Il mio zaino non è solo carico di materiali e di viveri: dentro ci sono la mia educazione, i miei affetti, i miei ricordi, il mio carattere, la mia solitudine. In montagna non porto il meglio di me stesso: porto me stesso, nel bene e nel male.
Renato Casarotto

Le montagne sono di tutti, ma non sono per tutti: sono per chi le ama e le rispetta, per chi vuole viverle e conoscerle, per chi non prevarica con il proprio io la loro esistenza e armonia.
Mario Rigoni Stern

domenica 13 dicembre 2015

Al Monte Alom...aspettando l'inverno che tarda ad arrivare...

Il Monte Alom è una cima che supera di poco i 2000 m e che si eleva alle spalle del caratteristico paesino di Coimo, punto di partenza dell'escursione. Si trova sulla costiera spartiacque tra la valle Vigezzo e la Valle dell’Isorno, la stessa costiera che prosegue verso le cime del Monte Loccia di Peve fino al pizzo la Scheggia. Dalla cima oltre ad avere un'ampia visuale su tutta la Valle Vigezzo, si possono ammirare a sud il Pizzo Ragno, il Togano e il Tignolino e a ovest tutta la catena dei 4000 delle Alpi.

Dall'autostrada A26 si prosegue fino a Gravellona Toce, per poi continuare sulla SS33 del Sempione. Usciti a Masera si risale la Valle Vigezzo e tralasciata una prima deviazione sulla sinistra per Coimo, in breve si raggiunge l'ampia strada che sale verso la solitaria chiesa di Sant'Ambrogio. Subito dopo aver oltrepassato un bar/ristorante, si arriva nel piccolo parcheggio davanti alla scuola elementare. A destra dell'edificio scolastico si imbocca Via Cavallini, una delle ripide e caratteristiche stradine in pietra che salgono in mezzo alle abitazioni. Arrivati a monte del paese, si attraversa una stretta stradina asfaltata, per poi proseguire su un'ampia mulattiera selciata, (indicazioni sulla palina segnavia per A. Varsaia/A. Cortina/Croce di Rovareccio). Si guadagna quota ripidamente arrivando in breve all'alpe Varsaia 978 m, dalla palina segnavia accanto alla fontana, si continua a seguire il sentiero M03, tralasciando a sinistra le indicazioni per Raveria/Travello. Dopo pochi minuti raggiunta un'ulteriore palina segnavia, si tralascia a destra il sentiero da cui poi si farà ritorno e proseguendo in piano si entra in un bel bosco. Guadato un torrente si riprende a salire con innumerevoli tornanti in uno splendido bosco di faggi. Tralasciate le indicazioni a sinistra per Coimo/Minasca, si continua fino a raggiungere l'alpe Cortina 1418 m, in splendida posizione panoramica. Tra le baite, accanto alla fontana, è stato allestito dagli amici di Coimo un rifugio/bivacco ben attrezzato e sempre aperto,
sulla porta d’ingresso vengono riportate le modalità di utilizzo, ed alcune elementari regole comportamentali. Tralasciato il sentiero dietro il bivacco per l'alpe Pescia, dalla palina segnavia si prosegue seguendo il sentiero a destra che passa a lato della grande stalla.
Dopo pochi minuti il sentiero si divide, seguendo le indicazioni sui cartelli si svolta a sinistra e dopo una lunga diagonale, si arriva sulla dorsale che scende a sud-est dalla Croce di Rovareccio.
Il sentiero inizia a risalire il ripido pendio, raggiungendo la palina segnavia 1767 m. Lasciato a sinistra il sentiero che scende verso l'A. Travello/Mozzio (M01) e l'A. Pescia/Masera (A10) si prosegue verso il M. Alom e il P.so della Margina (M03). Dopo un breve tratto in falsopiano, si piega a sinistra iniziando a risalire l'ampia cresta erbosa, fino a raggiungere la cima del M. Alom 2011 m. Purtroppo la croce in legno è da tempo caduta a terra, con accanto una targa degli Alpini e Alpigiani di Masera. Il panorama è davvero notevole, dalle vicine cime del Parco Nazionale della Val Grande con il Pizzo Ragno-Nona-Togano e Tignolino, ai lontani 4000 del gruppo del Rosa, fino al Trittico del Sempione (Weissmies, Lagginhorn, Fletschhorn). Per il ritorno si segue il sentiero opposto da dove si è saliti, verso le cime della Scheggia e della Loccia di Peve. Arrivati a una sella, si inizia a scendere seguendo il sentiero a destra per l'A. Buriale/P.so della Margina/M. Marginetta.
In pochi minuti, prima che il sentiero riprenda a salire, si scende a destra seguendo alcuni labili tracce, fino a incrociare il sentiero che sale dall'alpe Valendra (fare attenzione a non oltrepassare il canalino). Piegando decisamente verso destra, oltrepassati i resti di alcune costruzioni si inizia a scendere raggiungendo le sottostanti baite dell'A. Valendra di Coimo (Margina) 1760 m. Continuando a seguire i segnavia a sinistra, si inizia ripidamente a perdere quota e dopo aver attraversato un canalino franoso, si entra nel bosco proseguendo su un'ampia traccia ricoperta dal fogliame. Arrivati a una palina segnavia, si tralascia a sinistra le indicazioni per Foppiano/Albogno e si prosegue sulla bella mulattiera selciata. Alla successiva palina segnavia, abbandonata la mulattiera, si segue a destra il sentiero per Coimo/Varsaia. In pochi minuti si arriva alla palina segnavia incontrata al mattino, da qui si ripercorre il medesimo itinerario fino a Coimo. Si consiglia prima di far ritorno all'auto, una visita all'Oratorio della Beata Vergine Immacolata, percorrendo le strette e suggestive viuzze del paese, dove ancora si respira l’atmosfera del passato.
Malati di Montagna: Lorenzo, Pg, Danilo e l'Homo Selvadego

