Il mio zaino non è solo carico di materiali e di viveri: dentro ci sono la mia educazione, i miei affetti, i miei ricordi, il mio carattere, la mia solitudine. In montagna non porto il meglio di me stesso: porto me stesso, nel bene e nel male.
Renato Casarotto

Le montagne sono di tutti, ma non sono per tutti: sono per chi le ama e le rispetta, per chi vuole viverle e conoscerle, per chi non prevarica con il proprio io la loro esistenza e armonia.
Mario Rigoni Stern

domenica 23 novembre 2014

Pizzo Grande del Sornadello

"Lumaca, lumachina,
non correr, poverina!".
"Io corro quando posso
ma ho la mia casa addosso
e comunque chi va piano
va sano e va lontano!"

Giro ad anello che si svolge su sentieri che richiedono un minimo d'attenzione, la salita sul tratto denominato "Passo Lumaca" è spettacolare (EE), come spettacolare è il panorama dalla croce del Pizzo Grande del Sornadello, la via del ritorno si svolge in un canalone ombroso e umido, sembra di essere in una scena tratta dalla sagra del "Signore degli Anelli, oltre a noi durante tutto il percorso non abbiamo incontrato anima viva...!!!

Dall'autostrada A4 usciamo a Dalmine e proseguiamo fino a Villa D'Almé, da qui continuiamo seguendo le indicazioni per S. Pellegrino Terme. Dopo lo stabilimento dell'acqua minerale San Pellegrino, oltrepassate alcune gallerie arriviamo a San Giovanni Bianco. Da Piazza Martiri di Cantiglio svoltiamo a sinistra e successivamente a destra, per poi seguire a sinistra le indicazioni per Cornalita, che raggiungiamo dopo alcuni minuti. Giunti a un bivio proseguiamo diritti e poco prima di una curva a destra, parcheggiamo l'auto nei pressi di una fontana, con accanto un lavatoio, il sentiero inizia sul lato opposto, in corrispondenza di un cartello di divieto di transito ai motocicli (550 m).
Percorriamo un tratto in falsopiano rimanendo sempre sul percorso principale e tralasciando le varie diramazioni che conducono verso alcune cascine e orti, arrivati in prossimità di un crocifisso imbocchiamo il sentiero a destra. Con alcuni tornanti iniziamo a salire sempre più ripidamente, fino a portarci a ridosso di alcuni torrioni, scendiamo ora leggermente lungo un profondo canalone, raggiungendo un torrentello, dopo averlo attraversato troviamo un cartello raffigurante una lumaca con la scritta "Passo lumaca". Da qui ha inizio un sentiero gradinato molto ripido, da percorrere piano, piano, senza fretta...a passo di lumaca…(circa 500 m di dislivello). Entriamo in un altro mondo con pareti strapiombanti, alte torri e pinnacoli, i rumori del fondovalle sono ormai lontani, i tratti più scoscesi sono protetti da funi in acciaio sorrette da paletti in ferro o legno (EE). Arrivati a una sella erbosa prendiamo fiato e volgendo verso destra affrontiamo l'ultimo tratto in salita arrivando alla Baita Carlo posta in posizione panoramica sulla valle, dove ci concediamo una meritata sosta. Riprendiamo il cammino seguendo una grossa freccia bianca dietro alla baita, entrati in un bel bosco di faggi il sentiero quasi