Il mio zaino non è solo carico di materiali e di viveri: dentro ci sono la mia educazione, i miei affetti, i miei ricordi, il mio carattere, la mia solitudine. In montagna non porto il meglio di me stesso: porto me stesso, nel bene e nel male.
Renato Casarotto

Le montagne sono di tutti, ma non sono per tutti: sono per chi le ama e le rispetta, per chi vuole viverle e conoscerle, per chi non prevarica con il proprio io la loro esistenza e armonia.
Mario Rigoni Stern

martedì 6 novembre 2012

ciao Sabino

l'allegria e la simpatia che avevi ci mancheranno...
ma quando saremo per terre alte il tuo spirito ci accompagnerà sempre...
noi ti vogliamo ricordare cosi...






lunedì 5 novembre 2012

giro in giro a Rassa, con pausa mangereccia da Heidi

siamo in Val Sorba da Heidi...


un ambiente unico...


quattro passi...


...in allegra compagnia


magie d'autunno


a Rassa si può imparare un mestiere...!!!


generosità e fiducia a Rassa


ricordatevi che siamo nella Valle dei Tremendi...!!!


sabato 3 novembre 2012

prima neve al lago di Place Moulin

È uno dei più grandi laghi della Valle d'Aosta insieme al lago di Beauregard in Valgrisenche.
La diga, uno degli sbarramenti più grandi d'Europa, fu costruita tra il 1955 ed il 1965; raggiunge l'altezza di 155 m e la lunghezza di 678 m.

by Simeone










venerdì 2 novembre 2012

Monte Bisbino con pausa ristoratrice al mitico rifugio Bugone

 - La Madonna del Bisbino - 
Sta, sulla vetta che il tramonto inviola,
eccelso, si, che dalla terra ria,
talora il ciel coi nembi suoi l'inviola
l'aereo santuario di Maria
Vigile scolta, che pietà degli avi
pose a tutela della patria terra:
i colli e la città guarda, e dei gravi
monti la cerchia che il lago rinserra.
Vergine Santa, di lassù vegliando
proteggi le mie genti, e la diletta
dimora benedici; e se un dì fia
che aria libera di pace respirando
a casa io torni al fine a la tua vetta
orante ascenderò, Santa Maria.
G.O.
dal diario di un Comasco prigioniero di guerra al Stammlager