le foglie non mancano...!!!



rifugio Alpe Cortina 1418 m


verso il M. Alom


la croce del M. Alom 2011 m
purtroppo allo stato attuale si trova a terra...


panoramiche dalla cima



La lunga cresta che prosegue verso la Loccia di Peve fino alla Scheggia


Coimo 817 m





giovedì 10 dicembre 2015

Perché camminare in montagna ci rende felici


Avete presente quella sensazione goduriosa di quando arrivate al rifugio, o in vetta ad ammirare il panorama, e vi sentite davvero bene, soddisfatti, in pace con voi stessi e con il mondo e insomma, in una parola, felici? Be’, se pensavate che fosse un vostro privilegio vi sbagliate di grosso: un paio di ricerche scientifiche hanno dimostrato dati alla mano che camminare nella natura abbassa lo stress, stimola la produzione di endorfine, responsabili della sensazione di benessere, e insomma sì, rende felici.
Le ricerche sono state condotte dalla University of Michigan e dalla inglese Edge Hill University prendendo in considerazione circa 2000 delle oltre 70mila persone coinvolte nel Walking for Health Program britannico e hanno appurato che camminare in un ambiente naturale riduce gli influssi negativi dello stress e stimola sensazioni positive di benessere e ottimismo. Gli studi sono stati pubblicati sulla rivista scientifica Ecopsychology.
Un’altra ricerca condotta dal Social, Economic, and Geographical Sciences Research Group presso il James Hutton Institute di Aberdeen ha poi dimostrato come i benefici maggiori derivino dalla pratica regolare del camminare nella natura: per abbattere i livelli di stress e godere dei primi benefici effetti basterebbero anche piccole passeggiate almeno 3 volte la settimana, purché in un ambiente verde e naturale.
E come se non bastasse, una recente ricerca americana ha dimostrato che i bambini che stanno a contatto della natura dimostrano una maggiore capacità di capire le emozioni e di relazionarsi con gli altri.

martedì 8 dicembre 2015

Un quartetto perfetto...Monticchio, Colma Bella, Cima del Bonòm, Cima delle Guardie

La natura, se ascoltata, ci trasmette una grande forza vitale,
e il sorriso diventa il nostro compagno di viaggio, capace
di contagiare anche chi ci sta attorno.
Questa vitalità, sentita già da Ermenegildo Zegna che volle
una montagna verde e per tutti, è lo spirito dell’Oasi Zegna.


Il “Pensiero Verde” di Ermenegildo Zegna
Innamorato della bellezza della natura e profondamente legato alla sua terra, l’imprenditore tessile diede vita negli anni ’30 a un’imponente opera di valorizzazione ambientale attorno a Trivero (Biella), tutt’oggi sede del Lanificio Ermenegildo Zegna.
L'Oasi Zegna, parco naturale ad accesso libero esteso per circa 100 Km2 tra Trivero e la Valle Cervo, nelle Alpi Biellesi in Piemonte, nasce nel 1993 come naturale sviluppo del “pensiero verde” di Ermenegildo Zegna.
Da sogno visionario a primo esempio italiano di mecenatismo ambientale. Da luogo naturale a parco protetto capace di offrire ai visitatori un’esperienza didattica ed emozionale inaspettata. Da area montana isolata a Oasi naturalistica.
Oggi l’Oasi Zegna è un laboratorio all’aria aperta per le nuove generazioni e luogo ideale per famiglie, bambini e sportivi per praticare tutto l’anno attività a contatto con la natura, nel pieno rispetto degli ecosistemi.