scompare sotto alle foglie secche, fortunatamente alcuni recenti bolli bianchi e due sbiaditi bolli rossi indicano il percorso da seguire. Terminata la salita scendiamo verso una conca erbosa, trascurata l'indicazione a destra su un sasso (freccia), ci dirigiamo verso una "pensana" (ricovero per gli animali), poco prima di raggiungere la stalla, in prossimità di un grosso masso pieghiamo a destra riprendendo a salire in direzione di 3 faggi isolati. Al termine della salita giungiamo nella bella conca prativa dove sorge la baita del Sornadello 1370 m, Per la salita al Pizzo Grande di Sordanello saliamo verso sinistra seguendo alcuni radi segnavia, lasciando alle nostre spalle il laghetto artificiale, Oltrepassati alcuni capanni di caccia, il sentiero prosegue in costa in moderata salita, compiendo un lungo semicerchio verso destra, dopo aver perso leggermente quota riprendiamo a salire e in breve arriviamo alla croce del Pizzo Grande del Sordanello 1574 m.
Splendido il panorama, da un lato sulla media Val Brembana, con il sottostante S. Giovanni Bianco e le sue numerose frazioni, per poi spingersi fino all'Arera, il Menna e l'Alben dall'altro lato il Cancervo, il Venturosa e la Val Taleggio.
Firmato il libro di vetta, per ritornare a Cornalita si prospettano due possibilità, per chi ha fretta di tornare a casa può seguire l'indicazione e scendere lungo il canalone sotto alla croce, sentiero nel primo tratto molto ripido e ricoperto dall'erba alta, oppure come abbiamo fatto noi ritornare alla baita del Sornadello godendo della bella giornata, facendo ritorno poi per altra via (entrambi i sentieri poi si riuniscono). Dal laghetto artificiale oltrepassiamo lo steccato e seguendo il sentiero sulla destra saliamo brevemente, per poi scendere alla baita sottostante dove ritroviamo gli evidenti bolli bianchi che seguiamo entrando nel bosco. Con qualche saliscendi giungiamo nei pressi di un grosso masso dove incrociamo il sentiero che scende direttamente dalla croce, seguendo le indicazioni e i segnavia bianco/rossi, dopo pochi metri svoltiamo decisamente a sinistra, iniziando la ripida discesa nell'ombroso e umido canalone. Perdiamo velocemente quota, passando accanto a ripide pareti e profondi canaloni, dove i raggi del sole illuminano solamente le alte cime. Dopo aver oltrepassata i ruderi della Baita Gioana Bela il sentiero diventa meno ripido e prosegue sul lato sinistro orografico, arrivati a un bivio tralasciamo il sentiero a sinistra per Campanella e dopo pochi minuti con una breve salita passiamo sul versante opposto. Pieghiamo ora verso destra iniziando la tranquilla discesa fino a raggiungere i prati antistanti dell'agriturismo Eden, da qui svoltiamo decisamente a destra passando accanto a un edificio in cemento e in breve ci ricongiungiamo al sentiero fatto al mattino, l'ultimo tratto quando l'abbiamo fatto noi abbiamo trovato parecchi alberi recentemente tagliati che intralciavano il sentiero…!!!
Malati di Montagna: Raffaella, Andrea, Pg, Danilo e l'homo selvadego