Dall'autostrada A8 prendo l'uscita di Como Nord e seguendo le indicazioni arrivo a Cernobbio in Piazza Mazzini, dove giro a sinistra in via Volta, oltrepassato l'ampio parcheggio la strada si restringe e inizia a salire con vari tornanti. Giunto in centro a Rovenna 442 m lascio la macchina nel parcheggio sulla destra e mi dirigo verso la piazza della chiesa, dalla palina segnavia proseguo a sinistra e dopo pochi metri raggiunta una cappella svolto a destra in via Segantini. Salgo tra le case seguendo il selciato, al bivio svolto a sinistra arrivando su una stradina asfaltata, proseguo in salita verso destra per alcune decine di metri, per poi abbandonarla all'altezza di un tornante. Proseguo sulla mulattiera seguendo le indicazioni per Scarone, entrato in un bosco continuo ripidamente fino ad incrociare il percorso principale sul quale proseguo verso destra.
Passo accanto per un paio di volte la carrozzabile e guadagnando ripidamente quota arrivando a Scarone, con le sue case tutte in pietra e ben conservate, oltrepassato il borgo al seguente bivio proseguo a sinistra verso Madrona, iniziando un lungo traverso rettilineo in salita con bella vista sul lago. Dopo le baite di Culzaga 660 m, ignoro i vari sentieri che si diramano a lato, rimanendo sull'ampia mulattiera fino a ritrovare la carrozzabile nel centro dell'abitato, una palina segnavia mi informa che mi trovo ai Monti di Madrona 840 m. Continuo a sinistra seguendo le indicazioni per il M. Bisbino, su una bacheca oltre a una cartina ben dettagliata viene anche illustrata la prima tappa della Via dei Monti Lariani che da Cernobbio arriva fino a San Fedele Intelvi e che in parte sto percorrendo. Uscito dall'abitato al primo tornante abbandono la carrozzabile per continuare sull'ampia mulattiera, dopo un primo tratto in leggera salita raggiungo alcune case in pietra, proseguo in un bel bosco che in questa stagione da sfoggio con infinite tonalità di colore. Riprendo a salire con più decisione giungendo alla chiesetta di San Carlo 1012 m, dopo una breve sosta affronto un altro tratto ripido fino a incrociare la strada asfaltata che attraverso, per riprendere la mulattiera sul lato opposto. Dalla palina segnavia continuo verso le soprastanti case dell'alpe Piella, ben presto la mulattiera diventa un ripido sentiero che si inoltra in un bosco. Incrocio nuovamente la carrozzabile e seguendo le indicazioni sulla palina segnavia imbocco il sentiero sulla sinistra, tralasciando momentaneamente le  indicazioni a destra per il rifugio Bugone, in moderata salita mi inoltro nuovamente nel bosco di abeti e dopo un tratto in piano riprendo nuovamente a salire. Il sentiero ben presto passa accanto alla strada e proseguendo in salita sulla sinistra arrivo in breve al parcheggio sottostante alla cima del monte Bisbino. Su una bacheca dell'Associazione Nazionale Alpini della Sez. di Como viene riportata una cartina con le fortificazioni effettuate nell'ambito della cosiddetta Linea Cadorna.
"L'occupazione militare del Bisbino avvenne già nell'anno 1916 con la costruzione della strada congiungente Rovenna alla Vetta: progettata con un tracciato di 12 chilometri questa andava a sovrapporsi solo in brevi tratti alle antiche mulattiere. Per la realizzazione della strada e delle opere di fortificazione vene impiegata principalmente manodopera locale. Le opere di fortificazione si estendevano per più di 2 chilometri, creando in pratica una linea di confine che spezzava la montagna in due parti; attualmente quelle rilevabili hanno uno sviluppo di 1,5 chilometri e occupano il territorio da una quota di 1120 m fino alla vetta 1325 m".
Con una scalinata salgo alla cima del Monte Bisbino 1325 m dove sorge l'antico Santuario della Beata Vergine del Bisbino. Costruito nel XVII secolo e rimaneggiato all'inizio dell'Ottocento, è meta di numerosi pellegrinaggi sia dal versante italiano sia da quello svizzero. Testimonianza di questa devozione sono i numerosi ex voto, anche del XVIII secolo, conservati all'interno del Santuario.
Dalle tavole panoramiche poste attorno al piazzale il panorama dovrebbe essere grandioso, oggi però le nuvole me ne impediscono in parte la visuale.
Ritornato al bivio proseguo seguendo una stradina sterrata in discesa incamminandomi verso il cancello dell'Istituto dei Padri Somaschi. Dopo aver costeggiato il muro che fa da recinzione all'edificio raggiungo un bivio, proseguo a sinistra in discesa seguendo la sterrata che poco dopo diventa su fondo cementato. Tralasciando una stradina sulla sinistra chiusa da una sbarra proseguo in piano su sterrato arrivando dopo pochi minuti al rifugio Bugone 1119 m. Decido di entrare a pranzare, sono solo io e i gestori con la figlia e un'amica, Chiara mi serve un'abbondante piatto di deliziosi pizzoccheri e in seguito uno squisito budino di castagne con cioccolato caldo. Per la via del ritorno dal secolare faggio accanto al rifugio seguo la mulattiera in discesa, indicazioni per i Monti di Lenno. Il percorso è davvero molto suggestivo e si svolge all'interno di un bel bosco, in alcuni tratti ripidi bisogna fare attenzione a non scivolare sul fitto fogliame che ricopre la mulattiera. Oltrepassata una fontana sulla destra in pochi minuti arrivo ad un bivio, vado a destra e dopo una breve salita incrocio la strada asfaltata. Proseguo in discesa seguendo la strada fino a un tornante, dalla palina segnavia seguendo le indicazioni mi ritrovo sulla mulattiera fatta al mattino che seguo a ritroso fino a Rovenna dove ho lasciato l'auto.
Malati di Montagna: Fabio

dal Bisbino prima che le nuvole lo avvolgessero...


il faggio secolare nei pressi del rifugio Bugone


trincee al monte Bisbino


colori autunnali...


sulla via del ritorno...

