Il mio zaino non è solo carico di materiali e di viveri: dentro ci sono la mia educazione, i miei affetti, i miei ricordi, il mio carattere, la mia solitudine. In montagna non porto il meglio di me stesso: porto me stesso, nel bene e nel male.
Renato Casarotto

Le montagne sono di tutti, ma non sono per tutti: sono per chi le ama e le rispetta, per chi vuole viverle e conoscerle, per chi non prevarica con il proprio io la loro esistenza e armonia.
Mario Rigoni Stern

domenica 22 febbraio 2009

...alla ricerca dell'alpe Genuina

La Colmine una sinfonia della natura
...questa musica vibra nell'aria e racchiude una grande magia
mi trascina in un mondo incantato dove regna la tua fantasia...

Dalla S.S. 33 del Sempione si prende l'uscita per la val Formazza, dopo aver attraversato Crodo, si svolta a sinistra seguendo le indicazioni per Cravegna. Attraversato l'abitato di Cravegna si prosegue fino a Viceno da dove si gira a destra seguendo le indicazioni per Foppiano. Incredibile con la macchina passiamo tra due muri di neve, la strada è ottimamente pulita anche se un po malconcia, passato il camping arriviamo in breve davanti all'albergo/ristorante Pizzo del Frate 1217 m dove lasciamo l'auto nel piccolo spiazzo sgombro dalla neve. Una palina segnaletica ci indica la direzione da seguire, calzate da subito le ciaspole iniziamo a camminare sulla pista battuta dal gatto delle nevi, poco dopo l'abbandoniamo e iniziamo a inoltrarci nel bosco. Il sole oggi gioca a nascondino tra le nuvole, ma poco importa questa è un'escursione da full-immersion nella natura... La salita è piacevole senza troppi strappi, ma siamo solo all'inizio!?! Arriviamo all'alpe Camplero, da rimanere senza parole, le baite sono totalmente sommerse dalla neve e la palina segnavia sbuca dalla neve per soli pochi centimetri, da dietro le baite seguiamo la traccia che ci porta a un bivio. Tralasciando le indicazioni Buca del Lupo/Solcio continuiamo a sinistra tra larici e abeti raggiungendo l'alpe Cauraga 1410 m. Ora la salita si fa davvero tosta, seguendo l'ottima traccia risaliamo l'erto pendio, a circa meta della salita decidiamo di seguire un'ulteriore traccia sulla sinistra, un grazie va senz'altro a chi ha ottimamente battuto questa pista, che ci da modo senz'altro di salire con meno fatica... Arriviamo al Passo della Colmine 1605 m, dove facciamo sosta per riprenderci e per godere di questo luogo fuori dal tempo, dalla neve qualcuno ha ben pensato di pulire la parte alta della palina segnavia, altrimenti ricoperta dalla neve, riprendiamo il nostro cammino sulla sinistra ora in dolce pendenza, ci soffermiamo sovente a fotografare. Il sole ora splende alto nel cielo e i suoi raggi passando tra gli alberi ci regalano giochi di luce davvero unici, siamo sospesi tra la Valle Antigorio e la Val Divedro, tra cielo e terra... Arriviamo al bivio per l'alpe Cheggio, segnalato da una palina che trovandosi sotto a un grosso abete si è ben difesa dalla neve al contrario di molte altre incontrare durante il percorso, da questo punto inizia il nostro vagabondare alla ricerca dell'alpe Genuina!!! Ci sono diverse tracce che vanno più o meno nella stessa direzione, decidiamo di rimanere sulla destra risalendo il pendio della montagna, arriviamo a una quota di 1730 m (GPS), dopo una breve pausa riprendiamo il cammino ma ci accorgiamo che perdiamo quota troppo velocemente per cui ritorniamo sui nostri passi, ridiscendiamo per un'altra via e con la cartina cerchiamo di rivedere in che posizione si trova l'alpe Genuina, dopo aver percorso un lungo tratto nel bosco decidiamo di fermarci a pranzare, poco male oggi l'alpe Genuina non l'abbiamo trovata ma fa lo stesso siamo più che soddisfatti e così decidiamo di fermarci con Danilo che si gongola al sole, Simeone che si sazia, mentre io con la mia mela decido di farmi quattro passi nel bosco. Per il ritorno seguiamo la medesima via con un'unica variante, la discesa per il pendio in direttissima, ragazzi che divertimento un vero spasso, tra risate e cadute nella neve ritorniamo a Foppiano. Escursione di notevole interesse naturalistico, da intraprendere solo se si è ha conoscenza del luogo o con traccia ben battuta.

Simeone - Fabio e Danilo

che delizia...

luce infinita...