by Danilo





giovedì 20 novembre 2014

Da Mauro Corona a Finardi tutti abbracciano un albero...e tu?



Come ogni anno il 21 novembre, per la Festa dell'Albero, pianteremo centinaia di giovani alberi lungo la penisola per fare le città più verdi e vivibili e sottrarre al degrado angoli brutti e abbandonati.
Ma un gesto in più quest'anno unirà da nord a sud le nostre iniziative in difesa del verde urbano, un gesto che parla al cuore di chi come noi ama la natura: abbracceremo un albero. Lo faremo nei territori dove il verde rischia di sparire sotto al cemento e il rischio idrogeologico è diventato una minaccia ad ogni pioggia. Abbracceremo un albero per accendere i riflettori sul patrimonio nazionale di biodiversità e per gratitudine verso i nostri amici che ci regalano aria pulita, ombra, frutti.
Insieme ai sindaci, alle scuole, agli artisti, agli sportivi, insieme ai cittadini di etnie e culture diverse, insieme a voi, il 21 novembre abbracceremo un albero!

il Rugulon 300 anni e non sentirli...!!!
Un rovere monumentale tra i più maestosi d'Europa,
unico albero in provincia di Como riconosciuto
come Munumento Naturale e simbolo 
del Museo Etnografico e Naturalistico Val Sanagra

domenica 16 novembre 2014

Vajont, il racconto dello scrittore Mauro Corona

sabato 8 novembre 2014

Un Pratofiorito con i colori autunnali...!!!

