Il mio zaino non è solo carico di materiali e di viveri: dentro ci sono la mia educazione, i miei affetti, i miei ricordi, il mio carattere, la mia solitudine. In montagna non porto il meglio di me stesso: porto me stesso, nel bene e nel male.
Renato Casarotto

Le montagne sono di tutti, ma non sono per tutti: sono per chi le ama e le rispetta, per chi vuole viverle e conoscerle, per chi non prevarica con il proprio io la loro esistenza e armonia.
Mario Rigoni Stern

domenica 30 novembre 2008

L'Artigianato nel Mondo

Ormai è diventato un appuntamento annuale, personalmente non mi piacciono i luoghi affollati, ma la Fiera dell'Artigianato che si svolge a Milano è una delle manifestazioni a cui partecipo con piacere. Quest'anno si svolge nel nuovo polo fieristico Rho-Pero, lasciamo l'auto nel parcheggio vicino alla porta Sud, entrati all'interno rimango affascinato dall'architettura che mi ricorda molto un film di fantascienza, davvero notevole... A mio avviso un giorno non è sufficiente per visitarla tutta, per cui consiglio di programmare dove andare e cosa vedere, noi ci siamo indirizzati da buoni italiani ai padiglioni dedicati alle regioni della nostra bella Italia, per poi fare una rapida visita ai paesi europei e ad alcuni del resto del mondo, è sempre meglio anche avere uno zainetto, di solito si tende a prendere gli innumerevoli dépliant sparsi nei vari stand... che altro dire, una domenica passata in città, ma non per questo lontano dalla montagna... basta guardare le foto per capire.


ingresso fiera dalla porta sud



davvero spaziale...



gli innumerevoli specchi d'acqua



artigiani al lavoro




pregevoli le innumerevoli sculture in legno

domenica 23 novembre 2008

Antichi Sentieri sul Monte Tracciora

Ritorniamo in Valsesia per visitare la Val Mastallone una delle tante valli laterali della Valsesia. Oggi insieme a Danilo e Silvio si è aggregato anche Aldo, percorriamo la A26 Genova Voltri Sempione, il cielo è terso ma il termometro in auto mi segnala che siamo sotto allo zero, usciamo a Romagnano Ghemme, quindi seguiamo le indicazioni per Varallo-Alagna. giunti alla seconda uscita della tangenziale di Varallo seguiamo a destra le indicazioni per Fobello. La valle è lunga oltre 20 km e segue l'omonimo torrente Mastallone, tralasciamo il bivio a destra per Rimella raggiungendo in breve il centro di Fobello, paese natio di Vincenzo Lancia fondatore della famosa casa automobilistica italiana. La mattina gelida ci consiglia un buon caffè caldo, entriamo al Bar Smeraldo dove incontriamo oltre al simpatico gestore anche un signore grande conoscitore della valle, che gentilmente ci consiglia un itinerario alternativo al nostro, dopo una veloce consultazione decidiamo di fare l'itinerario consigliatoci. Continuiamo verso la testata della valle, superata la deviazione a sinistra per Roj arriviamo in località "La Muntà", dove seguiamo le indicazioni sulla destra per Belvedere, da notare la bellissima villa della famiglia Lancia. Arrivati alla fine della strada lasciamo l'auto nell'ampio parcheggio 1208 m, l'aria è decisamente gelida, quindi è sicuramente meglio cominciare a camminare in modo tale da riscaldarci. Risaliamo all'interno del paese, dopo le ultime case incontriamo una palina segnaletica, seguiamo a destra il sentiero che diventa in breve una bellissima mulattiera. Dopo circa 25 minuti arriviamo all'alpe Res 1419 m, dove una sosta è d'obbligo, l'alpe è posta su una larga sella tra la Val Mastallone e il vallone del Landwasser, il paesaggio che si può ammirare è davvero notevole. Su un pannello è riportata la cartina della zona, consultiamo il percorso da intraprendere, nel frattempo ci raggiunge anche il gestore del B&B "La Squara" che gentilmente ci da qualche dritta. Abbandoniamo il GTA (Grande Traversata delle Alpi) e seguiamo a sinistra il sentiero n. 525, iniziamo ripidamente a salire, arrivati sulla sella rimaniamo estasiati dal panorama che si apre davanti ai nostri occhi, nell'azzurro intenso del cielo si stagliano le bianche cime, tra antichi alpeggi abbandonati dove ormai rimangono solo ricordi di una vita ormai trascorsa... Il sentiero prosegue quasi pianeggiante verso la Carghetta 1521 m, davanti a noi leggermente sulla sinistra vediamo la nostra meta il Monte Tracciora di cui notiamo la croce. Passiamo l'alpe Oro Giordano 1515 m e prima di arrivare all'alpe Faut una traccia a sinistra si stacca dal sentiero principale, procediamo con cautela il sentiero oltre a essere ripido è anche parzialmente ricoperto dalla neve caduta nei giorni scorsi, saliamo sulla dorsale di sinistra passando accanto a un gigantesco omino, pochi metri sotto la cima il sentiero devia leggermente a destra per poi risalire gli ultimi metri arrivando in cima al Monte Tracciora 1857 m, rimaniamo meravigliati per l'incredibile soddisfazione che può dare una salita su una montagna relativamente poco conosciuta... Dopo aver firmato il libro di vetta e aver scattato decine di foto, decidiamo che è più sicuro scendere non più per il sentiero dell'andata ma per il canale posto qualche metro sotto la cima. Sempre con la dovuta attenzione arriviamo all'alpe Faut 1623 m, vista la giornata e l'ora decidiamo di continuare seguendo sempre il sentiero 525 verso il colle della Dorchetta 1818 m. Il percorso è sempre ben evidente, ma data la stagione in alcuni tratti dove il sole non arriva i ruscelli si sono trasformati in piccole cascate di ghiaccio in cui bisogna stare attenti a dove posare lo scarpone per non scivolare, con alcuni saliscendi e con un ultimo strappo finale arriviamo all'alpe Rossa Inferiore 1717 m, il sentiero prosegue al di sopra delle baite, arrivati sopra a una sella a circa 1700 m decidiamo di fermarci, si vede il colle della Dorchetta e sotto di noi la valle di Rimella con i suoi innumerevoli alpeggi. Ritornati all'ape Rossa Inferiore ci fermiamo per un fugace pranzo riparandoci dall'aria gelida dietro a una baita diroccata, durante la via del ritorno la soddisfazione è scolpita sui nostri volti, arrivati all'alpe Res incontriamo un pastore con il suo piccolo gregge di pecore e mentre scendiamo capiamo quanto sia dura ancora la vita dell'alpeggio, l'uomo con passo sicuro seguito dai suoi fedeli cani sta scendendo con due enormi sacche di fieno sulle spalle e dire che noi ogni tanto ci lamentiamo del peso dei nostri zaini!?! Mi riprometto di non lamentarmi mai più... Al ritorno ci fermiamo a bere una cioccolata al bar dove eravamo stati alla mattina, il gestore amichevolmente ci chiede come è andata l'escursione, gli rispondiamo che è stata una scelta davvero azzeccata.
Malati di Montagna
Panoramica

vecchi ricordi all'alpe Res

Aldo, Fabio e Silvio

Danilo, Aldo e Silvio sul Monte Tracciora

domenica 16 novembre 2008

...ospiti di un sogno...