Dall'autostrada A26 Genova-Gravellona Toce, si prende l'uscita di Romagnano Sesia/Ghemme e alla prima rotonda si svolta a sinistra seguendo le indicazioni per Bielmonte / Oasi Zegna. Arrivati a Trivero, dove comincia la Panoramica Zegna, si prosegue verso Bielmonte e oltrepassata la stazione sciistica, dopo circa 2 km si raggiunge il Bocchetto Sessera 1382 m. Importante valico sulla Argimonia - Cima delle Guardie, che divide l'alto Vallone della Sessera dalle zone pedemontane biellesi.
Lasciata l'auto nel parcheggio, ci si avvia verso la piazzetta dietro alla locanda, dov'è stato allestito un punto panoramico sull'Alta Valsessera. Tralasciata la strada che porta all'alpe Artignaga, da cui poi si farà ritorno, in prossimità di una scalinata con corrimano in legno si imbocca il sentiero F11, segnalato anche come Mountain Fitness. Si inizia a salire subito in maniera decisa l'ampia dorsale, fino ad arrivare sull'anticima nei cui pressi ci sono alcuni vecchi paravalanghe in legno. Proseguendo in pochi minuti si arriva alla croce del Monticchio 1697 m, spartiacque tra la Valle Cervo e la Valsessera. Seguendo la lunga cresta, dopo alcuni saliscendi si giunge alla seconda cima di giornata, la Colma Bella 1670 m, elevazione appena pronunciata tra il Monticchio e il Bonom. Continuando sempre sul filo di cresta, dopo aver oltrepassato una palina segnavia (indicazione per l'alpe Montuccia, sent. F1a), si arriva alla Pera Fourà caratteristico roccione forato. Dopo un lungo tratto in leggera salita, il sentiero inizia a guadagnare quota ripidamente fino a raggiungere la Cima del Bonom 1877 m. Evidente elevazione sulla lunga costiera erbosa che divide verso ovest la Valsessera dalla Valle Cervo. Si inizia a perdere quota velocemente raggiungendo la Bassa del Campo 1882 m, un'ampia sella erbosa tra la Cima Bonom e la Cima delle Guardie, che collega la conca dell'Artignaga con il Vallone di Concabbia. Dalla palina segnavia si tralascia momentaneamente il sentiero che scende verso destra (Tegge Artignaga di Sotto/Alpe Montuccio/Bocchetto Sessera) e seguendo verso nord l'evidente costone erboso su buona traccia si raggiunge la Cima delle Guardie 2006 m. La cima si trova alla convergenza di tre creste che formano lo spartiacque tra i bacini dei torrenti Sessera e Cervo, a sud dal massiccio del Monte Bo. Ridiscesi al valico, si inizia a scendere con ampie svolte verso sinistra e dopo aver attraversato il canalone sotto alla Cima delle Guardia, si arriva alla fila regolare di baite dell'alpe la Bassa 1640 m. Proseguendo verso destra si continua a scendere su un'ampia mulattiera raggiungendo le Tegge d'Artignaga Inferiore 1380 m. Seguendo la pista forestale verso destra, dopo alcuni lunghi tratti in piano e brevi salite, si arriva all'agriturismo alpe Montuccia, da qui in pochi minuti si ritorna al Bocchetto Sessera.
Si consiglia sulla via del ritorno di fermarsi con l'auto alla Bocchetta di Margosio, da dove si può ammirare il più famoso dei panorami visibili dalla Panoramica Ozegna. Oltre al Monte Rosa, sulla destra si profila il gruppo svizzero del Mischabel, con ben 5 cime che superano i 4000 m, non meno interessante è la vista verso l'interno dell'Alta Valsessera, dove appare ancora più evidente la sua caratteristica di "valle chiusa", da sempre priva di centri abitati.

Monticchio 1696 m by Danilo


la cresta che dal Monticchio, passando per la Colma Bella, 
sale alla Cima del Bonòm




Pera Furà (pietra forata)


Cima del Bonòm 1877 m


Cima delle Guardie 2006 m


selfie sulla Cima delle Guardie
Danilo, Pg e l'Homo Selvadego


Alpe La Bassa


Conca dell'Alpe Artignaga




domenica 6 dicembre 2015

Anello della Cima del Camossaro

La Cima del Camossaro è collocata sulla dorsale che divide la Val Bagnola dalla Valle del Nono. Il raggiungimento del Monte Ostano è il completamento di un'interessante giro anello, con splendide visioni sul Rosa e sulle vicine cime. Per la salita si percorre il sentiero 627, mentre per il ritorno dal Colle del Ranghetto, tralasciata la strada sterrata (625), si scende nel bosco seguendo il poco usato 625a.

