Il mio zaino non è solo carico di materiali e di viveri: dentro ci sono la mia educazione, i miei affetti, i miei ricordi, il mio carattere, la mia solitudine. In montagna non porto il meglio di me stesso: porto me stesso, nel bene e nel male.
Renato Casarotto

Le montagne sono di tutti, ma non sono per tutti: sono per chi le ama e le rispetta, per chi vuole viverle e conoscerle, per chi non prevarica con il proprio io la loro esistenza e armonia.
Mario Rigoni Stern

domenica 27 aprile 2008

Cima Lariè 2144 m - una cima da palati sopraffini

Oggi una piccola breve premessa è quasi d'obbligo. Esistono cime e luoghi sconosciuti e talvolta ignorati dall'escursionista, molte volte si predilige le cime più rinomate, tralasciando così il piacere di salire a cime poco conosciute ma di grande fascino, sia dal punto di vista paesaggistico che naturalistico.
Lasciamo l'auto nell'ampio parcheggio, poco sotto al paese di Monteossolano, piccolo e tranquillo paesino frazione di Domodossola e situato all'imbocco della Val Bognanco.
Sono le 8.50 il sole fa fatica a uscire, il gruppo oggi è composto da Fabio, Deborah, Paola, Danilo, Kiran, Flavio, Paolo e Piergiorgio, saliamo verso il paese, vicino alla fontana troviamo già i primi cartelli con le indicazioni e i tempi di salita, cima Lariè 3.30 ore. Superate le ultime case, abbandoniamo la strada agricola che faremo al ritorno e seguiamo il vecchio sentiero che conduce attraverso i boschi di castagno all’alpe Reso 1250 m. Le baite sono ben curate, superata una fontana incontriamo una palina segnaletica, il sentiero sale decisamente a sinistra e dopo un tratto all'aperto, ci immergiamo in un fantastico bosco di faggi, in alcuni tratti le foglie sono talmente tante che si fa quasi fatica a camminare, lascio andare avanti Kiran che data la sua età ha energie da vendere!?! Arriviamo all'alpe Spino 1550 m, dove facciamo una sosta ristoratrice, Paola ne approfitta addentando subito un panino. L'alpeggio conserva ancora una vecchia cisterna per la raccolta dell'acqua piovana.
Riprendiamo il cammino, magicamente entriamo in bosco di larici, strane forme si alternano davanti a me, all'improvviso mi appare un'enorme animale, proteso verso l'alto con la bocca spalancata, mi fermo a guardarlo, ma lui rimane immobile, era solo un vecchio larice che il tempo e la natura ha voluto regalarci...forse la mia testa viaggia troppo con la fantasia...
Usciti dal bosco incontriamo la prima neve, siamo ormai vicini all'alpe Campo che raggiungiamo in breve 1860 m. Ultima sosta prima della salita verso la cima, seguiamo le indicazioni poste sul cartello, ma la neve ancora abbondante ne ha ricoperto i vari segni, per cui dobbiamo proseguire cercando il percorso migliore per salire in cresta. Mi fermo per mettere le ghette, quasi tutti le hanno dimenticate a casa...risultato alla fine saranno, scarponi inzuppati e tanto freddo ai piedi, una lezione che penso che se la ricorderanno per diverso tempo (tenere sempre le ghette nello zaino sia d'inverno che d'estate). Arrivati in cresta prendo il comando del gruppo, non avevo previsto cosi tanta neve!?! Si fatica ad avanzare, il percorso attraversa vari tratti dove sotto la neve ci sono pietraie per cui bisogna stare molto attenti a dove si mette i piedi, i panorami attorno sono davvero fantastici, sembra di essere sospesi tra cielo e terra, passiamo sotto a una piccola croce posta sul filo di cresta, finalmente appare la tanto sospirata cima, accellero il passo ma mi rendo conto di essere rimasto solo, arrivo alla cima dove si erge un grosso ometto con una piccola croce, attorno il silenzio più totale, mi fermo appoggio la mano vicino alla croce e per pochi secondi mi avvolge una pace e un senso di libertà che solo in alcune occasioni mi è capitato di provare.
Siamo tutti arrivati, Deborah ha le mani che sono ghiacciate per cui provvedo immediatamente a riscaldarle, Kiran afferma di avere a posto dei piedi due blocchi di ghiaccio. Sono le 13.00 facciamo le dovute foto di rito e ritorniamo all'alpe Campo per mettere qualcosa sotto i denti. All'alpe succede veramente di tutto, qualcuno toglie scarponi e calze, usando i guanti per scaldare i piedi, altri si arrampicano sui tetti delle baite credendo di essere delle caprette...
Riprendiamo la via del ritorno, passiamo di nuovo per all'alpe Reso, dove decido di scendere per la strada agricola, arrivati all'alpe Pertus ci concediamo l'ultima pausa della giornata. Prima di arrivare a Monteossolano passiamo sotto ai rami di alcuni ciliegi ricoperti da un'intensa fioritura, sembrano essere scaturiti da un librro di fiabe....Passiamo tra le vie del paese fino a raggiungere le auto, giornata indimenticabile, anche se il dislivello di 1360 m è stato notevole e alcuni hanno le calze che sono ancora completamente bagnate, la gioia e la contentezza è visibilmente scolpita sui nostri volti.
Una nota di merito va sicuramente a Flavio (www.cappef.com), Giorgio e Claudio (www.escursionando.it) per avermi fatto scoprire quest'angolo di paradiso.
Malati di Montagna

Tra cielo e terra



Cima Lariè 2144 m



Foto di gruppo



Chi mi sa dire che tipo di animale è?

domenica 20 aprile 2008

Sentiero del Viandante - seconda puntata

Partiamo da Legnano alle ore 7.00, destinazione Varenna, sulla sponda orientale del lago di Como, seconda escursione in programma del CAI di Legnano. La descrizione è identica a quella fatta il 9 marzo 2008 (vedere post 11 marzo 2008). Qualcosa di diverso è successo rispetto a un mese fa, non piove e non ci sono nemmeno le nuvole basse, certo le previsioni non danno bel tempo, ma un sole pallido accompagnato da una leggera velatura e tutto quello che abbiamo incontrato...ogni tanto anche i metereologi sbagliano!!! Il gruppo è compatto, siamo in 53 e finalmente tanti giovani, sinceramente non ne vedevo cosi tanti da molto, molto tempo. Alla partenza ci precedono tanti bambini, tutti con il loro bel cappellino giallo, fanno parte dell'Alpinismo Giovanile, sezione CAI di Calco (LC). Tutto procede per il meglio, anzi verso la via del ritorno, si intonano canti di montagna, la gente sembra contenta e soddisfatta della giornata trascorsa, arriviamo al Crotto del Cech che sono circa le 15.00, molti rimangono a riposarsi, mi viene l'idea di proporre la salita al castello di Dervio, tanto per fare quattro passi, l'idea è accettata e cosi con circa 20 persone saliamo al castello.
Seguiamo le indicazioni del sentiero del viandante fino a incontrare il cartello, da cui sale a tornanti il ripido sentiero acciottolato. Dopo circa 10 minuti arriviamo alla torre del Castello di Orezia, anche se sarebbe più esatto chiamarlo mastio, dato che le fortificazioni attorno alla torre erano date dalle mura degli edifici circostanti. Ritorniamo al crotto per la classica bevuta di fine giornata, il pullman ci aspetta per riportarci a casa, gran bella giornata!!!
Malati di Montagna

FANTASTICO GRUPPO

sabato 19 aprile 2008

serata dedicata al ricordo...