Oggi decidiamo di far visita a un uomo che ha realizzato il suo sogno...
Si percorre tutta la Valsesia fino ad Alagna "Im Land", dopo aver oltrepassato l'abitato si svolta a destra seguendo le indicazioni per il rifugio Ferioli, l'alpe Sattal e l'alpe Campo. Attraversato su un ponte il Sesia si arriva alla frazione Pedemonte "Z'Kantmud" 1246 m. L'auto la si può lasciare in diversi parcheggi sia a valle che a monte del borgo. Al termine della strada asfalta si trovano le indicazioni dei sentieri che si possono percorrere, con indicate le varie destinazioni. Il sentiero che si dovrà seguire fino all'alpe Campo è il 209-9 per la Bocchetta della Moanda. Scendiamo lungo il torrente seguendo il segnavia n. 9, dopo poche decine di metri il percorso piega decisamente a destra, passiamo vicino alla frazione Ronco "Im Rong", e attraversiamo le case di Undre Wittwosma 1390 m (Wittwosma inferiore = Zolla di terra lontana). Continuiamo a salire estasiati dai panorami che si aprono a ogni angolo, il Rosa oggi si mostra in tutta la sua maestosità, tra le molte cime che si possono vedere notiamo tra tutte la punta Gnifetti con la Capanna Regina Margherita 4559 m e mi vengono in mente i momenti davvero indimenticabili durante la salita e l'arrivo davvero emozionante al rifugio non potrò mai scordarmelo... A circa 1800 m incontriamo la prima neve e anche le prime difficoltà, in alcuni tratti infatti il ghiaccio a ricoperto il terreno rendendolo infido e scivoloso, con molta prudenza superiamo il tratto entrando cosi nell'avvallamento dove sorge l'alpe Campo. La traccia è ben marcata e si procede molto bene, arrivati a un cartello lasciamo sulla sinistra l'alpe Campo inferiore per seguire sulla destra l'indicazione per l'alpe Sattal. Risaliamo il versante della montagna con qualche breve tratto in cui prestare attenzione, ci sono circa 50/60 cm di neve ce ne accorgiamo mentre saliamo, sembra di camminare in una bianca trincea, alle nostre spalle si erge imponente e serioso il Tagliaferro 2.964 m. All'improvviso ecco spuntare dalla neve un cartello "qui state dove le aquile imparano a volare col vento e i sogni a cavalcare stelle" credetemi ho provato nel leggere questa frase una forte sensazione di libertà interiore. Risaliamo gli ultimi metri ed ecco emerge come in un sogno la baita dell'alpe Sattal 2097 m, ci sono parecchie persone di qualsiasi età, sembra che ci unisca un forte legame, vedo Giuseppe non l'ho mai incontrato di persona, ma mi hanno parlato sempre come di un uomo fortemente motivato che ha inseguito per tutta la sua vita un sogno e che alla fine l'ha realizzato. Lo salutiamo con piacere rimanendo per qualche minuto con lui a parlare, scopra che abbiamo anche alcune conoscenze in comune e questo mi fa ulteriormente piacere, prima di mangiare ci invita a visitare il suo sogno, entriamo nella baita e da subito ci accorgiamo del lavoro magistralmente svolto, un Bed&Breakfast con tutti i confort (http://www.alpesattal.com/), addirittura la doccia calda! Giuseppe ci racconta delle mille difficoltà avute, ci togliamo gli scarponi e saliamo al piano superiore dove rimaniamo a bocca aperta, vorrei descrivevi quanto abbiamo visto e soprattutto provato, visto che mi ha addirittura dato il privilegio di provare il suo letto, vi dico solo che la vista dalla finestrella era davvero fantastica... Bisogna venire a trovare Giuseppe e sedersi con lui anche per pochi minuti per capire cosa vuol dire realizzare il sogno della propria vita, usciamo e ci sediamo davanti al Rosa a mangiare, il sole è caldo e la giornata è davvero meravigliosa. Salutiamo Giuseppe a malincuore, vorremmo rimanere con lui per passare almeno una notte, mi riprometto di farlo al più presto possibile. Scendiamo velocemente, arrivati all'altezza dell'alpe Campo Superiore "Oubre Kamp" 1923 m decidiamo di raggiungerla, in breve arriviamo davanti alla baita sociale della sottosezione del CAI di Alagna. Saliamo di pochi metri raggiungendo il laghetto completamente gelato, accanto da non credere c'è una barca ricoperta dalla neve?!? Kiran e Flavio coraggiosamente camminano fino al centro, mentre io lentamente proseguo verso la cappella sulla destra. Chi passa da qui deve assolutamente fermarsi, la porta della cappella è un pezzo di storia delle alpi, si tratta infatti della porta della prima Capanna Margherita inaugurata nel 1893, su un cartello sopra alla porta viene riportata questa frase Herrgotts Winkel "cantuccio delle orazioni". Scendiamo entusiasti da questa giornata trascorsa in montagna, arrivati all'auto decidiamo di andare a vedere Pedemonte, arrivati alla piazzetta notiamo subito la stupenda casa del 1628 dove è ospitato il Museo Walser, al centro la caratteristica fontana da dove zampilla un'acqua freschissima.
Malati di Montagna

Non è facile immaginare certe sensazioni. Meglio viverle...

Z'Kantmud 1246 m


Oubre Kamp 1923 m
alpe Sattal 2097 m

Fabio, Flavio, Danilo e Kiran

domenica 9 novembre 2008

una nevicata non prevista...