Arrivati a Varallo si seguono le indicazioni per il Sacro Monte/Camasco/Morondo. Abbandonata la strada che sale verso il complesso del Sacro Monte si prosegue ancora per circa 4 km fino a raggiungere un bivio. Tralasciata a destra la strada per Morondo, dopo pochi minuti si attraversa il torrente Nono, arrivando a Camasco 756 m. Dal parcheggio davanti alla chiesa della Madonna del Ponte, si lascia a destra la strada che prosegue verso Corte, da cui poi si farà ritorno e dalla palina segnavia si sale seguendo le indicazioni per la Sella di Rolate/Camossaro/Colle del Ranghetto. Giunti alle prime case, poco prima del porticato, si imbocca sulla destra la stretta viuzza acciottolata che sale tra le abitazioni (segnavia 627). Usciti dal paese in breve si arriva alla graziosa chiesetta di San Grato, in posizione panoramica. Proseguendo sul largo sentiero si attraversa su un ponticello il torrente Cadgal, oltre il quale si sale verso le case della frazione Scolaro. Si segue per alcuni minuti la strada asfaltata che passa accanto alla chiesetta dedicata a San Defendente e giunti all'altezza di un tornante, si abbandona la strada, per proseguire sull'ampia pista sterrata. Dopo alcuni tornanti in corrispondenza di un cartello segnavia su un albero (627), si abbandona la sterrata e si prosegue sull'evidente sentiero sulla destra che inizia a salire ripidamente. Entrati in una fitta pineta la pendenza diminuisce e si cammina su un rilassante tappeto di aghi di pino. Con una lunga diagonale verso sinistra si sale fino a raggiungere la dorsale, da dove si prosegue verso destra raggiungendo in breve la Sella di Rolate 1135 m. Il sentiero prosegue tra rade betulle e qualche solitario faggio, per poi iniziare a risalire il ripido pendio, su terreno estremamente scivoloso, fino a raggiungere l'ampia Cima del Camossaro 1458 m, da qui lo sguardo spazia a perdita d'occhio, dai vicini laghi Maggiore e d'Orta fino alla lontana Pianura Padana. Si inizia a scendere seguendo la dorsale, per poi piegare leggermente a sinistra entrando nel bosco. Raggiunto un colletto, si tralascia l'ampio sentiero che scende a destra verso il valico del Ranghetto e si continua a salire seguendo l'evidente traccia. Usciti dal bosco si prosegue lungo la dorsale che divide la Val Bagnola dalla Val di Nono, fino a raggiungere il cippo che segnala l'arrivo sulla cima del M. Ostano 1509 m, vasto il panorama che comprende le principali cime del Rosa, i Mischabel, la Weissmies, le Lepontine e le Prealpi Lombarde. Per la discesa si può ripercorrere il medesimo percorso fino al colletto, oppure seguire una labile traccia che inizialmente scende a destra, per poi proseguire con una diagonale verso sinistra tra gli arbusti, fino a incrociare il sentiero che sale al M. Croce e alla Massa del Turlo. Seguendo il sentiero verso destra si arriva a un bivio, tralasciato il percorso principale, si sale a destra per un breve tratto, per poi riprendere la discesa fino a raggiungere la strada sterrata che sale dal Colle del Ranghetto. Dopo un tratto in piano, si inizia a perdere quota e tralasciato a destra il sentiero proveniente dal colletto, in breve si arriva all'alpe Ranghetto, poco a monte del colle omonimo 1272 m. Storico collegamento dalle due Quarne e dalla Valle Strona per Varallo, frequentato per motivi commerciali e devozionali (Sacro Monte). Nel 1858 vi transitò anche Eliza Robinson, la viaggiatrice inglese meglio nota come Lady Cole. Sul valico si trova una graziosa cappella, con un paio di tavoli e panche che invitano a fermarsi.
Per far ritorno a Camasco si hanno due possibilità, proseguire seguendo la lunga strada sterrata, oppure percorrere il vecchio e suggestivo sentiero che da Camasco conduceva al Colle del Ranghetto. Per seguire il sentiero, bisogna proseguire lungo la strada sterrata per poche decine di metri e arrivati in prossimità di una palina segnavia, parzialmente nascosta dalla vegetazione, si devia a destra seguendo un ampio sentiero (625a). Dopo un breve tratto in piano, il sentiero inizia a scendere verso sinistra (freccia su un sasso). Si scende ripidamente sulla destra idrografica della boscosa fiancata della valle, guadando alcuni torrenti, il percorso e sempre ben segnalato e offre angoli particolarmente suggestivi. Arrivati in fondo alla valle il sentiero diventa meno ripido e dopo aver attraversato il rio Pianale su un ponticello ci si ricongiunge con la strada sterrata, nei pressi del Pian delle Ronere o del Roo. Continuando a seguire la strada sterrata si arriva ben presto al suggestivo borgo di Corte 800 m, da dove in pochi minuti si fa ritorno a Camasco.
Malati di Montagna: Chiara, Andrea, Lorenzo, Pg, Danilo e l'Homo Selvadego

il Rosa...


sopra la nebbia splende il sole!


...


sulla dorsale verso il M. Ostano


Passo del Ranghetto 1272 m


domenica 29 novembre 2015

Sul panoramicissimo crinale del Monte Pasquella

Panoramica escursione ad anello sul versante occidentale del Lago di Como. Nella prima parte il percorso si svolge su mulattiere all'interno di suggestivi boschi, per poi proseguire su sentieri oramai ridotti a esili tracce. Il crinale che unisce il M. Costone al M. Pasquella, permette una visuale spettacolare sia sul Lago di Como che su quello di Lugano e naturalmente sulle montagne che li circondano.