Vi siete mai fermati in un momento della giornata, a riflettere quanto è importante la parola libertà...penso che in questo momento della storia dell'umanità, venga spesso ignorata, forse perché abbiamo perso la voglia di ricordare.
Venerdì 18 aprile 2008, fuori piove e fa freddo, stasera nella sede del CAI di Legnano sono ospiti Luigi Botta (Presidente ANPI), e la scrittrice legnanese Rosa Romano Bettini che presenta il suo libro "Amori sospesi". L'introduzione viene fatta dal signor Luigi, dove spiega perché il libro è cosi legato alla montagna e alla lotta partigiana. La serata si alterna a piccole riflessioni della scrittrice e a brani del libro letti splendidamente da Anna Porcu. Certo bisogna leggere il libro, che farò al più presto, ma credetemi mentre ascoltavo i brevi passaggi di lettura, ero come trasportato in quel periodo, durante la seconda guerra mondiale, se chiudevo brevemente gli occhi, vedevo quasi le persone e i luoghi raccontati.
Quando ritornerò in val Veddasca a camminare. sicuramente ricorderò le frasi lette e il mio pensiero andrà a tutte quelle persone che per la nostra LIBERTÀ sono morte.
Malati di Montagna


domenica 13 aprile 2008

Grigna Meridionale "Grignetta" 2181 m

Chi non ha mai sentito parlare del famoso bivacco Bruno Ferrario 2181 m, sul lato orientale della vetta della Grignetta? Ma si proprio il bivacco a forma di modulo lunare, vedere per credere. Bando alle ciance oggi corso di aggiornamento del Gruppo Escursionistico, presenti: Angelo (il Capo), Fabio, Kiran, Flavio, Deborah e Paola, istruttore e accompagnatore Vittorio (Istruttore Nazionale di alpinismo e di sci alpinismo), ragazzi oggi si fa sul serio...
Arriviamo ai Piani Resinelli, prima della chiesa sulla destra risaliamo un breve tratto di strada asfaltata, dove finisce lasciamo le auto. Tutti pronti, picozze agganciate, io e Flavio mettiamo le due corde negli zaini, non fa freddo ma intorno è tutto bianco, durante la settimana deve aver nevicato, il sole cerca di far breccia tra la nebbia e le nuvole, con qualche timido risultato.
Ci incamminiamo lungo il sentiero, sembra di essere in autunno e non ad aprile, il panorama verso il lago di Como è stupendo, i torrioni alle nostre spalle sembrano torri di un'antico castello, le Grigne... le chiamano le dolomiti lombarde, ma loro sono e rimangono LE GRIGNE.
Arriviamo all'attacco del sentiero detto "La Direttissima", un nome un programma, catene, pioli in ferro, scale verticali e per concludere il famoso Caminietto Pagani. Finito il sentiero attrezzato, la neve lo ha reso ancora più infido e pericoloso, risaliamo sulla destra il canalone di Val Tesa, la neve è veramente molta, per cui si decide di cominciare a fare qualche esercitazione, tanto per iniziare come tirare una corda fissa su un nevaio, Vittorio è veramente in gamba, bravo e paziente ci spiega cosa bisogna fare dettagliatamente. Finita la lezione riprendiamo il cammino, in alcuni punti i passaggi sono veramente ardui, decidiamo di prendere le picozze, risaliti un pendio nevoso circa 45°, arriviamo sul sentiero Cecilia, dopo un breve tratto quasi in piano con dei passaggi davvero da brivido, scendiamo aiutati con delle catene, inizia la seconda lezione, Vittorio ci spiega ora come tirare una corda fissa in verticale e a far scende in sicurezza con la corda. Risaliamo un'altro pendio ripido 45-50°, fino ad arrivare sulla cresta Cermenati, il cartello indica 20 minuti per la cima che raggiungiamo. Siamo soli, l'unica compagna sono alcuni gracchi, siamo avvolti dalle nuvole, sta anche scendendo della neve ghiacciata, ma appenda decidiamo di scendere ecco che un colpo di vento ci fa apparire brevemente il versante della Grigna Settentrionale "Grignone". Scendiamo stando molto attenti a non scivolare, ma non è facile rimanere in piedi, infatti ecco le prime cadute, ma niente di serio solo il sedere un po ammaccato. Si segue il sentiero della Cresta Cermenati, Vittorio ci spiega l'ultima lezione della giornata come mettere un chiodo nella roccia e i vari sistemi usati dagli alpinisti per risalire le pareti...split, friend...
Prima di arrivare al rifugio Porta svoltiamo a destra e in breve attraverso il bosco arriviamo alle auto. Gran bella giornata, tutti siamo arrivati interi, con qualche ammaccatura ma interi, ai Piani Resinelli andiamo al bar per bere qualcosa e poi a casa, oggi dobbiamo fare i bravi cittadini e andare a votare, speriamo che chi vinca faccia del bene al nostro paese e alle nostre montagne.
Malati di Montagna

sentiero in costa



panorama primaverile



in cima tra le nuvole

lunedì 7 aprile 2008

Tutti al mare, tutti al mare a mostrar le chiappe...

E via che si parte con il programma escursionistico estivo del CAI di Legnano, e come da tradizione si va al mare, destinazione Levanto. Previsioni meteo non delle migliori, poco prima di uscire dall'autostrada, ecco che viene giù una copiosa pioggia accompagnata da grandine...iniziamo proprio bene!!! Parcheggiamo i due pullman vicino alla stazione, meno male che ha smesso di piovere, ultime parole famose... Ci incamminiamo verso la chiesa di Sant'Andrea, ed ecco la famosa nuvoletta di Fantozzi, chi apre l'ombrello e chi si infila la mantella, tutti che mi chiedono e il sole?, io da buon accompagnatore assicuro che il sole, arriva...almeno spero! Arriviamo alla Loggia medioevale, ed ecco che come d'incanto smette di piovere, è decisamente il momento per fare una foto di gruppo, tutti che sorridono, anche perché ormai sembra che il tempo stia veramente per migliorare. Dopo la visita alla chiesa di Sant'Andrea, saliamo al castello costruito probabilmente dai Malaspina, è citato a partire già dal 1165. Seguiamo le indicazioni Punta Mesco/Monterosso, indicate dal cartello all'inizio della mulattiera (sentiero n. 1, rosso-bianco-rosso). La salita ci regala subito un panorama eccezionale su Levanto, camminiamo immersi nei colori e nei profumi tipici della macchia mediterranea. Dopo un breve tratto di strada asfaltata si riprende nuovamente il sentiero, la salita si alterna a lunghi tratti in piano, tanti sono già in maglietta, se avevo i pantaloni corti penso che li avrei indossati...
Sempre in leggera salita si passa accanto a una torretta di segnalazione per poi arrivare a “Sella Sant'Antonio al Mesco” da dove in breve si raggiunge punta Mesco. Qui a 313 metri di quota sono situati i ruderi restaurati dell'antico Monastero di Sant'Antonio, (risalente ai secoli XI-XIV, abbandonato all'inizio del Seicento), una serie di fortini militari e la vicina ex stazione militare per la navigazione del Semaforo, un vecchio faro segnaletico abbandonato da cui si gode una vista spettacolare a picco sul mare, dopo il pranzo qualcuno si sdraia a prendere il sole, altri invece scattano foto a tutto quello che li circonda. Si ritorna al bivio dove sulla destra si stacca il sentiero n° 10 che porta a Monterosso. Il sentiero scende dapprima abbastanza dolcemente e poi più ripidamente lungo una scalinata, si procede per un centinaio di metri sulla strada asfaltata, si riprende a destra la scalinata che, con pendenza minore e su percorso più facile raggiunge in breve le case di Monterosso. Andiamo in spiaggia, qualche audace è già con i piedi a mollo, come non fare una foto alla Statua del Gigante, imponente e suggestiva struttura in cemento armato, appoggiata ad uno sperone di roccia, alta 14 metri e pesante 1700 quintali, raffigura Nettuno. La statua sovrasta l'omonima spiaggia, e la villa in cui ha trascorso parte della vita e delle vacanze estive il Premio Nobel per la letteratura Eugenio Montale. Decidiamo che una visita al borgo vecchio e d'obbligo, subito dopo la galleria sulla sinistra arriviamo alla chieda di San Giovanni Battista dove ci soffermiamo ad ammirare la bellissima facciata alternata da marmo bianco e serpentino verde scuro, arricchita da un rosone centrale traforato in marmo bianco, passiamo tra i vicoli stretti delle case, accanto a tipici ristoranti dove fuoriesce un buon profumo e che non fa che aumentare la fame..., chi si prende un bel gelato e chi si abbandona alla tipica focaccia ligure.
Anche se siamo solo in aprile i turisti stranieri sono già presenti a centinaia, non per niente Le Cinque Terre rappresentano una meta sempre più ambita, affascinati da un paesaggio di rara bellezza e di particolare interesse naturalistico e culturale che è stato anche riconosciuto dall’UNESCO Patrimonio Mondiale dell’Umanità.
Malati di Montagna

Bellezze al mare



Il "Gigante"