Irregolarmente nuvoloso con precipitazioni assenti, con queste anticipazioni meteo ci rechiamo io e Danilo al Devero, ma purtroppo ci ritroviamo un cielo completamente coperto e da non credere nevica pure... qualcuno ha sicuramente sbagliato!?! Certamente noi non ci demoralizziamo come dico sempre la montagna non è fatta solo di belle giornate con il sole, ma bisogna viverla in ogni condizione in cui ci si propone. Lasciata la macchina nel parcheggio al coperto e caricate le ciaspole o racchette da neve, ognuno le chiami un po' come vuole, iniziamo la nostra escursione. Attraversiamo il ponte sul torrente Devero 1634 m, sulla destra seguiamo le indicazioni per Corte d'Ardui, il sentiero entra subito nel bosco, passando accanto ad alcune baite, notiamo che la neve caduta nei giorni precedenti è davvero molta, dopo circa 1/2 ora decidiamo di usare le ciaspole in modo da facilitare il nostro cammino, incomincia a nevicare, attorno il paesaggio è davvero incantevole, in questa atmosfera quasi irreale incontriamo Carlo accompagnato dal suo fedele pastore tedesco Chicca (http://www.nelcuoredellealpi.com/), sono davvero contento di averli incontrati, ci conoscevamo solo tramite email e averli incontrati in montagna mi rende enormemente felice, mi colpisce soprattutto Chicca, nei suoi occhi vedo il grande legame che la unisce a Carlo, certe volte gli animali sono molto meglio di noi esseri umani... Poco prima di arrivare a Corte d'Ardui 1760 m salutiamo i nostri due amici che proseguono per Crampiolo, con Danilo decidiamo di non salire per il canalino dietro alle baite ma di seguire la strada forestale sulla destra dell'alpeggio anche se leggermente più lunga. Arrivati alla palina segnaletica attraversiamo un piccolo ponticello completamente sommerso dalla neve, seguiamo per pochi metri a destra il corso del torrente, poi facendo molta attenzione risaliamo il ripido pendio a sinistra, rientrando sul sentiero che proviene dal canalino. Il percorso ora è più tranquillo e abbastanza evidente, arrivati a un secondo ponticello sulla destra lo attraversiamo, seguiamo le indicazioni della palina segnaletica rientrando sulla strada forestale. Con Danilo ci diamo il cambio nel battere la traccia, essendo i primi a salire procediamo con molta calma per non stancarci troppo, arriviamo sopra a uno dei laghi di Sangiatto, rimanendo a sinistra attraversiamo delle piccole slavine e in breve arriviamo all'alpe Sangiatto 2015 m. Ha nevicato talmente tanto che si vedono solo le indicazioni poste sopra alla palina segnaletica, sono talmente euforico che comincio a scattare foto a raffica, noto anche un pannello informativo dove viene descritto l'itinerario escursionistico “Alpeggi senza confini”, percorso che abbraccia il territorio alpino italiano e svizzero. Ci rifugiamo all'interno di una baita, probabilmente utilizzata per la mungitura delle mucche, dopo aver bevuta la meritata tazza di the decidiamo di ritornare per il percorso dell'andata, ha smesso di nevicare ma il sole oggi ce lo possiamo proprio scordare, incontriamo un gruppo di escursionisti che salutiamo e con cui scambiamo alcune battute. Per la discesa verso Corte d'Ardui scegliamo di fare il canalino, arrivati all'alpeggio dopo aver scattato alcune foto, decidiamo di andare verso Crampiolo, seguiamo il sentiero a destra del torrente arrivando proprio sul retro dell'agriturismo dell'amica Fiorella che vediamo indaffarata nel locale pieno di gente, a malincuore per questa volta dobbiamo rinunciare ai deliziosi manicaretti, ma giuriamo che alla prima occasione ci rifaremo. Prima di scendere verso l'alpe Devero andiamo a fare un giro verso il lago delle Streghe o lago Azzurro, ci soffermiamo per qualche minuto ammirando questo angolo di paradiso, ritornati sui nostri passi scendiamo seguendo la strada sterrata usata anche dal gatto delle nevi. Dopo aver mangiamo un boccone seduti accanto ad alcune baite, scendiamo verso la piana del Devero, dall'alto osserviamo quanto sia veramente bello questo luogo, dove la natura sembra ancora davvero incontaminata. Risaliamo in macchina, ma prima di ritornare a casa facciamo una fermata, direi quasi d'obbligo alla latteria sociale di Crodo. Il sole preannunciato non lo abbiamo trovato, ma credetemi abbiamo vissuto emozioni davvero uniche...
Malati di Montagna
un'opera d'arte della natura




lago delle streghe o lago azzurro



alpe Sangiatto



ponte di neve?

domenica 2 novembre 2008

un tempo davvero bizzarro...

1 novembre 2008Sono le 7.30 quando partiamo da Legnano, le previsioni del tempo non sono delle migliori, piove da alcuni giorni e sulle montagne sta nevicando abbondantemente...era ora! Usciti al casello di Ivrea ci dirigiamo a Castellamonte, dove Stefania ci aspetta nel suo bar per offrirci il caffè, c'è anche Boris il suo fidanzato nonché mio cognato. Risaliti in macchina proseguiamo verso Ceresole Reale, arrivati in paese raggiungiamo l'albergo Lo Stambecco 1600 m circa, dove trascorreremo la notte. Preso possesso delle camere propongo la salita verso il lago Serrù, usciti dal paese ci dirigiamo con la macchina verso le borgate superiori della valle dell'Orco, passiamo accanto al camping Piccolo Paradiso, chiuso nel periodo invernale, gestito dall'amica Alessandra, qui ho trascorso molte delle mie vacanze estive, davvero un luogo speciale! Arriviamo alla frazione di Chiapili di Sopra 1779 m, dove lasciamo l'auto poco prima della sbarra che vieta il traffico durante il periodo invernale, per un breve tratto seguiamo la strada asfaltata fino a incontrare sulla destra l'inizio del sentiero n. 537 dedicato a Renato Chabod, tra il 1929 e 1935 fu il più importante alpinista valdostano del tempo, con numerose prime vie nel gruppo del Gran Paradiso e del Monte Bianco. Ripristinata nel giugno del 2000 la prima parte del tracciato segue la vecchia strada militare costruita dal Regio Esercito Italiano, mentre nella parte centrale e finale si seguono tratti di mulattiere e sentieri reali di caccia. Mentre saliamo le nuvole si fanno sempre più compatte, raggiunto il bivio con il sentiero n. 538 "Sentiero Tempo", decidiamo di mettere le ciaspole in modo tale da poter salire sul tracciato che viene battuto dagli operai che d'inverno salgono agli impianti idroelettrici del Serrù e dell'Agnel. Inizio a battere la traccia seguito da Flavio che mi da il cambio, seguendo i paletti e facendo molta attenzione risaliamo l'erto pendio, arriviamo nei pressi dell'alpe Pratorotondo che lasciamo sulla sinistra, saliamo di circa una decina di metri per poter attraversare il torrente, un'ultima diagonale ci permette di arrivare a pochi metri dalla chiesetta della Madonna della Neve. Attraversiamo il parcheggio sotto la diga, costeggiamo il GlacioMuseo, un'ex cabina elettrica dell’AEM restaurata, con al suo interno alcuni interessanti pannelli e plastici dedicati al clima e ai ghiacciai dell’alta valle dell’Orco e in pochi minuti arriviamo al lago Serrù a circa 2300 m. Attraversiamo il muraglione della diga e accanto all'edificio usato dai custodi consumiamo un fugace spuntino, per la via del ritorno seguiamo per un lungo tratto la strada, poi senza ciaspole scendiamo di nuovo lungo il sentiero Chabod fino alle macchine. Ritornati all'albergo dopo una salutare doccia calda, con Danilo e Silvio facciamo un giro verso il lago di Ceresole, un'atmosfera insolita ci avvolge, tutt'attorno regna un silenzio irreale e mentre le lunghe ombre della sera si avvicinano, ecco che come per magia si accendono le luci della diga, attraversato il muraglione seguiamo a sinistra i segnavia del GTA, passiamo accanto ai resti di un forno a manica, raggiungendo in breve il rifugio Tappa GTA "Le Fonti Minerali" 1494 m, attraversato il ponte e raggiunta la strada asfaltata risaliamo verso l'albergo. Durante la cena festeggiamo il compleanno di Silvio, che essendo all'oscuro di tutto rimane completamente frastornato, davvero una festa a sorpresa ben riuscita!!!