Sul versante piemontese, ai confini del Parco Nazionale del Gran Paradiso, c'è il solitario vallone di Cambrelle, un luogo poco conosciuto, che ha incastonato tra le sue aspre cime una gemma preziosa, il Lago di Pratofiorito.

Dall'autostrada A5 usciamo a Ivrea e alla prima rotonda ignorata la strada a destra (Ivrea), saliamo sul cavalcavia proseguendo verso Cuorgnè/Castellamonte.
Arrivati a Cuorgnè risaliamo la Valle dell’Orco fino ad arrivare a Locana, poco prima dell'ufficio turistico, svoltiamo a sinistra e dopo aver attraversato su un ponte il torrente Orco, svoltiamo a destra seguendo la strada per gli impianti sciistici della Cialma. Con una serie di tornanti oltrepassata la borgata Porcili, all'altezza di un tornante parcheggiamo l'auto nello spiazzo sterrato sulla destra. L'escursione prende avvio sul lato apposto della strada, in prossimità di una bella bacheca in legno del rifugio Santa Pulenta, accanto su una palina segnavia è indicata la località in cui ci si trova (Porcili 1225 m) e le varie destinazioni che si possono raggiungere, con i relativi tempi. Quasi tutto il percorso si svolge su strada sterrata ad uso agro-silvo-pastorale, che segue in parte il vecchio sentiero ormai completamente inutilizzabile, di cui rimangono solamente alcune cappelle. Con alcuni saliscendi ci inoltriamo nel Vallone di Cambrelle arrivando dopo circa 30 minuti alla borgata Cambrelle 1363 m, con la sua chiesetta in pietra dedicata a San Vito, posizionata su uno sperone di roccia a picco sul tumultuoso torrente Cambrelle, a dominare l'abitato. Ogni anno la prima settimana di agosto è meta di un pellegrinaggio, in questa occasione il paese si ripopola e tra le cime delle montagne riecheggiano ancora i vecchi canti montanari. Cambrelle è ormai disabitata da decenni, ora le case sono quasi tutte pericolanti, all’inizio del 1900 contava circa 150 abitanti, poi il lento ed inarrestabile esodo dalla montagna ha fatto sì che negli anni ’50 il paese fosse completamente abbandonato. Oggi l'unico segno di vita è il nuovo rifugio Santa Pulenta, nato grazie alla ristrutturazione di una delle sue case storiche, trasformata in rifugio alpino dalla famiglia di Ennio Cappelletti. Lasciato il paese alle nostre spalle proseguiamo verso il fondo del vallone in leggera salita e dopo alcune baite diroccate a circa 1423 m, tralasciato a destra il sentiero che sale verso il lago Boiret, scendiamo verso il torrente Cambrelle che attraversiamo portandoci sull'altro versante della valle. Da qui iniziamo a guadagnare quota percorrendo un tratto abbastanza ripido fino a raggiungere l'alpe Bianasso di sotto 1581 m, il percorso prosegue in ambiente aperto, fino a giungere all'alpe Bianasso di sopra 1682 m. Perdiamo nuovamente quota fino a un torrentello che attraversiamo e ripreso nuovamente a salire entriamo nel vallone di Pratofiorito, con l'omonimo alpeggio. Compiendo un largo giro, aggiriamo sulla destra le  baite e in breve arriviamo alla fine della strada sterrata, da qui seguendo alcuni segnavia bianco/rossi svoltiamo decisamente a destra. Il sentiero prosegue a lato delle baite per poi salire leggermente un dosso erboso, oltre il quale appare con le sue limpide e ghiacciate acque, il lago di Pratofiorito 1793 m.
Volgendo lo sguardo a nord, possiamo ammirare sulla cresta spartiacque tra la Valle Orco e le Valli di Lanzo, l'Uja di Bellavarda 2345 m, l'Uja di Pratofiorito 2195 m e la Punta Marsè 2317 m, imbiancate dalla recente nevicata.
Per la via del ritorno si può ripercorrere la strada sterrata fatta all'andata, oppure seguire alcuni vecchi sentieri che collegavano i vari alpeggi, giunti a Cambrelle prima di far ritorno all'auto ci fermiamo a fare merenda al rifugio Santa Pulenta, l'ambiente interno sapientemente curato, la calda accoglienza e gli squisiti dolci rigorosamente fatti in casa, ne fanno un luogo assolutamente da non mancare.
Malati di Montagna: Patrizia, Giuseppe, Kiran, Silvio e l'homo selvadego

inizia l'inverno...