alpe Camplero

panorma verso la val Formazza
baite all'alpe Camplero

domenica 15 febbraio 2009

Dal Monte Rai 1259 m vi trasmettiamo...in volo sul Cornizzolo 1240 m

Di seguito vi propongo un cocktail per quelli che sono veramente "Malati di Montagna", ingredienti: due cime che superano i 1000 metri, un'abbazia romanica, panorami a 360° e naturalmente non deve assolutamente mancare la compagnia di un buon amico.
Durante il viaggio notiamo già che la giornata oggi dal punto di vista meteorologico sarà fantastica, percorriamo la superstrada che collega Milano a Lecco, usciamo all’altezza del lago di Annone e seguendo le indicazioni raggiungiamo Civate. Lasciamo l'auto nel primo parcheggio che incontriamo 250 m, ma consiglio di salire verso la parte alta del paese seguendo le indicazioni di San Pietro al Monte (parcheggio di via Cerscera alta).
Ci inoltriamo all'interno del paese, all'altezza di un grosso pannello informativo svoltiamo a sinistra, passiamo sotto a un arco e attraverso una viuzza stretta raggiungiamo via del Pozzo. A un tornante svoltiamo a sinistra seguendo le chiare indicazioni poste su una palina segnavia, passiamo tra le case della frazione Pozzo 360 m e arrivati a un bivio svoltiamo a destra seguendo il sentiero n. 10, quasi in piano arriviamo alla Cascina dell'Oro 377 m, da dove inizia la mulattiera acciottolata. Risaliamo la valle dell'Oro immersi in un fitto castagneto, il percorso è molto piacevole e senza rendercene conto arriviamo sotto alle mura del complesso monumentale di San Pietro al Monte, all'ingresso passiamo sotto a un arco e in breve arriviamo all'Oratorio di San Benedetto (XI–XII secolo) e alla Basilica di San Pietro al Monte (IX–XII secolo). Risaliamo l'enorme scala di granito della Basilica, un custode dai modi gentili ci accoglie, facciamo una breve visita all'interno, rimaniamo talmente stupiti da tanta bellezza che ci riproponiamo di fermarci al nostro ritorno. Riprendiamo il sentiero n. 10 alla sinistra del complesso, il percorso è sempre ben segnato ma la salita non da mai un attimo di tregua, usciti dal bosco ci soffermiamo ammirando il panorama sottostante, un'ultima rampa ci porta al Rifugio SEC Marisa Consiglieri (tel. 0341.551383 - 60 posti) nei pressi del Culmen o Bocchetta dell'Oro 1110 m. Risaliamo il pendio ricoperto dalla neve e con molta attenzione affrontiamo il filo di cresta reso insidioso dal ghiaccio, ed ecco finalmente l'enorme croce che caratterizza il Monte Cornizzolo 1241 m. La croce alta nove metri fu posta nel 1933 in ricordo dei caduti della Brianza durante la Grande Guerra, davvero emozionante il panorama che si gode da quassù...ci sono parecchi ragazzi giovani in cima e la cosa mi riempie di gioia!!! Ridiscendiamo verso il rifugio, dirigendoci verso la piccola chiesetta, seguiamo per un breve tratto la strada carrozzabile ricoperta completamente dalla neve e utilizzata per raggiungere il soprastante ripetitore. Una palina segnavia ci indica sulla destra la nostra prossima meta il Monte Rai, per un breve tratto seguiamo le tracce, poi decidiamo di risalire liberamente, la coltre nevosa resa dura dal freddo ci permette di procedere velocemente, durante la salita mi sento leggero e privo da ogni pensiero come se stessi volando... Arrivati in cima al Monte Rai 1259 m ci sentiamo davvero soddisfatti, scattiamo foto a raffica immortalando tutte le montagne attorno, magnifico il colpo d'occhio sulle Grigne e il Resegone..., ci fermiamo a mangiare un boccone poco sotto alla cima accanto a una graziosa statua della Madonna con accanto una piccola chiesetta in miniatura con tanto di campana!!! Per il ritorno seguiamo il medesimo sentiero dell'andata, soffermandoci come da programma alla Basilica di San Pietro al Monte ammirando con più attenzione uno dei più antichi capolavori dell'architettura romanica di Lombardia. Oggi le ciaspole sono rimaste appese allo zaino, ma poco male una pausa se la possono anche permettere, il percorso è molto piacevole e adatto a molti almeno fino al complesso monumentale, per la salita al Monte Cornizzolo e alla Monte Rai consiglio di avere un buon allenamento, il dislivello è di circa 1200 metri!!!
Concludo il racconto con la bella frase scritta ai piedi della statua della Madonna accanto alla cima del Monte Rai "Lei ti chiama e rasserena, Lei ti libera dal male perché sempre ha un cuore grande per ciascuno dei suoi figli"