Il golfo di Levanto



Un tuffo da Punta Mesco

domenica 30 marzo 2008

In val Quarazza, nella valle dei Guturarghini

I Guturarghini (buoni lavoratori)
Erano i nanerottoli che abitavano un tempo Macugnaga. Erano molto timidi forse perché temevano che qualcuno li deridesse per la statura e perché avevano i piedi girati indietro e quindi si nascondevano sempre!!! Però erano molto ingegnosi tanto che avevano insegnato agli alpigiani a ricavare dal latte: burro, formaggio, ricotta.
Chi da Isella (1226 m) sale al Lago delle Fate (1315 m) percorrendo la strada sterrata, se volge lo sguardo verso destra noterà alcune sculture ricavate dai tronchi degli alberi, sono i Guturarghini...ma le sorprese non finiscono qui!!!
Oggi la giornata si presenta nuvolosa, ma con squarci di sereno, il sole sembra giocare a nascondino con le nuvole. Parcheggiamo le auto a Isella, seguiamo la strada sterrata e lo "Schlittuweg" (Sentiero delle Slitte) che porta sul bel poggio di Motta. in breve arriviamo allo sbarramento del Lago delle Fate, che ha sommerso la frazione di Quarazza. Attualmente sorgono poche baite, qualche struttura turistica, in particolare ristoranti, ed una cappella dedicata a San Nicola, che ha sostituito la vecchia chiesetta sommersa dal Lago. Seguiamo le tracce ben evidenti che costeggiano il torrente, il paesaggio ricorda molto il Klondike, la neve ormai si sta lentamente sciogliendo e i crocus stanno già sbocciando. Arriviamo in località "Crocette", meglio nota come "Città Morta", con le testimonianze dell'antica lavorazione dell'oro (1460 mt.).
Alcuni cartelli ci ricordano che stiamo percorrendo il Tour del Monte Rosa e il Grande Sentiero Walser, i segni bianco-rosso-bianco sono spesso presenti sulle piante, per cui anche con la neve il sentiero è sempre abbastanza evidente, tralasciamo il ponte sulla sinistra e proseguiamo diritti. Dopo aver attraversato il torrente che raccoglie le acque del vallone di Carpisana, arriviamo in un punto dove il torrente Quarazza ci regala uno spettacolo meraviglioso, alcune cascatelle collegano varie pozze d'acqua, chiamate comunemente marmitte, l'acqua ha una una colorazione che varia dal verde all'azzurro, rimaniamo talmente estasiati che ci soffermiamo come se fossimo davanti a un quadro di Leonardo da Vinci. Arriviamo all'alpe Prelobia di sotto (1510 m), finalmente possiamo indossare le ciaspole, seguiamo la pista battuta e dopo aver attraversato un ponticello in legno, il percorso comincia decisamente a salire. Ben presto notiamo sopra di noi la croce dell'alpe La Piana (1613 m). Siamo alla testata della valle, un cartello indica che al Passo del Turlo ci vogliono ancora ben 3.00 ore. all'alpe tra battute e risate ci concediamo il meritato pranzo, per il ritorno decidiamo di percorrere la parte opposta della valle, ancora abbondantemente ricoperta da neve. Il dislivello di oggi è di soli 400 m circa, ma lo sviluppo è stato notevole il GPS tra andata e ritorno ha calcolato 17 km, percorso veramente ricco di storia, dove la natura ha il predominio totale e dove l'escursionista può solo fare da spettatore.
Malati di Montagna

i Guturarghini "Piergiorgio"



i Guturarghini "Fabio"



i Guturarghini "Danilo"



i Guturarghini "Kiran"



giochi d'acqua nel torrente quarazza

lunedì 24 marzo 2008

Il paradiso terrestre? Si trova a Crampiolo...

Domenica 23.03.2008Sono le 18.25 di Pasqua 2008, l'atmosfera è fantastica, fuori c'è una bufera di neve e noi qui al calduccio, dalla finestra ci godiamo quest'ultimo spettacolo dell'inverno che se ne va. A parte una leggerissima preoccupazione (il proprietario dell'agriturismo Alpe Crampiolo, dove dormiamo, ci ha appena detto che si mangia alle 19.15-19.30, solo se la cuoca si sveglia), il relax è totale. Qui all'agriturismo si sta bene e intorno tante piccole baite ispirano un senso di tranquillità. I gestori sono simpatici, specie la signora Laura: stavamo cercando di spiegarle come avremmo voluto disporci nelle camere e lei ha subito capito che Fabio ha ben due mogli!! Ma come? L'abbiamo ragguagliata sulla situazione, dicendo ma no, Paola cerca un fidanzato. La signora, bella spiccia, ha detto che qui a Crampiolo non c'è molta materia prima, ma chissà, per domani magari qualcosa salta fuori... L'appetito intanto aumenta, il ristorante dell'agriturismo ha vinto il Premio "Viaggi e Sapori" nel 2006 e altri premi. Fuori nevica sempre più forte, chissà se riusciremo a fare la prevista ciaspolata notturna. In ogni caso oggi ci siamo dati da fare, una "sgambatina" è stata d'obbligo. Digressione: siamo scesi al ristorante la cuoca la proprietaria signora Fiorella, si è svegliata e ci attende sorridente c'è un profumino tentatore, alle pareti articoli di buongustai soddisfatti che hanno mangiato qui. Il proprietario signor Adolfo ci racconta che i suoi figli hanno un'azienda agricola e qui è possibile anche adottare una mucca. Fantastico, chi adotta una mucca può assaggiare il latte, il burro e il formaggio. Purtroppo per quest'anno le mucche sono state tutte adottate. Ritorniamo all'itinerario di oggi. Al nostro arrivo, alle undici, abbiamo lasciato l'auto al Devero e in una mezz'ora eccoci qui a Crampiolo (1767 m). L'aria è veramente frizzantina ma ogni tanto spunta il sole. Brrr siamo congelati!! Piccola pausa pranzo nella baita dove dormono Roberto, Marilena, Paolo ed Elena, il camino è acceso si sta bene. Nel pomeriggio si riparte per l'alpe Sangiatto (2015 m): paesaggio favoloso, tanta neve, qualche raggio di sole. Non incontriamo nessuno, i più tosti di noi battono la pista. C'è uno scenario naturale che ci emoziona. Al termine della passeggiata ci concediamo un tè al ristorante Fizzi, il gestore è un tipo "originale" (soprannominato subito da qualcuno di noi "Carate due la vendetta"). Elena è un po' preoccupata, nel primo pomeriggio ha fatto cadere il cellulare nel wc e non riesce più ad accenderlo! Flavio è talmente preso dal suo ruolo che traduce in tutte le lingue come si dice "gatto silvestro". Inoltre parla continuamente di TOPE, da stamane ormai, si può definire "UN UOMO PERSO". Ormai sono arrivati tutti al ristorante, la fame si fa sentire. Un pensierino per Danilo: CI MANCHI!!! Il menù (cenetta DELIZIOSA) crespella al Bettelmatt e funghi, ravioli di carne alle verdure e pepe rosa, capretto arrosto, scaloppine con salsa di capperi, verdura cotta e insalata, dessert: crostate, salame di cioccolato, torta alta yogurt e mele. Durante la cena Merli viene citato per la musica che ci fa ascoltare durante la gita, chi è in auto con lui, in particolare i guidatori,subiscono un affascinate effetto "RINCOGLIONIMENTO". E ora: abbiocco o ciaspolata?... alla fine prevale il senso del dovere... ciaspoliamo fino alla diga e tentiamo di iniziare il giro del lago ma ci sorprende un'abbondante nevicata e vento forte. Torniamo alla base -2°C! E' molto emozionante vedere tutte quelle torce che ondeggiano nella neve. Incontriamo anche un'altro gruppo che sale. Alle ventitré circa ci ritiriamo al calduccio ma i più temerari (Kiran, Silvio, Flavio e Andrea) non ci sono ancora, hanno deciso di proseguire a piedi per il Devero. Prevedo che andranno "IN VITA". Noi, per essere sicuri di non essere disturbati, li abbiamo chiusi fuori. PG li avrebbe già sgridati. Eh si che oggi sono stati riempiti di neve (Kiran e Flavio) da Deborah che li ha letteralmente seppelliti.
Lunedì 24.03.2008Ed eccoci a Pasquetta. Stanotte "i ragazzi" hanno fatto le ore piccole, ma hanno fatto di tutto (?!!??) per non fare RUMORE. Kiran ormai assomiglia sempre di più a Merli, oltre ha portare i cd per il viaggio (citiamo qualche pezzo: la "tarantella", oh bella ciao), stamane è uscito in solitaria alle 6.30 per fotografare!!! Dal canto suo Flavio ci ha mostrato per pochi secondi (vedo...non vedo...) gatto silvestro... quello stampato sui boxer, ovviamente. Ha smesso di nevicare, la giornata è serena, ora ci si deve alzare... ha scanso di equivoci Fabio suona il campanaccio e sveglia tutti gli ospiti. Ora la colazione. Il burro dell'alpeggio deve essere squisito! E anche la marmellata e il miele! Per la mattinata è previsto il giro del Lago del Devero. E oggi si torna qui all'agriturismo a mangiare la polenta! Fuori -8° C!! Alle 12.20 eccoci di ritorno tutti con il morale alle stelle. Prima di tutto il menù è speciale antipasto con salumi locali e poi polenta con formaggi e carne. Tutto meritato perché oggi Fabio ci ha portato a fare un'impresa mitica: la traversata del lago. Camminavamo tranquilli, poi un'indecisione su un sentiero e il capogita non ha dubbi: "SI ATTRAVERSA IL LAGO!!!". Nessuno osa contraddire la nostra guida spirituale che incita ha non aver paura dicendo: camminate staccati cosi al massimo muore solo uno!!! Nessuno ha il coraggio di partire per primo... ed ecco Deborah (moglie del capogita) che improvvisamente sente l'adrenalina scatenarsi dentro di lei e apre la pista tenendo altissimo l'onore femminile in questa vacanza. traversiamo il lago in orrizontale tutti euforici e anche un po' timorosi scattando numerose foto visto anche il fantastico paesaggio che ci circonda (Monte Cervandone 3212 m, Punta d'Arbola 3235 m, Monte del Sangiatto 2387 m). Appena arrivati dall'altra parte del lago abbiamo pensato, perché quei tre signori (svizzeri) che stanno passando sono legati?? Ma che importanza ha? All'unanimità decidiamo di traversare il lago anche in lunghezza, avvolti e colpiti dalla bellezza circostante. WOW! Ora, dopo aver gustato l'ottimo pranzo e il gustoso strudel finale della signora Laura, progettiamo di affrontare anche il ponte tibetano di cui parla l'ultimo numero dello "Scarpone". Chi ci ferma più? E' quasi ora di partire. Che dire? Una vacanza fantastica, speciale. Un po' per le delizie culinarie, un po' per i due momenti veramente magici, la ciaspolata di ieri sera e la traversata del lago di oggi. Questa volta non ci siamo proprio fatti mancare nulla. ...e qualcosa rimane, tra le pagine chiare e le pagine scure...
Hanno partecipato: Paola, Deborah, Fabio, Elena, Paolo, Marilena, Roberto, Andrea, Silvio, Flavio e Kiran. Alla prossima! Al momento di partire chiediamo allo svizzero "in cordata" al lago, di passaggio al Devero, di farci una foto di gruppo. Gli svizzeri non chiedono un "ciis" ma un forte, sonoro AH AH... IH IH... viva l'Italia.
Scritto da Paola
Malati di Montagna