Lago Pratofiorito



Giuseppe, Kiran, Patrizia e Silvio


un omino per indicare sempre la giusta direzione...


uno sguardo fuori dalla finestra...





by Giuseppe
Homo Selvadego nel suo ambiente


l'Homo Selvadego socializza...



martedì 4 novembre 2014

L'Orso (1988)

sabato 1 novembre 2014

Al Passo Andolla, aspettando l'inverno

Dall'autostrada A26 proseguiamo fino a Gravellona Toce, per poi continuare sulla SS33 del Sempione, all'uscita di Villadossola seguiamo le indicazioni per la Valle Antrona. Risaliamo tutta la valle fino a Antronapiana, tralasciata la deviazione a sinistra per il lago di Antrona, attraversiamo l'abitato e oltrepassato anche l'alpe Campo 1250 m, in breve raggiungiamo l'alpe Cheggio 1497 m. Dall’Oratorio di Cheggio, dedicato a San Bernardo da Mentone, continuando lungo la strada in breve arriviamo al parcheggio antistante la diga del lago alpe dei Cavalli.
Mentre attraversiamo il muro della diga ci fermiamo ammaliati dal riflesso delle montagne sul lago che stranamente sembra essere diventato uno specchio quasi perfetto, al di là della diga proseguiamo sull'ampio sentiero a destra. Dopo pochi minuti tralasciamo a sinistra un primo sentiero per il passo della Forcola e continuando in piano raggiungiamo una bella fontana scavata in un tronco in legno, dalla palina segnavia continuiamo seguendo le indicazioni per la Piana Ronchelli/Campalamana/Rifugio Andolla (SFT - Simplon Fletschhorn Trekking), mentre a sinistra è indicato un ulteriore sentiero per il Passo della Forcola. Continuiamo rimanendo alti sul lago per poi scendere verso il ponte divelto da una slavina, proseguendo a ridosso della parete rocciosa su una nuova passerella formata da tronchi di legno, raggiungiamo un promontorio dove è piazzato un bel crocifisso, siamo a circa metà del lago. Oltrepassato un torrentello, proseguiamo in falsopiano e arrivati alla fine del lago scendiamo verso il torrente Loranco che attraversiamo su un ponte. Risalito il dosso boscoso usciamo sui prati dell'alpe Gabbio 1505 m, splendido il colpo d'occhio sul lago, oltrepassato un ruscello risaliamo un ulteriore dosso roccioso per poi entrare nel pianoro dell'alpe Ronchelli 1578 m, in prossimità delle baite troviamo una caratteristica fontana e poco più avanti la Cappella del Buon Pastore, dove tutti gli anni si riunisce il Coro Valdossola (la cappella ricorda che “Chi canta prega due volte”).
Da questa località incomincia la vera e propria parte in salita verso il rifugio, rimanendo alti sul torrente che in questo punto scorre in un profondo canyon, arriviamo al bivio per Campalamana, continuiamo a destra percorrendo un sentiero abbastanza ripido che ci porta a una selletta.
Riprendiamo a guadagnare quota con una serie di gradini, passando accanto ad un ruscello, per poi uscire sulla conca che si apre sulle alpi di Andolla, splendido il colpo d'occhio sul rifugio, sormontato dal massiccio dell'Andolla. Proseguiamo diritti e svoltando leggermente a sinistra percorriamo un lungo traverso, saliamo fra grossi massi e attraversato un ruscelletto in breve raggiungiamo la balconata dove sorge il Rifugio Andolla 2061 m. Il Rifugio Edison fu costruito nel 1923 e poi rinnovato dal CAI di Villadossola nel 1953, nel 1986 si è inaugurata l'attuale struttura.
Dal rifugio oltrepassiamo la teleferica di servizio e dopo aver perso leggermente quota proseguiamo sull'evidente sentiero. Guadato un torrente continuiamo verso alcuni grossi massi, il sentiero salendo compie un lungo traverso fino a portarsi sotto al passo, dove si può già vedere la palina segnavia e un grosso omino di pietra. Con alcuni stretti e ripidi tornanti raggiungiamo il Passo Andolla 2418 m, siamo sulla cresta di confine che divide la valle Loranco dall'attigua val Vaira svizzera (Zwischbergental). La giornata è talmente bella che decidiamo di seguire una traccia sulla sinistra che sale in vista del Pizzo Andolla, raggiunto un punto panoramico a circa 2500 decidiamo di fermarci, il panorama a 360° è di quelli da lasciare senza parole. Ridiscesi al passo ci fermiamo per riposarci e poi con rammarico iniziamo la discesa ripercorrendo il medesimo itinerario fatto al mattino. Raggiunta l'auto ci meravigliamo di non aver incontrato nessuno per tutto il giorno, prima di ritornare a casa ci fermiamo per farci qualche risata nel vicino Rifugio Novara all'alpe Cheggio.
Malati di Montagna; Pg, Silvio, Franco, Danilo e Homo Selvadego