Monte Cornizzolo 1241 m

Complesso Monumentale di San Pietro al Monte

Monte Rai 1259 m

Danilo e Fabio...Malati di Montagna





domenica 8 febbraio 2009

che fatica salire sulla Cima 1810 - Val Loana

Dopo una settimana caratterizzata dal cattivo tempo, pioggia incessante in pianura e abbondanti nevicate in montagna, alzando il livello di pericolo valanghe in una scala da 1-5 a 4, decidiamo di andare a fare una salita su una montagna dal nome davvero singolare La Cima, dove il rischio è ridotto quasi al minimo, ma che in ogni caso l'attenzione deve essere sempre massima. Dall'autostrada A26 si prosegue per la superstrada del Sempione fino all'uscita di Masera/Val Vigezzo, continuiamo lungo la valle, man mano che ci addentriamo ci sembra di essere stati catapultati nei paesi nordici, sui fianchi della strada muri di neve e strade non perfettamente pulite ci inducono a procedere con cautela. Arrivati a Santa Maria Maggiore notiamo che la neve ormai supera abbondantemente il metro, la gente è costretta a camminare in mezzo alla strada, procediamo fino a Malesco (760 m) dove lasciamo la strada principale che gira a sinistra verso la Svizzera, entriamo in paese e seguiamo le indicazioni per Finero e la Val Cannobina, passati dietro alla chiesa raggiungiamo in breve il parcheggio del cimitero dove lasciamo l'auto. Usciti dal parcheggio svoltiamo a destra per via Laurasca fino a raggiungere le ultime case, sulla destra inizia la strada per la Val Loana che durante i mesi invernali viene completamente lasciata al suo destino... Calziamo le ciaspole e ci accorgiamo da subito che oggi sarà una giornata faticosa e che il nostro fisico sarà messo a dura prova, nessuna traccia nemmeno il passaggio di qualche animale...tranne noi che sprofondiamo con le ciaspole in una coltre nevosa immacolata...teniamo un buon ritmo dandoci il cambio ogni cento passi, i miei compagni ne fanno più del dovuto e questo mi rende enormemente orgoglioso di essere con loro oggi. Poco prima di arrivare alla Cappella del Sasso del Broglio 1100 m circa, veniamo raggiunti da Battista e Marilena che subito si aggregano a noi per darci man forte, superata la cappella dopo circa 150-200 metri sulla destra inizia la strada consortile per l'alpe Cortino. Veniamo raggiunti da un gruppo nutrito del CAI di Parapiago, una decina di loro si aggrega al gruppo degli apripista, la coltre nevosa aumenta e la fatica nell'avanzare si fa sentire, ci diamo il cambio con frequenza, sulla sinistra ci supera uno scialpinista il quale prende la testa del gruppo. Abbandoniamo la stradina tagliando per il bosco, la incrociamo di nuovo poco più in alto per poi abbandonarla definitivamente, risaliamo il versante della montagna baciati dai raggi del sole che attraverso gli alberi ci regalano fantastici giochi di luce, ed ecco apparire all'improvviso come se fosse uscita dal nulla la splendida radura dell'alpe Cortino 1477 m. Salutiamo i compagni di salita e ci avviamo verso le baite, ricoperte dalla neve, anzi direi sommerse quasi totalmente dalla neve, uno vero spettacolo!!! Ci fermiamo a mangiare, ma soprattutto a bere qualcosa di caldo, è il primo momento in cui ci fermiamo da quando stamattina abbiamo iniziato a ciaspolare..., la fatica si fa sentire ma la voglia di tentare a salire per conquistare la tanto sospirata vetta ci sprona a proseguire. Risaliamo a destra delle baite, la traccia ora è ben battuta dagli scialpinisti, e questo ci da ancor di più forza ad andare avanti. Pochi metri ancora sulla cresta ed ecco apparire la parte superiore della croce, la parte sottostante è ricoperta dalla neve, siamo finalmente arrivati su La Cima 1810 m, il panorama è di quelli da lasciare senza fiato, la gioia è chiaramente scolpita sui nostri volti. Un emozione forte mi pervade per tutto il corpo, sento l'aria fredda che mi accarezza il viso, la fatica che avevo fino a qualche secondo fa sembra svanita nel nulla... Dopo aver scattato decine di foto, cominciamo a scendere, ormai siamo rimasti soli, non c'è più nessuno si sono volatilizzati tutti...Il ritorno lo facciamo sul medesimo tracciato dell'andata, cosi almeno le nostre fatiche sono servite a qualche cosa!?!?! La frase che può riassume in poche parole questa giornata l'ha detta il mitico Danilo "...la solitudine e l'orgoglio di essere primi..." Hillary, Amundsen, Colombo ecc.
Malati di Montagna

Cappella del Sasso del Broglio

Alpe Cortino

Baite all'alpe Cortino

La Cima 1810 m

Kiran, Flavio e Danilo

mercoledì 4 febbraio 2009

Tema: un giorno qualcuno ti chiederà: "Cosa pensi dell'amor?"

Credo nell'amor, in ciò che sente il nostro cuor,
so di non sbagliar se dico che l'amicizia lo può dar.
L'arte è nel cuor, e la famiglia è calor,
poi una donna c'è per completare questo nostro amor...
Viva, viva l'amor...
Tema - Giganti (1966)
con questo ultimo versetto si concludeva questa meravigliosa canzone dei Giganti...

domenica 1 febbraio 2009

I Walser del silenzio: Salecchio

De Maurizi lo definisce
"Un villaggio schiettamente alpino di rara bellezza"
mentre Mortarotti
"Un vero nido d'aquila, raggiungibile solo a fatica"...


Partiamo con le previsioni che danno neve fin dal mattino... ma oggi abbiamo un appuntamento annuale a cui non possiamo assolutamente mancare, a Salecchio Inferiore si festeggia la Madonna della Candelora, dove ogni anno si radunano centinaia di persone, molte delle quali provengono da lontano. Arriviamo a Passo 787 m dove ha inizio la strada per Salecchio, ci sono parecchie macchine posteggiate. Come da programma continuiamo e poco dopo aver passato Rivasco 855 m, lasciamo l'auto nel parcheggio sulla sinistra, accanto a uno spazio adibito a parcheggio privato. Continuiamo a piedi (5-10 min.) fino ad arrivare a Chioso dove inizia sulla sinistra una strada con chiare indicazioni. Oggi dovevamo essere un bel gruppetto ma causa malanni di stagione e per le previsioni meteo avverse siamo rimasti in tre, a farmi compagnia il mio socio Danilo e Deborah. Calziamo le ciaspole e iniziamo la salita, dopo alcuni tornanti incontriamo una piccola galleria che attraversiamo, entriamo in un ombroso bosco di larici coperti dalla neve, arriviamo a una graziosa cappella con l'indicazione Alpe Vova. Ora il tracciato scende leggermente fino ad arrivare a S. Antonio 1448 m dove ci concediamo una tazza di the caldo. Sta nevicando e attorno c'è una leggera nebbia, il silenzio è quasi totale, si sente solo il rumore dei nostri passi e il lento scorrere del torrente...non so veramente che cosa si possa chiedere di più!!! Riprendiamo il cammino, ignorando la prima deviazione sulla sinistra, proseguiamo verso il fondo della valle, non è ancora passato nessuno e quindi ci tocca battere la pista. Incontriamo una palina segnavia ormai quasi sommersa dalla neve, attraversiamo un torrente e ci portiamo sul versante opposto della valle, passiamo Forno 1230 m e continuiamo a salire immersi in un bosco coperto dalla neve, finalmente eccoci a Case Francoli 1555 m (Frankohus). Dopo un breve pausa scendiamo a riprendere il nostro cammino, ci soffermiamo a osservare una fontana la cui acqua scaturisce direttamente dalla montagna, dopo un traverso il sentiero scende leggermente e nella nebbia si cominciano a intravedere le prime case di Salecchio Superiore (Am obru Barg) 1510 m. Ci fermiamo a pranzare sotto alla tettoia di una fontana dove ci accomodiamo su una panca, davanti a noi un muro di neve... poco dopo a farci compagnia arriva anche il simpatico Lorenzo di Castellanza. Riprendiamo il cammino attraversando le antiche case walser, scendiamo verso il rifugio Zum Gorala, la traccia e ben segnata per cui procediamo spediti verso Salecchio Inferiore (Ufem undru Barg) 1322 m che raggiungiamo velocemente, quest'anno non c'è molta gente rispetto agli anni precedenti, causa cattivo tempo, ma si fa festa comunque (pochi ma buoni!!!). Passiamo accanto alla chiesa di Santa Maria del XVII secolo, che per l'occasione è aperta, senza fermarci troppo per timore di trovare le strade sporche, scendiamo verso valle, nel tratto di bosco che scendiamo ci concediamo qualche fuori pista... In prossimità della galleria togliamo le ciaspole e indossata la pila frontale come minatori entriamo, alcuni lumini accesi ci danno la direzione da tenere... ed ecco finalmente la luce!!! Ora ci aspetta la lunga discesa lungo la strada fino a Passo, arrivati al parcheggio salutiamo Lorenzo che ci ha allietato con la sua compagnia e soddisfatti ci avviamo verso la macchina. Ma una grande sorpresa ci attende, sulla via del ritorno incontriamo gli amici Claudio e Giorgio (www.escursionando.it), Flavio (www.cappef.com), e il loro amico Gianmario, non si poteva concludere la giornata in modo migliore, con la loro simpatia e allegria ci hanno regalato un momento di vera e autentica felicità...anche loro sono come noi MALATI DI MONTAGNA...