Alpe Sangiatto


Notturna all'alpe Crampiolo


Attraversamento del lago ghiacciato


Scultura di ghiaccio


Foto di gruppo

domenica 16 marzo 2008

In mezzo alla tormenta di neve...

Domenica 16 marzo, ultima escursione con le ciaspole in programma con il CAI, destinazione Valmalenco, meta di oggi il rifugio Cristina 2287 m, dove quest'estate abbiamo fatto tappa con l'Alta Via.
Partiamo da Legnano alle ore 6.30, come da previsioni meteo non è una bella giornata! Arriviamo a Sondrio che piove, le nuvole sono basse, oggi il sole mi sa che non lo vediamo proprio...
Saliamo la Valmalenco fino al bivio Chiesa-Lazada, dopo un buon numero di tornanti e gallerie arriviamo in località Campo Franscia (1598 m). Si prosege verso Campo Moro, dopo appena cinque minuti comincia a nevicare, la strada è abbastanza pulita, in un tratto di pochi metri in cui la neve ha cominciato a ricoprire la strada, si fa fatica a proseguire, tutti giù dalla macchina una leggera spinta e via che si va... Poco dopo lasciamo l'auto sulla sinistra nei pressi della deviazione per l'alpe Campagneda, indossiamo subito le ciaspole e sotto una copiosa nevicata cominciamo a risalire. Arriviamo alla prima deviazione, seguiamo le tracce per il rif. Cristina, ha smesso di nevicare e il sole tenta di uscire dalle nuvole, i giochi di luce che si creano sono davvero magici. Risaliamo un pendio e poco più avanti si intravede il rifugio Ca' Runcasch 2170 m, un tempo casa di ricovero per i pastori locali. Proseguiamo risalendo vari dossi, si comincia a vedere il cielo azzurro, ma da lontano stanno arrivando delle nuvole che non promettono niente di buono! Infatti il nostro ottimismo svanisce subito, in un attimo si scatena una tormenta di neve, cerchiamo di proseguire ancora per un po', ma inutilmente. Arrivati circa a quota 2300 m decidiamo di ritornare al rifugio, la tormenta diminuisce di intensità ma siamo avvolti dalle nuvole, la traccia in pochi minuti è quasi sparita totalmente, non si vede quasi nulla... Prendo il comando del gruppo seguito da Aldo, e facendo molta attenzione cerchiamo di seguire la via dell'andata, devo dire che il GPS è sicuramente molto utile in questi casi, con un gran sospiro di sollievo eccoci al rifugio dove notiamo subito un bel camino fumante. Il gestore un simpatico signore con uno strano cappellino in testa ci accoglie calorosamente e ci prepara un'ottima polenta con salamelle e formaggio, il tutto contornato da buon vino, fuori il sole torna a splendere ma solo per pochi istanti, infatti appena decidiamo di riprendere il cammino, ecco che si scatena di nuova la tormenta. Ci facciamo fare una foto di gruppo dal gestore e in tutta fretta cominciamo a scendere, ma la giornata ci rivela il suo momento migliore, ecco che all'improvviso smette di nevicare e come d'incanto dalle nuvole spunta il Pizzo Scalino, rimaniamo a bocca aperta da tanta bellezza, Kiran è talmente entusiasto che afferma che gli sembra di essere sull'Himalaya!!
Per il ritorno decidiamo di scendere seguendo la strada di servizio del rifugio, dalla parte opposta da dove eravamo saliti. Non so come e non so il perché, ma a un certo punto era in atto una vera e propria battaglia di palle di neve, con tanto di feriti (Fabio colpisce involontariamente Paola in faccia, che rimane traumatizza per alcuni secondi!), Kiran, Danilo, Angelo e Deborah sommersi parzialmente dalla neve... Kiran non vedeva l'ora...ormai è un rito da quando dalla prima volta in cui è stato sommerso di neve da alcuni buon temponi, ogni uscita aspetta solo questo momento (magari pensa...questa volta se ne sono dimenticati...). Scendiamo verso le macchine contenti, anzi entusiasti di quest'ultima uscita invernale con il CAI, adesso ci aspetta il ritorno alla stressante vita quotidiana, ma carichi di entusiasmo per la giornata trascorsa...
Malati di Montagna





martedì 11 marzo 2008

...ricalchiamo gli antichi passi

Domenica 9 marzo 2008, niente neve e niente ciaspole, oggi ripercoriamo un tratto del Sentiero del Viandante da Varenna a Corenno Plinio, un'antica via di comunicazione sulla sponda orientale del lago di Como. Arriviamo a Varenna alle 8.30 circa, passata piazza S. Giorgio, ci dirigiamo verso la stazione ferroviaria, dove parcheggiamo l'auto, scendiamo a far colazione al bar dell'albergo Beretta. Sono le 9.00, caricati gli zaini in spalla, oltrepassiamo il ponte e arriviamo in breve nei pressi dell'albergo Monte Codeno, dove dei cartelli posti dal comune ci indicano la via per il castello di Vezio. Notiamo anche le placche di colore arancio che indicano il percorso del Sentiero del Viandante e che ci faranno da segnavia per tutto il percorso. Arrivati a Vezio visitiamo il borgo e il castello con le sue alte torri a divesa del territorio, riprendiamo il sentiero passiamo su antico ponte e in breve arriviamo alla cappella porticata della Madonna di Campallo. Fra prati e terrazze arriviamo alla frazione di Regolo, scendiamo un breve tratto la provinciale per Perledo, la si segue fino al tornante successivo dove si imbocca Via Cava Bassa. Riprendiamo la mulattiera fra alti muri di sostegno, dopo un breve tratto di salita si raggiunge la strada per Regoledo, la zona porta l'inquietante nome di Bosco delle Streghe, accanto a una chiesuola dedicata alla Sacra Famiglia scende un sentiero che in breve porta alla parocchiale di Gittana. Dal cimitero sulla sinistra si riprende il sentiero, passiamo sopra alla vecchia funicolare per Regoledo, dove nel 1858 era stato aperto uno stabilimento di idroterapia, fatti pochi altri passi si affianca una cappella e usciti dal bosco si arriva a un bel complesso di costruzioni rurali. Oltrepassato il ponticello sulla valletta di Biosio, si scende verso Bellano, dopo la cappella della Madonna Addolorata si arriva sulla provinciale, volgendo a destra dopo pochi metri, si riprende il sentiero che in breve arriva sul ponte del torrente Pioverna, l'Orrido e la chieda di S. Rocco. Sulla sinistra della chiesa si segue l'erta via per Ombriaco, dal lavatoio si prosegue verso sinistra intersecando più volte l'asfalto, arrivando fino all'ampio prato del Santuario di Lezzeno, dove decidiamo di fare la meritata sosta pranzo. Dopo la dovuta pausa si segue la via tra le case, raggiunto l'abitato antico, si attraversa la carozzabile per poi scendere verso uno stretto vallone, superati diversi valloni tra cui la valle dei Mulini, si arriva al colmo di una breve salita. Decidiamo di non scendere a Oro ma di salire verso Pendaglio, sembra di essere tornati indietro nel tempo, le vie strette e buie, il lavatoio, la fontana... Dal paese seguiamo il sentiero in discesa che in breve raggiunge una strada sterrata, la seguiamo fino ad arrivare a incrociare di nuovo i cartelli del Sentiero del Viandante. Oltrepassata l'ombrosa Valle Grande si entra nel comune di Dervio, passate le balze dei Ronchi, il sentiero procede sulla viva roccia, degrada lentamente fino a raggiungere la vecchia strada nazionale, arrivati al crotto del Céch siamo orami alle porte di Dervio. Percorriamo il lungo rettifilo della via Duca d'Aosta, dopo il ponte sul torrente Varrone, il percorso piega a destra arrivando in breve sulla strada accanto ad una fontana. Tralasciata la gradonata che sale al castello, seguiamo le indicazioni del sentiero che in breve ci porta a intersecare di nuovo la strada asfaltata. Ci portiamo sulla parte opposta della strada arrivando alla rotonda, purtroppo l'urbanizzazione e l'insistente superstrada hanno deturpato la zona, seguiamo la via al Monastero sempre su asfalto, si passa accanto al vecchio monastero e superata una condotta, riprendiamo a camminare sull'originale acciottolato fino al pittoresco nucleo di Corenno Plinio, con il suo castello, sono le 15.00 circa e comincia a piovere, ma siamo contenti di aver percorso un tratto di un'antica via di comunicazione, che ha lasciato dietro di se una pagina di storia importante del lago di Como. Per il ritorno abbiamo deciso, di ritornare a Dervio e prendere il treno per Varenna (circa 20/30 minuti da Corenno a Dervio).
Malati di Montagna