...


Lago Alpe dei Cavalli o di Cheggio 1490 m


Rifugio Andolla 2061 m
della sez. CAI di Villadossola


by Franco


inquadratura perfetta peccato per l'homo selvadego


andare in montagna fa bene...e Pg ne è l'esempio...


homo selvadego...!!!




domenica 26 ottobre 2014

Alla Forcoletta, tra Val Vigezzo e Valle Onsernone

…Il passo lento del camminatore è come il dito di un bambino che impara a leggere e segue ogni riga con l'indice della mano: a poco a poco riconosce i segni, impara ad articolare i suoni, poi le parole e infine il senso. Su un percorso s'impara con semplicità un linguaggio, si legge una storia. Anzi, la si incontra, la si attraversa, se ne diventa parte senza il cipiglio del conquistatore o del collezionista di souvenir. Ma con il gusto sempre nuovo della scoperta e dell'avventura. Magari a una manciata di chilometri da casa…

La partenza dell'escursione avviene da Dissimo, frazione del comune di Re. E’ un piccolo paese delle Alpi Lepontine a 861 msl, situato nell'alto Piemonte e più precisamente in Valle Vigezzo, conosciuta anche come la valle dei Pittori e patria dello spazzacamino. Si raggiunge da Domodossola percorrendo la statale 337 fino a Malesco, poi si svolta a sinistra e attraversato il torrente Melezzo in breve si arriva a Re con il suo bellissimo santuario dedicato alla "Madonna del Sangue". Oltrepassato il paese arriviamo a un bivio, svoltiamo a sinistra e in pochi minuti arriviamo in paese, si può lasciare l'auto vicino alla chiesa a monte del paese o nel sottostante parcheggio.
Saliamo passando accanto al cimitero e subito dopo imbocchiamo la mulattiera a sinistra indicata da una palina segnavia (M41), alcune simpatiche caprette ci danno il buongiorno. Con ampi tornanti saliamo fino alle baite dei Monti di Dissimo 1110 m, in posizione particolarmente panoramica sulla Valle Vigezzo. Panorama che apprezzeremo però solo al ritorno, visto che le nuvole ricoprono gran parte delle montagne circostanti. Dalla palina segnavia proseguiamo a destra, passando accanto ad alcune baite ristrutturate e in leggera discesa seguendo la dorsale tra due file di alberi, arriviamo alla località Monte Rotondo 1162 m, con la sua bellissima cappella e una fresca fontana. Seguendo le indicazioni pieghiamo a sinistra iniziando a percorrere in salita un lungo traverso, sotto alle pendici occidentali del Monte Cavallina, attraversando la parte alta della selvaggia Valle degli Orti. Varcato un cancello in legno (si prega di richiuderlo), usciamo dal bosco e come per incanto le nebbie che fino ad ora ci avevano accompagnato si diradano, il cielo diventa azzurro e sotto di noi ecco apparire un "mare" fatto da soffici e bianche nuvole. Lasciata alla nostra destra una baita con accanto un rudere, raggiungiamo una palina segnavia, tralasciamo il sentiero a sinistra per l'A. degli Orti/A. Caneto (M39) e continuiamo in salita. Poco più avanti prendiamo il sentiero a sinistra che a mezza costa raggiunge le baite dell'alpe Rovina di Sopra 1518 m, con una fresca fontana sormontata da un caratteristico cappello degli alpini. Seguendo le indicazioni iniziamo nuovamente a salire all'interno del bosco e, giunti a un bivio, lasciamo il sentiero per Caneto/Colma, per continuare a destra seguendo il cartello "Ruscada". Arrivati alla Bocchetta di Cortaccio 1679 m, all’altezza della palina segnavia tralasciamo la traccia che sale verso l'altura ad est del valico e, proseguendo in leggera discesa verso sinistra, oltrepassate alcune baite diroccate, continuiamo sull'evidente mulattiera contrassegnata dai segnavia bianco/rossi. Aggiriamo verso nord la montagna in falsopiano, con qualche tratto ben scalinato che ci fa guadagnare quota, fino a raggiungere la sella della Forcoletta 1710 m. Dalla palina seguiamo per un breve tratto il sentiero, per poi abbandonarlo e, proseguendo a destra per tracce, risaliamo il ripido pendio erboso fino a raggiungere la Punta della Forcoletta 1785 m. La visione circostante è spettacolare, oltre al Gridone che emerge dalle nuvole come grande vascello, il vicino Pizzo Ruscada, il Pizzo di Mezzodì e lo Ziccher (quest'ultima meta molto frequentata d'inverno con le ciaspole). Per il ritorno ripercorriamo il medesimo sentiero fatto all'andata, con numerose pause godendoci i panorami che durante la salita non avevamo potuto vedere per le nuvole basse.
Malati di Montagna: Pg, Danilo e Fabio