...sinfonia di rara bellezza..

il SILENZIO...
Deborah e Danilo a Case Francoli

...Neve... bianca, soffice, candida...


...il SOGNO...
...il brontolio di un torrente...

domenica 25 gennaio 2009

La Terra...

La terra non appartiene all'uomo, è l'uomo che appartiene alla terra,
e tutte le cose sono collegate come il sangue di una famiglia.
Qualunque cosa capita alla terra, capita anche ai figli della terra,
quindi non è stato l'uomo a tessere la tela della vita,
egli ne è soltanto un filo.
Qualunque cosa faccia alla tela la fa a se.
Capriolo Zoppo (Capo indiano Sioux)

domenica 18 gennaio 2009

Sulle strade militari del Monte Sette Termini

Camminare in una giornata in cui i fiocchi di neve ti accarezzano il viso su antiche mulattiere militari, nel silenzio del bosco tra trincee e gallerie, mentre la nebbia ti avvolge come un mantello...
Montegrino (545 m) si raggiunge da Varese percorrendo la strada della Val Cuvia verso Luino, una volta in paese notiamo alla nostra sinistra il busto di bronzo che ricorda Giovanni Carnovali detto "il Piccio", subito dopo si arriva nella piazza del paese dove ci concediamo un buon caffè caldo al bar, risaliti in auto svoltiamo subito a destra (SP23) percorriamo poco più di 1 km arrivando a un grazioso laghetto dove lasciamo l'auto 589 m. Inizia a nevischiare, ma poco importa l'importante è coprirsi bene, seguiamo la strada per circa 300 m costeggiando il laghetto completamente ghiacciato, raggiungiamo sulla sinistra una strada sterrata dove è stato posto un dettagliato pannello informativo sulla Linea Cadorna o "Sentiero della Pace" e una palina segnaletica con le indicazioni per il Colle della Nave e l'Alpe Campogino. Ci inoltriamo nell'abetaia mentre sta nevicando copiosamente, poco dopo raggiungiamo l'alpe Campogino, ci soffermiamo sovente osservando alcuni ingressi di gallerie che entrano nella montagna e il primo pensiero va a tutti gli uomini, donne e ragazzi che con grande sacrificio e fatica hanno realizzato tutte queste opere militari, basti pensare che tra Ossola e Valtellina furono costruiti 72 km di trincee, 88 postazioni di artiglierie di cui 11 in caverna, 296 km di strade carrozzabili, 398 km di mulattiere. La coltre nevosa aumenta è ora di calzare le ciaspole, tutt'attorno regna un silenzio quasi irreale rotto solo dall'eco lontano dei rintocchi delle campane... Arrivati a C.na Porsù 740 m si possono vedere alcune casermette e postazioni per obici, poco dopo alcuni alberi caduti probabilmente sotto il peso della neve ci costringono a compiere una piccola deviazione alla fine della quale arriviamo alla località Pian della Nave 813 m, una sella tra il Monte La Nave ed il Sette Termini. Seguiamo alcune tracce sulla sinistra di due belle case coloniche, arrivati a una palina segnaletica risaliamo la carrareccia sulla sinistra arrivando in breve al bivio per Viconago, abbandonata la carrareccia seguiamo a destra le indicazioni per San Paolo. Il percorso è davvero fantastico, arrivati a una casa il sentiero scende leggermente arrivando sul poggio dove è situata la chiesa di San Paolo 831 m, oggi purtroppo i panorami ce li possiamo quasi scordare, ma contempliamo comunque lo spettacolo surreale che la montagna ci offre...
San Paolo è un antico eremo, probabilmente fondato nel secolo XII dai padri Lateranensi, custodito in seguito fino alla fine del 1600 dai frati di Marchirolo, ristrutturato nel 1964 a cura degli Alpini di Marchirolo. Dopo una breve pausa ritorniamo sui nostri passi fino a Pian della Nave da dove decidiamo di salire in cima al Monte Sette Termini. Scendiamo fino alla strada asfaltata (SP23), troviamo un altro pannello informativo con accanto una palina segnaletica con l'indicazione Monte Sette Termini, passiamo accanto a un bunker e seguendo la mulattiera arriviamo a incrociare di nuovo la strada che seguiamo per circa una decina di metri per poi abbandonarla all'altezza di un tornante. Il sentiero risale il versante della montagna, i segni bianco e rossi posti intelligentemente sugli alberi ci danno la direzione giusta da seguire, ha smesso di nevicare già da qualche ora, Flavio con passo deciso fa da apri pista, sotto di noi notiamo tra la nebbia le case del Ristoro Centro Turistico Sette Termini. Risaliamo il versante della montagna e in breve arriviamo sul crinale sommitale del Monte Sette Termini 972 m, attorno grandi betulle ci fanno da cornice rendendo l'ambiente circostante suggestivo e di grande fascino (il monte è infatti noto anche come Bedeloni ossia "betulloni"). Il nome deriva dalla presenza in passato di sette macigni che delimitavano le aree di sette comunità dell'Alto Varesotto: Cugliate, Fabiasco, Arbizzo, Viconago, Montegrino, Bosco e Cremenaga. Nel Piano delle Nave si trovano le pietre che contrassegnavano i confini dette appunto "termini", in questo modo ogni comunità poteva esercitare il proprio diritto di pascolo e di sfruttamento dei boschi. Scendiamo lungo il pendio innevato verso il ristoro, dopo un breve giro tra le strutture semi abbandonate, ci fermiamo a mettere qualcosa sotto ai denti. Per il ritorno decidiamo di seguire in parte la strada asfalta e in alcuni tratti alcune piste forestali tra fitti boschi, consiglio comunque a chi non ha una buona conoscenza del territorio di seguire la strada asfaltata (SP23), abbiamo notato durante la via del ritorno l'assenza totale delle macchine. In compagnia di Danilo, Flavio e Simeone oggi abbiamo percorso una pagina della nostra storia, ricordare non fa mai male anzi a mio parere arricchisce il nostro bagaglio culturale.

