Il mio zaino non è solo carico di materiali e di viveri: dentro ci sono la mia educazione, i miei affetti, i miei ricordi, il mio carattere, la mia solitudine. In montagna non porto il meglio di me stesso: porto me stesso, nel bene e nel male.
Renato Casarotto

Le montagne sono di tutti, ma non sono per tutti: sono per chi le ama e le rispetta, per chi vuole viverle e conoscerle, per chi non prevarica con il proprio io la loro esistenza e armonia.
Mario Rigoni Stern

sabato 2 ottobre 2021

Anello delle Tredici Piante al Monte Agolo

All'ingresso del paese di Zone veniamo accolti da una grande scultura in legno, sulla quale viene raffigurato un dinosauro con i denti affilati e un placido gnomo che lo osserva dall'alto. Che cosa possano avere in comune queste due figure? Probabilmente niente, ma percorrendo questo lungo e suggestivo anello possiamo in qualche modo riuscire a capirne il motivo. Nella prima parte si percorre l'antica "Strada Valeriana", lungo la quale passiamo accanto a un importante ritrovamento paleontologico, le orme di grandi rettili arcosauri, antenati dei dinosauri, lunghi dai 2 ai 6 metri, risalenti al triassico superiore, 220 milioni di anni fa. Dalla Croce di Zone si abbandona la Valeriana e proseguendo su comoda strada sterrata, si arriva sui pascoli della bucolica Malga Aguina, dalla quale si raggiunge la sommità del Monte Agolo, dove sono presenti tredici faggi secolari. Si continua lungo il sentiero 230 denominato "degli uccellatori", attraversando un suggestivo e secolare bosco di abeti denominato "paghera di Très", tanto alti e fitti che i raggi del sole fanno fatica a passare. Un luogo suggestivo e magico, mentre camminiamo su un tappeto di aghi di pino, si ha la sensazione di essere spiati da qualche "elfo" o animale abitante del bosco! Per il ritorno si scende lungo la strettissima e scarsamente frequentata Valle Ombrino, formatasi durante le ere glaciali, dividendo la montagna in due parti denominata topograficamente i "Corni stretti". Sentieri ben indicati da segnavia e paline escursionistiche, la ripida mulattiera selciata della Valle Ombrino è parzialmente cementata, per facilitare l'accesso ad alcune cascine.
il selvadego












Madonna del Disgiolo


crocevia alla Croce di Zone


panorama sul lago d'Iseo con Montisola


la bucolica malga Aguina



vista dal Monte Agolo 1373 m




i faggi secolari del monte Agolo



Malga Agolo


Zone


località Présel


si entra nella paghera di Très




prima di intraprendere la discesa lungo la Val Ombrino un ultimo sguardo sul Monte Agolo e sulla via appena intrapresa


una pecorella...due pecorelle...tre pecorelle....


la Chiesa dei Santi Ippolito e Cassiano lungo la via del ritorno



sabato 25 settembre 2021

Trekking degli Insubri

Un percorso riscoperto da pochi anni, grazie a un sindaco con la passione  per la storia e i sentieri scomparsi in montagna. Luoghi magici, come i resti di Cavojasca e il "Masso altare", dove è possibile distinguere facilmente tutte le incisioni rupestri: dalle coppelle alle croci celtiche. Per poi attraversare il "Bosco sacro", riservato agli Dei, solo i sacerdoti potevano entrarci, infatti per i Celti Insubri questo era il bosco sacro, il "Nemeton" un santuario a cielo aperto. Punto più alto dell'anello è l'alpe San Michele, con la chiesetta di origine romanica. Per il ritorno si segue una delle tante strade militari della "Linea Cadorna", dove si possono osservare alcune trincee recentemente ripulite e rimesse in ordine. Si percorrono mulattiere, strade sterrate e sentieri segnalati da paline e segnavia bianco/rossi, fare attenzione ad alcuni tratti esposti sul torrente Giasone e brevi tratti invasi dalla vegetazione, non indispensabile ma utile consultare la traccia gpx. Personalmente ho trovato questo sentiero molto suggestivo, sarà per averlo percorso in solitaria senza incontrare nessuno, o forse perché sono stato accompagnato dal bramito di alcuni cervi per un lungo periodo....
il Selvadego
 
l'escursione ad anello inizia dal Comune di Mesenzana


il primo tratto ripristinato della via selciata....


....non illudetevi è solo il primo tratto!


....la realtà è questa...


Il nome Mojanca, deriva dal celtico muit o moier (indicanti un luogo umido/ bagnato). Nella lingua lombarda è presente la parola “moj”, vale a dire “a mollo, bagnato”. Molti nomi di età medioevale sono allusivi ai luoghi. Moiana e Moiachina individuano: "terreni acquitrinosi". Interessante è anche la presenza del prefisso “moi” nell’onomastica italiana. Nel varesotto, comasco e milanese, è conosciuto il cognome Moia e Moja, derivante appunto da moja (a mollo, inzuppato).


probabili resti di un insediamento secondario di Cavojasca



guadato il torrente il sentiero lo risale....


...in un bosco magico










Un delle strade militari della "Linea Cadorna" (3V - 206)


Sentiero ripido ma ben scalinato, al termine ho trovato i resti di alcuni manufatti, ma non l'ingresso della galleria, sicuramente sono più interessanti le trincee che si trovano più a valle lungo la strada militare


camminamenti in trincea





sulla via del ritorno...


Lavatoio comunale di Cassano Valcuvia
Variante che allunga il percorso, si abbandona la strada militare che scende a Mesenzana seguendo i segnavia giallo/verdi dell'Anulare Valcuviano