2 novembre 2008Dopo l'abbondante colazione, propongo come breve escursione prima del pranzo una bella camminata sul versante opposto del lago sotto alle Levanne. Partiamo a piedi direttamente dall'albergo, scendiamo verso il campo sportivo passiamo accanto all'hotel Ciarforon e risalite alcune rocce a picco sul lago arriviamo in breve sul muraglione della diga. Dalla parte opposta seguiamo la strada asfaltata a destra fino a Villa Poma 1584 m, sulla sinistra una palina segnaletica indica le varie destinazioni, iniziamo a salire su un'ampio sentiero, dopo circa una decina di minuti tralasciamo sulla sinistra il sentiero n. 520 per il Colle della Crocetta. Dopo aver attraversato il rio del Dres su un bel ponte in legno ci inoltriamo in uno dei più interessanti boschi di conifere del parco, larice, abete rosso, abete bianco e pino cembro. La salita è davvero molto piacevole, arrivati all'alpe Pian delle Rocce 1829 m siamo avvolti dalle nuvole e una leggera pioggerella ci obbliga ad aprire gli ombrelli, soddisfatti dell'escursione decidiamo che è ora di tornare in paese dove Deborah e Paola ci aspettano per i pranzo allo Chalet del Lago, tipica costruzione canavesana di fine 800'. Questa valle che ho frequentato molto durante la stagione estiva mi ha regalato anche in questo periodo dell'anno emozioni davvero uniche, in luoghi dove la natura è ancora padrona e l'escursionista può solo fare da spettatore, sperando che rimanga così per tantissimo tempo...
Malati di Montagna

nel bosco incantato...


il lago di Ceresole


sulla diga del lago Serrù


una finestra di sereno...

domenica 26 ottobre 2008

Ladyhawke a Castell'Arquato...

A conclusione dell'anno escursionistico del CAI di Legnano, abbiamo deciso di andare sulle colline piacentine a visitare uno dei borghi medioevali più belli d'Italia, Castell'Arquato. Le sue merlature svettano nel cielo piacentino e ancora oggi dopo circa 700 anni raccontano vicende di un passato glorioso. Lasciamo il pullman nel parcheggio sulla sinistra dopo il ponte sul torrente Arda, ci accoglie Lisa una simpatica ragazza che ci farà oggi da guida. Dopo pochi minuti arriviamo alla Porta di Monteguzzo costruita con blocchi di arenaria, era l'accesso al quartiere omonimo, percorriamo in salita le suggestive vie acciottolate del borgo raggiungendo il Palazzo del Duca, costruito nel 1292 da Alberto Scoto e il Torrione Farnesiano eretto intorno al 1530 con funzioni militari. Passando tra le case scopriamo angoli davvero suggestivi, attraversata la Porta Stradivari inizia la salita verso la parte alta del borgo, sulla sinistra davanti all'entrata dell’Ospedale di Santo Spirito dove ospita attualmente il Museo Geologico, un scala ripida ci consente di arrivare nella Piazza Monumentale, considerata tra le più belle dell’Italia del nord. Rimaniamo affascinati dal gruppo absidale della Collegiata, una delle chiese più antiche del territorio, esistente già nel 756, al suo interno si respira atmosfere d’altri tempi. Sul lato opposto della piazza sorge il Palazzo del Podestà simbolo del potere politico nel medioevo, ma è la Rocca Viscontea che desta il maggior fascino, eretta da Luchino Visconti tra 1342 e 1349, le sue quattro torri difensive si ergono alte verso il cielo, se si chiudono gli occhi sembra di sentire gli zoccoli dei cavalli che si avvicinano sormontati da cavalieri dalle lucenti armature, da ogni stradina o bottega potrebbero sbucare pulzelle avvolte nei loro abiti medievali...
Castell'Arquato é stato scelto anche come palcoscenico per un bellissimo film Ladyhawke, ambientato nell'Europa medioevale, girato nel 1985 quasi interamente in Italia, nelle province di Parma e Piacenza e nel Parco Nazionale d'Abruzzo. La storia si svolge in un mondo fantastico popolato da cavalieri e maghi, dove due innamorati sono vittime di un maleficio, lei Isabeau (Michelle Pfeiffer), di giorno si trasforma in falco, lui (Rutger Hauer) durante la notte invece diventa un feroce lupo grigio, il finale naturalmente non lo svelo... Continuiamo la nostra visita al borgo ritornando lentamente verso la parte bassa del centro storico, dopo aver ringraziato Lisa per averci fatto da guida, gironzoliamo tra le vie comprando alcuni prodotti tipici tra cui i "Ciottoli" dolce tipico a base di zucchero, nocciole, albume e aromi, da provare... Per il pranzo ci rechiamo alla trattoria "La Crocetta dei quattro diavoletti" poco distante circa 15 minuti, la padrona è molto simpatica e si mangia davvero molto bene spendendo anche poco. L'inverno che tarda ancora ad arrivare ci ha regalato una giornata davvero molto piacevole, in un luogo molto bello sia dal punto di vista storico che naturale.

Palazzo del Podestà



...fantasie medievali...


la Rocca


la Collegiata

domenica 19 ottobre 2008

Il ritorno dall'alpeggio...