lunedì 3 marzo 2008

...ecco a voi sua maestà ill Monte Bianco

Oggi 2 marzo 2008 ci trasferiamo in Val di Rhemes nel Parco Nazionale del Gran Paradiso. Partiamo alle 9.40 circa da Coveyrand 1202 m, frazione di Rhemes Saint Geroges, lasciamo l'auto nel parcheggio davanti alla chiesa con il suo caratteristico cimitero. Risaliamo la strada poderale, dopo un paio di tornanti ed un tratto in leggera pendenza incontriamo un bivio, seguiamo il percorso verso sinistra indicato da alcuni cartelli in legno, poco dopo sulla destra a inizio il sentiero 3. La neve non è molta e quella rimasta si è trasformata in ghiaccio, seguiamo il sentiero ben marcato che si inoltra nel fitto bosco d'abeti, il sole non è ancora arrivato ma la giornata è di quelle da rimanere in maglietta... Il sentiero incrocia per circa due volte la strada poderale, mettiamo le ciaspole ma quasi subito dopo le togliamo poca neve, si rischia solo di romperle e di farsi male, arriviamo all'alpe Champromenty 1818 m, dove lasciamo il sentiero e proseguiamo in salita sulla strada ben innevata... Finalmente il sole, ma anche tanta neve, alcuni sono rimasti indietro per cui lascio andare i più scalpitanti, arriva Flavio che oggi è la sua prima volta da capogita, decidiamo di darci il cambio, per cui io rimango con il gruppetto di coda e lui raggiunge i primi cercando di farli rallentare un pò, se ci riesce! Saliamo con calma senza fretta con passo regolare, oggi tutti devono salire, perchè il panorama è eccezionale, ed ecco come d'incanto il massiccio del Monte Bianco, il Dente del Gigante 4.013 m, la Grand Jorasse..., rimaniamo a bocca aperta, Rosa che è la prima volta che viene a una gita del CAI è entusiasta e comincia a scattare foto a raffica... Con due lunghissime diagonali nel lariceto arriviamo al Col du Mont Blanc 2171 m. Sono le 13.40 la fame si fa sentire, proseguiamo fino al casotto dei guardiaparco dove ci aspettano gli altri. Prima di azzannare i panini decidiamo di salire al modesto affioramento calcareo del Mont Blanc 2205 m, con ampie vedute sulla Valle Centrale. L'anno scorso era bello perchè aveva nevicato la notte prima, ma che fatica battere la traccia... quest'anno è ancora più bello perchè vedo negli sguardi di quelli che sono venuti tanta contentezza e felicità. Ci tocca purtroppo scendere, dopo la consueta foto di gruppo con il nostro presidente di sezione Maurizio, si cerca più volte di tagliare e Jacopo non vede l'ora, è il più giovane del gruppo, fa ben sperare... La neve è pesante e quindi scendere di corsa è veramente un'impresa ardua ma ci si diverte ugualmente, anche oggi Kiran ha presa la sua dose abbondante di neve e mi sa che non è l'ultima volta.... Arriviamo alle auto che sono circa le 17.30, il sole è ancora caldo, ci dissetiamo alla piccolta fontanta dove Samuele un bambino del paese sta giocando su una rustica altalena, scendiamo verso valle ma prima di andare a casa, facciamo la sosta meritata al consueto bar, dove ci aspetta una tazza di cioccolata calda e tante buone tisane dissetanti.
Malati di Montagna





lunedì 18 febbraio 2008

da Rassa all'alpe Salei 1734 m - Val Gronda

Esistono paesi e valli dove il turismo di massa non è ancora arrivato, Rassa 917 m comune della vicina e più famosa Alagna in Valsesia è uno di questi. Solo nel lontano 1885 viene costruita la strada di collegamento con la valle, è per questo che ancora oggi passando all'interno del paese, si respira attraverso le vecchie case in legno e pietro, un'aria di un tempo ormai lontano ma ancora a noi vicino. Dopo Piode sulla sinistra si seguono le indicazioni per Rassa, arrivati all'inizio del paese si svolta a sinistra, poco dopo lasciamo la macchina nell'ampio parcheggio, oggi siamo in tanti per la precisione in 24. Siamo alla quarta ciaspolata della sezione CAI di Legnano, la seconda in cui io e Kiran (sopranominato Lupetto!), facciamo gli accompagnatori. Sono le 9.30 ore e molti già scalpitano, ma oggi è un'escursione da fare con passo lenin, lenin (come dice Fabrizio del sito www.zainoinspalla.it). Arrivati alla case superiori prendiamo la via sulla destra, passiamo accanto allo storico ponte in pietra e cominciamo a inoltrarci nella val Gronda. Nella valle da qualche anno è stato anche allestito il "Sentiero dell'arte", percorso che si sviluppa nell'area conosciuta un tempo come Squadra Superiore di Rassa, costellato di cappelle e preziosi oratori. Oggi il sole non c'è, la neve è abbondante ma il freddo l'ha trasformata in ghiaccio, per cui procediamo senza ciaspole. Passiamo il ponte in pietra in località Pian Molino 999 m, lasciamo sulla destra le frazioni di Oro 1070 m e Ortigoso 1045 m, davanti a noi si spalanca uno scenario fiabbesco, la brina che si è posata sulle piante ha trasformato l'ambiente attorno magico. Giungiamo alla cappella dei Riveit 1220 m, da dove si stacca il sentiero per la Val Sassolenda, dove alcuni anni fa io e Danilo abbiamo percorso arrivando al piccolo lago di Scarpia 2210 m. Oltrepassato il ponte di ferro sul torrente Sassolenda arriviamo prima alla franzione Rassetta 1164 m e subito dopo alla frazione Fontana 1213 m. Calziamo le ciaspole e continuiamo a seguire il sentiero dove già qualcuno ha battuto prima di noi, passiamo l'alpe Goretto 1392 m, l'alpe Straighe 1480 m, arrivando in fondo alla valle all'alpe Casere 1514 m. Saliamo sulla destra seguendo le rare tracce, lasciando la cascata sulla sinistra, Angelo apre la pista, mentre il gruppo comincia a sfaldarsi sull'erto pendio, costeggiamo il torrente seguendo il sentiero sulla destra, tralasciamo il ponte a destra, e poco prima di arrivare alla Piana d'Ovago svoltiamo decisamente a destra dove si vedono già le baite dell'alpe Salei, incontriamo un gruppo di ragazzi che sono saliti il giorno prima e che hanno trascorso la notte al bivacco, con grande sorpresa anche il figlio dell'amico Giorgio Rossi. Sono le ore 12,30 circa ed è ora di mettere qualcosa sotto i denti, alcuni aprofittano del caldo bivacco (i vechietti...), mentre noi baldi giovani, ci accomodiamo nei pochi punti dove non c'è neve. Alle ore 13,30 la fatidica foto di gruppo, salutiamo gli amici e scendiamo percorrendo la via del ritorno, ma con grande sorpresa di tutti ecco che come per magia svaniscono le nuvole e appare un bel sole caldo, il morale sale e tutti cominciano a scattare fotografie alle montagne che fino a pochi minuti prima non si vedevono... Scendiamo l'erto pendio alcuni con cautela, altri sfoggiando doti di perfetti sciatori... Giornata meravigliosa, dove anche oggi la montagna ci ha regalato momenti di vera gioia.
Malati di Montagna