Dall'autostrada A9 si esce a Como Nord, per poi proseguire seguendo la strada 340 Regina verso Menaggio. Arrivati ad Argegno si svolta a sinistra, continuando sulla provinciale 13 della Valle d'Intelvi, fino a raggiungere il paese di San Fedele Intelvi, da dove si seguono le indicazioni per Pigra (Largo IV Novembre, Via Blessagno). Arrivati nel piccolo borgo di Lura, dopo una strettoia, si lascia l'auto nel comodo parcheggio sulla destra 831 m.
Dal parcheggio si ritorna indietro per alcuni metri sulla strada asfaltata da cui siamo arrivati e raggiunta una fresca fontana si svolta a destra risalendo una stretta strada asfalta che passa sotto a una casa. Seguendo le indicazioni per l'agriturismo "Le Radici" si prosegue a destra e dopo pochi minuti si abbandona la strada asfaltata per continuare sulla sinistra seguendo la mulattiera per Alpe di Blessagno.
Dopo un breve tratto ripido, la mulattiera prosegue più dolcemente all'interno di bellissimi boschi. Raggiunta l'alpe di Blessagno dov'è situato l'agriturismo "Le Radici", si tralascia la strada sterrata che sale verso destra, da cui poi faremo ritorno e si prosegue a sinistra passando sotto a una grande cascina. La mulattiera riprende a salire piegando prima verso sinistra e dopo un traverso a destra, raggiunge i ruderi delle baite situate alla bocchetta di La Zerla 1167 m. Tralasciato l'ampio sentiero che si abbassa sulla sinistra, si riprende a salire seguendo le indicazioni per Bassetta/Grandola ed Uniti. Il tratto che stiamo per percorrere fa parte della seconda tappa della "Via dei Monti Lariani" (un bellissimo percorso escursionistico che da Cernobbio collega località disseminate lungo le montagne della sponda occidentale del lago di Como, giungendo fino a Sorico dopo un tragitto di 125 km).
Si prosegue entrando in una pineta e dopo aver attraversato un bel bosco di faggi, si esce sui ripidi pascoli in prossimità dell’alpeggio Bassetta, da cui si gode di un bellissimo panorama sulla Valle di Ponna e sulle montagne che circondano il Lago di Lugano.
Abbandonata la "Via dei monti lariani" si segue la traccia dietro alle baite che risale ripidamente l'ampia dorsale, arrivando in pochi minuti sulla cima del M. Costone 1441 m. Da qui inizia la panoramica cresta che culmina sulla cima del M. Pasquella. Si inizia a scendere alla sella sottostante, sormontata da un tavolo con delle panche e dopo alcuni saliscendi si arriva alla croce rivestita di tasselli blu e bianchi, come in un mosaico, del Monte Sertore 1397 m, punto di decollo per il volo libero. Continuando a proseguire lungo la dorsale, oltrepassato un breve tratto di bosco, si raggiunge la croce del Monte Pasquella 1331 m, splendido balcone affacciato sul Lario, dove fermarsi è d'obbligo, per poter ammirare lo splendido scenario che si apre ai nostri occhi. Dalla cima si riprende il sentiero da cui siamo arrivati e piegando verso sinistra si inizia a scendere ripidamente il pendio erboso verso la costa sud/est. Entrati nel bosco facendo attenzione a non perdere la traccia si continua a scendere verso sinistra, il sentiero diventa sempre più marcato e in pochi minuti si raggiunge una recinzione. Continuando a scendere a lato della proprietà in breve si raggiunge un cancelletto, si entra attraversando in piano i prati della Baita Pianello 1106 m, dirigendosi dalla parte opposta. Proseguendo ora sulla strada sterrata si ritorna all'alpe Blessago, da dove si ripercorre il medesimo percorso fatto al mattino scendendo nuovamente a Lura.
Malati di Montagna: Pg, Danilo e l'Homo Selvadego

dalla cima del M. Costone 1441 m


da sinistra il M. Galbiga e sulla destra il M. Tremezzo


solitario...


M. Sertore 1397 m


Bellagio tra i due rami del lago di Como


al centro il M. San Primo


il crinale percorso


dalla cima del M. Pasquella 1331 m


,,,


sorseggiare una tazza di tè caldo,
mentre una leggera brezza ti accarezza il viso,
non ha prezzo...!!!


Valle d'Intelvi


domenica 22 novembre 2015

L'insolita salita da Rongio al rifugio Rosalba

Ogni montagna è un viaggio. Ciascuna a modo suo. 
Non importa la quota. Possono bastare mille metri a due passi 
dalla città per lasciarsi tutto alle spalle. 
E a volte, te lo lasci sul serio. Prendi le Grigne. Sono lì, 
affacciate sul Lario dal lungolago ti sembra quasi di poter toccare 
le asperità del calcare, mentre raggiungerle è tutt’altra faccenda. 
Perché come spiegava con perfetta sintesi il grande Riccardo Cassin 
«La Grigna non è una cima, la Grigna è un mondo».
Un mondo, diceva Cassin. Da esplorare, scoprire passo dopo passo. 
Quasi un richiamo primitivo. Al quale sottrarsi è difficile.



Un'insolita salita dal versante di Mandello al Rifugio Rosalba (sent. 13), con splendidi panorami sulla Val Mèria e sulle pareti sud del Sasso Cavallo e del Sasso dei Carbonari, seguendo per un lungo tratto l'Alta Via delle Grigne. Per il ritorno si scende verso il Piano dei Resinelli, per poi proseguire seguendo il sentiero 12 verso Colonghei.