San Paolo

Monte Sette Termini 972 m

Galleria costruita durante la Grande Guerra

Flavio, Simeone e Danilo

giovedì 15 gennaio 2009

Il sorriso

Sorridetevi l'un l'altro, sorridete a vostra moglie, sorridete a vostro marito, sorridete ai figli, sorridetevi l'un l'altro (non importa chi sia) e questo vi aiuterà a crescere con più amore l'uno per l'altro.
Madre Teresa

domenica 11 gennaio 2009

Ai piedi del Rosa

Magnifica, incredibile, stupenda... gli aggettivi per questa escursione con le ciaspole potrebbero non finire mai... Percorriamo l'autostrada sotto la luce intensa della luna piena che come un faro illumina la notte che sta terminando, mentre il sole sta lentamente sorgendo, le basi per trascorrere una fantastica giornata ci sono. Usciti al casello di Verres ci dirigiamo verso la Val d'Ayas, dopo circa mezz'ora arriviamo a St. Jacques 1685 m, dove parcheggiamo nella piazzetta adiacente alla chiesa. Temperatura esterna -8°, la neve manco a dirlo supera abbondantemente il metro, i miei compagni di ciaspole oggi sono il mitico Danilo (fondatore e socio del club "Malati di Montagna"), Flavio ormai compagno fisso (prossimamente socio) e Deborah alla sua prima uscita invernale (prima donna a essere socia del club). Dopo esserci cambiati ci dirigiamo al bar a bere un caffè CALDO... e Kiran dové?!?
Dalla chiesa seguiamo la strada asfalta fino alla frazione Blanchard (cartelli segnavia), per chi vuole c'è la possibilità di seguire la poderale a dx, ma io consiglio vivamente il sentiero!!! Attraversiamo il torrente e calziamo le nostre mitiche ciaspole, ormai stanno diventando parte integrale dell'abbigliamento, il sentiero sale ripido e dopo pochi minuti si attraversa nuovamente il torrente su un ponticello. Il tracciato s'inoltra ora più dolcemente all'interno del bosco fino a Fiery 1878 m, punto panoramico sulla vallata, seguendo sempre il segnavia 7, attraversiamo il pianoro dove sorge l'Alpe Belbosco. L'atmosfera che si respira oggi ha qualcosa di magico, appena usciamo dal bosco arriviamo a Pian di Verra Inferiore 2039 m, rimango come incantato faccio quasi fatica a camminare, ghiacciai, cime che superano i 4000 m... ma un rumore mi fa destare mi giro ed ecco un elicottero mi sorvola a bassa quota atterrando a poca distanza e ripartendo quasi immediatamente. Attraversiamo interamente il pianoro al termine del quale nei pressi di un ponticello (cartelli segnavia), iniziamo l'irta salita sulla sinistra, Flavio e Danilo ci precedono, mentre io e Deborah li seguiamo a ruota, anzi a ciaspola.... Arrivati al lago Blu 2215 m ci chiediamo ma il lago dové? la neve ha ricoperto tutta la superficie, credo che siamo nell'ordine dei due metri e oltre di neve, risaliamo a dx la morena del Grande Ghiacciaio di Verra arrivando oltre i 2300 m, si distinguono chiaramente il Breithorn orientale 4141 m, il Castore 4221 m e l’isolato Polluce 4084 m, scendiamo di qualche metro dove accanto a una grosso masso pranziamo. Deborah e Danilo si stendono a prendere il sole, ma io li richiamo subito al dovere, per il ritorno decidiamo di scendere dalla parte opposta verso i Pian di Verra Inferiore, attraversiamo un ponticello e poi giù a capofitto nel bosco, ci sono decine anzi centinaia di tracce e noi naturalmente come da copione ne aggiungiamo altre nella neve fresca. Arrivati sul pianoro ricalchiamo la via dell'andata fino a Fiery dove ci dirigiamo all'interno del villaggio, accanto alla chiesetta sorge lo storico albergo Bellavista meta di personaggi famosi, come il poeta Guido Gozzano. Purtroppo la giornata volge al termine, il sole scompare dietro le montagne e arrivati a St. Jacques ci accorgiamo che era senz'altro meglio rimanere accocolati al sole, in paese la temperatura oggi mi sa tanto che è rimasta sotto allo zero. Che dire di questa escursione, il dislivello è di poco più di 500 m, mentre lo sviluppo è di circa 10 km a/r, quanto ci vuole...più o meno, all'incirca, ma siamo sinceri con giornate simili in montagna chi sta a guardare l'orologio forse non ha ancora lo spirito giusto per essere MALATO DI MONTAGNA...cosa ne pensate???
Lago Bleu 2220 m

villaggio walser Fiery 1878 m Pian di Verra Inferiore 2039 m
Polluce - Castore
Deborah - Danilo - Flavio

martedì 6 gennaio 2009

Un pomeriggio al Parco Castello a Legnano

Erano anni che non vedevo cosi tanta neve a Legnano... e cosi con Deborah, Kiran, Danilo, Paola, Aldo e sua moglie, andiamo a fare qualche passo al parco tra scoiattoli, papere e anatre... le immagini si commentano da se!!!





