passati al mattino, da qui ripercorriamo il medesimo itinerario fatto al mattino.
Malati di Montagna: Danilo e Fabio

giochi di luce


e vai che si sale...!!!


Madonna dei Canti 1563 m


panorama dalla cima


cielo e terra...


i Tre Faggi


strana cappelletta...!!!




martedì 27 gennaio 2015

Le dolomiti dimenticate

Per non dimenticare!

Se questo è un uomo

Voi che vivete sicuri
nelle vostre tiepide case,
voi che trovate tornando a sera
il cibo caldo e visi amici:
Considerate se questo è un uomo
che lavora nel fango
che non conosce pace
che lotta per mezzo pane
che muore per un sì o per un no.
Considerate se questa è una donna,
senza capelli e senza nome
senza più forza di ricordare
vuoti gli occhi e freddo il grembo
come una rana d’inverno.
Meditate che questo è stato:
vi comando queste parole.
Scolpitele nel vostro cuore
stando in casa andando per via,
coricandovi alzandovi;
ripetetele ai vostri figli.
O vi si sfaccia la casa,
la malattia vi impedisca,
i vostri nati torcano il viso da voi.

Primo Levi