mercoledì 24 ottobre 2012

La via dei torchi e dei mulini by Kiran








domenica 21 ottobre 2012

Pizzo d’Alben tra Val Marcia e Val Varrone

Immaginare  Premana senza i suoi alpeggi e i suoi maggenghi è come pensare al ritratto di una dama  rinascimentale priva di gioielli. Gioielli che qui, tra i verdi prati della Val Varrone, sono custoditi gelosamente perché i «looch», questo il loro nome dialettale, sono il frutto del sudore e della fatica di generazioni.
Antonio Bellati

Abbandoniamo la statale 36 in prossimità del ponte sull’Adda a Lecco, per proseguire sulla nuova SS36 che sale verso la Valsassina. Dopo l’ultima galleria, alla rotonda di Ballabio, proseguiamo diritti seguendo la provinciale 62 fino a Taceno, da dove continuiamo a destra seguendo le indicazioni per Premana fino al ponte che precede la salita verso il paese. Qui vi sono due possibilità o svoltare a sinistra prima del ponte oppure dopo il ponte a destra, in entrambi i casi si perviene alla zona industriale di Premana. La macchina la lasciamo nel parcheggio nei pressi di un cartello con una cartina della zona, accanto c’è anche una fresca fontanella 765 m, ci incamminiamo lungo la strada asfalta passando sul lato destro della ditta Premax.
Dopo pochi minuti attraversiamo il torrente Varrone su un vecchio ponte in pietra giungendo ad un bivio, prendiamo a destra seguendo le indicazioni per Alpe Chiarino / Pizzo d'Alben. Lungo tutto il percorso la segnaletica è piuttosto precisa quindi non sarà difficile individuare la giusta direzione ad ogni bivio.
Saliamo a Lavinol 766 m, nucleo di baite ancora adagiato sul fondovalle del Varrone e circondato da un bel bosco. Continuiamo in costante salita, per le baite di Porcile di Sopra 993 m, perfettamente allineate con gli edifici del nucleo di Premana che sta proprio di fronte, sull’altro versante del Varrone. I prati di Porcile sono uno dei «looch» più antichi del territorio premanese (le prime notizie risalgono al 1300). La mulattiera, pur in notevole pendenza, è stata sapientemente costruita per permettere un transito agevole alle mandrie, oltre che il trasporto a valle della legna, del fieno, del fogliame del sottobosco e dei prodotti caseari. Il passaggio è facilitato dai lunghi gradoni, dove i sassi tondeggianti si alternano alle piode inserite a lama di coltello, senza alcun bisogno di cemento. L’accostamento, solo apparentemente casuale, è il risultato di una sapienza antica che alterna scivolamento a frenata, mantenendo costante la velocità del carico. Infine raggiungiamo le baite dello Zucco 1081 m.
Dopo un breve pausa proseguiamo lungo il tracciato a mezzacosta verso le baite d'Alben 1151 m, il «looch» più lontano da Premana. Lasciamo ora la mulattiera che si inoltra nella Val Marcia verso l’alpe Ombrega e prendiamo il sentiero diretto ai pascoli e ai boschi di faggio. I tratti di pendio erboso offrono bei panorami sull’abitato di Premana, sul monte Legnone e sul Pizzo Alto, mentre la salita si mantiene costante fino alle baite dell’alpe Ariale 1151 m, dalla palina segnavia proseguiamo a destra seguendo l'ampio sentiero che si impenna nel bosco di larici giungendo a una cappella. Da qui il tracciato si snoda pianeggiante a mezzacosta, ormai in vista delle baite dell’alpe Chiarino 1558 m.
Dalla palina segnavia a monte dell'alpeggio imbocchiamo il sentiero che attraverso un fiabesco bosco di larici sale ripidamente fino alla cima del Pizzo d'Alben 1867 m, da qui possiamo godere di straordinari scorci sui laghi di Como e di Lugano, il Legnone, il Pizzo Alto, il monte Rotondo, il Pizzo Mellasc, il Pizzo Varrone, il Pizzo dei Tre Signori, Paglio, il Cimone di Margno e le due Grigne.
Per il ritorno percorriamo il medesimo itinerario concedendoci solo una breve deviazione percorrendo il sentiero che dalla cappella dell'alpe Chiarino scende sulla destra e ci riporta all'alpe Ariale.
Malati di montagna: Piergiorgio, Franco e Fabio

il sole deve ancora sorgere a Premana


camminiamo su vecchie mulattiere... 