domenica 4 gennaio 2009

su vecchi sentieri da Scopello a Scopa

Camminare d'inverno in montagna è come viaggiare in luoghi dove passo dopo passo il mondo attorno sembra assumere forme diverse e il tempo appartiene solo a noi stessi... Dall'autostrada A26 usciamo al casello di Romagnano Sesia/Ghemme, proseguiamo poi sulla strada provinciale 299 per Alagna. Arrivati a Scopello 659 m, svoltiamo a sinistra verso la stazione sciistica dell'alpe di Mera, dove lasciamo l'auto in uno dei parcheggi gratuiti sgombrati recentemente dalla neve. Ritornati sulla statale scendiamo verso Varallo, passiamo accanto a una banca e una farmacia, raggiungendo in breve la frazione Rua, attraversiamo a sinistra sulle strisce pedonali seguendo le indicazioni per Frasso. La strada passa davanti all'Oratorio di S. Antonio e alla cappella della Beata Panacea, arriviamo davanti a un pannello informativo con una cartina dettagliata, sotto sono indicati i relativi sentieri, risaliamo la strada asfaltata seguendo il segnavia n. 31, al primo tornate si tralascia sulla destra il bivio 31f per Ramello, proseguiamo fino alla fine della strada da dove poi seguiamo una traccia che prosegue in un bosco, arriviamo alla cascina Topini m 732 da qui si entra nella Comba di Frasso, attraversiamo il torrente su un ponte ricoperto di neve, la salita ora si fa più decisa passiamo dalle cappelle dell'Addolorata, della Madonna di Mera e dalla Ruviccia, per pervenire alla frazione di Frasso m 966 con il suo oratorio , tralasciamo per ora il segnavia a destra 26d e proseguiamo a sinistra sottopassando il punto di ristoro. Oltrepassato un portico, arriviamo alla cascina Balmella dove ci soffermiamo a osservate le case inserite perfettamente nell'ambiente circostante, passiamo su un ponte il rio Frasso e camminando tra due muretti di neve arriviamo in breve all'alpe Nigrera 1030 m. Ritornati alla fontana di Frasso riprendiamo il nostro itinerario seguendo il segnavia 26d, usciti dal paese arriviamo al parcheggio da dove arriva la carrabile, seguiamo la traccia sulla sinistra dove un cartello ci indica la direzione da seguire, in falsopiano arriviamo fino in località Le Piane m 1037, da qui il percorso richiede attenzione, attraversiamo il torrente Fusei e raggiungiamo l'Alpe Pian d'Ovasco m 1124. La traccia è sempre ben evidente e si inoltra nel bosco dove le abbondanti nevicate hanno fatto cadere innumerevoli alberi, attraversato il torrente Gorei passiamo accanto ad alcune baite ormai in rovina, arrivati in una gola superiamo il torrente Fossali su un ponte di neve e in breve arriviamo all'Alpe Chioso Nero di là m 1150. Scendiamo verso le baite sottostanti dell'alpe Piana di Biagio 1020 m, pieghiamo a sinistra seguendo la staccionata completamente immersa dalla neve, in pochi minuti arriviamo all'Oratorio di S. Maria Maddalena all'alpe Gallina 1030 m, si tratta di uno dei più antichi oratori di Scopa (sent. 26c). Ci accomodiamo sul balcone di una baita consumando il nostro pranzo, il sole è caldo e si sta veramente molto bene, ma purtroppo il tempo scorre e dobbiamo riprendere il nostro cammino. Ritorniamo verso l'alpe Piana di Biagio con le sue belle baite ristrutturate, scendiamo seguendo un evidente percorso (sent 26b), in successione passiamo per l'alpe Ca' di d'Elena (o dal Frè) 994 m, l'alpe Ca' del Vaga 982 m e l'alpe Ca' di Cappello 965 m, attraversiamo il torrente su un caratteristico ponte in legno, entrati nel bosco incontriamo i primi escursionisti della giornata... Il percorso arriva a incrociare la strada che sale verso Frasso, staccate le ciaspole iniziamo la discesa, dopo qualche tornante passiamo accanto a una grande legnaia da dove abbandoniamo la strada e su terreno in falsopiano ci dirigiamo verso una baita isolata. Camminando in leggera salita arriviamo alle prime case di Ramello 700 m, ci inoltriamo nel paese arrivando fino alla chiesa, nelle vie del paese sono stati allestiti alcuni presepi alcuni dei quali davvero molto belli, dalla chiesa seguiamo sulla destra le indicazioni per Scopello, attraversato un ponte il percorso arriva senza troppa fatica al bivio incontrato alla mattina sent. 31f. Giro ad anello di grande respiro, la salita fino a Frasso si può fare tranquillamente, mentre l'intero anello è da affrontare con cautela e solo se si è a conoscenza dei sentieri. In questa giornata mi hanno fatto compagnia l'immancabile Danilo, Flavio e Andrea.

...sarà sicuro???

Oratorio di S. Maria Maddalena 1030 m

reggerà il ponte di neve...speriamo!!!
Le Piane
Cascina Balmella
Frasso 966 m

venerdì 2 gennaio 2009

La piramide di neve...