Dalla statale 36 del Lago di Como e dello Spluga, si prosegue sulla provinciale 72 seguendo le indicazioni per Varenna/Mandello/Abbadia L. Alla prima rotonda di Mandello si svolta a destra in Via Parodi, passando sotto il ponte della ferrovia. Arrivati al termine della strada, si segue a destra Via Combattenti e dopo aver aggirato la chiesa di San Zenone, si raggiunge il cimitero. Si svolta a sinistra seguendo la Strada per Maggiana, fino a trovare la deviazione a sinistra per Rongio/Luzzeno. Risalendo Via Segantini per alcuni minuti si arriva nella piazzetta di S. Antonio a Rongio 398 m. È probabile che i pochi posti auto siano tutti occupati, si consiglia di lasciare l'auto negli ampi parcheggi che si trovano un centinaio di metri prima sulla destra.
Dalla piazzetta si prosegue verso Via Rossana, lasciando a sinistra un bar e subito dopo un'ulteriore piazzetta da qui partono i sentieri per il rifugio Elisa (14) e il rifugio Bietti (18). All'inizio della salita sulla sinistra un cartello giallo indica il sentiero 12 per Colonghei/Piani dei Resinelli e il sentiero 13 per il Rifugio Rosalba. Si sale ripidamente per alcuni minuti lungo la strada asfalta, per poi abbandonarla seguendo la strada selciata. Arrivati a un bivio si tralasciano le indicazioni a destra per Colonghei/Piani dei Resinelli (12), Zucco di Manavello (13b), da cui poi si farà ritorno e si prosegue diritti a mezza costa tra pascoli e castagni.
In breve si raggiungono le baite ristrutturare di Navrech e successivamente le baite di Valbiga 510 m, poste su un pendio erboso. La sterrata dopo alcuni minuti si riduce a una mulattiera che risale il pendio boscoso della Sciresa, fino a incontrare alcune teleferiche, usate probabilmente per il trasporto del legname. Arrivati a un bivio (palina segnavia), si incrocia il sentiero dell'Alta Via delle Grigne e tralasciata l'indicazione a sinistra per il rifugio Elisa si oltrepassa il costone settentrionale dello Zucco Manavello, entrando nell’impluvio della valle Portorella. Passato il costone di Mascaten si inizia ad attraversare la dietritica testata della Val d'Óa. Con l'aiuto di alcuni gradini scavati nella roccia si risale una breve rampa, uscendo poi per uno stretto intaglio al costone sul Gasc. Il sentiero prosegue attraversando totalmente il pendio boscoso di Versarico, fino ad arrivare alla Cappella del Signore 810 m, presso le Cascine del Strambin, da qui si ha un'ottima visione sulle pareti sud del Sasso Cavallo e del Sasso dei Carbonari.
Con un tratto in leggera salita ci si porta al roccioso canalino della Valle degli Spagnoli, da dove si inizia a risalire il ripido costolone erboso del Pescèe, tra rade betulle e faggi. Aggirati alcuni costoni si arriva alla base di uno stretto canalino, lo si risale con un lungo tratto su massi e giunti a un bivio (palina segnavia), si svolta a sinistra, salendo a mezza costa nel rado bosco.
Ci si avvicina al fondo della valle Scarettone per poi riprendere a salire puntando verso le rocciose Colonne di Pescèe. Arrivati alla base delle prime si piega a sinistra attraversando il Canale Bertulla, per poi riprendere a salire ripidamente lungo una larga dorsale boscosa, tra il vicino fondo della Val Scaarettone e le Colonne. Arrivati all'altezza della loro cima si svolta nuovamente a destra raggiungendo la Costa di Piaeucc 1550 m, che si inizia a risalire tra faggi, betulle e cespugli di rododendri. Continuando lungo la cresta, dopo aver oltrepassato un cocuzzolo in breve si arriva alle spalle del rifugio Rosalba 1720 m.
Per il ritorno dal rifugio si scende seguendo il sentiero delle Foppe e al primo bivio tralasciato a sinistra il "Sentiero dei morti" si prosegue verso Colonghei/Mandello. Il sentiero prosegue a mezzacosta, per poi iniziare a perdere quota ripidamente, fare attenzione nel superare alcuni ripidi gradoni di roccia. Oltrepassato l'unico tratto attrezzato, con corde fisse e alcuni pioli in ferro, si scende attraversando il canalone di vai di Tesa (o canalone del
Diavolo) e dopo un breve tratto in salita si giunge a un bivio. Dalla palina segnavia si scende a destra seguendo le indicazioni per il rifugio Alippi e poco dopo si prosegue lungo una strada sterrata che passa a poca distanza da alcune abitazioni, fino a incrociare la strada asfaltata, a poca distanza dall'ex rifugio Alippi 1180 m. Dalla palina segnavia seguendo le indicazioni per Lemaggio/Colonghei/Abbadia L./Mandello, si inizia a scendere seguendo lo stradello, sulla destra tra i pini possiamo ammirare lo straordinario panorama verso le guglie e pinnacoli della Grignetta.
Dopo pochi minuti la stradina asfalta termina e si prosegue
alternando tratti con il fondo sterrato ad altri in cemento. Tralasciando le varie diramazioni che conducono verso alcune case, arrivati nei pressi di una curva a sinistra, si abbandonata temporaneamente la strada e si scende a destra seguendo una mulattiera a gradini. Ritornati sulla strada in breve si raggiunge un torrente che si deve guadare raggiungendo poi alcune abitazioni, da qui inizia l'evidente sentiero n. 12 che ci condurrà fino a Rongio. Arrivati alle prime case dei Colonghei 964 m, si tralascia il sentiero a destra per il rifugio Rosalba (eventuale scorciatoia se si vuole abbreviare il giro) e si prosegue passando accanto a una casa con una scritta quasi cancellata dal tempo "Colonghelli vendita vino" e i segnavia giallo/bianco/rosso dei sentieri 5 e 12. Il sentiero alterna tratti in discesa a lunghi tratti in falsopiano, raggiunta una prima palina segnavia si tralascia il sentiero n. 5 per Crebbio/Abbadia e si prosegue seguendo l'indicazione per Maggiana/Rongio/Mandello. Alla successiva palina segnavia si tralascia la deviazione a sinistra per lo Zucco della Rocca (cisterna d'orine romana) e proseguendo per alcuni minuti si arriva ad un'ulteriore bivio, da dove bisogna proseguire verso destra, seguendo l'indicazioni per Rongio/Mandello. Ignorato il sentiero che scende a sinistra verso Maggiana, si prosegue diritti uscendo dal bosco e raggiungendo le prime cascine. Dopo aver tralasciato la deviazione per lo Zucco di Manavello (13b) si inizia a scendere lungo la mulattiera fino ad arrivare al bivio incontrato al mattino, da qui in poi si ripercorre il medesimo itinerario fino al parcheggio.
Malati di Montagna: Aldo e l'Homo Selvadego