...tra splendidi scorci panoramici


una cima snobbata a volte regala panorami favolosi


Franco, Piergiorgio e Fabio



ritorniamo baciati da un bellissimo sole...


by Franco






sabato 13 ottobre 2012

Un incontro inaspettato alla Tete du Mont

Una sfida, una missione disperata, una fatica erculea: cosi sembra, a prima vista, l'idea di colonizzare questo lungo pendio sassoso, tracciarvi un sentiero, costruire case fienili, farvi arrivare l'acqua. Sfida vinta, missione compiuta già almeno da qualche secolo. Con l'aiuto della teleferica, Barmelle rivive tutti gli anni nel periodo estivo, segnando come un faro la sua presenza a chi guarda da lontano l'immenso e ripido versante sassoso.

Dall'autostrada A5 direzione M.te Bianco usciamo a Pont St. Martin, alla rotonda svoltiamo a sinistra sulla SS26 verso Aosta, oltrepassato il Forte di Bard, sede del Museo della Montagna, alla seconda rotonda svoltiamo a sinistra e proseguiamo in direzione di Champorcher, sino alla frazione Dublanc di Salleret, dove lasciamo la macchina nella piazzola sulla sinistra 1107 m.
Ultimati i preparativi percorriamo qualche metro verso valle fino alla palina segnavia, attraversata la strada imbocchiamo la stradina verso il residence in disuso Villa Franchini, in breve ci ritroviamo sulla mulattiera. Attraversiamo alcuni terrazzamenti con ciliegi e frassini e dopo un paio di svolte, proseguiamo in direzione nord-est alternando passaggi gradinati su roccia a tratti in cengia.
Una volta risalita una gola e guadato un torrente in secca, giungiamo al tratto più spettacolare dell'ardita mulattiera: sorretta da muretti, s'inerpica con una serie di secche svolte ravvicinate, piega a destra davanti alla nicchia in parete in cui i valligiani tenevano una lampada ad olio, per poi entrare nel bosco.
Usciti dal bosco proseguiamo tra i terrazzamenti di Barmelle e oltrepassata una fontana ricavata da un grande masso, in breve raggiungiamo le case del villaggio abbandonato 1563 m.
Ci fermiamo qualche minuto alla cappella ristrutturata, datata 1863, da dove possiamo godere della grandiosa veduta panoramica sulla vallata sottostante, da Pontboset alla Fenetre de Champorcher e sul versante opposto sui terrazzi orografici con il villaggio di Borney e la radura dell'alpe Trone. Il nome Barrnelle deriva da barme, cioè riparo sotto la roccia. Negli esigui terrazzamenti è sintetizzata la povera economia di questo villaggio rurale, dove l'unico sostentamento erano i campi a segale e patate e l'allevamento di qualche capra. Progressivamente spopolatosi, durante il secondo conflitto mondiale fu oggetto di una infruttuosa perlustrazione nazista.
A monte della cappella seguiamo una freccia gialla salendo al grande frassino con l'indicazione "Tête du Mont", il sentiero riprende poco marcato tra i prati inselvatichiti e rimonta l'erto costone nel bosco di larici, con una lunga serie di tornanti. Tralasciamo il sentiero a sinistra fortemente esposto per Grand Rosier e continuando in salita arriviamo sulla dorsale spartiacque tra le valli Champorcher e Issogne. Continuiamo verso sinistra tenendoci sul versante settentrionale della cresta tra larici e rododendri, giunti ad un bivio proseguiamo sul 14B e in pochi minuti raggiungiamo in leggera salita la cima della Tête du Mont 1897 m sovrastata da una grande croce metallica, splendido punto panoramico a 360°. Dopo pochi istanti veniamo raggiunti da Fabio, Patrizia e Giuseppe, che non vedevamo da circa un'anno, un incontro che non mi aspettavo proprio, ma che mi riempe il cuore di gioia...
Dopo la tradizionale foto di gruppo, iniziamo la discesa riprendendo il sentiero per poi seguire a sinistra la deviazione che ci porta in breve sul 14A. Con ripidi tornanti scendiamo sull'opposto versante da dove siamo saliti, alcuni passaggi rocciosi sono stati resi sicuri da alcuni gradini in ferro. Arrivati al Col Plan Fenètre, prima di intraprendere la discesa a sinistra, decidiamo di proseguire diritti arrivando alla vicina cappella di Sant'Anna posta in una radura a 1706 m, dove ci fermiamo per la pausa pranzo.
Per la via del ritorno ritornati al colle scendiamo a destra seguendo l'ampia mulattiera (segnavia 14), toccato un costone proseguiamo all'interno dell'avvallamento nella foresta di larice, abete rosso e pino silvestre, per poi giungere alla palina segnavia posta all'ingresso del pittoresco villaggio di Grand Rosier 1460 m. Ci addentriamo tra le case fino alla cappella dedicata ai Santi Fabiano e Sebastiano, già esistente nel 1709, all'esterno si trova una bella acquasantiera in pietra olIare.
Ritornati nei pressi della palina segnavia continuiamo al margine delle case in leggera discesa verso sinistra, stranamente non vi è nessuna indicazione sulla palina segnavia, ma alcune frecce gialle sbiadite e il segnavia 14D ne indicano comunque la giusta direzione. Ci portiamo al di sotto del paese in direzione del ripetitore, pochi metri prima di raggiungerlo pieghiamo a sinistra e facendo attenzione ai segni di vernice ci portiamo sotto il dosso. Scendiamo ora ripidamente nel bosco tra larici e felci, pervenendo sul bordo di un salto roccioso, il sentiero ora obliqua a sinistra protetto da staccionate e in diagonale raggiunge la strada asfaltata. Proseguendo ora verso valle dopo circa 300 m raggiungiamo la piazzola dove abbiamo lasciato l'auto.
Malati di Montagna: Fabio, Patrizia, Giuseppe, Piergiorgio, Simeone, Danilo e Fabio