Percorriamo tutta la strada in una fitta nebbia, da Lecco imbocchiamo la nuova strada per la Valsassina che unisce in 12 chilometri (9 dei quali in galleria, con pendenza media del 7%, e un tempo di percorrenza di circa 8 minuti) il capoluogo a Ballabio. L' imbocco è dalla superstrada 36, poco dopo il ponte Manzoni. Dal punto di vista tecnologico è ritenuta all' avanguardia, con 32 pannelli luminosi e 19 punti Sos e antincendio. Attesa dagli anni ' 70, i primi scavi risalgono addirittura al 1986, sono stati utilizzati più di 6 milioni e mezzo di chilogrammi di acciaio per cemento armato e 323 chilometri di tiranti e bulloni. Appena usciamo dalla galleria la nebbia sparisce magicamente, seguiamo le indicazioni per Moggio-Piani d'Artavaggio, arriviamo al parcheggio della funivia che sono circa le 9.00, caricate le ciaspole sugli zaini ci dirigiamo verso la biglietteria, il costo del biglietto è di 10 euro andata/ritorno, si parte da 890 m per arrivare ad una altezza di 1640 m, facendoci risparmiare circa 750 m di dislivello. All'uscita dalla funivia ecco davanti a noi imperioso il Sodadura una piramide bianca, che vista da lontano sembra quasi impossibile che si possa salire... con le ciaspole. Ci incamminiamo per il rifugio Rif. Castelli, ma ecco che si avvicina un gatto delle nevi e dalla cabina esce un ragazzo che ci informa che ha appena battuto la pista per lo sci da fondo e ci chiede se gentilmente possiamo andare sulla destra seguendo i pali contrassegnati d'arancione, noi naturalmente gli diciamo che non c'è nessun problema, così viriamo sulla destra seguendo una ben marcata traccia battuta dalle motoslitte, dopo una breve salita calziamo subito le ciaspole e scendiamo in direzione della chiesetta, mentre camminiamo non possiamo non fermarci per osservare le varie cime che ci circondano, il Resegone, il Grignone di cui ho un bel ricordo, con il suo rifugio Brioschi sulla cima, la Grignetta già salita due volte con il suo bivacco Ferrario a forma di modulo lunare e il più vicino Zuccone Campelli. Per la salita verso la cima decidiamo di seguire la cresta SW tecnicamente un po' più difficile, seguiamo alcune tracce sulla destra passiamo accanto a una casa e iniziamo la salita con passo costante, si segue tutto il filo di cresta fino ad arrivare vicino ad alcune roccette, a questo punto bisogna fare molta attenzione, un mio consiglio, in caso di ghiaccio sarebbe opportuno munirsi di ramponi e picozza, tenendosi sulla sinistra si aggirano in salita le roccette arrivando in breve di nuovo sul filo di cresta e in pochi minuti sulla cima. Dai suoi 2010 m il monte Sodadura ci regala un panorama davvero straordinario, si vede un mare che sovrasta tutta la pianura padana, dietro al Grignone il Gruppo del Rosa mentre dalla parte opposta un susseguirsi di cime. Incontriamo un gruppo di escursionisti di Milano a cui chiediamo di farci una foto di gruppo, per la discesa optiamo per la cresta NW più facile ma che richiede comunque come sempre attenzione!!! Per non farci mancare niente decidiamo che una cima non ci basta e quindi puntiamo per la cima di Piazzo, seguiamo la traccia che prosegue verso un canalino poi per ampi pendii raggiungiamo la vetta di Cima Piazzo 2057 m, che soddisfazione, siamo al settimo cielo, come prima uscita del 2009 è stata davvero un'escursione con i fiocchi e contro fiocchi... Incontriamo alcuni simpatici escursionisti a cui chiediamo gentilmente di farci una foto di gruppo, poi giù in discesa libera approfittando della fantastica neve, puntiamo verso il rifugio Cazzaniga-Merlini a 1900 m un vero nido d'aquila, inaugurato il 29 giugno del 1931 e distrutto il 14 ottobre del 1944 per eventi bellici, venne poi ricostruito e inaugurato il 14 settembre del 1952, appartiene alla sezione ANA di Lecco (tel. 0341 997839). Per il pranzo decidiamo di andare verso il rifugio Nicola 1900 m, dove ci sediamo su un tronco adibito a panchina da cui godiamo di una veduta fantastica, il rifugio è stato costruito nel 1968, la sua forma piramidale è stata voluta per richiamare il Sodadura, anche se di concezione moderna al suo interno mentre beviamo il caffè notiamo la cura con cui i gestori hanno cercato di mantenere l'ambiente in sintonia con la montagna (tel. 0341 997939). Ci rimettiamo in cammino completando il nostro giro ad anello scendendo lungo la pista battuta e dove ci è possibile scendendo nella neve fresca, rispetto al mattino c'è parecchia gente soprattutto bambini, che con i loro slittini e bob sfrecciano lungo la pista a loro adibita, arriviamo alla funivia sui nostri volti grande è la soddisfazione di questa giornata, un'escursione con le ciaspole davvero molto bella, la salita al Monte Sodadura è da effettuarsi solo per chi ha un'adeguata esperienza di montagna, mentre la salita alla Cima Piazzo è sicuramente più facile, in alternativa per chi vuole può fermarsi nei due rifugi. Il dislivello per la salita alle due cime è di circa 700 m, considerando anche alcuni sali e scendi.