Rifugio Rosalba 1719 m

Nel 1905 Davide Valsecchi, Mario Tedeschi con la guida B. Sertoli , furono tra i primi alpinisti che percorsero interamente la cresta Segantini. Un bivacco presso il Colle del Pertusio dopo una discesa di 18 ore convinsero Valsecchi, benemerito socio e presidente del CAI Milano (1925), dell’utilità di un rifugio in quel luogo. Dispose quindi la costruzione di una piccola struttura interamente in legno che, montata dapprima a Milano nel giardino della sua villa, venne poi smontata e trasportata a spalle sul colle. Donata alla Sezione, fu da questa inaugurata nel 1906 dedicandola alla figlia di Valsecchi di nome Rosalba. Nel 1920 il rifugio venne ingrandito e nel 1923, in occasione del cinquantenario della Sezione, venne collegato al rifugio Porta dal sentiero della Direttissima. Nel 1955, infine, venne inauguraton l’attuale rifugio al quale il vecchio servì quale locale di servizio fino al suo smantellamento nel 1983.


Sasso Cavallo, Sasso dei Carbonari


il mondo delle Grigne







domenica 15 novembre 2015

Becco della Guardia...una cima della Valsesia poco conosciuta...

Una cima poco conosciuta, ma che offre grazie alla sua posizione a 360° un'ampia visuale sulle montagne circostanti, con il gruppo del Rosa a primeggiare su tutte. Il sentiero è sempre ben segnalato e la prima parte si svolge sulla bella mulattiera selciata che unisce Campertogno al Cangello e che fa parte dei "Sentieri dell'Arte" in Valsesia. Per il ritorno decidiamo di seguire il sentiero che passa nei pressi della suggestiva "Cascata degli schiocchi".