mulattiera per Barmelle



Barmelle 1563 m
Piccolo borgo rurale ora disabitato, abbarbicato alle pendici della Tete du Mont, a picco sulla Valle di Champorchel: La mulattiera d'accesso, a tratti verticale, è sostenuta da muretti; incollata alla parete rocciosa raggiunge, probabilmente, uno dei luoghi abitati più arditi dell'intera regione.


by Simeone


La Macrolepiota procera, volgarmente conosciuta come Mazza di tamburo, Puppola, Bubbola maggiore, Ombrellone o Parasole è uno dei più vistosi, conosciuti ed apprezzati funghi commestibili.
by Simeone


tutti in cima appassionatamente...

mercoledì 10 ottobre 2012

U2 - Pride (In the Name of Love)


Un uomo viene nel nome dell'amore
Un uomo viene e va
Un uomo viene per giustificare
Un uomo per cambiare le cose

Nel nome dell' amore
Cos'altro
Nel nome dell'amore
Nel nome dell'amore
Cos' altro
Nel nome dell'amore

Un uomo preso nel reticolato
Un uomo resiste
Un uomo sospinto su una spiaggia deserta
Un uomo tradito da un bacio

Nel nome dell'amore
Cos'altro
Nel nome dell'amore
Nel nome dell' amore
Un altro
Nel nome dell'amore

4 aprile mattino presto
Lo sparo un eco nel cielo di Memphis
Libero infine, ti han tolto la vita
Non sapevano come toglierti l'orgoglio

Nel nome dell'amore
Un altro
Nel nome dell' amore

Dedicata a Martin Luther King, un leader pacifista per i diritti civili, che fu ucciso a Memphis il 4 aprile del 1968. A soli 35 anni nel 1964 ricevette il Premio Nobel per la pace, per la guida della resistenza non-violenta alla fine del pregiudizio razziale negli Stati Uniti.

Ho un sogno: che un giorno questa nazione si sollevi e viva pienamente il vero significato del suo credo: “Riteniamo queste verità di per se stesse evidenti: che tutti gli uomini sono stati creati uguali”

Abbiamo imparato a volare come gli uccelli, a nuotare come i pesci, ma non abbiamo imparato l’arte di vivere come fratelli.

Martin Luther King