le nebbie si diradano...



ed ecco apparire il mare...di nuvole...


...dove non mancano le isole...


..e sembra quasi di essere sospesi tra cielo e terra...


in mezzo a boschi fiabeschi...


...tra splendidi colori...


...osservare, fermarsi anche per pochi secondi...


e viva gli alpini...!!!


by Danilo




domenica 19 ottobre 2014

Ai piedi della Grivola, nel solitario vallone di Levionaz

Un angolo di pace e silenzio nel cuore del Parco Nazionale del Gran Paradiso, seguendo una delle antiche mulattiere reali di caccia costruite tra la fine del XIX e l'inizio all'inizio del XX sec. nella Valsavarenche. Oggi la fauna alpina in tutta quest'area è rigorosamente protetta e può così vivere senza timori. I suoni del fondovalle sono lontani, non c'è neppure la "concorrenza" di greggi o mandrie. Salendo ai piedi della Grivola e dell'Herbetet, abbiamo potuto vedere stambecchi e camosci nel loro ambiente naturale, in una tavolozza di colori autunnali che solo il bosco in questo periodo può offrire.


Percorriamo l'autostrada A5 Torino-Aosta, oltrepassata la barriera di Aosta est, usciamo al casello successivo di Aosta ovest. Proseguiamo verso Aosta e al semaforo svoltiamo a sinistra seguendo l’indicazione per Courmayeur. Superato l’abitato di Aymavilles deviamo a destra in corrispondenza dei cartelli indicatori per la Valsavarenche. Risaliamo la valle e oltrepassato il capoluogo di Degioz, continuiamo ancora per circa 3 km,  fino al ponte che attraversa il torrente Savara, dove sul lato opposto c'è la frazione Maisonasse, proseguendo dopo poche centinaia di metri arriviamo a Eau Rousse 1666 m (il suo nome lo deve ad alcune sorgenti d'acqua ferruginosa), lasciamo l'auto nell'ampio parcheggio a destra in corrispondenza del cartello dell'Hostellerie du Paradis. Partiamo con una temperatura di 4°, il cielo è terso e sulle cime delle montagne sono caduti i primi fiocchi di neve, i presupposti per una giornata fantastica ci sono tutti… Risaliamo per pochi metri la strada asfaltata, per poi svoltare a sinistra attraversando il torrente Savara su un ponte in legno. Poco dopo giungiamo davanti a un grosso pannello della regione Valle d'Aosta con la descrizione dell'AV2, accanto un ulteriore cartello del parco ci informa che il sentiero che ci porterà alla meta fa parte di un percorso didattico dedicato allo stambecco, signore indiscusso di tutta l'area protetta. Risaliamo tra i campi tra due muretti a secco e da grossi mucchi di pietre, frutto di un paziente e faticoso lavoro di dissodamento. Oltrepassata una pista erbosa, iniziamo a guadagnare quota, attraversando prima una macchia d'abeti e in seguito con una serie di tornanti una conoide detritica ancora attiva, in parte ricoperta da arbusti.  Arrivati in prossimità di una parete rocciosa, attraversiamo un grosso canalone franoso percorso da un torrente, che taglia perpendicolarmente la montagna, a inizio estate è possibile trovare ancora residui delle valanghe che cadono frequentemente durante l'inverno. Entrati in un bel bosco di abeti e larici, iniziamo lentamente a guadagnare quota con una serie di ampi tornanti, usciti dal bosco percorrendo un tratto in falsopiano, possiamo ammirare alla nostra sinistra lo splendido panorama sul versante opposto della valle, in particolare verso Punta Bioula 3414 m e la sottostante Casa di caccia di Orvieille, quest'ultima è una meta molto frequentata sia d'inverno che d'estate (mi permetto di consigliarla, avendola fatta per ben tre volte, raggiungendo anche il vicino lago Djuan). Dopo aver tralasciato il sentiero a sinistra proveniente da Tignet (ulteriore punto di partenza), aggirato un costone, ecco comparire l'edicola votiva e sullo sfondo le minacciose "Gorge della Grivola". Raggiunta la cappella con all'interno la Madonna Nera, in breve arriviamo alle baite di Levionaz inf. 2289 m, con il Casotto del PNGP, sulla destra poco più in alto sorge il rifugio privato Giorgio Rosenkrants. Proseguiamo per un breve tratto in piano, per poi perdere leggermente quota, fino ad avvicinarci al torrente, sul lato opposto un vecchio stambecco ci osserva. Continuando in falsopiano, dopo pochi minuti lasciate sulla nostra sinistra i ruderi di Levionz di mezzo 2366 m, iniziamo nuovamente a salire, tralasciamo momentaneamente a destra il sentiero dal quale poi faremo ritorno e dopo un lungo traverso arriviamo in breve  a un piccola costruzione usata come presa d'acqua dal Casotto del PNGP. Attraversato il torrente su ponte in legno, con innumerevoli tornanti raggiungiamo un rudere, riprendiamo a salire e dopo un tratto di terreno friabile giungiamo a un bivio, lasciamo a sinistra il sentiero dell'AV2 che sale vero il Colle Lauson 3296 m e proseguendo a destra (rif. Chabod 10A) in breve arriviamo al margine del Vallone dell'Inferno, dove sono adagiate le baite di Levionz sup. 2648 m, suggestivo il panorama sulla Gran Serra 3552 m e sull'Herbetet 3778 m. Per il ritorno ripercorriamo il medesimo itinerario fino al bivio citato precedentemente, dal quale seguendo il sentiero a sinistra (nessun segnavia) ci riportiamo nuovamente a Levionz inf., dopo aver riempito le borracce alla fontana, iniziamo la discesa fino a Eau Rousse.

Malati di Montagna: Fabio, Pg, Danilo, Patrizia e Giuseppe


Come un equilibrista sul tetto del mondo, non temo di cadere, mi concentro sul mio andare avanti e intanto mi godo la vista di un incantevole panorama.
Anton Vanligt


Aggiungi un posto a tavola che c'è un amico in più
se sposti un po' la seggiola stai comodo anche tu,
gli amici a questo servono a stare in compagnia,
sorridi al nuovo ospite non farlo andare via
dividi il companatico raddoppia l'allegria.


autunno ti adoro...!!!


by Patrizia
i tre amigos...


qualcuno oggi ha deciso di oziare...
e qualcuno ha deciso di svegliarlo...