Da Orio frazione di Invorio, con l'amico Daniele e la sua famiglia siamo andati nell'Alto Vergante precisamente a Nebbiuno. L'auto l'abbiamo dovuta lasciare in località Madonna della Neve vicino a Pisano, a piedi in circa 20 minuti siamo arrivati alla piazza di Nebbiuno, il panorama sul lago Maggiore oggi era davvero delizioso. Ci sono bancarelle con prodotti tipici e manufatti artigianali, dimostrazione pratica delle varie fasi della lavorazione del formaggio, c'erano anche due simpatiche signore che mostravano la filatura della lana, verso le 16.00 ecco arrivare dagli alpeggi i pastori , in testa alla sfilata un gregge di capre con gli asinelli, seguito dalle protagoniste della giornata le mucche, vanno con molta calma sarà la stanchezza del viaggio o magari vogliono farsi ammirare, qualcuna sembra addirittura volersi mettere in mostra, sarà che sono un po' vanitose, davvero una bella manifestazione, lo dimostra la partecipazione della gente che è venuta oggi. La transumanza quasi del tutto scomparsa al giorno d'oggi, è la migrazione stagionale delle mandrie o dei greggi, avveniva all'inizio della stagione calda per andare in cerca di zone fresche dove poter trovare dei pascoli verdi per il bestiame, all'inizio della stagione fredda si transumava nuovamente verso la pianura più calda. Tutto ciò avveniva tramite dei sentieri detti tratturi.









domenica 12 ottobre 2008

Nel cuore selvaggio della Val Grande

L'escursione si svolge in gran parte in luoghi isolati e selvaggi dove l'unica presenza umana è quella di qualche raro escursionista...
Si percorre la Val Vigezzo fino a Malesco, trecento metri dopo la piazza della chiesa si segue la carrabile per la Valle Loana, dopo circa 5 km si arriva nella piana di Fondighebi o Fondo Li Gabbi 1256 m. Lasciamo l'auto negli ampi spazi adibiti a parcheggi, oltre a Danilo e Lorenzo oggi ci fa compagnia per un lungo tratto anche Arianna accompagnata dallo zio Silvio, grande amico di molte escursioni. Seguiamo la strada sterrata passando accanto ad alcune baite ristrutturate, poco dopo un sentiero sulla destra scende verso la piana, attraversato un ponte in breve arriviamo a un bellissimo nucleo di baite. Una palina segnaletica ci indica i vari itinerari da percorrere, passiamo accanto a una cappella, davanti a noi si erge la Cima della Laurasca 2195 m o Pizz dla brasca (salita diversi anni fa'). La mulattiera passa accanto a delle fornaci per la calce, per poi entrare nel rado bosco dove grazie a gradoni di grosse lastre di pietra superiamo alcuni tratti ripidi, ci soffermiamo più volte ammirando le mille sfumature dei colori autunnali che la montagna ci regala, riusciamo anche a vedere due aquile, non ci posso credere anche questa domenica ho il privilegio di vederle volteggiare con la loro grazia in cielo. Usciti dal bosco arriviamo all'Alpe Cortenuovo 1792 m, il sentiero prosegue sulla sinistra arrivando in breve alle baite dell'Alpe Scaredi 1841 m, Arianna corre a dissetarsi alla fontana, sembra che non beva da chissà quanto tempo... Accanto si trova il bivacco ricavato da una baita ristrutturata, al primo piano troviamo una stufa con dei tavoli e alcuni pannelli informativi riguardanti il Parco, mentre al piano superiore accessibile tramite una scala interna possono trovare riparo 10/12 persone (tavolato), altre 15 nello stallone adiacente. Salutiamo Arianna e Silvio che si fermano, mentre noi proseguiamo sul sentiero a sinistra seguendo quasi una linea verticale, per poi restringersi più a monte, attenzione a non seguire il sentiero che tende ai spostarsi sulla destra! Raggiunta una valletta passiamo accanto ad alcuni piccoli laghetti, da qui il panorama sul gruppo del Monte Rosa è davvero eccezionale, risaliamo il ripido pendio fino a incontrare il sentiero Bove che lo seguiremo fino alla bocchetta di Campo. Lasciata a sinistra la traccia per la cima della Laurasca, continuiamo a destra, superiamo un breve tratto attrezzato con delle catene ma non particolarmente esposto, il sentiero passa alto sopra a un laghetto e in salita raggiunge la bocchetta di Scaredi 2095 m, da qui il sentiero diventa particolarmente impegnativo. Siamo ora sul versante della val Pogallo, si sale leggermente in direzione della Cima Binà 2181 m quotata sulle carte ma mai nominata, la aggiriamo sulla destra entrando nel fornale alto di Campo. Il sentiero compie una lunga traversata, in alcuni tratti sono state poste delle catene di sicurezza, particolarmente suggestiva la crestina dalla quale poi con un ripido pendio erboso si scende di circa una centinaio di metri fino ad arrivare sulla sella della Bocchetta di Campo, dove sorge l'omonimo bivacco. Siamo nel cuore del Parco Nazionale della Val Grande l'area wilderness più grande d'Italia, davanti si erge l’inconfondibile profilo del Pedum 2111 m, gli abitanti del Verbano lo chiamano "Testa di Napoleone", mentre per gli alpigiani di Bassagrana invece è il Busun dla cà (riferito alla conca di Campo con il sovrastante bivacco). Costruito nel lontano 1897, il bivacco venne poi distrutto durante il rastrellamento della Val Grande tra l'11 e il 30 giugno 1944. Attaccarono 4-5000 tedeschi e fascisti bene armati ed equipaggiati, si contrapposero 450-500 partigiani male armati, peggio equipaggiati e privi di viveri, per le formazioni partigiane e per la popolazione civile furono venti terribili giorni di spietata caccia all'uomo, fucilazioni, incendi e saccheggi. Le distruzioni provocate dal rastrellamento saranno ingenti: 208 baite sono state incendiate, 50 case di Cicogna sono state distrutte o danneggiate dal bombardamento tedesco, tre rifugi alpini (Bocchetta di campo, Pian Cavallone, Pian Vadà) saranno distrutti e un altro (Casa dell’Alpino all’Alpe Prà) danneggiato. Il rifugio Pian Cavallone verrà ricostruito dopo la guerra, quello della Bocchetta di Campo è stato recentemente restaurato (1999) dal Parco Nazionale Val Grande. Una parte dell'edificio è riservata al parco, l'altra è aperta agli escursionisti, l'interno è davvero molto ben strutturato, al piano terreno si trova una stufa con un tavolo, mentre una scala ripida sale al piano superiore in cui possono soggiornare 10/12 persone (tavolato), c'è addirittura la luce elettrica grazie a un pannello solare, per l'acqua bisogna scendere di circa 150 m nel sottostante vallone ai piedi del Pedum, da dove scaturisce una sorgente d'acqua freschissima, risalendo io e Danilo ci accorgiamo di quanto sia irto il sentiero... Nel frattempo arriva anche Giancarlo Parazzoli, fotografo di professione con cui passiamo qualche minuto in piacevole compagnia (giancarloparazzoli.it), le sue foto sono state pubblicate anche su Meridiani Montagne. Salutiamo Giancarlo che si ferma al bivacco per passare la notte e ripartire l'indomani, mentre noi ritorniamo all'alpe Scaredi dove ci aspettano Silvio e Arianna, dall'alpeggio con Danilo decidiamo di andare verso la Cappelletta di Terza posta poco più in alto in posizione panoramica, seguiamo il comodo sentiero arrivando in pochi minuti alla cappella, costruita nel 1847 e restaurata negli anni 80, al suo interno sono raffigurati S. Antonio patrono degli animali, S. Gioacchino protettore dei pastori e Santa Genoveffa patrona di Parigi, ci sediamo poco distante sul prato sorseggiando un bicchiere di the tiepido, davanti a noi il panorama è a dir poco meraviglioso. Scendiamo velocemente raggiungendo i nostri amici poco prima delle fornaci della calce e insieme andiamo verso Fondo Li Gabbi, prima di arrivare alle auto ci fermiamo a bere alla fontana dell'alpeggio, dove naturalmente Arianna non perde l'occasione per bere e anche per mangiare un pezzo di cioccolato... oggi è stata davvero molto brava.
Abbiamo impiegato circa 3.30 ore solo a salire incluse le soste, il dislivello è di 738 m ma bisogna considerare anche gli innumerevoli saliscendi che si compiono sia all'andata che al ritorno, aumentando quindi il dislivello di circa 200 m. ATTENZIONE: dalla bocchetta di Scaredi il sentiero è da intraprendere solo in condizioni meteo ottimali, alcuni trati esposti sono state messi in sicurezza con delle catene.
Malati di Montagna