martedì 12 febbraio 2008

Al cospetto della pareste est del Rosa

Oggi finalmente saliamo al Pizzetto, sono anni che mi riprometto di salire su questa cima poco conosciuta, ma di grande valore. Partiamo da Legnano alle ore 7.00, usciamo a Piedimulera e seguiamo le indicazioni Macugnaga. Dopo la consueta pausa caffé, arriviamo a Pontegrande dove svoltiamo a sinistra, seguendo le indicazioni per Bannio Anzino. Arriviamo alla frazione Fontane di Bannio 775 m, dove lasciamo la macchina nel piccolo parcheggio prima del lavatoio. Il gruppo oggi è numeroso (Fabio, Deborah, Piergiorgio, Paolo, Danilo, Paola, Kiran, Flavio, Roberto e Marilena), la compagnia è davvero fantastica!! Sono le 9.10 è ora di cominciare a sgambettare, seguiamo la strada asfaltata, dopo il primo tornante, sopra alle case si stacca sulla destra una mulattiera (cartello con indicazioni). Le ciaspole sono ancora appese allo zaino, la neve non è molta per cui proseguiamo senza, dopo alcune cappelle votive arriviamo all'alpe Balmo 1058 m. Si comincia a far fatica a proseguire, per cui decidiamo di metterci le ciaspole arriviamo all'alpe Provaccio 1130 m, fa già caldo... Risaliamo le vecchie piste da sci, dove rimangono i vecchi impianti abbandonati, risaliamo il pendio sulla sinistra, costeggiando un vecchio skilift. Entriamo nel bosco, seguendo sempre la traccia ben evidente, arriviamo all'alpe Loro 1336 m, c'è anche una fontana coperta quasi totalmente dalla neve, si comincia a vedere il Monte Rosa nella sua maestosità. Si continua a salire, passiamo le baite di Rausa di Bannio 1367 m e di San Carlo 1486 m, ed ecco apparire Villa Simonini 1638 m, Risaliti in mezzo ad uno splendido tratto, lungo la dorsale chiamata Campo Aostano, per le scaramucce sostenute da anzaschini e aostani per la contesa del bestiame. In uno spiazzo in mezzo al bosco ecco apparire come dal nulla una piccola baita isolata che ricorda molto quelle dei paesi nordici, passiamo accanto ad altre baite sempre ben tenute, raggiungiamo una palina con indicazioni, si vedono solo i cartelli posti alla sommità. Lasciamo a destra la deviazione per Laveggio e risaliamo il ripido canale, lo affrontiamo con decisione e determinazione arrivando sopra ad un colletto, seguiamo a destra le evidenti tracce di sci e di racchette, saliamo la facile cresta che con un ultimo sforzo ci porta in cima al Pizzetto 1879 m. Non siamo soli, ci sono alcuni sci alpinisti e qualcuno come noi con le ciaspole, che panorama eccezionale, tutto il Monte Rosa nel suo splendore, addirittura avvistiamo un'aquila... che cosa si vuole di più. Si fanno foto a raffica, oggi Kiran mi sa che batte il record di fotografie, ha sempre in mano la macchina fotografica... Dopo la foto di gruppo, ci prepariamo per la discesa... e che discesa!!! Tra corse sula neve, cadute varie, Kiran che viene sommerso da Flavio e Deborah nella neve, tante anzi tantissime risate... ritorniamo alle auto contenti di aver trascorso una giornata immersi in una natura ancora incontaminata, lontano dalla folla e dal rumore della città, dove il silenzio sembra essere ormai un lontano ricordo...
Malati di Montagna





lunedì 4 febbraio 2008

Salecchio, Festa della Madonna della Candelora

Dopo il caldo dei giorni scorsi ecco ritornare l'inverno, partiamo da Legnano alle 7.00 e piove, poco ma piove... Prendiamo l'autostrada e dopo Arona non piove più, ci sono adirittura alcuni scorci di azzurro!!!. Arriviamo a Baceno per pausa caffè, notiamo che ci sono parecchie macchine posteggiate e sulla strada ne transitano molte altre, mi domando se vanno tutti a Salecchio... Arriviamo a Passo 787 m dove ha inizio la strada per Salecchio Inf., ci sono tante macchine posteggiate e si vede già la gente in fila sulla strada. Continuiamo come da programma e arriviamo poco prima di Rivasco 855 m dove lasciamo l'auto, continuiamo a piedi fino ad arrivare a Chioso dove inizia una strada chiusa al traffico. Si sale senza ciaspole la neve non è molta, si attraversa una piccola galleria attrezzata con delle funi in modo tale da non scivolare sul ghiaccio che si è formato, arriviamo ad un ombroso bosco di larici che in breve ci porta alla piana di Vova 1448 m, sta nevicando e l'atmosfera che si respira è veramente da rimanere senza fiato, ci fermiamo per fare uno spuntino bevendo un buon bicchiere di tè caldo. Calziamo le ciaspole e riprendiamo il cammino verso il fondo della valle, seguiamo sempre le indicazioni per Salecchio Sup., attraversiamo un torrente e ci portiamo sul versante opposto della valle, attraversiamo Forno 1230 m, continuiamo a salire immersi in un bosco coperto dalla neve caduta durante la notte, ed eccoci all'abitato di Case Francoli 1555 m ("Frankohus" in lingua walser), dopo una breve pausa riprendiamo il cammino, ma appena partiti ecco che incontriamo gli amici Claudio e Giorgio (www.escursionando.it), Flavio (www.cappef.com), con loro anche Ezio e Franco, ragazzi che gioia averli incontrati tanto che mi sono dimenticato di fare anche le foto, in compenso loro hanno scattato foto al nostro gruppo, e in particolare a Deborah... Sono veramente contento di averli visti, dopo un breve traverso scendiamo, passiamo accanto ad un'antica segheria arrivando a Salecchio Superiore ("Saley" in lingua walser) 1509 m, Ci fermiamo a pranzare seduti accanto alle vecchie e scure abitazioni walser, il nevischio che scende rende questo momento davvero unico, è già la terza volta che vengo a Salecchio e non mi stanco mai di andare a scoprire angoli nascosti di questo villaggio, De Maurizi lo definisce "Un villaggio schiettamente alpino di rara bellezza" mentre Mortarotti "Un vero nido d'aquile, raggiungibile solo a fatica". Purtroppo dobbiamo ripartire alcuni tolgono le ciaspole, altri le tengono ma in breve tutti camminiamo calzando solo gli scarponi, la traccia per Salecchio Inf. e battutissima, incontriamo molta gente che lasciata la festa si dirige verso Salecchio Sup., arriviamo alla chiesa di Santa Maria del XVII secolo, accanto il piccolo cimitero con le croci gotiche, siamo a Salecchio Inferiore 1322 m, entriamo nella stupenda chiesa che per l'occasione è aperta, fuori c'è ancora chi mangia la polenta, altri cantano, c'è adirittura una piccola asta di beneficienza con tanto di banditore, beviamo un caffè, notiamo anche una giovane ragazza in abito walser... Scendiamo verso valle, arriviamo alla fatidica decisione galleria o sentiero estivo, senza troppi indugi si decide per la galleria, si tirano fuori le vari pile, chi non le ha si tiene o allo zaino di quello che sta davanti o ci si tiene per mano, ragazzi non si vede veramente niente, ci sono solo alcuni lumini accesi che danno la direzione... ed ecco finalmente la luce... ora ci aspetta la lunga discesa su strada fino a Passo da dove poi bisogna risalire a riprendere le auto. Un giro ad anello dove ancora si respira l'aria di una passato che ha scritto una pagina importante di una comunità walser che è vissuta per ben sette secoli, uno dei luoghi più belli e interessanti dell'Ossola.
Malati di Montagna





lunedì 28 gennaio 2008

Sotto il Corno Cistella...l'alpe Deccia, un vero angolo di paradiso...