Da Varallo Sesia si prosegue lungo la SP299 raggiungendo il centro di Campertogno. A lato della chiesa Parrocchiale dedicata a San Giacomo Maggiore (sec. XVII), si segue una stretta via sulla sinistra e attraversato il fiume Sesia si continua a seguire la strada asfalta fino a un bivio. Proseguendo a sinistra in pochi minuti si raggiunge il parcheggio a monte della frazione Tetti 827 m.
Dalla palina segnavia si seguono le indicazioni per Argnaccia/A. Vasnera/Punta Sivella (sent. 78). La mulattiera ha inizio dalla prima delle quattordici cappelle della Via Crucis che portano al Santuario della Madonna del Callone. Si sale a lato di un muretto di pietra e percorsi alcuni metri si incontrano a sinistra le indicazioni per la "Falesia" da cui poi si farà ritorno. Attraversato su un ponte il torrente che scende dal Sasso Bruciato in breve si raggiunge l'Oratorio della Madonna degli Angeli 910 m, posizionato su un dosso con bella vista sul sottostante abitato di Campertogno. La mulattiera riprende a salire ripidamente raggiungendo le belle baite dell'alpe Selletto 970 m, tra le quali si trova la "cà dal nudé ″ (casa del notaio), dove è ancora visibile un affresco del 500. Oltrepassata un'ulteriore cappella posta su un poggio roccioso, si percorre un tratto in piano fino a raggiungere un bivio, tralasciate a destra le indicazioni per la Valle Artogna (sent. 72), si continua sul ripido prato e guadato il torrente si riprendere la bella mulattiera selciata. Dopo aver costeggiato sulla sinistra un piccola grotta naturale con all'interno un statuetta della Madonna, la mulattiera continua a salire con un serie di lunghi tornanti, all'interno di un bel bosco di faggi. Superate le ultime cappelle si arriva al Santuario della Madonna del Callone 1092 m, eretto nel 1512 su un dirupo a dominare tutta la vallata (fontana). Risalita la scalinata a lato dell'edificio, ci si inoltra nella faggeta e in pochi minuti si raggiunge la cappella dell'alpe Argnaccia, con accanto un piccolo laghetto 1183 m. Dalla palina segnavia si tralasciata a sinistra la valletta dove sono ubicate gran parte delle baite ristrutturate e seguendo le indicazioni per Cangello/A. Vasnera (sent. 78), si prosegue verso un grande faggio isolato. In leggera pendenza tra il rado bosco si raggiungono le baite dell'alpe Cuna 1260 m, dove in corrispondenza di un grosso masso il sentiero si divide. Abbandonato il sentiero per l'A. Vasnera/Punta Sivella (sent. 78), si svolta a sinistra seguendo il segnavia 78b. Il sentiero passa a monte di alcune baite e dopo aver perso leggermente quota arriva in prossimità di un masso con un cartello segnavia che invita a svoltare a destra. Entrati nell'incassato vallone del Rio Massero, si percorre un tratto in falsopiano attraversando una frana e dopo aver guadato il torrente si riprende a salire sulla destra orografica dello stesso. Entrati nel fitto bosco, con una lunga serie di stretti tornanti si inizia a guadagnare quota ripidamente. Oltrepassata una solitaria baita in pochi minuti si raggiunge la dorsale boscosa che separa il Vallone di Massero da quello del Laghetto 1606 m. Passando accanto ai ruderi della Casa del Bosco, con un lungo traverso si entra nel Vallone del Laghetto e dopo un breve tratto ripido, il sentiero prosegue in falsopiano fino a raggiungere le baite dell'alpe Vallone Ferraris 1655 m, sul versante opposto si vede chiaramente la meta da raggiungere. Si prosegue verso destra seguendo i segnavia e con un ampio semicerchio in leggera salita si arriva all'alpe Vallone della Sella 1726 m, le cui baite sono collocate poco al di sotto di una sella erbosa, da cui si può ammirare il ripido e dirupato Vallone Vasnera, tributario della Val Gronda. Dalle baite il sentiero inizia a salire verso sinistra in diagonale e con un ultimo strappo si raggiunge la croce del Becco della Guardia 1817  m.
Per il ritorno si ripercorre il medesimo sentiero fino al segnavia sul sasso, a monte dei pascoli dell'Argnaccia, da qui si inizia a scendere liberamente in direzione delle ultime baite sulla destra, sormontate da una grande croce in legno collocata su un dosso erboso. Raggiunta la cappella al centro delle baite, si prosegue per pochi metri verso destra, per poi seguire le indicazioni su un cartello in legno per Campertogno. Entrati nel bosco si inizia a perdere velocemente quota e dopo aver oltrepassato una baita, in breve si arriva a un bivio. Tralasciato momentaneamente il sentiero, si svolta a destra arrivando alla suggestiva "cascata degli sciocchi". Ripreso il sentiero si raggiunge un ripido tratto attrezzato con delle corde fisse, utili in caso il fondo sia bagnato o ghiacciato, usciti dal bosco e attraversati alcuni prati si ritorna al parcheggio.
Malati di Montagna: Franco, Pg, Danilo, Deborah e l'Homo Selvadego


Argnaccia 1183 m


Becco della Guardia 1817 m



alpe Vallone della Sella



La cascata degli sciocchi (La Pìssa d'i cüiċ)
 Nella valletta che costeggia nel suo tratto terminale la Pianaccia e che si apre verso l'alto nelle conche degli alpi Masèru e Valùň, scorre il crös d’la Pianàċċa o crös dal Valùň , che forma sul suo percorso una serie di pittoresche cascate. La più alta di queste, raggiungibile dal paese in circa mezz'ora percorrendo la strâ ‘d l’ör, scorre in uno scivolo lunghissimo (alcune decine di metri) e sottile nel quale l'acqua precipita come in una grondaia scavata nella roccia. Essa è chiamata Pìssa d'i cüiċ ed il nome le deriva da una antichissima leggenda.
 Vivevano in paese due fratelli. Un giorno, seguendo le capre, si trovarono alla sommità della cascata. Incuriositi dell'insolito spettacolo, decisero di scendere uno alla volta a vedere che cosa ci fosse in fondo alla cascata: il primo ad avventurarsi avrebbe comunicato all'altro le proprie impressioni appena fosse arrivato, dandogli indicazioni per la discesa. Il primo fratello iniziò la difficile discesa, ma cadde e si sfracellò. Il secondo attese a lungo il cenno stabilito, ma, non udendo nulla, pensò: "Certamente laggiù è molto bello e mio fratello si è dimenticato di dirmelo". Decise allora di scendere egli pure, ma come il fratello cadde e morì.