...è l'ora del silenzio a parlare con un esile e soffuso fruscio nell'aria, nella totale assenza dei rumori della civiltà odierna...

Panorama verso il Rosa



Il Pedum 2111 m
 

Bivacco bocchetta di Campo 1994 m



Danilo si riflette nell'acqua...


Sul filo di cresta...


Effetti di luce sul lago...

domenica 5 ottobre 2008

Col Serena o Fenetre de Sereina 2547 m

Che giornata!!! Tre aquile volano e giocano in un cielo terso, mentre una femmina di camoscio con il suo piccolo corrono su per la montagna tra i caldi colori autunnali...
Accesso: statale del Gran San Bernardo sino alla località Bosses, poi si continua verso gli impianti sciistici di Crévacol, al bivio per Couchepache si prosegue diritto sino al termine della strada in prossimità del curvone del viadotto autostradale, dove lasciamo l'auto (1660 m).
Partiamo alle 9.45, l'aria è particolarmente frizzantina, le montagne sono imbiancate dalla recente nevicata, con Danilo oggi ci sono anche Patrizia e Giuseppe. Seguiamo la strada poderale (segnavia 9), passiamo accanto a un campo di gara del gioco del fiolet, attraversiamo il torrente Artanavaz con di fronte le case di Farettes e poco dopo sulla sinistra sopra un sasso leggiamo la chiara indicazione per il colle. Il sentiero inizialmente sale leggermente, poi prosegue diagonalmente arrivando a incrociare la pista agricola, poco più avanti si riprendere a salire in un canalino erboso, il sentiero passa accanto a un tornate della strada agricola, sale ancora leggermente uscendo poi nei pascoli dell'Arp du Bois desot (1936 m), sullo sfondo l'imponente parete del Créton du Midi (2945 m). Dalle baite diroccate, proseguiamo sulla strada sterrata, dopo un tornante sulla sinistra (1970 m) riprendiamo il sentiero indicato da una scritta su un sasso, risalendo il valloncello osserviamo sopra di noi alcune mucche che stanno facendo colazione, durante la salita incontriamo le prime macchie di neve, ma la nostra attenzione è rivolta ad ammirare il maestoso massiccio del Grand Combin (4314 m). Arrivati in un vasto pianoro seguiamo il sentiero che dopo aver compiuto un ampio semicerchio ricomincia a salire con decisione, sulla nostra destra notiamo alcuni strani affioramenti calcarei, dopo una strozzatura soggetta a smottamento incominciamo a vedere in lontananza il colle, il vento freddo ci costringe a coprirci velocemente. L'ultimo tratto di sentiero è ricoperto dalla neve ma con decisione lo risaliamo arrivando cosi al Col Serena o Fenetre de Sereina (2547 m - 2.30 ore la salita comprese le soste), nel medioevo transitavano merci e uomini, era un'ottima scorciatoia tra i colli del Piccolo e Gran San Bernardo, sul versante opposto si può vedere la Grande Rochère (3326 m) e il Mont Paramont , un vento freddo e pungente ci obbliga a una veloce foto di gruppo e una altrettanto veloce discesa. Dopo aver pranzato, decidiamo per il rientro di seguire la strada sterrata, che allunga i tempi di discesa ma ci allieta con alcuni scorci di panorama davvero molto belli. Prima di arrivare all'auto ci soffermiano qualche istante a osservare alcune persone intente a giocare una partita a fiolet, scopo del gioco è colpire al volo una pallina ovoidale con un bastone, cercando di mandarla il più lontano possibile, sembra facile ma credetemi non lo è!
Malati di Montagna

"L'amicizia è un tesoro che allieta il cuore di chi dà e di chi riceve"