Domenica anomala, è il 27 gennaio 2008 ma nell'aria si sente già arrivare la primavera...partenza ore 9.00 fuori dall'abitato di Cravegna 816 m, il termometro segna 10°, cielo con velature alte...mi sa che anche oggi farà caldo!
Saliamo con le ciaspole, ma ci accorgiamo che la neve in alcuni punti si è già sciolta, Silvio addirittura parte senza, dopo un'ora io e Andrea prendiamo l'esempio, tolte e appese allo zaino si cammina decisamente meglio!
Il percorso è una vera immersione nella natura, abete bianchi e rossi fanno da cornice a cime e valli inevate dalle recenti nevicate. La salita è accompagnata purtroppo anche da alcune motoslitte e da addirittura un gatto delle nevi, questa volta però non sono i soliti imbecilli della domenica che usano questi mezzi per divertirsi, ma sono persone che hanno la baita negli alpeggi...certo era meglio che salivano anche loro a piedi...
Arriviamo all'alpe Paù 1280 m ed ecco che si comincia a scattare foto a raffica...si continua a salire nel fitto bosco, incontriamo il cartello per l'alpe Prepiana che ci sarà utile per il ritorno, ed ecco apparire come d'incanto l'alpe Deccia 1610 m, che spettacolooooooooo...
Solo le 11.30, Lorenzo che ci ha preceduto è già con i denti affondati nel panino, io Silvio e Andrea lasciamo gli zaini calziamo le ciaspole e via che si sale all'alpe Deccia Sopra 1694 m, la salita è una bella rampa ripida meno male che la traccia è battuta, arriviamo alla cappella dove è raffigurata la Madonna con in braccio Gesù Bambino, giriamo tra le baite la neve è veramente tanta circa un metro e mezzo. La discesa è un vero divertimento io e Silvio ci gettiamo a capofitto, ragazzi è uno spasso...Torniamo alle baite inferiori dove nel frattempo sono arrivati Flavio, Piergiorgio, Deborah e Paola. Mangiamo accocolati dal tepore del sole, una brezza di aria e la compagnia di buoni amici, ci fanno dimenticare la vita quotidiana di ogni giorno...
Dopo la foto di rito "ITALIA UNO" si comincia a scendere, arrivati al cartello Prepiana svoltiamo a destra il sentiero è già battuto per cui in poco tempo arriviamo all'alpe Prepiana 1419 m dove ci dissetiamo presso una fontana. Uno sguardo a dove andare e via che si scende in direttissima seguendo le tracce arriviamo a un alpeggio dove incontriamo vicino alla sua baita un uomo gli chiedo il nome dell'alpeggio e mi risponde alpe Garina (sulla cartina però non è segnata), dopo aver scambiato quattro parole seguiamo le sue indicazioni, le tracce non sono molto evidenti ma riusciamo ugualmente a raggiungere un nucleo di baite dove ci concediamo una sosta, Silvo tenta un pisolino, ma alcuni dispettosi ne aprofittano per tiragli palle di neve...Riprendiamo la discesa su un evidente mulattiera che in breve ci riporta alla strada percorsa alla mattina. Arrivati alla macchina siamo molto soddisfatti quasi 900 metri di dislivello e nessuno di noi è stanco..ora la meta più ambita della giornata la Latteria Antigoriana di Crodo dove ci aspettano i formaggi e tante altri prodotti, tra cui gli yogurt, di cui Paola ne è molto golosa.
Malati di Montagna

lunedì 21 gennaio 2008

...ma che caldo fà...

domenica 20 gennaio 2008
La settimana è caratterizzata da pioggia abbondante e naturalmente neve in montagna...ma l'alta pressione ci ha regalato una domenica di sole e cielo limpido...ma anche un gran caldo...con il sole che sembrava essere nel mese di maggio.
Da Varallo si seguono le indicazioni per Fobello, per poi svoltare sulla destra per Cervarolo, raggiunte le ultime case lasciamo l'auto nel parcheggio 900 m circa. La strada per la località Le Piane è innevata ma riusciamo ugualmente senza ciaspole a proseguire, dopo circa mezz'ora lasciamo la strada per proseguire sul sentiero che ci porta verso la chiesetta dell'alpe Le Piane. Le baite sono veramente molto belle e con i tetti che quasi toccano il terreno sembra di rivedere un villaggio tratto da un film della Walt Disney, il gestore del rifugio Gruppo Camosci del CAI di Varallo sta già lavorando, la neve non ci consente di proseguire per cui indossiamo le ciaspole. La pista è gia battuta, risaliamo la cresta arrivando alla Cima di Ventolaro 1619 m, proseguiamo ma alcune roccette ci fanno cambiare il percorso per cui dobbiamo battere una nuova pista, il caldo e la neve resa pesante, ci fanno rallentare notevolmente. Alle 12.30 circa arriviamo a quota 1900 m da cui vediamo chiaramente la cima della Massa del Turlo 1959 m, io Danilo e Roberto decidiamo di fermaci, mentre Lucia, Mario e Lorenzo salgono fino in cima. Giornata piacevole e molto bella dal punto di vista meteo, l'unico neo è stato lo zaino di Kiran che è rotolato giù per un canalone, per cui Angelo ha dovuto scendere a riprenderlo, ma per il resto tutto bene...mentre a Milano e zone limitrofe erano coperte da una nebbia fitta, noi eravamo cotti come polli allo spiedo...vedere alcuni scendere in maglietta nel mese di gennaio mi è capitato poche volte anzi forse quasi mai...
Malati di Montagna

martedì 15 gennaio 2008

fioca, tanta fioca, tantissima fioca...


Domenica 13 gennaio 2008, dopo le nevicate eccezionali, decidiamo di andare a farci una superba ciaspolata, destinazione la Valle del Gran San Bernardo. Arrivati in valle d'Aosta ci accorgiamo che di neve ne è caduta veramente tanta, usciti dall'autostrada ci digiamo verso Gignod, per poi girare a sinistra in direzione di Condemine-Buthier, la strada non è pulita ma riusciamo ugualmente a raggiungere Grand-Buthier, lasciando la macchina nel vicino villaggio di Money 1364 m. Dopo aver calzato gli scarponi e agganciato le ciaspole agli zaini inziamo a salire, seguiamo la strada parzialmente pulita da un piccolo spazzaneve guidato da un caloroso signore in manica di camicia che salutiamo. Ben presto la strada scompare sotto la neve, per cui decidiamo di usare le ciaspole, inizio a battere la pista dietro di me si è formato il vuoto, ma ecco che arriva Kiran che subito mi propone il cambio che accetto molto volentieri. Dopo aver ricompattato il gruppo iniziamo a salire nel bosco, una fitta coltre di neve ricopre l'ambiente circostante regalandoci fantastiche emozioni... Arriviamo al rifugio Chaligne 1936 m dove facciamo una doverosa pausa sorseggiando un buon bicchiere di tè caldo, il rifugio invernale è accogliente e ben curato. Continuiamo la salita proseguendo sulla strada che collega gli alpeggi, alcune tracce di scialpinisti e ciaspolatori ci fanno risparmiare fiato, ma ben presto ci accorgiamo che al primo tornante hanno desistito, per cui ci tocca avanzare con le nostre forze....io, Lamberto e Silvio ci diamo il cambio nell'aprire la pista ma la neve è veramente molta, mi arriva quasi al ginocchio...arriviamo all'alpe Tsa de Chaligne che è sono già le 13.00 passate e la fame si fa sentire,vervamente Paola è già da più di mezz'ora che si lamenta che ha fame...Commentiamo la giornata fantastica con un panorama da togliere il fiato, quello che ne rimane! Dopo esserci riempiti lo stomaco, decidiamo di concludere l'anello scendendo nel bosco sottostante seguendo le tracce di alcuni sciatori. Che meraviglia la discesa e una goduria, tanta neve soffice molte cadute e tante risate che cosa si vuole di più dalla vita...ritorniamo al rifugio e purtroppo ecco sbucare quattro motoslitte, ma perchè esistono persone che invece di starsene a casa seduti in poltrona, vanno in giro a rompere i timpani e qualcosa d'altro...bisognerebbe cominciare a fare qualcosa di concreto per queste persone che non hanno rispetto ne per la natura che li circonda ne per le persone che incontrano....
Malati di Montagna

lunedì 31 dicembre 2007

Ciaspolando in Val Maira...una delle Valli Occitane...