Cresta SW del monte Sodadura

Cresta NW del monte Sodadura

rifugio Cazzaniga-Merlini

Madonnina in cima al Sodadura 2010 m Cima Piazzo 2057 m
Il monte Sodadura e i Piani d'Artavaggio Aldo - Danilo - Fabio e Flavio

giovedì 1 gennaio 2009

...un tempo per la PACE

Per ogni cosa c'è il suo momento,
il suo tempo per ogni faccenda sotto il cielo.
C'è un tempo per nascere e un tempo per morire,
un tempo per piantare e un tempo per sradicare le piante.
Un tempo per uccidere e un tempo per guarire,
un tempo per demolire e un tempo per costruire.
Un tempo per piangere e un tempo per ridere,
un tempo per gemere e un tempo per ballare.
Un tempo per gettare sassi e un tempo per raccoglierli,
un tempo per abbracciare e un tempo per astenersi dagli abbracci.
Un tempo per cercare e un tempo per perdere,
un tempo per serbare e un tempo per buttar via.
Un tempo per stracciare e un tempo per cucire,
un tempo per tacere e un tempo per parlare.
Un tempo per amare e un tempo per odiare,
un tempo per la guerra e un tempo per la PACE.
Dal Libro del Qoèlet

domenica 28 dicembre 2008

Sfidando il freddo pungente...

Oggi insieme a Kiran ci rechiamo a visitare uno dei luoghi di cui ho sentito tanto parlare ma che non ho mai visitato, la Valle dell'Isorno detta localmente "la valle dell'impossibile". Transitando sulla S.S. del Sempione all'altezza dell'uscita di Anzola assistiamo a uno spettacolo davvero unico, tutto attorno è completamente imbiancato dalla recente nevicata e dal gelo delle ultime ore, "forse è passata la dama dell'inverno e senza volerlo ha strisciato il suo mantello lungo la valle..." sembra di essere in qualche regione nordica!?! Usciti a Montecretese seguiamo le indicazioni per Altoggio, arriviamo nella piazzetta antistante il paese dove parcheggiamo l'auto (742 m). Il toponimo descrive senz'altro la sua natura dì poggio elevato, un tempo era la più alta e abitata delle frazioni di Montecrestese. Sono circa le 9.30 e la temperatura esterna è di circa -7° brrrrrrrr..., cerchiamo di cambiarci celermente e di iniziare a camminare in modo tale da riscaldarci un po', passiamo all'interno del paese tra strette viuzze, arrivati all'antica fontana adibita anche a lavatoio proseguiamo diritti arrivando davanti alla chiesetta, sulla sinistra dopo un breve tratto di strada asfaltata, sul lato destro di una casa inizia il sentiero. Iniziamo a salire nel bosco e dopo qualche minuto calziamo le ciaspole, incrociamo la strada agro-silvo-pastorale che è parzialmente innevata, arrivati a un bivio svoltiamo a sinistra seguendo le indicazioni Coipo-Alagua, grazie ai ramponcini sotto le ciaspole superiamo con facilità il tratto ghiacciato. La coltre nevosa aumenta e dove è possibile riusciamo a seguire il sentiero contrassegnato sugli alberi in bianco-rosso, in questo modo anche d'inverno si può facilmente seguire, arrivati alla Cappella dei Genovesi 980 m ci concediamo una piccola sosta per toglierci un primo strato di abbigliamento, il sole ormai sta alto in cielo e ci accompagna con i suoi caldi raggi...era ora!?! Saliamo attraverso un bellissimo bosco, passiamo accanto ad alcune cappelle, poi ecco apparire attraverso gli alberi il campanile del Santuario della Madonna di San Luca 1156 m (Sec. XVIII), il panorama verso la Val d'Ossola e superbo. Il sentiero prosegue dietro al santuario per poi arrivare di nuovo sulla strada battuta dal gatto delle nevi, dove ci è possibile tagliamo i lunghi tornanti abbreviando notevolmente il percorso. Mentre il Monte Leone con i suoi 3552 m ci osserva arriviamo a Corte Bertolini 1370 m, abbandoniamo la strada per svoltare a sinistra salendo verso le baite, alcune nuvole stanno avanzando velocemente ma sembrano che siano solo di passaggio... Arriviamo a Coipo 1407 m, davvero incredibile che esistano luoghi cosi belli sia dal punto di vista paesaggistico che panoramico, continuiamo la nostra salita invigoriti da un'energia scaturita dalla voglia di non fermarsi e di scoprire ancora qualcosa di nuovo... Arrivati alla palina segnaletica seguiamo le indicazioni Alpe Giovera-Piazzeno-Monte Larone, l'altezza della neve ormai supera abbondantemente il metro e mezzo, Kiran è entusiasto e non saprei davvero dire la quantità di foto scattate, siamo arrivati all'alpe Giovera di Sotto 1521, ci consultiamo e decidiamo di salire ancora per un po', siamo ora in un bel bosco di larici, fortunatamente alcune motoslitte hanno battuto la pista, incontriamo un'altra palina segnaletica e poco sopra alcune belle baite ristrutturate probabilmente siamo arrivati a Giovera di Sopra, il GPS mi indica che siamo a 1630 m e vista l'ora 12.45 decidiamo di mangiare qualcosa, purtroppo dobbiamo rimanere in piedi non c'è un angolo che non sia ricoperto dalla neve, si fa fatica a capire addirittura dove termina il tetto di alcune baite... Per la via del ritorno ci dirigiamo verso il bel nucleo di baite di Coipo, dove la cura e l'attenzione nel ristrutturare le baite sono da premio oscar, seguiamo una pista in discesa arrivando a un piccolo laghetto, ricoperto completamente dalla neve, ci dirigiamo verso una casa isolata poi naturalmente come da programma dove ci è possibile scendiamo sulla neve fresca, il divertimento di usare le ciaspole credetemi è proprio durante la discesa!!! Arrivati in paese ci fermiamo alla fontana per lavare le ciaspole e scattiamo le ultime foto a questo paese dove ogni angolo traspira storia di un mondo passato...
Ringrazio Claudio e Giorgio (http://www.escursionando.it/) per l'ottimo suggerimento...
Malati di Montagna

immagine surreale...


Panoramica



Alpe Giovera di Sopra 1630 m

...particolare...

...suggestiva...

la val d'Ossola