Giuseppe - Patrizia - Danilo - Fabio



Col Serena 2547 m



Créton du Midi 2945 m



Panoramica Grand Combin

domenica 28 settembre 2008

Lago d'Inferno, un vero paradiso

Da Morbegno con la statale 405 raggiungiamo Gerola 1050 m, (14,5 km da Morbegno) centro di una delle due Valli del Bitto (l’altra è quella di Albaredo), il Bitto 'Bitu' che significa perenne, è un formaggio italiano a Denominazione d'Origine Protetta (DOP), viene prodotto esclusivamente nei mesi estivi e nei pascoli d'alta quota. Dopo il cimitero si svolta a destra e sempre su strada asfaltata si arriva a Laveggiolo 1471 m dove lasciamo l'auto nel parcheggio. Sono le 9.30, l'aria è frizzantina e attorno le montagne sono imbiancate dalla recenti nevicate, un vero spettacolo! In una bacheca sono posti alcuni pannelli informativi, il sentiero inizia poco più avanti dove una palina segnaletica indica i vari percorsi da intraprendere. Si inizia a salire su una strada sterrata, poco dopo incontriamo sulla sinistra un sentiero indicato da una palina, si scende per un breve tratto, poi quasi in piano passiamo accanto ad alcune baite, raggiunto un torrente lo superiamo grazie a un rudimentale ponticello fatto con dei tronchi di legno. Il sentiero ora inizia a salire ripidamente, alcuni gradini di pietra ci agevolano la salita e dopo alcuni tornanti raggiungiamo la strada sterrata che avevamo precedentemente abbandonato. In leggera salita continuiamo sulla strada sterrata, poco prima di una baita in un tratto quasi in piano sulla destra inizia il sentiero, su un sasso viene riportata la scritta "rifugio". La salita si fa presto ripida entrando in un bel bosco di larici, usciti all'aperto un tavolo con le panche ci invita ad una breve sosta. Sul versante opposto possiamo vedere le due dighe dei laghi di Pescegallo e di Trona, in questa zona lo sfruttamento delle risorse idriche per la produzione di energia elettrica è davvero notevole, anche se purtroppo i tralicci dell'alta tensione deturpano il paesaggio. Il sentiero prosegue in piano, si riesce a vedere ora anche la terza diga, quella del lago d'Inferno, dopo una breve discesa il sentiero prosegue a mezza costa, una curiosa mappa su un masso ci indica le varie direzioni, Laveggiolo, Gerola e Trona. Attraversiamo un torrente, risaliamo per qualche metro, poi in piano raggiungiamo il rifugio Trona Soliva 1907 m, il rifugio è ricavato dalla ristrutturazione della vecchia Casera di Trona, sul versante sinistro orografico della Valle della Pietra. Il sentiero prosegue attraversando tutto l'altipiano, alternando brevi salite a tratti in piano, regalandoci continue emozioni. Passando vicino a una baita ristrutturata incontriamo alcuni splendidi cavalli allo stato brado, accarezzandone uno sembra quasi che mi voglia sussurrare qualcosa... Arrivati a un bivio seguiamo i segnavia a sinistra per il Pizzo dei Tre Signori lasciando a destra quello per la bocchetta di Trona, il sentiero sale attraverso una zona rocciosa, passa un tratto leggermente esposto e arriva ai ruderi delle antiche cave di ferro. Passando sopra al lago d'Inferno rimaniamo meravigliati dal colore blu intenso in cui si specchiano le cime attorno coperte dalla neve, camminando sempre sulle rocce arriviamo finalmente alla bocchetta di Varrone 2126 m. Decidiamo di proseguire seguendo le indicazioni poste sulla palina segnavia, anche se il sentiero è coperto parzialmente dalla neve si riesce comunque a salire velocemente, dopo circa 20 minuti raggiungiamo la bocchetta di Piazzocco 2224 m, purtroppo sull'altro versante le nuvole coprono il panorama circostante, vista l'ora decidiamo di mangiare. Prima di scendere risaliamo il versante alle nostre spalle arrivando a quota 2300 m circa, dove è stata messa una piccola croce in memoria di Arturo Tagliabue, il panorama è davvero fantastico, dalle nuvole ecco uscire il massiccio del Disgrazia 3678 m e la cima del Pizzo Badile 3308 m. Scendiamo ritornando alla bocchetta di Varrone, seguendo il sentiero a sinistra in pochi minuti raggiungiamo il rifugio Falc 2120 m (Ferant Alpes Letitiam Cordibus, cioè Le Alpi portino letizia ai cuori), il rifugio è aperto ma in fase di ristrutturazione. Inaugurato il 18 settembre 1949, deve la sua costruzione all'iniziativa dell'Omonima Società Alpinistica Milanese. Purtroppo la giornata volge al termine e la via del ritorno è lunga, con un po' di tristezza ci rimettiamo in cammino, un luogo davvero molto affascinante per cui vale la pena di ritornare magari per salire al Pizzo dei Tre Signori...


a quota 2300 m Sentiero panoramico
Dalla bocchetta di Piazzocco 2224 m
Lago d'Inferno

domenica 21 settembre 2008

Giornata del ricordo...

Oggi la Sezione del CAI di Legnano dedica la giornata a tutti i soci caduti in montagna e in particolare a Sergio Ferrario classe 1932 scomparso insieme alla guida Angelo Vanelli ventisetenne di Gallarate, mentre salivano da Macugnaga alla Dufour l’8 settembre 1957, il corpo di Sergio riposa ancora nei ghiacci del canalone Marinelli. Venerdì sera in sede con il cognato di Ferrario e con Teresio Valsesia abbiamo ripercorso la tragica vicenda aiutati anche da un breve filmato con foto e articoli di giornale del periodo.
Lasciamo l'auto nel parcheggio della seggiovia del Belvedere 1365 m, nel gruppo oggi abbiamo anche una giovane di buone speranze, si chiama Arianna ha nove anni ed è la prima volta che sale in montagna. Passiamo al lato della biglietteria imbocchiamo la sterrata che in breve raggiunge la pista da sci, la seguiamo e dopo aver attraversato l'Anza arriviamo all'alpe Burki 1613 m, stazione intermedia della seggiovia. Dalla palina segnaletica risaliamo a sinistra per un breve tratto i campi da sci, poi il sentiero entra nel fitto bosco risalendo ripidamente il fianco della montagna fino ad arrivare in una radura dove sorge il rifugio CAI di Saronno, seguiamo il sentiero dietro al rifugio, tralasciando la pista da sci sulla sinistra. Si prosegue nel bosco fino al Belvedere o Wengwald 1914 m, dove accanto all'arrivo della seggiovia ci sono due ristoranti. Seguiamo le indicazioni a sinistra e dopo un breve tratto di sentiero in leggera salita arriviamo al ghiaccio del Belvedere, lo attraversiamo in direzione della morena opposta, senza particolari difficoltà. Dalle nuvole ecco che come d'incanto appare la parete est del Rosa, la parete più “himalayana” delle Alpi con 2.500 metri di dislivello, da sinistra si vede la Punta Gnifetti 4.554 m, la punta Zumstein 4.563 m, la Punta Dufour 4.634 m e la Punta Nordend 4.609 m, rimango estasiato... Percorriamo un facile sentiero prima sulla cresta della morena, poi in piano fino al ruscello che attraversiamo su un ponte in legno raggiungendo l'Alpe Pedriola, una delle più antiche di Macugnaga già citata nel 999 su una pergamena, in breve arriviamo al Rifugio Zamboni/Zappa 2070 m. Nel 1925 la SEM (Società Escursionisti Milanesi) decide di costruire il rifugio Rodolfo Zamboni . Solo nel 1954 viene inaugurato il rifugio Mario Zappa, a fronte della frequentazione sempre più elevata di escursionisti , le due strutture collegate formano l'attuale rifugio. Dopo aver fatto i miei complimenti ad Arianna, per essere stata la sua prima escursione in montagna è stata davvero brava, continuo con Danilo verso il fondo del pianoro con davanti la Punta Grober 3497 m, costeggiamo il torrente che scorre tra enormi massi erratici arriviamo in breve a una piccola costruzione, probabilmente l'acquedotto del rifugio, seguiamo il sentiero contrassegnato da segni gialli. Risaliamo il ripido pendio arrivando a circa quota 2300 m dove decidiamo di fermarci ammiriamo il panorama grandioso sul Rosa e sul pianoro sottostante dove sorge il rifugio. Dopo una breve pausa scendiamo dirigendoci verso il grosso masso dove è stata messa la targa in ricordo di Sergio Ferrario, oltre al presidente della sezione del CAI di Legnano e Teresio Valsesia c'è anche il parroco di Macugnaga, che ha da poco ha finito di celebrare la messa in occasione del 45° raduno del Club dei 4000 che come ogni anno si tiene all'Alpe Pedriola, durante la breve cerimonia il mio pensiero è rivolto a tutte le persone che sono morte in montagna condividendo quella passione che è come un fuoco che arde all'interno. Con alcuni amici decidiamo di andare a vedere il lago delle Locce, seguiamo il sentiero che passa proprio vicino alla targa, arriviamo in breve sulla morena, dove si può vedere quello che rimane del più famoso lago glaciale delle Alpi il lago Effimero, nel giugno del 2002 il lago raggiunse dimensioni notevoli, circa 3-4 milioni di metri cubi di acqua, con una profondità massima di 50 metri, all'inizio ha destato qualche preoccupazione agli abitanti di Macugnaga, poi nei primi giorni del mese di luglio il livello dell'acqua si è fermato, complice la natura e pochi giorni dopo anche dall'entrata in funzione di un'idrovora, con la quale si è portato il livello ad un punto di totale sicurezza, abbassandolo di oltre 4 metri.
Riprendiamo a salire arrivando in breve nella conca dove è situato il lago delle Locce 2209 m, anche questo lago è di origine glaciale, purtroppo alcune nuvole hanno coperto il panorama ma l'ambiente circostante è davvero affascinante. Ritornati sulla morena decidiamo di seguire il sentiero di cresta, davvero affascinante sulla sinistra possiamo vedere il ghiacciaio con i suoi seracchi, mentre sulla destra il pianoro dove sorge il rifugio, arrivati alla Cappella Pisati il sentiero comincia a scendere con lunghi tornanti raggiungendo un ponticello. Ci dirigiamo verso il rifugio dove incontro Arianna che con un sorriso mi racconta di aver mangiato la polenta con le salsicce. Oggi è anche il primo giorno d'autunno e mentre ripercorriamo il sentiero dell'andata ci accorgiamo di come le giornate si siano accorciate, davvero una giornata da non dimenticare...