giovedi 27 dicembre 2007
Siamo in un piccolo rifugio in fondo alla Val Maira. Fuori fa freschetto, qualche grado sottozero, ma sono sicura che qualcuno stasera uscirà com me a vedere le stelle... Il gestore del rifugio Campo Base, Patrick ci ha appena detto che domani potremmo incontrare qualche lupo durante la ciaspolata, ma anche in auto le prospettive non sono buone: attenzione agli incidenti con camosci, stambecchi, cinghiali... Io suggerirei una gita nella più vicina località montana per lo shopping post-natalizzio. Stasera nel menù non è stato citato il dolce, credo che il panettone di Merli non vedrà la mezzanotte. Fuori lo scenario è incantevole e selvaggio ci sono poche persone dedite allo sci di fondo, Deborah è tentata e Flavio si offre come maestro. Tra le cime che ci circondano le più fotografate sono la Torre di Castello (2468 m) e la Rocca Provenzale (2402 m), Kiran il primo giorno ha già fatto 52 foto! Oggi abbiamo fatto la prima sgambatina con le ciaspole (3 ore), ci siamo diretti verso il Gr. Collet e siamo arrivati quasi tutti in cima a un colle con una croce, da cui si godeva una vista fantastica. Dislivello in salita 400 m. Tanta neve!!! Io e Deborah durante la discesa ci siamo chieste chi fossero gli individui di sesso maschile più carini tra quelli nelle vicinanze e all'improvviso sono comparsi dei camosci... Domani niente shopping, si prevede una ciaspolata verso il colle Rui. Visto che Fabio ha pensato di mettere il diario su internet non diamo notizie sul menù, per non togliere sorprese ai prossimi ospiti. La stufa in ghisa la vorrei per casa mia, non riesco a staccarmi da qui... Allora, chi mi porta fuori a vedere le stelle? Non vedo mani alzate...
venerdi 28 dicembre 2007 - temperatura esterna ore 7.30 -11°C
Partiamo dagli eventi chiave della giornata:
Deborah esce dalla doccia e vede nell'ordine: 1) Merli passare in bagno con una bottiglia di vino nebbiolo e intanto le dice "mi sembri un riccio!". 2) Flavio uscire dalla doccia in canottiera (retifico: maglietta della salute) e mutande. Paola vede Flavio entrare in camera in mutande e canottiera (retifico: maglietta della salute). Dal momento che Paola e Deborah subito dopo vanno al bar sorge spontanea una domanda davanti alla tazza di tè: è meglio che gli uomini indossino la maglia della salute infilandola nelle mutande o lasciandola all'esterno?? (sono ammesse risposte da parte delle visitatrici del BLOG). A proposito del Nebbiolo, la cantina del rifugio è ben fornita...Dolcetto, Nebbiolo, Barbera e altri vini piemontesi. Il Nebbiolo di ieri sera (Terre di Nebbiolo) era un nettare e ci ha resi un pò allegrotti, Danilo ci ha persino raccontato di un episodio alla Bill Clinton che gli è accaduto al lavoro qualche giorno fa. Chi l'avrebbe mai detto prende tutti i giorni la STIE alla stessa ora, durante il tragitto legge libri gialli, beve il cappuccino al bar aziendale ma poi...varcata la soglia dell'ufficio cadono tutti i freni inibitori!!! Stasera Merli suggerisce il bis con una variazione: il Nebbiolo di stasera è leggermente meno alcoolico per evitare che stanotte Andrea cada dal letto (dorme sopra) o dica qualcosa di piccante nel sonno (già la notte scorsa ha fatto un discorsetto, ma nessuno si ricorda di cosa abbia parlato). Merli ci ha stupito: oggi ha battuto tutta la pista per la discesa, ieri sera ci ha consigliato un ottimo vino, ha servito la pasta nei piatti stile perfetto padrone di casa e ha allietato la fine della serata offrendoci un'ottima ean de vie: Mirabelle - Grande Reserve, 45%VOL bottiglia numerata n° 33313. Mentre attendiamo la cena e lo stomaco brontola ricordiamo la fantastica giornata di oggi. Lasciate le auto a Villar (1375 m) siamo saliti a piedi sulla stradina asfaltata fino a Lausetto (1510 m), dove fotografiamo la bella chiesa di San Maurizio. Ci ha subito seguito un simpatico e affettuoso pastore tedesco, che ha pensato di trascorrere la giornata con noi. A Lausetto abbiamo imboccato il sentiero T11 fino al Gr. Riciarm (2242 m). Abbiamo quindi percorso 867 m di dislivello (senza incontrare nessuno!) accompagnati dal "nostro" nuovo amico, attento ad aspettare tutti, percorrendo il Vallone di Traversiera (verso la Val Varaita). Intanto lo spettacolo delle cime: il monte Cappel (2368 m) e la Rocca di Ciarm (2240 m). Tantissima neve, cielo azzurro, Fabio ha avvistato un'aquila, Kiran è affascinato dalle scie degli aerei (sembrano comete!!!). Il pastore tedesco corre, saltella e in cima è affamato: ognuno di noi rinuncia a metà del suo pranzo per accontentarlo! Siamo soddisfatti, la giornata è stupenda, un fantastico sole caldo ci ha accompagnato per tutto il percorso. Essendo l'autrice del diario vorrei dire quello che per me è stato il momento più bello di oggi: in auto questa mattina appena lasciato il rifugio, andando verso Chiappera, il sole illuminava: pianori circostanti; sulla neve dei puntini d'argento danzavano, sembravano lucciole, fatine che ci salutavano. Una meraviglia. Domani si va probabilmente verso Chialvetta dove lasceremo l'auto e ci dirigeremo verso il rifugio Unerzio, ma per dovere di cronaca devo riferire che Merli desidera fare shopping in mattinata e poi visitare Saluzzo e ci invita a spese sue in un famoso ristorante di Saluzzo dove si mangia molto bene. Ora Merli sta intrattenendo il gestore del rifugio raccontando le sue opinioni sul turismo in Trentino e in Liguria (mi pare). Basta Merli, che il gestore ci deve preparare la cena!!! Merli è un somelier unico al mondo, ha chiesto al gestore la bottiglia per stasera alle 16.00, l'ha messa sul calorifero per scaldarla un pò e poi prima di servirla in tavola un'oretta nel letto, nel suo sacco lenzuolo, un tocco speciale.
sabato 29 dicembre 2007 - temperatura esterna ore 9.00 -12,4°C
Dovremmo restare qui ancora qualche giorno poichè il morale del gruppo migliora con il passare del tempo e la passeggiata di oggi si è rivelata fantastica dal punto di vista del paesaggio e dalle scoperte delle tradizioni locali. Ora siamo in un'accogliente locanda occitana a Chialvetta, caratteristico paesino della Val Maira, dove si serve la merenda sinoira. Ci dispiace dover partire, sarebbe bello restare per scoprire altri paesin, altre locande, altri luoghi incantevoli, come quelli di oggi, tra i sentieri. Torneremo anche d'estate oppure chissà nel prossimo inverno tutti con le pelli di foca! La passeggiata di oggi: partiti da Chialvetta (1495 m) alle 10.00 ci siamo diretti verso il rifugio Unerzio (1639 m) che si trova in un piccolo villaggio di vecchie case. Da lì il sentiero diventa più stretto e leggermente più ripido, con qualche tratto in piano. E' bellissimo, in mezzo al bosco tante segnalazioni per diverse mete e neve "a gobbe" per un paesaggio lunare. Gli gnomi ci salutano scrivendo i nostri nomi nella neve e senza fatica, dopo circa un paio d'ore di cammino, arriviamo al "Prato Ciorliero" (1955 m) dove ci aspetta un'immacolata distesa di neve (dislivello in salita 460 m). Deborah spinge Kiran nella neve (troppo invitante...!). Gli altri non si fanno scappare l'occasione per rincarare la dose e riempirlo completamente. Il diario continuera dopo. C'è il MOMENTO TOP DELLA VACANZA. La signora ci serve la "Ulla" tipica minestra locale con fagioli, squisita, poi polenta (artigianale) e ottimo cervo con puccino da leccarsi i baffi. In un batter d'occhio i piatti vengono presi d'assalto. Fabio sta spiegando a Kiran come si usa la coppa dell'amicizia ma...un attimo, sono arrivati i formaggi, con ottimo pane nero!!! Da citare il formaggio locale (formaggio di Elva). La signora toglie i piatti dalla cassapanca e ci tenta con i dolci, mix di torte di mele e pere al cioccolato e meringhe. Sentiamo parlare un pò di dialetto occitano. Paola tornera per le vacanze estive (con lo svizzero?), Merli dichiara che porterà qui Liliana in una giornata di sole. Insomma Chialvetta è ok, ecco perchè tutte le auto della Val Maira sono posteggiate qui. Sulla strada un'ultima sosta in un fornitissimo caseificio a Busca, nei dintorni di Dronero. Dopo il rifornimento, si riparte verso casa. BUON RITORNO.
Grazie Fabio
Malati di Montagna: Deborah, Paola, Danilo, Fabio, Andrea, Kiran, Falvio, Lorenzo.