Sergio Ferrario


Rifugio Zamboni/Zappa

Sulla morena verso il rifugio


Cappella Pisati


Panoramica

domenica 7 settembre 2008

Aggiungi un posto a tavola...rifugio S. Ferioli 2264 m

Partiamo dalla comunità Walser di Rima S. Giuseppe Ind Rimmu (m 1411) fondata intorno al 1300 , il paese è il più alto della Valsesia ed è situato all'interno del Parco Naturale Alta Valsesia, camminando nelle piccole vie silenziose del paese si possono ammirare le splendide case walser perfettamente conservate.
Lasciamo la macchina nel parcheggio poco prima del paese, sono le 9.00 e le condizioni meteorologiche sono ottimistiche, la signora del bar di Rimasco ci ha detto che ha piovuto molto il giorno prima e anche durante la notte. Saliamo verso la chiesa dove si puo ammirare nella piccola piazza la splendida fontana in sasso, passiamo all'interno del paese e attraversato il torrente Sermenza su un ponte arriviamo in breve a un bivio dove è stata messa una bacheca. Seguiamo la bella mulattiera a sinistra costruita alla fine del'800 a spese dell'ing. Antonio De Toma contrassegnata con il n. 96. Purtroppo dopo le abbondanti piogge il percorso è molto scivoloso, per cui procediamo con attenzione, dopo circa 1 ora arriviamo all'alpe Valmontasca 1819 m, risaliamo i pendii erbosi cercando di evitare innumerevoli torrentelli. Le nuvole ormai ci hanno quasi completamente avvolti, dopo 1.30 ore ecco che dalla nebbia vediamo le prime baite dell'alpe Vorcu 2078 m, le baite sono talmente addossate alla montagna che sembrano che facciano parte di essa. Il sentiero prosegue in leggera pendenza, sulla sinistra nei rari momenti che si alza la nebbia possiamo osservare l'imponente parete del Tagliaferro, come per incanto ecco apparire il colle Mud 2324 m, la nebbia si dissolve e il sole appare regalandoci splendidi panorami. Scendiamo verso Alagna con il sentiero n. 8, poco lontano Danilo vede la bandiera del rifugio che in circa 10 minuti raggiungiamo, fuori ad accoglierci c'è Giorgio, quasi non ci crede che siamo venuti, poco dopo ecco uscire Claudio e Luciano, sono i tre fantastici gestori!!! Procediamo con la consegna ufficiale del cappellino era da febbraio che aspettavamo questo momento, purtroppo Deborah non è potuta venire quindi ufficialmente l'investitura la faccio io... Dopo i saluti Giorgio ci invita a mangiare alcuni stuzzichini preparati da lui, crostini con zola/noci e lardo davvero squisiti, all'interno Luciano ci ha preparato il tè, mentre Claudio ha il suo bel da fare con la polenta. Per la visita guidata del rifugio si incarica Luciano che ci racconta anche la storia, quest'anno infatti ricorre il 25 anno 1983-2008, la sala pranzo e incantevole, il dormitorio è veramente molto accogliente, i servizi igienici sono all'esterno ma sono molto ben curati, con doccia calda, ci mostra anche il locale invernale che ha mio parere è uno dei più belli che abbia mai visto, speriamo che l'educazione delle persone lo possa mantenere in questo stato. Finalmente si mangia, ci sediamo a tavola dove ci viene servita polenta con spezzatino, dell'ottima toma, il dolce e il caffè, nel frattempo sono arrivati alcune persone, per cui Giorgio, Claudio e Luciano hanno il loro bel da fare nell'accoglierle e nel servirle. Tra una pausa e l'altra parliamo delle nostre esperienze in montagna scambiandoci consigli su dove andare, discutiamo anche della gestione dei rifugi, per quanto mi riguarda il rif. Ferioli entra di diritto nella mia classifica come uno dei migliori che abbia visto, credetemi ne ho visti davvero tanti. Il tempo passa e senza accorgerci sono quasi 3 ore che ci intratteniamo, quando la compagnia è piacevole il tempo sembra veramente volare, salutiamo con un po di malinconia i nostri amici che oggi ci hanno davvero regalato una giornata indimenticabile, dopo la foto di rito ci incamminiamo sul sentiero percorso all'andata. Con Danilo durante la via del ritorno non facciamo altro che parlare di questa giornata trascorsa e di quanto sia importate aver trovato tre nuovi amici, che hanno una passione in comune CAMMINARE PER TERRE ALTE....
Mandi, mandi Giorgio, Claudio e Luciano
GRAZIE

Luciano, Claudio, Giorgio, Fabio e Danilo

dal rifugio S. Ferioli...

dal colle Mud...

Rima S. Giuseppe